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Full text of "La Berio 1993"

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'SÉ? 


Comune di Genova 
Servizio Biblioteche 


anno XXXIII - n. 1 
gennaio - giugno 1993 



SOMMARIO 

Cristina Casilli 

Un autore teatrale dell’Ottocento: 

Ippolito Tito D’Aste pag. 3 

Carmela Bongiovanni 

Musica e musicisti 

attraverso gli “Avvisi” di Genova 

(1777-1797) pag. 17 

Verso l’Associazione 

“Amici della Berio” pag. 90 


la berio 

rivista semestrale di storia locale 
e di informazioni bibliografiche 
Aut. Trib. di Genova n. 38 del 18/10/1968 
ISSN: 0409-1132 

Direzione e redazione: 

Largo Pettini, 4 - 16121 Genova 
tei. 010/587314 - fax 010/566717 

Direttore responsabile: 

Laura Malfatto 


Comitato di redazione: 

Sabina Carlini, Giuseppina Ferrante, 
Giustina Olgiati, Giovanni Rebora. 



Le Civiche nella cronaca 
a cura del Centro Sistema del 
Servizio Biblioteche 


pag. 94 


La stampa e la distribuzione sono a cura della Fondazione Mario Novaro. 

La rivista è distribuita gratuitamente a biblioteche, archivi, istituti universitari, associazioni. 
Le richieste vanno indirizzate alla Direzione della Rivista (Largo Pertini, 4 - 16121 Genova). 

Le inserzioni pubblicitarie (max 10%) sono gestite dalla Fondazione Mario Novaro (via Cairo- 
li, 5/3a - 16124 Genova - Tel. 010/5531281). 

Grafica a cura di Mirko Fantoni 

Stampato da: Prima Cooperativa Grafica Genovese - via Rubatto 2r. - Genova 
Stampato nel mese di maggio 1993. 


Un autore teatrale dell’Ottocento: 
Ippolito Tito D’Aste 1 

di Cristina Casilli 


1. La vita 

Ippolito Tito D’Aste fu autore praticamente ignorato dagli stessi 
studiosi del teatro delPOttocento; l’attenzione suscitata fra i suoi con- 
temporanei sulla scia della fama paterna presto si spense forse proprio 
per la differenza di ispirazione fra il tragediografo Ippolito D’Aste (che 
inoltre ebbe qualche parte nelle vicende genovesi del Risorgimento) 
e il figlio commediografo. 

Le fonti sul Nostro si limitano perciò a brevi notizie biografiche 
e all’elenco, spesso gravemente incompleto, delle sue opere 2 . 

Anche nella ricostruzione della carriera artistica, che il D’Aste stesso 
scrisse per Alfredo Manzi, curatore del teatro italiano e francese per 
Y Enciclopedia italiana , gli accenni biografici sono ridotti al minimo: 
l’autore sembra più interessato a sottolineare il successo, la varietà, il 

1) Questo articolo costituisce la sintesi e la parziale rielaborazione della tesi di laurea 
in Lettere moderne dal titolo Ippolito Tito D'Aste , da me discussa nell’Anno Accade- 
mico 1989-’90 presso l’Università degli Studi di Genova, relatore il prof. Giovanni 
Ponte, correlatore il prof. Eugenio Buonaccorsi. 

2) Cfr. A. De Gubernatis, Dictionnaire intemational des écrivains du jour> Florence, 
L. Niccolai, 1888, voi. I, p. 171; C. Levi, Letteratura drammatica , Milano, U. Hoe- 
pli, 1900, p. 258; G. Costetti, Il teatro italiano nel 1800 , Roma, L. Cappelli, 1901, 
p. 526; T. Rovito, Letterati e giornalisti italiani contemporanei. Dizionario bio- 
bibliograficoy 2. ed., Napoli, T. Rovito, 1922, ad vocem; G. Casati, Dizionario degli 
scrittori d'Italia , Milano, R. Ghirlanda, 1925-34, voi. II, p. 237; A. Manzi, D'Aste Ip- 
polito Tito , in Enciclopedia Italiana , Milano-Roma, Ist. G. Treccani, 1929-1961, voi. 
XII, p. 393; S. D’Amico, D'Aste Ippolito Tito , in Enciclopedia dello spettacolo , Bolo- 
gna, Le Maschere, 1954-1966, voi. IV, p. 202; E. Buonaccorsi, Il teatro , in La lettera- 
tura ligure. L'OttocentOy Genova, Costa & Nolan, 1990, pp. 527-530. 

Né Ippolito Tito né il padre sono stati ancora inseriti nel Dizionario biografico degli 
Italianiy attualmente in fase di stampa, edito, ad oggi, fino a parte della lettera D. 


3 


numero consistente delle opere da lui composte, piuttosto che a inse- 
rirle nel quadro della sua lunga vita. 

Le informazioni contenute in questa relazione 3 , il cui manoscrit- 
to autografo fa parte del Fondo D’Aste conservato nella Biblioteca Ci- 
vica Berio 4 , sono perciò da verificare e da completare con altre rica- 
vabili da diverse fonti: anzitutto dallo “Stato personale”, autografo, 
compilato nel 1920, nonché da vari volumi àt\Y Annuario del Ministe- 
ro deiristruzione Pubblica. 

Giacomo Tito 5 (Ippolito era nome d’arte, nel ricordo del suo fa- 
moso padre) nacque a Genova il 25 settembre 1844 6 e a Genova tra- 
scorse la giovinezza in casa dei genitori, Geronima Ponthenier 7 e il 
già menzionato Ippolito, affermatosi da tempo quale drammaturgo e 


3) Il manoscritto (Genova, Biblioteca Civica Berio — d’ora in poi il riferimento alla 
biblioteca sarà sottinteso — m.r.Aut.I.8.62, I.T. D’Aste, Brevi notizie biografiche sul 
padre e su se) è redatto su carta bianca, senza data e senza intestazione, e il suo conte- 
nuto è fedelmente trascritto in: A. Manzi, op. cit. y p. 393. 

4) Il Fondo D’Aste fu donato alla Biblioteca Berio dalla signora Giovanna Corrado 
ved. Rissone nel 1971. Contiene 103 documenti riguardanti membri della famiglia D’A- 
ste e in particolare il testamento autografo di Ippolito Tito, la cui memoria è legata 
anche all 'Album di Elena D’Aste, sorella di lui, contenente autografi e disegni di lette- 
rati e artisti dell’epoca risorgimentale, donato da lui stesso alla Berio alla fine del seco- 
lo scorso. Cfr. “La Berio”, 14 (1974), n. 1, p. 63 e L. Malfatto, Fondi manoscritti 
contemporanei della Biblioteca Civica Berio , in Archivi letterari in Liguria fra *800 e 
*900. Atti del convegno di studi , Genova 25-26 nov. 1988 , Genova, Erga, 1991, p. 66. 

5) Questo nome compare, appunto, nello “Stato Personale” compilato dal D’Aste stesso 
sul registro del Regio Istituto Tecnico e Nautico “Vittorio Emanuele II” in Genova, 
dove è tuttora conservato, e, altrove, nell * Annuario del Ministero dellistruzione Pub- 
blica dell’anno 1898, mentre anteriormente il Nostro era chiamato Ippolito Tito. Il 
nome anagrafico viene inoltre precisato, affinché venga riportato sul certificato di morte, 
nel testamento autografo dello scrittore, datato 10 marzo 1935 (m.r.Aut.I.8.60) e ap- 
partenente al già citato Fondo D’Aste, dove egli però chiede che sulla sua epigrafe 
compaia il nome con il quale è noto. 

6) L’anno risulta sia dalle fonti dirette, ossia le notizie autografe e lo “Stato Persona- 
le”, sia da repertori (A. De Gubernatis, op. cit.y voi. I, p. 171; C. Levi, op. cit ., p. 258; 
G. Casati, op. city voi. Il, p. 237), nonché dall * Annuario del Ministero dell istruzione 
Pubblicay 1904. Quanto al giorno e al mese, Y Annuario ministeriale e il De Guberna- 
tis indicano il 25 e lo “Stato Personale” il 26. 

7) Uniche fonti a proposito del nome della signora D’Aste sono lo “Stato Personale” 
e il testamento autografo di Ippolito Tito in cui egli, chiedendo di essere sepolto con 
uno dei genitori, riporta, appunto, il nome della madre. 


4 


inoltre insegnante di calligrafia nelle scuole tecniche genovesi 8 . Viveva 
con le sorelle Elena e Vittoria, alle quali doveva legarlo un sentimento 
di grande affetto e confidenza, a giudicare dal ricco epistolario dei tre 
giovani D’Aste, che si può leggere fra i documenti del fondo familiare. 

Ippolito Tito ereditò dal padre, oltre al nome d’arte, il “Collegio 
convitto commerciale per istudi preparatori alle scuole della Regia Ma- 
rina”, fondato da Ippolito D’Aste nel 1846 9 e che aveva sede a Geno- 
va in via Caffaro. Il figlio ne fu direttore e proprietario dal 1866, dopo 
la morte del genitore avvenuta nel settembre di quell’anno, al 1873; 
nel 1874 ne fu proprietario insieme con Giuseppe Pallecchi, che poi 
ne assunse la proprietà nel 1875 10 . 

A Genova Ippolito Tito completò gli studi e intraprese la carriera 
letteraria. Dopo tre sermoni, ad A. Parodi (1867), a F. Alizeri (1868) 
ed a I. Parodi (1869), le sue prime opere importanti, il dramma cam- 
pestre Angelica e la novella in versi Rachele , sono datate 1870. 

Frattanto, oltre ad affiancare il padre nella conduzione del Colle- 
gio, dal 1863 collaborò al giornale II Commercio di Genova , scrivendo 
alcune appendici di critica teatrale 11 . 

Già in quegli anni Ippolito Tito compì diversi viaggi in Italia, spesso 
in compagnia del padre, come risulta dall’esame dell’epistolario della 
famiglia, visitando in particolare Napoli, dove la sorella Elena si era 
trasferita dopo il matrimonio con Nicola Magni 12 , Milano e probabil- 
mente anche Venezia 13 . 


8) Cfr. Annuario del Ministero dell’Istruzione Pubblica , 1857 e sgg. 

9) La Gazzetta di Genova del 29 settembre 1846 data l’apertura del Collegio commer- 
ciale al 15 dello stesso mese e l’inizio dei corsi al successivo 1° ottobre. 

10) Cfr. Lunario genovese compilato dal Signor Regina e Socj per gli anni dal 1866 al 1875. 

11) Ippolito D’Aste dà notizia dell’incarico ricevuto da Tito nella lettera alla figlia Vit- 
toria, datata Genova 2 ottobre 1863 (m.r.Aut.I.8.47). Le recensioni riguardano in parti- 
colare le rappresentazioni al Teatro Carlo Felice, al Teatro Apollo e al Teatro Doria. 

12) L’Album di Elena D’Aste, conservato presso la Biblioteca Berio (m.r.Cf.bis.3.1), 
contiene varie liriche dedicate da amici e conoscenti della famiglia D’Aste, fra i quali 
Leopoldo Marenco e Federigo Alizeri, agli sposi Elena D’Aste e Nicolò Magni nel 
giorno delle loro nozze. 

13) Secondo una lettera dell’epistolario appartenente al Fondo D’Aste (m.r.Aut.I.8.56), 


5 


Dopo la morte del padre, Ippolito Tito cessò di redigere Pappendi- 
ce del Commercio , forse perché già troppo impegnato nella direzione 
del Collegio, la cui cessione è probabile fosse poi determinata proprio 
dal desiderio di dedicarsi completamente alPattività di scrittore di teatro. 

Negli ultimi anni della sua permanenza nella città natale, sperimentò 
i diversi generi letterari da lui poi coltivati con una certa prolificità: 
le novelle in versi: Rachele (1870), Aurora (1872), Arrigo (1875); i dram- 
mi: Giovanni Cappadoce (1872), Shakespeare (1875), Regina e ministro 
(1875); le commedie: Angelica (1870), Cuor di donna (1872), Fra Scilla 
e Cariddi (1874), Occhi dArgo (1874), Sorella e madre (1875), La spada 
di Damocle (1876); i proverbi: La lingua non ha osso ma fa rompere 
il dosso (1872), Non c'è rosa senza spine (1874). 

Nel 1870 ebbe la nomina a Cavaliere della Corona dTtalia. Dal 
1871 al 1881 il Nostro soggiornò in varie città, tra le quali Napoli, 
Torino, Milano, Parma 14 , probabilmente per esigenze legate alla rap- 
presentazione e alla stampa delle sue opere; lo testimoniano le date di 
dedica di molti suoi lavori 15 . 

Si può ipotizzare che la carriera letteraria non riservasse a Ippoli- 
to Tito le soddisfazioni e la fortuna che egli sperava. Infatti, consegui- 
ta per titoli letterari, nel 1880 o 1881, da parte del Consiglio Superiore 


Ippolito Tito andò a Milano con il padre nel settembre 1858, ospite della sorella Ele- 
na che là si era trasferita e che visse in seguito anche a Napoli. Di un soggiorno a 
Napoli del Nostro si ha testimonianza nella lettera di Vittoria D’Aste, datata 29 set- 
tembre 1865, al fratello che si trovava a casa di Elena (m.r.Aut.I.8.68). A proposito 
della permanenza di Elena D’Aste a Napoli cfr. la lettera di Ippolito a Vittoria del 
5 ottobre 1863 (m.r.Aut.I.8.48) e quella di Ippolito Tito a Vittoria del 13 ottobre 1863 
(m.r.Aut.I.8.57). 

14) Cfr. A. De Gubernatis, op. cit. y voi. I, p. 171. 

15) Comprovano la presenza a Napoli del D’Aste, dal 1874 al 1876, la datazione della 
dedica delle commedie Non c'è rosa senza spine (Napoli, ottobre 1874), Sorella e madre 
(Napoli, maggio 1875), Un segreto in famiglia (Napoli, ottobre 1876), quella del dram- 
ma Regina e ministro (Napoli, ottobre 1875) e la data della dedica a Luigi Bellotti Bon 
della traduzione della tragedia di Alessandro Parodi Rome vaincue (Napoli, novembre 
1876). A Torino lo scrittore doveva trovarsi nel 1877 e nel 1878 secondo la datazione 
della dedica delle commedie Vedovanza di cuore (Torino, novembre 1877), Sacrificio 
d'amore e Le colpe dei padri (entrambe Torino, gennaio 1878) e del dramma Luigia 
di La Vallière (Torino, aprile 1878). Il Nostro era a Parma nell’agosto 1879, quando 
datava la dedica di Vendetta postuma. 


6 


della Pubblica Istruzione, l’abilitazione all’insegnamento 16 , si dedicò 
alla scuola, pur continuando per un decennio a scrivere commedie e 
traduzioni: fu immesso in servizio il 1° gennaio 1882 17 . 

Fu professore di lettere italiane prima a Trapani, poi a Savona e 
dal 1885 a Udine, dove in seguito a un concorso ministeriale divenne 
titolare di cattedra il 1° maggio 1890 18 . 

Negli Annuari del Ministero dall’anno 1892 fino al 1914 è inserito 
come professore titolare di lettere italiane all’Istituto Tecnico “A. Za- 
non” di Udine; nt\Y Annuario del 1898 compare anche come professo- 
re della classe aggiunta di lingua italiana nella Scuola Tecnica “Pacifi- 
co Valussi”, sempre a Udine 19 . Da qui Ippolito Tito D’Aste fuggì il 
28 ottobre 1917 in seguito alla disfatta di Caporetto 20 . 

Negli anni friulani si compirono gli avvenimenti più importanti 
della sua vita. Sposatosi in età matura con Elvira Martelli 21 , ebbe due 
figlie che chiamò con i nomi delle sorelle: Elena, nata nel 1886 22 , e 
Vittoria, nata due anni dopo e morta appena diciassettenne, forse di 
tisi, alla fine del luglio 1904 23 . 

Questa triste esperienza segnò profondamente la vita dello scritto- 
re, che riponeva nella figlia minore la speranza di vedere continuata 
la fama che era già stata di suo padre ed era, in quel momento, sua. 
A quell’epoca, infatti, Ippolito Tito aveva scritto, visto rappresentare 


16) Cfr. “Stato Personale” alla sezione “Gradi accademici e onorificenze”. 

17) Cfr. “Stato Personale” alla sezione “Data della nomina” e 1* Annuario del Mini- 
stero, cit., 1904. 

18) Non essendo stato edito in quegli anni V Annuario ministeriale, le sedi delle sue 
cattedre risultano dallo “Stato Personale”; del suo soggiorno a Savona ci rende testi- 
monianza anche la dedica a Leopoldo Marenco della commedia II conte Ranieri. 

19) Cfr. Annuario cit. dall’anno 1892 al 1914. Il successivo Annuario è del 1922. 

20) La data è nello “Stato Personale”; qui Ippolito Tito definisce il suo allontana- 
mento da Udine “disastrosa fuga” e sottolinea come, in seguito a quella, abbia “forse 
irremissibilmente perduto libri, carte, documenti, mobiglio, vestiario”. 

21) Il nome di Elvira Martelli, il luogo e la data della sua nascita — Firenze, 29 set- 
tembre 1853 — si leggono nello “Stato di famiglia” dello “Stato Personale”. 

22) Cfr. “Stato Personale” alla voce “Stato di famiglia”. 

23) Cfr. I. T. D’aste, Alla mia adorata Vittoria nel trigesimo della sua morte , Udine, 
30 agosto 1905 (m.r.Aut.I.8.59). 


7 


e fatto stampare 24 tutta la sua produzione teatrale. Nel 1877 aveva 
scritto le commedie Un segreto in famiglia e Vedovanza di cuore ; nel 
1878 le commedie Le colpe dei padri , Sacrificio d’amore , Vendetta po- 
stuma e il dramma storico Luigia di La Valliere , che era stata l’ultima 
opera di questo genere; in seguito si era dedicato esclusivamente alla 
stesura di commedie. Nel 1881 aveva composto La duchessina e La chi- 
na del vizio; nel 1883 La piccola attrice ; nel 1884 Madre! e II conte Ra- 
nieri; nel 1885 Raggio di sole e Isabella ; nel 1886 Amor di figlia ; nel 
1887 II tallone d’Achille; nel 1888 Cristina , Falsa traccia ed Erede; nel 
1889 La scelta degli amici . 

La sua fortuna teatrale si conclude quindi con gli anni Ottanta del 
secolo scorso. 

La sua produzione narrativa, dopo le tre novelle in versi già cita- 
te, si era arricchita di due romanzi, Ermanzia (1876) e Mercede (1888), 
e di un volume di Ricreazioni educative , commediole per l’infanzia (1900). 
Nel 1899 era stata pubblicata a Udine una raccolta di sue novelle com- 
parse in varie epoche sui giornali illustrati dei Fratelli Treves; la rac- 
colta, dedicata alle due figlie, è intitolata Sorrisi e lagrime 25 . 

Dopo aver esordito come traduttore dal francese con due opere 
del cognato Alessandro Parodi, Roma vinta e Ulm il parricida (entrambe 
del 1877), negli anni Ottanta Ippolito Tito tradusse dal francese in versi 
italiani molti altri drammi e commedie: Numa Roumestan di A. Dau- 


24) Commedie e drammi furono pubblicati dall’editore milanese C. Barbini nella col- 
lana Galleria teatrale , che raccoglieva testi di vari autori. Le opere teatrali del Nostro 
furono certamente recitate anche da grandi attori. Fra le diverse lettere inviate da Ip- 
polito Tito a Tommaso Salvini — questi era stato interprete delle tragedie di Ippolito 
D’Aste, con il quale aveva mantenuto una fitta corrispondenza — che si possono leg- 
gere fra i manoscritti dell’Archivio del Museo Biblioteca dell’Attore, una, datata 9 
agosto 1867, attesta l’invio da parte del Nostro all’amico attore del testo di Ulm il 
parricida (Civico Museo Biblioteca dell’Attore, Fondo Salvini , 138). 

25) L’opera di collaborazione ai giornali letterari della Casa Editrice Treves di Mila- 
no da parte di Ippolito Tito D’Aste è annotata da A. De Gubernatis ed è ricordata 
dall’autore nella lunga dedica a Elena e Vittoria del volume in questione, Sorrisi e la- 
grime , Udine, 1899. I giornali su cui le novelle furono edite sono riportati, con la 
data di pubblicazione, all’inizio di ogni racconto e sono: La Margherita , La Pergola . , 
La Ricreazione , Illustrazione popolare di Milano, ma anche La Gazzetta letteraria di 
Torino e altri. 


8 


det (1881); Le madri nemiche di C. Mendès (1883); Il lastrico di Parigi 
di A. Belot (1883); Lo stratagemma di Arturo di A. Duru e E. Chivot 
(1883); Il helVArmando di V. Jannet (1884); La marchesa di A. Belot 
e E. Nus (1884); Mio figlio di E. Guiard (1885); Giuseppina Bonaparte 
di K. Von Heiger (1888). 

Lasciata Udine, Ippolito Tito insegnò nelPanno scolastico 1917-1918 
allTstituto Tecnico di Roma; il 30 luglio 1918 ottenne la nomina a or- 
dinario di lettere italiane al Regio Istituto Tecnico e Nautico “Vitto- 
rio Emanuele II” in Genova, dove insegnò fino al 1920 26 . Al 16 apri- 
le del 1920 risale, infatti, la sua domanda di collocamento a riposo 27 . 
La carriera di Ippolito Tito D'Aste insegnante si concluse perciò all'e- 
tà di settantasei anni. 

Da molto tempo non scriveva più: l’ultima sua opera, per quanto 
ho potuto verificare, risale al 1905 e sono appunto i versi scritti per 
il trigesimo della morte della figlia Vittoria: un episodio ormai isolato. 

A Genova Ippolito Tito visse fino alla morte: nella sua città nata- 
le la figlia Elena aveva sposato Albino Rissone 28 e la moglie dello 
scrittore era morta 29 . Il Nostro morì il 10 giugno 1935 30 , dopo aver 
sofferto per lungo tempo di una malattia che i medici giudicavano non 


26) Cfr. “Stato Personale” alla sezione “Denominazione e luogo degli uffici”. Inol- 
tre una fotografia reperita fra i documenti del Fondo D’Aste nella Biblioteca Civica 
Berio (m.r.Aut.I.8.103) riporta la data a fronte e presenta i ritratti di professori e alunni 
di una classe di licenziandi ragionieri. Fra gli insegnanti figura, appunto, il prof. D’Aste. 

27) La lettera è acclusa al fascicolo riservato al prof. D’Aste nell’Archivio dell’Istitu- 
to Tecnico “Vittorio Emanuele II” di Genova. 

28) Il nome del genero compare nel testamento di pugno del Nostro (m.r.Aut.I.8.60), 
nella lettera a Cesare Goldmann del 10 maggio 1935 (m.r.Aut.I.8.61) e infine nel ne- 
crologio, accanto al nome di Elena. 

29) La data e il luogo della morte di Elvira Martelli, avvenuta il 22 febbraio 1928 nel- 
la sua abitazione di via Zara 25, sono registrati all’Ufficio dello Stato Civile del Co- 
mune di Genova. Nel testamento autografo Ippolito Tito dispone degli oggetti d’oro 
della moglie affidandoli alla figlia. 

30) Il necrologio è pubblicato sul Secolo XIX dell’ 1 1 giugno 1935 e dichiara Ippolito 
Tito deceduto il giorno precedente. Sul Lavoro del 12 giugno “D’Aste Giacomo, 90 
anni, pensionato regio” compare fra le dichiarazioni di decesso dell’ 1 1 giugno. Erro- 
nea è quindi la data 11 gennaio 1935 registrata da S. D’Amico, op. cit ., voi. IV, p. 202. 


9 


grave di per sé , ma resa grave dall’età avanzata e che rendeva lo scrit- 
tore debolissimo 31 . 

Nel testamento olografo lasciava una chiara espressione delle sue 
ultime volontà e un preciso resoconto dei suoi averi, testimonianza 
estrema della sua personalità scrupolosa e attenta. 

2. Le opere 

Nella produzione di Ippolito Tito D’Aste precedente all’impegno 
di scrittore di teatro, le opere più interessanti sono i tre sermoni, già 
ricordati come sue prime espressioni letterarie. 

I sermoni, scritti in endecasillabi, pur nella varietà delle occasioni 
per le quali sono stati composti e quindi degli argomenti trattati, han- 
no in comune il desiderio di un ritorno alla natura, alla serietà degli 
atti e dei sentimenti contro tutte le forme di opportunismo, specula- 
zioni e ipocrisie 32 . Nei tre componimenti la moralità borghese è 
espressa in pagine di facile discorsività, nelle quali la tendenza dello 
scrittore alle macchiette e alle pose scenografiche dipinge alcune im- 
magini vivaci. Queste ultime costituiscono il pregio maggiore dei ser* 
moni, dove la commistione spesso audace fra ricercatezze letterarie ed 
espressioni popolari e la disparità di livello poetico fra le varie parti 
rivelano un’arte immatura e sperimentale. 

La produzione più strettamente teatrale del Nostro comprende, co- 
me già visto, numerose commedie e quattro drammi storici. 

Considerare le commedie del D’Aste nel loro insieme significa co- 
gliere aspetti della mentalità e della società del secondo Ottocento at- 


31) Cfr. le due lettere del Nostro a Cesare Goldmann datate 25 febbraio e 10 maggio 
1935 (m.r.Aut.I.8.59 e m.r.Aut.I.8.61). 

32) Il Sermone primo , scritto durante una villeggiatura estiva a Stella di Savona dove 
si trovava anche il destinatario dell’opera, Alessandro Parodi, cognato dell’autore, cri- 
tica i fasti della città e le sue assurdità innaturali. Nel Sermone secondo , dedicato a Fe- 
derigo Alizeri, il poeta tratta due temi di natura sociale e morale: la diffamazione di 
fanciulle e donne da parte di uomini boriosi e il comportamento superficiale di certe 
signore della borghesia. Il Sermone terzo fu scritto da Ippolito Tito per le nozze del 
fratello di Alessandro Parodi, Isidoro, con una sua cugina, Elvira Rebuffo, e sviluppa, 
sulla struttura portante del canto nuziale, un’aspra polemica contro i matrimoni non 
sinceri e frutto di calcoli o infatuazioni. 


10 



Dall’archivio di famiglia dei D’Aste: 

Ippolito Tito D’Aste da giovane (m.r.Aut.I.8.103). 


11 


traverso la sua personalità di moderato che soffre le contraddizioni del- 
l’epoca in cui vive, tra romanticismo e positivismo, tra fede cristiana 
e laicismo anticlericale, le registra, ma, temendo ogni sovvertimento, 
tenta di contemperarle. 

Se si eccettuano La lingua non ha osso ma fa rompere il dosso e Fra 
Scilla e Cariddi , che si accostano al gusto vivace della commedia gol- 
doniani e seguono la moda dei “proverbi” iniziata in Italia da Fran- 
cesco De Renzis e Ferdinando Martini, le commedie di Ippolito Tito 
si possono ascrivere a pieno titolo al teatro borghese di costume, di 
cui presentano senz’altro i limiti (il patetismo accentuato soprattutto 
nelle figure protagoniste e una certa monotonia di temi), ma rispetto 
al quale rivelano una visione più aperta e vivace della società ottocentesca. 

Le vicende si svolgono in eleganti case della ricca borghesia e in 
castelli nobiliari (solo Angelica è di ambiente popolare), dove le convi- 
venze sono spesso problematiche sotto un’apparente tranquillità. L’ar- 
monia familiare sovente si rivela solo una finzione a beneficio della 
società, che, pettegola e moralmente rigidissima, non ammette ecce- 
zioni alle sue “convenienze” e infligge pene severe a chi si rende col- 
pevole di mancanze verso le leggi che la governano 33 . 

Aspirazioni matrimoniali dettate da amore sincero ma ostacolate 
da preesistenti situazioni familiari o da conflitti appena sorti 34 , lega- 
mi che si deteriorano perché imposti nel passato 35 , nozze decise da tu- 
tori o genitori senza considerare i sentimenti dei due promessi sposi 36 : 
in qualsiasi variante venga presentato, il matrimonio è al centro della 
commedia del D’Aste. La famiglia, baricentro del mondo del Nostro, 
è considerata rimedio alla vita scapestrata dei giovani, appoggio alla 
fragilità femminile, campo di indagine per intellettuali e politici, scuo- 
la di vita per giovinette. 


33) È il caso di Gabriella, ragazza madre in Sorella e madre , costretta dal genitore se- 
vero a fingersi sorella di sua figlia per evitare lo scandalo, e della moglie adultera di 
Vedovanza di cuore , allontanata dai figli ai quali viene fatta credere morta. 

34) In Sorella e madre, Un segreto in famiglia, Vedovanza di cuore. Le colpe dei padri, Angelica. 

35) In Cuor di donna e Vendetta postuma. 

36) Come nella Spada di Damocle e in Sacrificio d'amore. 


12 


In quest’ottica Padulterio si arricchisce di aggravanti: è considera- 
to un tentativo di sovvertimento dell’ordine sociale e va pertanto sof- 
focato decisamente 37 . 

Nelle commedie di Ippolito Tito D’Aste è evidente il rifiuto di 
un rinnovamento radicale delle forme che regolano i rapporti civili 
e sociali, nell’ambito dei quali il Nostro attenua i contrasti, spostan- 
doli sul piano umano e facendo appello al perdono, alla comprensio- 
ne, alla solidità dei sentimenti reciproci fra i coniugi 38 . 

In complesso è tuttavia da sottolineare che la maggior parte di queste 
commedie presentano i loro momenti più riusciti quando l’autore fa 
parlare e agire i personaggi cosiddetti minori 39 , nei quali più efficace- 
mente traspare l’inclinazione originale del D’Aste all’osservazione di- 
vertita di vizi, manie e affettazioni di una società che vive nel culto 
dell’apparenza e in cui l’individuo sembra spesso diverso da quello che 
è. Queste caratteristiche collegano tali opere, senza soluzione di conti- 
nuità, ai sermoni giovanili. 

I drammi di Ippolito Tito D’Aste costituiscono il campo di inte- 
razione di più influssi letterari tipici del secolo scorso, innestati sul ter- 
reno dell’emulazione paterna. 

In essi il protagonista (si distingue solo Shakespeare ) come Mosè, 
protagonista del dramma omonimo del padre, partendo da una condi- 
zione di subordine, ascende a prestigio e potere e precipita poi ancora 


37) In Vedovanza di cuore il marito tradito ripudia la moglie e finge per 13 anni la 
vedovanza, mentre in Vendetta postuma Roberto Val dieri, per evitare il ridicolo, af- 
fronta Tamante della moglie in un duello, provocato con un falso pretesto, e da quel 
momento rifiuta di vedere la consorte, cacciandola perfino dal suo capezzale in punto 
di morte. 

38) In Un segreto in famiglia Cesare Rambaldi perdona la moglie, che gli ha taciuto 
resistenza di un figlio nato da una relazione precedente al matrimonio, per il bene 
della nipote Cecilia innamorata del cugino del quale ignora la vera identità. 

39) Fra i personaggi più interessanti si ricordano: il notaio Candido Negri in Fra Scil- 
la e Cariddi , esempio di marito ingenuo, inconsapevole della disonestà della moglie 
e, anzi, orgoglioso di lei per le simpatie che suscita; Leone, personaggio di Occhi d'Ar- 
go », marito ossessivamente geloso che si rende ridicolo; Damiano Fiorelli, sindaco di 
Salerno, che in Vedovanza di cuore esprime una visione della politica esclusivamente 
utilitaristica sotto il culto delle apparenze; Ludovico Verani, che in Le colpe dei padri 
è il marito sottomesso alla consorte e incapace di prendere decisioni autonome. 


13 




nel disonore e nelPoblio a causa di invidie e ritorsioni. Così Giovanni 
Cappadoce, nato nel fango, diviene prefetto, aspira all’Impero d’Oriente 
e finisce poi mendicante in Egitto a causa dell’orgoglio ferito di una 
donna dissoluta; in Regina e ministro Gian Federico Struensée, figlio 
di un pastore, divenuto medico del re di Danimarca e quindi primo 
ministro, muore sul patibolo, stroncato da una congiura di corte; Lui- 
gia di La Vallière, infine, la damigella meno leggiadra della corte di 
Luigi XIV, ascende al ruolo di favorita del re, ma si riduce, poi, a esse- 
re cameriera di colei che la soppianta nel cuore del sovrano. 

Il rapido passaggio di un individuo dal culmine della potenza al 
culmine della sventura fu vicissitudine particolarmente sentita dagli au- 
tori romantici (significativo è l’esempio del Manzoni). Le opere dram- 
matiche di Ippolito Tito D’Aste si discostano, però, dalla tragedia sto- 
rica romantica e si affiancano al teatro francese nell’attribuire all’amo- 
re una funzione fondamentale nelle vicende dei protagonisti. L’origine 
della loro rovina, infatti, è sempre la passione: di Teodora verso Gio- 
vanni Cappadoce, da lui rifiutata, del ministro Struensée per la regina 
e della damigella Luigia per il sovrano di Francia. 

Romanticismo e influssi francesi, dunque, ma rigidamente racchiusi 
in uno schema positivistico, dove l’attenzione alla fedeltà della ripro- 
duzione storica di fatti e personaggi si spinge a compendiare numero- 
se fonti a proposito di una singola figura o vicenda e ad indicare le 
fonti, rilevandone le varianti. 

In Shakespeare l’autore, pur non tralasciando di rendere attentamente 
il carattere del protagonista, lascia spazio all’espressione di figure mi- 
nori ben delineate e crea così un ambiente storico molto più vivace 
e credibile di quello degli altri drammi. 

Si può concludere che i drammi del Nostro, pur non costituendo 
le migliori espressioni del suo talento e benché dettati dal desiderio 
di emulare il padre e di accontentare i gusti del pubblico ammiratore 
della tragedia storica d’Oltralpe (soprattutto di Dumas padre), sono 
interessanti, perché si uniformano al teatro borghese italiano del tem- 
po, presentando, ad esempio, i temi dell’adulterio, del duello d’onore 
e del pettegolezzo. 


14 


i 


BIBLIOGRAFIA DELLE OPERE 1 


Rachele , Genova, Tip. Ferrando, 1870. (BCB) 

Sermone Primo. Ad Alessandro Parodi , Genova, Tip. Ferrando, 1870. (BCB) 
Sermone Secondo. A Federico Alizeri, Genova, Tip. Ferrando, 1870. (BCB) 

Sermone Terzo. A Isidoro Parodi , Genova, Tip. Ferrando, 1870. (BCB) 

A Giovanni Parodi nel giorno delle sue nozze colla nobile donzella Angiolina Bennati. 
Addì XXIX Aprile MDCCCLXXI , Genova, Tip. Ferrando, 1871. (BUG) 

Angelica , Milano, Barbini, 1871. (BCB, BCL, CMBA) 

Arrigo , Milano, Barbini, 1872. 

Aurora , Padova, Salmin, 1872. 

Cuor di donna , Milano, Barbini, 1872. (BCB, CMBA) 

Giovanni Cappadoce , Milano, Barbini, 1872. (BCB, BUG, BCL, CMBA) 

La lingua non ha osso ma fa rompere il dosso , Milano, Barbini, 1872. (BCB, CMBA) 
A David Chiossone , Milano, Barbini, 1874. (BUG) 

Alla gentile signorina Francesca Carretti nel giorno delle sue nozze colTaw. Giacomo 
Zino , Genova, Tip. Schenone, 1874. 

Fra Scilla e Cariddi , Milano, Barbini, 1874. (BCB, BUG, CMBA) 

Non c'è rosa senza spine , Milano, Barbini, 1874. (BCB, BUG) 

Occhi d'Argo , Milano, Barbini, 1874. (BCB, CMBA) 

Regina e ministro , Milano, Barbini, 1875. (BCB, BCL) 

Sorella e madre , Milano, Barbini, 1875. (BCB) 

Shakespeare , Milano, Barbini, 1876. (BCB) 

La spada di Damocle , Milano, Barbini, 1876. (BCB) 

Un segreto in famiglia , Milano, Barbini, 1877. (BCB) 

Vedovanza di cuore , Milano, Barbini, 1877. (BCB) 

Le colpe dei padri , Milano, Barbini, 1878. (BCB) 

Luigia di La Valliere , Milano, Barbini, 1878. (BCB, BCL) 

Sacrifìcio d'amore , Milano, Barbini, 1878. (BCB) 


1) La bibliografia presentata è la più completa possibile allo stato attuale delle ricer- 
che. Non ho potuto reperire nelle biblioteche genovesi esemplari di alcune delle ope- 
re indicate, i cui titoli compaiono in cataloghi e repertori bibliografici. 

Per la maggior parte delle opere sono indicate le sigle delle biblioteche genovesi nelle 
quali esse sono reperibili: BCB (Biblioteca Civica Berio), BUG (Biblioteca Universita- 
ria di Genova), CMBA (Civico Museo Biblioteca dell’Attore), BCL (Biblioteca Civica 
Lercari). Altre localizzazioni presso biblioteche non genovesi (Biblioteca Nazionale 
Centrale di Firenze, Biblioteca Nazionale Braidense di Milano) sono date in CLIO , 
Catalogo dei libri italiani dell'Ottocento ( 1801-1900 ), Milano, Editrice Bibliografica, 1991, 
voi. II, pp. 1427-1428. 


15 


Vendetta postuma , Milano, Barbini, 1878. (BCB) 

Ermanzia , Milano, Treves, 1879. 

La china del vizio , Milano, Barbini, 1881. 

La duchessina , Milano, Barbini, 1881. 

La piccola attrice , Milano, Barbini, 1881. 

Madre!, Milano, Barbini, 1883. 

Il conte Ranieri , Milano, Barbini, 1884. (BCL) 

Isabella , Milano, Barbini, 1885. 

Raggio di sole , Milano, Barbini, 1885. 
v4mor di figlia , Milano, Barbini, 1886. 

Il tallone d y Achille, Milano, Barbini, 1887. 

Cristina, Milano, Barbini, 1888. 

Falsa traccia, Milano, Barbini, 1888. 

Mercede, Milano, Treves, 1888. 

Erede, Milano, Barbini, 1889. 

La scelta degli amici, Milano, Barbini, 1889. (CMBA) 

Sorrisi e lagrime, Udine, F.lli Tosolini Editori, 1899. (BCB) 

Ricreazioni educative, commediole per l'infanzia, Milano, 1900. 

Alla mia adorata Vittoria nel trigesimo della sua morte, Udine, Ed. G$. Doretti, 1904. (BCB) 


16 


Musica e musicisti 

attraverso gli “Avvisi” di Genova (1777-1797) 

di Carmela Bongiovanni 


Introduzione; 1. Gli “Avvisi”: cenni descrittivi; 2. Gli “Avvisi” come 
documento della vita musicale nella seconda metà del Settecento a Geno- 
va e altrove: a) Premessa; b) La musica nelle chiese e negli oratori di Ge- 
nova; c) Il melodramma a Genova dalle pagine degli “Avvisi”: cantanti, 
compositori e librettisti; d) Accademie, musicisti, addetti alla musica e 
strumenti musicali dentro e fuori la città. Appendice: Avvertenza; Indi- 
ci: a) Elenco dei riferimenti alla musica pubblicati sugli “Avvisi”; b) In- 
dice dei nomi degli addetti alla musica comparsi sugli “Avvisi”; c) Cro- 
nologia dei riferimenti alle rappresentazioni operistiche (comprese le ese- 
cuzioni di oratori) tratti dagli “Avvisi”. 


Introduzione 


Quale straordinaria messe di informazioni in campo musicale possa 
offrire il vaglio di un periodico settecentesco (letterario, di tipo misto 
ovvero semplice gazzetta) è cosa già altre volte dimostrata; tuttavia è 
da rilevare ancora oggi, soprattutto in Italia, una sostanziale disatten- 
zione per questo tipo di fonti per la storia della musica del Settecento, 
disattenzione ancora più evidente se paragonata al rigoglio di studi e 
di spogli sistematici che stanno fiorendo in questi ultimi tempi intor- 
no ai periodici musicali ottocenteschi italiani e stranieri 1 . 

1) Ci si riferisce in particolare alPattività del RIPM (“Répertoire International de 
la Presse Musicale”) e del CIRPM (“Centre International de Recherche sur la Presse 
Musicale”) che nell’arco di pochi anni — insieme con la pubblicazione della rivista 
“Periodica Musica” dedicata a studi inerenti alla musica nei periodici in particolare 
del XIX secolo — ha portato all’avvio di un’imponente catalogazione indicizzata di 
periodici musicali dell’Ottocento di diverse nazionalità, con pubblicazione dei primi 
volumi a stampa relativi agli spogli di singoli periodici. L’opera del RIPM (con dupli- 
ce sede, Parma e Maryland-USA) e del CIRPM (con sede a Parma) è stata varie volte 
illustrata in convegni internazionali e pubblicazioni diverse; cfr. M.CAPRA, Il “Ré- 


17 


Se, com’è noto, periodici musicali specializzati nascono in Italia 
soltanto con i primi anni dell’Ottocento — con un ritardo cioè quasi 
secolare rispetto alla Germania, per citare solo un esempio 2 —, le no- 
tizie inerenti alla musica ricavabili dai giornali del Settecento costitui- 
scono senz’altro un importante precedente per il fiorire delle successi- 
ve iniziative specialistiche in ambito giornalistico musicale 3 . Poche e 
isolate sono state invece a tutt’oggi in Italia le rilevazioni sistematiche 
(e non semplici ‘spigolature’), relative alle notizie di argomento musi- 
cale, compiute su periodici del Settecento. Tra queste ricordiamo l’in- 
dagine sul romano “Giornale delle Belle Arti e della incisione, anti- 
quaria, musica e poesia” (1784-1788) compiuta alcuni anni orsono da 
Giancarlo Rostirolla 4 , il lavoro di spoglio realizzato da Ausilia Ma- 
gaudda sul settimanale napoletano “Avvisi” (fine del XVII - prima me- 
tà del XVIII secolo)^, le due monografie, una di area veneta e l’altra 

pertoire International de la Presse Musicale” e il “Centre International de Recherche sur 
la Presse Musicale” di Parma , in “Le Fonti musicali in Italia”, 1 (1987), pp.47-54; ID., 
Il Centro intemazionale di ricerca sui periodici musicali e Centro di studi sulVOttocento 
musicale , in “Le Fonti musicali in Italia”, 2 (1988), pp.21-26; si veda inoltre l’aggior- 
namento curato dai due responsabili del RIPM, H.R.Cohen e M.Conati, in “Fontes 
Artis Musicae”, 38 (1991), n.l, pp.25-31. Il programma editoriale del RIPM prevede 
la pubblicazione, entro il 1998, di un centinaio di cataloghi di altrettanti periodici 
di varie nazionalità dell’Ottocento: cfr. “Fontes Artis Musicae” cit., p.27. 

2) Qui infatti nasce nel 1722 il primo periodico musicale (e si badi che il primato 
è non solo tedesco ma internazionale). Nel XVIII secolo in Germania, secondo il Kirch- 
ner, risultano in commercio ben cinquanta periodici musicali; cfr. E. TORTAROLO, 
La storiografia tedesca e la stampa periodica settecentesca , in “Studi Storici. Rivista tri- 
mestrale dell’Istituto Gramsci”, 25 (1984), n.2, pp. 333-342: 336. 

3) “Other factors too played an important part in thè rise of musical periodicals. 
Occasionai musical items in newspapers and musical reports in generai journals may 
be seen as forerunners.” Sono parole di I. FELLINGER, autrice della voce “Periodi- 
cals” in The New Grove Dictionary of Music and Musicians, edited by Stanley Sadie, 
London, Macmillan, 1980, vol.XIV, pp.407-430; la parte cit. si trova a p.408. 

4) Cfr. G.ROSTIROLLA, Prolusione , in Incontro per lo studio e Vinventario dei periodi- 
ci italiani del Settecento , Santa Margherita Ligure 16-18 giugno 1983 , a cura della Socie- 
tà italiana di studi sul secolo XVIII, Roma, 1986, pp.38-69. L’autore affronta alle pp. 
38-44 un’ampia panoramica sulla musica nei periodici italiani del Settecento con estratti 
esemplificativi da alcuni di questi. 

5) Pubblicato in Musica e cultura a Napoli dal XV al XIX secolo a cura di L. Bianconi 
e R. Bossa, Firenze, Leo S.Olschki, 1983 “Quaderni della Rivista Italiana di Musico- 
logia”, n.9, pp. 165-206. Cfr. anche il bel lavoro di D. A. D’ALESSANDRO, La musica 
a Napoli nel secolo XVII attraverso gli Avvisi e i giornali , in Musica e cultura a Napoli 
cit., pp. 145-164, indagine ricca di spunti e riflessioni oltre che valente modello di me- 
todo per lavori analoghi. 


18 


di area romana, di Eleanor Selfridge-Field e di Gloria Staffieri, ineren- 
ti tuttavia a periodici compresi tra Sei e Settecento 6 . Per l’estero ba- 
sti citare una sola iniziativa, importante non soltanto per le dimensio- 
ni pur eccezionali dell’impresa, ma anche per la rilevanza della fonte 
censita: La Musique dans le Mercure de France (1721-1791), opera ciclo- 
pica in corso di pubblicazione a cura di Francois Lesure per i tipi del- 
le edizioni ginevrine Minkoff. 

Sul piano strettamente locale genovese, l’interesse per l’estrapola- 
zione e la valutazione critica delle notizie sulla musica tratte dai perio- 
dici si è orientato fino ad oggi nei confronti di un piccolo gruppo di 
testate ottocentesche. Tra queste spicca la “Gazzetta di Genova” 
(1797-1878), alla quale si riferiscono gli spogli sistematici condotti da 
Leopoldo Gamberini e uno studio critico di Armando Fabio Ivaldi 7 . 
Sono stati inclusi inoltre nel programma RIPM alcuni periodici musi- 
cali genovesi 8 . 

Per ciò che concerne il settimanale “Avvisi” una certa attenzione, 
in tempi recenti, è stata dedicata alle notizie inerenti a rappresentazio- 
ni operistiche genovesi apparse sulle sue pagine. Ci si riferisce in parti- 


6) E. SELFRIDGE-FlELD, Pallade Veneta. Writings on Music in Venetian Society 
1650-1750 , Venezia, Edizioni Fondazione Levi, 1985; G.STAFFIERI, Colligite frammen- 
ta. La vita musicale romana negli “Avvisi Marescotti” (1683-1707), Lucca, Libreria Mu- 
sicale Italiana, 1991. Cfr. inoltre (anche se trattasi in realtà non di giornale bensì di 
un almanacco annuale): R.VERTI, The Indice de’ teatrali spettacoli, Milan, Vertice . , Ro- 
me 1764-1823: Preliminary Research on a Source for thè History of Italian Opera, in 
“Periodica Musica”, 3 (1985), pp.1-7. 

7) L. GAMBERINI, La vita musicale europea del 1800. Archivio musicale genovese, vol.I, 
Introduzione: Opera lirica e musica strumentale; Documenti e testimonianze, Siena, Isti- 
tuto di Storia dell’Arte. Cattedra di Storia della musica, 1978; a questo primo volume 
introduttivo hanno fatto seguito altri 10; l’intero gruppo di 11 voli, è distribuito ora 
dall’editore L.S.Olschki di Firenze; ID., La musica strumentale nel 1800 a Genova. Fonti 
e documenti, Genova, E.R.G.A., 1974; A.F.IVALDI, Théatre et musique dans la Gazet- 
ta di Genova de 1800 a 1814, in “Periodica Musica”, 3 (1985), pp.8-18. In realtà, i 
lavori citati di Gamberini comprendono lo spoglio sistematico di diverse testate geno- 
vesi ottocentesche, oltre che della “Gazzetta di Genova”. Sui periodici musicali geno- 
vesi tra la seconda metà dell”800 e il ’900 cfr. P.BERRI, I periodici musicali genovesi: 
da “La musica ” a “Musicalia y \ in “Liguria”, 37 (1970), p.21. 

8) Cfr. per il RIPM la nota 1. Ci si riferisce ai periodici genovesi “Paganini” (1887-1891) 
e “La Melodia” (1923-1924). 


19 


colare al lavoro di spoglio effettuato da Edilio Frassoni per la redazio- 
ne delle schede settecentesche della sua vasta cronologia degli spetta- 
coli operistici in Genova dal 1772 al 1978 9 ; quest’ultimo repertorio, 
forse più di ogni altro studio precedente, ha conferito giusto rilievo 
a questa fonte giornalistica, ancora sfruttata inadeguatamente nell’am- 
bito degli studi musicali locali. 


1. Gli “Avvisi”: cenni descrittivi 

Il periodico “Avvisi” è fonte assai nota agli studiosi del Settecento 
genovese, ma non risulta che a tutt’oggi sia stato oggetto di uno stu- 
dio specifico. Inesattezze e generalizzazioni si sono perciò accumulate 
sulle sue date di inizio e di cessazione, sulla sua struttura, sulle sue ca- 
ratteristiche di contenuto e ancora sulle sue funzioni. Le note che se- 
guono sono intese pertanto a fornire non un quadro storico compara- 
tivo del giornale (cosa che d’altra parte eccederebbe i limiti e soprat- 
tutto gli scopi del presente lavoro), bensì alcuni particolari di tipo strut- 
turale e formale, ricavabili dall’esame diretto della fonte, ad aggiorna- 
mento di quanto sinora rilevato sul periodico. 

Gli “Avvisi” di Genova nascono nel 1777 10 ; il primo numero è 
datato 29 marzo 1777, l’ultimo è il n.31 del 19 agosto 1797. Il 23 ago- 


9) E. FRASSONI, Due secoli di lirica a Genova , 2 voli., Genova, Cassa di Risparmio 
di Genova e Imperia, [1980]; voi. I (dal 1772 al 1900). 

10) In passato, si è talora approssimato sulla data reale di inizio del periodico; cfr. 
U.BELLOCCHI, Storia del giornalismo italiano , Bologna, Edison, 1974-1980, vol.V, 
p.165, (num. scheda V.60): “Questo settimanale, redatto da Andrea Corradi, nasce 
nel 1776”; analogamente riporta L.BALESTRERI, Breviario della storia del giornalismo 
genovese , Savona, Sabatelli, 1970, p.28: “Quando precisamente il nuovo giornale — 
cui fu dato il titolo nient’affatto impegnativo di Avvisi — ebbe ad iniziare le sue pub- 
blicazioni non è oggi facilmente determinabile. Con ogni probabilità i suoi primi nu- 
meri portano la data del 1776 [...]”. Il 1776 è la data effettivamente indicata da O.Pa- 
STINE, La Repubblica di Genova e le Gazzette. Vita politica ed attività giornalistica (sec. 
XV1I-XVJI1 ), Genova, Tip. F.lli Waser, 1923, p.5, come inizio di un periodico omoni- 
mo prima mensile e poi settimanale pubblicato in Genova dallo stampatore Gesino, 
del quale però non risultano al momento fonti ed esemplari. Ringrazio il dott. R. 
Beccaria per i cortesi ragguagli in merito e, più in generale, per osservazioni e suggeri- 
menti inerenti alla complessa materia storica del giornalismo genovese settecentesco. 


20 


sto successivamente alPultimo numero esce un Avviso ai cittadini as- 
sociati al foglio intitolato Avvisi , in cui si annunciano il cambio di ti- 
pografo, di titolo e di struttura, il rincaro del prezzo e l’ingresso di 
un nuovo redattore accanto all’“antico Estensore”, Andrea Corradi 11 . 
La periodicità degli “Avvisi” è settimanale; salvo i casi di rarissime 
uscite quindicinali, come per il n.7-8 del 17 maggio 1777 e il n.40 del 
3 gennaio 1778, costituiscono un’eccezione alla regola soltanto i poco 
frequenti supplementi, divenuti una costante solo dopo la “rivoluzio- 
ne” genovese del 22-23 maggio 1797. Il giornale veniva distribuito ogni 
sabato non festivo; in caso contrario l’uscita era anticipata di uno o 
anche due giorni. I canali di distribuzione erano inizialmente, oltre al- 
la consegna a domicilio per gli abbonati, due ‘botteghini’: quello “del 
Tabacco sotto la Loggia dei Banchi” e quello “degli Avvisi nella stra- 
da Lomellina” diretto da Lorenzo Buscaglia; a partire dalla fine del 
1779 rimarrà soltanto il secondo come punto di vendita, che funzio- 
nerà anche come ricevitore di articoli, avvisi, lettere da parte di priva- 
ti, destinate alla pubblicazione sul giornale 12 . 


11) Cfr. L.MOR ABITO, Il giornalismo giacobino genovese 1797-1799 , Torino, Associa- 
zione Piemontese dei Bibliotecari, 1973: alle pp.36-37 riporta integralmente il foglio 
volante che chiude la pubblicazione degli “Avvisi”. Secondo lo stesso studioso (p. 38), 
indizi probanti permetterebbero di identificare la testata che sostituì il periodico in 
esame nt\Y Amico delle leggi e delle virtù repubblicane , in cui la data del primo nume- 
ro, oltre che lo stampatore, coincidono con quelle de\Y Avviso ai cittadini associati. 
Prima del Morabito altri storici avevano indicato la “Gazzetta Nazionale della Ligu- 
ria” come continuatore degli “Avvisi”: cfr. tra questi R.BOUDARD, Gènes et la Fran- 
ce dans la deuxième moitié du XVlIIe siècle ( 1748-1797 % Paris, La Haie Mouton & C., 
1962, p.407. Boudard — che ha utilizzato ampiamente le notizie degli “Avvisi” per 
i suoi studi su Genova nella seconda metà del Settecento — ha dedicato un intero ca- 
pitolo del volume citato agli “Avvisi”: L'apparition des premieres gazettes , leur ròle , 
leur influence, pp. 40 5-4 12. 

12) In realtà, sin dall’inizio il botteghino di Strada Lomellina aveva l’esclusiva della 
raccolta degli “avvisi” inoltrati dal pubblico per essere pubblicati sul giornale. Inol- 
tre, sugli “Avvisi” del 31/1/1778, in calce alla p.260, si menzionano altri due punti 
di vendita del giornale: la Dogana e la stessa Stamperia degli “Avvisi”. Successivamente, 
in data 26/XII/1778, in fondo alla p.636 vengono menzionati tra i punti di vendita 
i soli due botteghini citati. Le ragioni della cessazione del primo dei due botteghini 
compaiono, sempre sul periodico, in data 20/XI/1779 alla p. 101 1: “Essendo mancato 
il Dispensatore di questi Fogli sotto la Loggia di Banchi si compiaceranno i Signori 
Associati soliti a rilevarli dallo stesso prenderli al Botteghino di Strada Lomellina fino 


21 


Come noto, fino al n.45 (7 febbraio 1778) alla stampa prowederà 
il tipografo Felice Repetto in Canneto; dal n.46 in poi la gazzetta ver- 
rà stampata dagli Eredi di Adamo Scionico, che ebbero sede fino al 
9 gennaio 1796 “sulla piazza di S.Lorenzo” e successivamente (dopo ri- 
petute richieste per un sito adatto pubblicate sullo stesso giornale) “nella 
Strada di Scurreria la vecchia in vicinanza deir Archivolto di S. Gio. il 
Vecchio rimpetto al Num.84” 13 . Direttore della stamperia degli Eredi di 
Adamo Scionico ed unico redattore degli “Avvisi” era Andrea Corradi 14 . 

Gli “Avvisi” sono la sola gazzetta a stampa genovese di questo 
periodo a tutt’oggi conosciuta (naturalmente questa esclusiva è mante- 
nuta solo fino al maggio del 1797), testimone fedele — anche se politi- 
camente censuratissimo — della vita cittadina e degli interessi cultura- 
li, oltre che sociali, della classe dirigente genovese cui prevalentemen- 
te si indirizzava 15 . I limiti del giornale sono stati sottolineati troppe 


a che siasi rinvenuto chi faccia le di lui veci/’ Il botteghino di Strada Lomellina reste- 
rà unica rivendita fino alla cessazione degli “Avvisi”. 

13) “Avvisi”, 9/1/1796, p.16. Secondo N.CALVINI, Uno sguardo alla tipografia geno- 
vese del *700. Una famiglia di stampatori: gli Scionico , in “La Berio”, 13 (1973), n.2-3, 
pp. 45-63: 54, dopo il Repetto la stampa del giornale venne proseguita prima dal solo 
Adamo Scionico, quindi dagli eredi. 

14) Rileviamo a tal proposito che — come nella maggioranza dei giornali del Sette- 
cento — la redazione degli articoli sugli “Avvisi”, tranne gli ultimi numeri, risulta 
rigorosamente anonima. A tutt’oggi non è stato ancora chiarito da quando ha avuto 
inizio la collaborazione di Andrea Corradi al giornale. Questi uscirà allo scoperto fir- 
mando per la prima volta una nota sugli “Avvisi” non a caso solo a rivoluzione avve- 
nuta, in data 17/VI/1797, p.192. Cfr. L. MORABITO, op. cit ., p.33 e A. PETRUCCIANI, 
Il libro a Genova nel Settecento. I. L'Arte dei Librai dai nuovi Capitoli (1685) alla cadu- 
ta della Repubblica aristocratica ( 1797 % in “La Bibliofilia”, 92 (1990), n.l, pp. 41-89: 
46-47, nota 14; qui Petrucciani precisa che Andrea Corradi — oltre ad essere anche 
redattore dell’almanacco “L’Antiquario” — fu successivamente, all’inizio dell’Otto- 
cento, direttore della Stamperia Caffarelli. Petrucciani promette inoltre a breve sca- 
denza il completamento della sua ampia indagine sulla “libreria” genovese del Sette- 
cento; a questo studio si rimanda per tutti i particolari in merito al ruolo degli “Avvi- 
si” nella circolazione commerciale libraria del secondo Settecento e per il problema 
della censura nella Repubblica di Genova come fattore determinante nella caratteriz- 
zazione ed evoluzione dell’editoria locale e nella diffusione di volumi “esteri”. 

15) La mancanza di un’informazione politica in una gazzetta del '700 non deve certo 
stupire: M.BERENGO, nell’introduzione a Giornali veneziani del Settecento , Milano, 
Feltrinelli, 1962, p.X, ha sottolineato come “nell’Italia dell 'ancien regime e sino al- 
l’immediata vigilia della Rivoluzione, non si [può] parlare di stampa politica”. Per 


22 


volte per dover essere qui ripresi 16 . Precisiamo tuttavia che la classe 
colta genovese fruiva di altre fonti periodiche provenienti dall’Italia 
e dall’estero, la cui diffusione in Genova è testimoniata dalle stesse pa- 
gine degli “Avvisi” 17 . 

una visione complessiva della censura in Italia nel XVIII secolo cfr. A.MACHET, Cen • 
sure et librarne en Italie au XVIIIe siede , in “Revue des études sud-est europèennes”, 

10 (1972), n.2, pp.459-490. 

16) Qualcuno ha però voluto spezzare una lancia in favore del periodico; cfr. R.BOU- 
DARD, op. cit ., p.411: “Mal imprimés, mal présentés, trop sommairement rédigés les 
“Avvisi” représentaient pour T epoque, et sous cet aspect misérable, la première ten- 
tative d’information publique et par conséquent de progrès.” 

17) Come esempio della diffusione di giornali provenienti da altri stati italiani e stra- 
nieri in Genova, riporto per esteso le notizie che in tal senso appaiono sugli “Avvisi” 
nel solo 1778 (avvertendo che sono copiose anche negli anni successivi): 

- 3/1/1778, p.227: “AVVISI. Al botteghino degli Avvisi si ritroveranno al primo di 
Febbraio venturo i Giornali intitolati il Mercurio Galante di Francia, ed il Giornale 
delle nuove Arti, e Scienze, e belle Lettere. [...] Si ritrova parimente a leggere la gaz- 
zetta d’ Avignone a lir. 5 Annue fuori di tutte le spese.” 

- 9/1/1778, p.233: “Al botteghino degli avvisi ritrovansi due volte il mese i Giornali 
di Firenze intitolati Annali Politici, Civili, e Letterari del secolo 18mo.” 

- 28/11/1778, p.289: “Si propone al Pubblico, che se vi fosse qualche persona, che vo- 
lesse leggere le Gazzette di Firenze, e d’ Avignone, e i Giornali intitolati Le Mercure 
de France : e des Sciences , et des Beaux Arts , pagherà lir. 16 annue. Se si vorrà leggere 
semplicemente quella d’ Avignone, o di Firenze, si pagherà lir. 5 per ciascuna; e per 

11 due giornali lir. 8. Si troveranno ogni settimana al Botteghino degli Avvisi, come 
scorgesi dal Cartello, e si distribuiranno con la maggior esattezza.” 

- 14/111/ 1778, p.307: “ Chi vorrà leggere ogni settimana la Gazzetta d’Europa, che 
si stampa in Londra, potrà averla al Botteghino pagando lire 12. Chi poi vorrà averla 
non per leggerla solo, ma per ritenersela, pagherà lire 30. Una tal Gazzetta nelle cir- 
costanze presenti potrebbe essere delle più interessanti.” 

- 4/IV/1778, p.330: “Si propone la Gazzetta di Firenze intitolata: Notizie del Mondo , 
per lire 25 annue franca d’ogn’altra spesa.” 

- 9/V/1778, p371: “VENDITE.f....] La Gazzetta d’ Avignone, e quella di Firenze per tutto 
Tanno 1778. franca d’ogni spesa a lire 14 per ciascuna. Si avranno colla maggiore prontezza.” 

- 23/V/1778, p.388: “DIMANDE. Vi è persona abitante in una delle nostre Riviere, che 
vorrebbe leggere la Gazzetta di Mantova, associandosi con altri in Città, che già la facesse 
venire, a cui contribuirebbe una ragionevol quota della spesa occorrente per la medesima.” 

- 10/X/1778, p.546: “Chi desiderasse associarsi per il Giornale del Sig. Linguet intito- 
lato: Annales Politiques , Civiles , et Litteraires du dixhuitieme siede s’indirizzi al Botte- 
ghino degli Avvisi [...]”. 

Per quanto riguarda la diffusione in Genova di giornali contenenti specifici inserti 
musicali, riporto il seguente annuncio dagli “Avvisi” del 2/XII/1786, p.371: “Alla 
detta Stamperia [Caffarelli] trovansi alcune copie, onde poter servire li Signori Asso- 
ciati, e chiunque desiderasse di farselo del numero ottavo del libro periodico intitolato: 
Il Giornale delle Dame , e delle mode di Francia , uscito di recente dalle Stampe di Milano, 
che non lascia di esser utile per gli Artisti, e giocoso per le persone di qualità, contenendo 
e nuova musica, e nuovi aneddoti, e nuove invenzioni gradevoli.” 


23 


In ventanni di esistenza solo una volta il giornale sembra attra- 
versare un momento di crisi. In data 8 luglio 1780 18 , infatti, il perio- 
dico annuncia la cessazione delle pubblicazioni: “In questa occasione 
si giudica convenevole di prevenire il Pubblico, che colla fine del cor- 
rente 1780 cesseranno questi Avvisi. Chi volesse rilevarne il jus priva- 
tivo potrà indirizzarsi alla Stamperia , \ La crisi sembra però rientrare 
qualche mese più tardi; il 30 dicembre dello stesso anno 19 leggiamo in- 
fatti: “Per Popportuno eccitamento di alcuni fra Signori Associati, con- 
tinuerà nel venturo anno ad essere stampato, e distribuito il presente 
Foglio d’Avvisi”. E evidente che il successo dell’iniziativa era stato ta- 
le da non permettere una sia pur momentanea cessazione che consen- 
tisse la ricerca di un nuovo editore, costringendo così gli Eredi di Adamo 
Scionico a ritornare sulla loro decisione. 

I caratteri di stampa e più in generale l’aspetto esterno del giorna- 
le appaiono alquanto dimessi. Si aggiunga a ciò la scarsa accuratezza 
nella composizione tipografica, evidenziabile nella costante presenza 
di refusi (in particolare sono frequentissimi gli errori nella paginazio- 
ne). Tali difetti erano evidenti anche agli occhi del lettore antico, se 
nel 1797 l’estensore del citato Avviso ai cittadini associati rilevava: “Al- 
tronde i Cittadini hanno fatto troppo più richiami per la cattiva carta, 
e per il vecchio carattere del medesimo foglio per non compiacerli”. 
Ma ancor prima, nel 1789, in data 24 dicembre 20 era comparso sul 
giornale un annuncio di tenore analogo: “Si assicura intanto, che nel- 
l’anno venturo si eseguirà la Stampa del Foglio suddetto in caratteri 
nuovi, fatti venire espressamente da Firenze”; la promessa effettiva- 
mente sarà mantenuta. 

Anche la struttura del giornale subisce ben poche variazioni. Il ti- 


18) p.216. Qui, come altrove, la trascrizione dalle pagine del giornale è avvenuta fe- 
delmente, ed è quindi comprensiva degli eventuali refusi ed irregolarità sintattico- 
grammmaticali presenti nelPoriginale. Le occasionali integrazioni all’ interno del testo 
sono state inserite tra parentesi quadre. 

19) “Avvisi”, 1780, p.416. 

20) “Avvisi”, 1789, p.414. 


24 


tolo “Avvisi” compare a partire dal n.6 del 3 maggio 1777 21 . Da que- 
sta data inoltre ha inizio la numerazione delle pagine (che parte da 45, 
in quanto tiene conto delle precedenti pagine non numerate); dal n.7-8 
del 17 maggio 1777 il numero delle pagine si stabilisce definitivamente 
ad otto, restando pressoché invariato sino alla cessazione delle pubbli- 
cazioni. I 52 numeri annuali comprendevano un numero di pagine va- 
riabile tra 408 e 452 (ma la numerazione, come abbiamo visto, è infi- 
ciata da frequenti refusi). 

Nella loro veste definitiva, interna ed esterna, — acquisita solo con 
il passaggio alla stamperia degli Eredi di Adamo Scionico — gli “Avvi- 
si” sono così strutturati: due parti, di solito di uguale numero di pagi- 
ne, la prima delle quali vera e propria “gazzetta” cittadina, la seconda 
contenente le Notizie enciclopediche. Queste erano “tratte dai princi- 
pali Giornali d’Europa”, come ci informa una nota pubblicata sugli 
stessi “Avvisi” del 27 giugno 1778 22 . Esse consistono in un caratteri- 
stico miscuglio di trattazioni autenticamente scientifiche e di curiosità 
erudite, unite ad argomenti decisamente più leggeri: dalle notizie di 
geografia si passa a quelle di scoperte scientifiche, quindi alla descri- 
zione di fenomeni astronomici e meteorologici, alle sperimentazioni 
di nuove tecniche agricole, alle recensioni di libri di vario argomento, 
a notizie e necrologi riguardanti personaggi celebri (eruditi, artisti, scien- 
ziati, regnanti), e ancora agli annunci di nuove medicine o terapie per 
la cura delle malattie più diverse, alle note di “avvenimenti ecceziona- 
li” dal vago sapore ciarlatanesco (vegliardi dalPimprobabile età ultra- 
centenaria, fenomeni da baraccone). 

. 

21) Il periodico si era infatti presentato dal suo primo numero con il seguente titolo: 
“[a sinistra dello stemma] N.l FOGLIO/ DI NOTIZIE [nel centro: stemma; a destra 
di questo:] ED AWISI/DIVERSI [sotto lo stemma:] Alli 29.Marzo 1 777”. Il primo 
numero comprende solo quattro pagine; dal secondo compare un supplemento di no- 
tizie (da altri stati italiani e dalPestero) con titolo mutevole, “Supplemento di notizie 
estranee”, poi “Notizie diverse” o “Relazioni diverse”. Si tratta del prototipo delle 
“Notizie enciclopediche”, che prenderanno avvio dal 1778 e che costituiranno la se- 
conda parte del giornale fino al n.22 del 3/VI/1797. Le notizie, inizialmente ripartite 
su due colonne, dal n.23 del 30/VIII/1777 saranno collocate a tutta pagina; indi dal 
31/1/1778 le colonne di stampa torneranno ad essere due. 

22) “Avvisi”, 1778, p.416. 


25 


Simile varietà di argomenti, limitata tuttavia all’area cittadina e più 
in generale al territorio della Repubblica di Genova, è riscontrabile anche 
nella prima parte degli “Avvisi”, la vera e propria gazzetta. Qui, oltre 
alle rubriche di inserzioni messe a disposizione del pubblico (“Affitti”, 
“Vendite”, “Dimande”, “Cercano impiego”, “Roba perduta”, “Roba tro- 
vata”), altri spazi fissi sono dedicati a notizie utili: la rubrica delle “Navi 
entrate in porto” e quella delle “Navi di pronta partenza” ne sono un 
esempio; vi sono inoltre le rubriche dei “Cambi” e delle “Funzioni di 
chiesa”, dalla quale si desumono molti dati sulla musica nelle chiese. 

Gli spazi restanti della gazzetta sono coperti dalle più varie noti- 
zie di cronaca locale: si va dalla descrizione di feste e cerimonie pub- 
bliche ai necrologi, all’arrivo di illustri personalità straniere in Geno- 
va, alle disposizioni del Magistrato dei Padri del Comune, alla pubbli- 
cazione dei regolamenti del Senato e degli editti del Doge , 23 agli elen- 
chi (numerosissimi) di libri disponibili presso librai e stampatori ge- 
novesi (oltre che di quelli acquisiti dalle biblioteche aperte al pubblico), 
fino all’annunzio di rappresentazioni teatrali musicali e non. A questa 
rapidissima e parziale rassegna vanno aggiunte le frequenti lettere da 
parte di anonimi lettori sulle più diverse materie, talora polemiche, 
altre volte contenenti suggerimenti per il miglioramento del giornale. 

Gli “Avvisi” sono perciò un giornale di tipo “misto”: apparten- 
gono sia alla categoria delle “gazzette” sia a quella dei “giornali” eru- 
diti, fanno cioè cronaca e cultura insieme. Nonostante il loro titolo 
dimesso, sono un periodico inteso a rispondere non solo alle esigenze 
di informazione sulla cronaca della città e della Repubblica, ma anche 
ai bisogni culturali dei lettori. Sono in sostanza qualcosa di più di una 
semplice gazzetta, ma qualcosa di meno di un periodico letterario ed 
erudito. La presenza stessa dell’indice per materie, distribuito al ter- 
mine di ciascun anno (in realtà veniva consegnato ai lettori entro i primi 

23) In particolare si noti la pubblicazione del Regolamento per gli Stampatori e Libraj 
sul n.41 degli “Avvisi” in data 9/X/1790, pp.323-326, emanante precise disposizioni 
in materia di censura libraria; altre prescrizioni su analogo soggetto si leggono nel 
n.35, 27/VIH/1796, pp.374-375; cfr. inoltre, a rivoluzione avvenuta, i provvedimenti 
presi dal Governo Provvisorio in materia di stampe e stampatori: “Avvisi”, supple- 
mento al n.26, martedì ll/VII/1797, p.232 e n.28, 15/VII/1797, p.256. 


26 


mesi dell’anno successivo), 24 rivela che gli “Avvisi” erano concepiti 
come un periodico da conservare, la cui durata si prolungava nel tem- 
po oltre il carattere effimero delle cronache filtrate dalla censura in 
esso contenute. 

La valutazione del giornale da parte degli storici è sempre stata se- 
vera: il giudizio sugli “Avvisi” dovrebbe comunque tener conto della 
limitata libertà di stampa esistente a Genova nella seconda metà del 
Settecento, ravvisabile anche nell’assenza di un’editoria locale 
robusta 25 . A dispetto dei limiti imposti dalla censura (o proprio gra- 
zie a questi), le pagine degli “Avvisi”, come vedremo, testimoniano 
in modo eloquente gli avvenimenti musicali all’interno del tessuto so- 
ciale cittadino. 

A conclusione di queste note segnalo la lista — assolutamente prov- 
visoria — delle collezioni degli “Avvisi” da me conosciute. Nessuna 
di esse purtroppo è completa 26 . 

Genova 

- Biblioteca Civica Berio (F.Ant.Gen.C.127): conserva le annate 1780, 
dal 1789 al 1792 e dal 1794 al 1795; 

- Biblioteca Universitaria (Giorn.5): conserva le annate dal 9 gennaio 

1778 al 19 agosto 1797. Mancano: n.50 del 14 marzo 1778; n.73 del 

- — — 

24) Solo l’indice del 1777 non compare in fondo all’annata relativa, in quanto cumu- 
lato con quello dell’anno seguente. L’indice era stato sollecitato anche dai lettori del 
giornale: “Lo avere ricevuto altra lettera, che gentilmente ci esorta a pubblicare un 
Indice delle principali materie contenute ne’ nostri fogli, ci obbligherà a profittar ben 
volentieri a suo tempo dell’avviso” (“Avvisi”, 20/VI/1778, p.410). 

25) Sull’argomento si veda lo studio cit. di A. Petrucciani alla nota 14. 

26) Non ho indicato la presenza di eventuali doppioni all’interno della medesima 
fonte. Le copie da me utilizzate sono state quelle delle biblioteche Berio, Franzoniana 
ed Universitaria di Genova e della Civica di Savona. Oltre che dallo spoglio diretto 
dei cataloghi delle biblioteche, le fonti sono state ricavate dai seguenti repertori: 
Catalogo collettivo dei periodici delle biblioteche piemontesi , 2 voli., Regione Piemonte, 
Assessorato alla Cultura, s.d.; Catalogo collettivo dei periodici delle biblioteche civiche 
di Genova , a cura di R.Beccaria, 4. ed., Genova, Comune di Genova, 1989; Catalogo 
collettivo nazionale delle pubblicazioni periodiche , Roma, Consiglio Nazionale delle 
Ricerche-Istituto di Studi sulla Ricerca e Documentazione Scientifica, 1990; Catalogo 
collettivo dei periodici di biblioteche della Liguria , Genova, Associazione Italiana 
Biblioteche-Sezione Ligure, 1991. 

27 


% 22 agosto 1778; n.140 del 4 dicembre 1779; n.33 del 14 agosto 1790; 

- Biblioteca delPlstituto Mazziniano (Per.A.55): possiede le annate 1783 
(lacunosa) e 1797; 

- Biblioteca Franzoniana (XLI C 3-1-20): possiede le annate dal 1777 
al 1796; 

- Biblioteca Civica G.L.Lercari: possiede le annate dal 1786 (con que- 
sta è rilegato l’ultimo numero del 1785, datato 31 dicembre) al 1796. 
Savona 

- Biblioteca Civica A.G.Barrili (IV.F.17): sono conservate le annate dal 
1778 al 1795. 

Fuori dalla Liguria, ho notizia di un’altra collezione: 

Vercelli 

- Biblioteca Civica: sono conservate le annate 1787 (incompleta) e 1790. 


2. Gli “Avvisi” come documento della vita musicale nella seconda metà 
del Settecento a Genova e altrove 17 

a. Premessa 

Di fronte alla ricchezza di dati sulla musica in Genova che emerge 
dalla lettura degli “Avvisi” non si può non rimanere stupiti di quanto 
nel Settecento a Genova, così come nelle altre città degli stati italiani, 
la musica fosse sempre presente a caratterizzare e scandire i diversi mo- 
menti del vivere cittadino. Anche la puntuale registrazione da parte 
del redattore del giornale dell’intervento della musica nelle più diver- 
se circostanze (dall’incoronazione del Doge alle feste religiose e profa- 


27) Altri studiosi in passato hanno utilizzato in modo non sistematico gli “Avvisi” 
come fonte per la storia musicale genovese settecentesca; tra questi cfr.: L.T.BELGRA- 
NO, Delle feste e dei giuochi dei genovesi. Dissertazione seconda , in “Archivio Storico 
Italiano”, 15 (1872), pp.417-477 e 18 (1873), pp.112-137; L.A.CERVETTO, Il Natale, il 
Capo d'anno e l'Epifania nell'arte e nella storia genovese , Genova, A. G. Lanata, 1903; 
E.FRASSONI, op.cit .; N.Giuliani, Prospetto cronologico metodico di un nomenclatore 
letterario ligustico , Genova, C.Marro e Comp., 1885 (che il Giuliani abbia utilizzato 
come fonte gli “Avvisi” è evidente dai riferimenti e dalle notizie riportate; come no- 
to, egli non cita le fonti da cui trae i dati pubblicati). 


28 


ne, pubbliche e private) sottolinea come l’elemento musicale fosse con- 
siderato un fattore decisivo per sollecitare l’interesse del pubblico e come 
la sua presenza fosse particolarmente richiesta nelle occasioni pubbli- 
che. La musica non è soltanto ornamento della quotidianità, ma fa an- 
che parte integrante del gusto delPepoca. In questo senso va letta la 
presenza continua di avvenimenti esclusivamente musicali, che le pa- 
gine degli “Avvisi” registrano costantemente. Le accademie musicali 
in teatri, palazzi, luoghi sacri, le rappresentazioni di drammi seri ed 
opere buffe in ogni stagione dell’anno, gli entusiasmi per questo o quel- 
l’artista di passaggio (cantante o virtuoso di strumento), ma anche la 
presenza in città dei tanti addetti alla musica (dagli insegnanti ai copisti, 
musicisti, venditori e costruttori di strumenti musicali), fino alle recen- 
sioni di testi inerenti alla musica e alle discussioni su problemi di teoria 
musicale e acustica del suono, tutto concorre a rendere l’immagine del- 
la vita musicale settecentesca pienamente rispondente alle descrizioni che 
di Genova hanno lasciato i viaggiatori stranieri del tempo 28 . 

In particolare, per Genova si coglie una continuità che — attraver- 
so il ripetersi dei luoghi, delle occasioni, quali piccole e grandi feste 
religiose e ricorrenze pubbliche — lega saldamente la tradizione musi- 
cale del Settecento a quella dei secoli precedenti. A titolo di esempio 
citiamo la più classica delle cerimonie cittadine, quella biennale di in- 
coronazione del Doge, con il suo secolare rituale nel quale la musica 
aveva una collocazione precisa ed immutabile: 

“Dopo pranzo di lunedì, 6. corr. [ 6 febbraio 1792] seguì nella gran Sala del 
R.Palazzo l’Incoronazione del Ser[enissi]mo Michel Angiolo Cambiaso Doge 
della Ser[enissi]ma Repubblica coll’intervento de’ Ser[enissi]mi Collegi, della 
Nobiltà d’ambi i Sessi, e di altri qualificati Personaggi che trovansi in questa 
Capitale [...]. Appena fu dato il consueto segnale dell’augusta funzione si fe- 
cero replicate scariche della moschetteria del Regg. Tedesco R.Palazzo, e del- 
l’artiglieria posta sulle mura verso il mare [...]. Ad accrescere intanto la solen- 
nità del maestoso spettacolo, una numerosissima orchestra de’ più scelti Pro- 


28) Cfr. R.BOUDARD, op. cit . , pp.274-313: III.Les impressions des voyageurs frangais 
e capitoli successivi. 


29 


fessori di strumenti d’arco, e da fiato fece sentire le più gradevoli sinfonie; 
essendosi infine conchiusa con una applaudita Orazione recitata dal Patrizio 
Girolamo Staglieno. Nel susseguente Martedì sul mezzo giorno Sua Serenità 
unitamente a’ Ser[enissi]mi Collegi, e col solito accompagnamento numero- 
sissimo si trasferì alla Metropolitana, dove assistette al Divino Servizio cele- 
brato pontificalmente dall’Ill[ustrissi]mo e Reverendissimo Monsignor Ar- 
civescovo. Riscosse l’universal gradimento l’Orazion Panegirica [...]. Riuscì 
similmente di comune soddisfazione la musica, che non poteva essere nè più 
scelta, nè più adattata alla maestà del luogo, e della circostanza; di cui è stato 
Compositore il celebratissimo Maestro Signor Mariani 29 . Dopo la Messa si 
restituì il Serenissimo al R. Palazzo dove stava preparato il Ducale Banchetto 
nella Sala del Gran Consiglio per 320 coperti [...]. Fu servito il pranzo con 
tutta la maggiore squisitezza e buon gusto, e rallegrato incessantemente da 
piacevoli concerti di musica strumentale” 30 . 

Un’altra occasione speciale era la tradizionale festa annuale del 12 


29) Da notare come Lorenzo Mariani (che all’epoca aveva 73 anni; poco più di un 
anno dopo, il 23/111/ 1793 comparirà sugli “Avvisi” il suo necrologio) non era mae- 
stro di cappella titolare della cattedrale di San Lorenzo a Genova (era stato eletto a 
questa carica, nel marzo 1790, Stefano Viganego; cfr. “Avvisi”, 6/111/ 1790, p.73). Se- 
condo un’abitudine invalsa nel duomo di Genova, infatti, in occasione di importanti 
cerimonie religiose veniva chiamato un maestro forestiero di particolare rinomanza 
a comporre la musica. Tale prassi non aveva mancato di suscitare proteste; cfr. in pro- 
posito: L.LEVATI, I Dogi di Genova dal 1699 al 1797 e vita genovese negli stessi anni , 
4 voli., Genova, Tipografia della Gioventù, 1912-1916, vol.IV, p.267: Levati cita un 
anonimo biglietto polemico del 1780 conservato nell’Archivio di Stato di Genova (Di- 
versorum , filze 337-339) in cui si fa esplicito riferimento proprio all’occasione della 
cerimonia di incoronazione del Doge: “Eppure in S.Lorenzo è occorso qualche volta 
l’inconveniente nelle funzioni dell’incoronazione del Ser.mo Doge... di vedervi desti- 
nato a detta funzione altro soggetto a pregiudizio del M. di Cappella della Metropoli- 
tana”. Avvertiamo che, come verrà più avanti chiarito, maestro di cappella in S.Lo- 
renzo nel 1780 (alla data cioè del biglietto anonimo) era l’abate Giacomo Carbone. 

30) “Avvisi”, 11/11/1792, p.41. Descrizioni di tenore analogo anche se più brevi — 
relative sempre ad incoronazioni del Doge — compaiono in altri luoghi degli “Avvi- 
si”: cfr. 30/VIII/1777, p.177 (autore della musica eseguita in duomo: Gaetano Isola); 
11 e 18/IX/1779, p.930 e p.937 ; 29/XI/1783, p.377; 10/XH/1785, pp.413-414; 
l/XII/1787, p.377; 16/1/1790, p.17 (compositore e direttore della musica in duomo: 
Francesco Gnecco); 3/V/1794, pp. 137-138. Sulla descrizione del cerimoniale di inco- 
ronazione del Doge (con riferimenti alla musica) cfr. C.G.RATTI, Descrizione delle Pit- 
ture , Scolture e Architetture ecc. che trovansi in alcune Città y Borghi , e Castelli Delle Ri- 
viere dello Stato Ligure ..., Genova, presso Ivone Gravier, 1780, pp. 127-130. Si confronti 
invece, per quanto riguarda la prassi antica, la descrizione dei cerimoniali per l’inco- 
ronazione dogale in M.R. MORETTI, Musica e costume a Genova tra Cinquecento e Sei- 
cento , Genova, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, 1990, p.21 e nota 37 di p.197. 


30 


settembre “in memoria delPUnione seguita nel 1528”, in cui era com- 
memorata la liberazione della Repubblica di Genova dalla soggezione 
alla Francia; tale ricorrenza era ricordata dal 1529 31 . Nelle pagine de- 
gli “Avvisi” ricorre menzione di questa festa, celebrata sempre con 
il medesimo cerimoniale: 

“Domenica p.p. [12 settembre 1779] ricorrendo nel giorno medesimo due so- 
lennità, che si sogliono celebrare colla maggior pompa e splendidezza, la fe- 
sta cioè del SSmo Nome di Maria, e la memoria delPUnione seguita nel 1528, 
i Ser[enissi]mi Collegi si portarono in questo Duomo di S. Lorenzo, dove as- 
sistettero alla gran Messa cantata con scelta musica, e alPOrazione recitata 
con molta eloquenza dal signor Ab.Pezzi ,,32 . 

I luoghi indicati dagli “Avvisi” come sede di manifestazioni musi- 
cali hanno in gran parte una tradizione secolare: quasi tutte le istitu- 
zioni religiose e laiche menzionate come luoghi della musica da Maria 
Rosa Moretti nel suo recente volume sulla musica a Genova tra Cin- 
que e Seicento 33 appaiono puntualmente nelle cronache musicali cit- 
tadine fornite dagli “Avvisi”. Nelle pagine che seguono verrà offerto 
un quadro (necessariamente parziale, data la ricchezza dei riferimenti 
presenti nel periodico) della vita musicale genovese e delle notizie mu- 
sicali relative ad altri centri italiani e stranieri. 

La conoscenza puntuale degli avvenimenti musicali che interessa- 
rono le istituzioni genovesi nel secondo Settecento potrà inoltre con- 


31) Cfr. M.R. MORETTI, op. cit ., p.24 e in particolare nota 56, p. 198. 

32) “Avvisi”, 18/IX/1779, p.937. Altre registrazioni della medesima ricorrenza festi- 
va si trovano in “Avvisi”, 5/IX/1778, p.508; 7/IX/1781, p.284; 13/IX/1783, p.289; 
13/IX/1788, p.289; 12/IX/1789, p.290; 18/IX/1790, p.297; 17/IX/1791, pp.289 (rec- 
te : 297-298. In quella del 1790 troviamo il resoconto, con ricchezza di particolari, dei 
festeggiamenti della vigilia: “Dopo pranzo di sabato 11 corrente, dal Reggimento Te- 
desco R.Palazzo si eseguirono bravamente, e colla maggiore esattezza alcune delle prin- 
cipali evoluzioni militari, solite farsi in ogn’anno intorno al Palazzo deH'illustrissimo 
ed Eccellentissimo Signor Principe Andrea D’Oria Panfilj, per rinnovare con pubbli- 
che dimostrazioni di giubbilo la memoria delPunione seguita nel 1528.” 

33) Si tratta del volume già menzionato per esteso alla nota 30; in particolare si veda- 
no il capitolo dedicato al duomo di Genova (pp.71-107) e quello intitolato Chiese Ora- 
tori e Monasteri. Musica e liturgia (pp. 109-145). 


31 


tribuire a svelare (anche se solo parzialmente) il mistero che circonda 
a tutt’oggi Porigine di gran parte dei fondi musicali antichi conservati nel- 
la biblioteca del Conservatorio “N.Paganim” di Genova. Per fare solo un 
esempio relativo alPoratorio di S.Filippo Neri, in data 24 dicembre 
1796 34 gli “Avvisi” riferiscono delP esecuzione di un oratorio musicale, 
Il Trionfo di Gitiditta di Pietro Alessandro Guglielmi, la cui partitura ma- 
noscritta è effettivamente conservata nella biblioteca del Conservato- 
rio 35 ; ebbene, alla luce di questa notizia, acquista un margine di fonda- 
tezza l’ipotesi che la partitura provenga dall’archivio musicale dei PP. 
Filippini, la cui esistenza è accertata, ma del quale oggi non resta traccia. 

b. La musica nelle chiese e negli oratori di Genova 

Come già accennato, almeno fino al 1789, buona parte delle centi- 
naia di indicazioni relative a feste religiose con musica si incontrano nella 
rubrica intitolata “Funzioni di chiesa”. Dopo i primi mesi del 1790 es- 
sa viene soppressa, ma non per questo gli annunci di feste religiose con 
musica vengono a mancare. I dati riportati in queste brevi comunica- 
zioni sono in maggioranza estremamente circoscritti: si indicano, oltre 
alla chiesa o alPoratorio e al Santo cui è dedicata la festa, la presenza 
della musica (rari sono gli avvisi di feste religiose ove non si faccia cen- 
no a questa componente evidentemente essenziale) ed eventualmente i 
nomi del maestro di cappella e del predicatore chiamati per l’occasione. 

Come risulta dalla lista delle chiese e degli oratori ricavata dallo 
spoglio di queste notizie, quasi tutti i luoghi sacri di Genova erano 
sede di manifestazioni religiose con musica. Stupisce semmai l’assenza 
di alcune significative chiese parrocchiali, quali S. Maria Assunta di Ca- 
renano (gentilizia della famiglia Sauli, orgoglio architettonico della Ge- 
nova settecentesca), S.Luca (gentilizia degli Spinola e dei Grimaldi), 
S.Torpete (gentilizia della famiglia Cattaneo) 36 . 


34) “Avvisi”, 1796, p.510. 

35) segnatura B.6b. 34/35. 

36) In particolare lascia perplessi il “silenzio” sull’attività musicale della chiesa di 
S.Maria di Carignano. Il Ratti, ad esempio, ne menziona l’organo con termini elogia- 
tivi per lui inusitati: “L’organo per ultimo è uno de’ più armoniosi d’Italia avendo 


32 


Nel gruppo delle chiese ove Fattività religiosa con musica appare 
dagli “Avvisi” particolarmente intensa, figura naturalmente la catte- 
drale S.Lorenzo. Significativi al proposito sono alcuni cenni ad esecu- 
zioni musicali degli stessi preti della Massa di San Lorenzo in chiese 
diverse dal duomo: in data 4 novembre 1778 essi sono impegnati nella 
chiesa di San Filippo Neri in occasione della festa di San Carlo; il 25 
aprile 1779 li troviamo invece dalle Monache di S.Andrea per la “festa 
del Patrocinio di San Giuseppe con musica in canto fermo delli RR. 
Preti di S.Lorenzo” 37 . 

Se dagli impegni musicali non professionistici dei religiosi di San 
Lorenzo ci inoltriamo invece a considerare quelli dei musicisti della 
cattedrale, e in particolare del maestro di cappella, si deve riconoscer- 
ne la straordinaria operosità ed il vorticoso susseguirsi di incombenze 


quantità di voci e registri tanti, che difficilmente si trova chi tutti li sappia sonare”; 
cfr. C.G.RATTI, Instruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura y 
scultura ed architettura , [ 1 .ed.], Genova, Paolo e Adamo Scionico, 1766, p.67; [2. ed.] 
Genova, Ivone Gravier, 1780, p.87. Sulle parrocchie gentilizie di Genova (fenomeno 
peculiare di pochissime città italiane) cfr. L.M.De BERNARDIS, Le parrocchie gentilizie 
di Genova, , in La Storia dei Genovesi. Atti del Convegno di Studi sui ceti dirigenti nelle 
istituzioni della Repubblica di Genova (Genova 6-7-8 novembre 1981), Genova, Asso- 
ciazione Nobiliare Ligure, 1982, pp. 199-2 17. Delle otto parrocchie gentilizie menzio- 
nate dal De Bernardis (escludendo quella di S.Paolo estintasi agli inizi del Seicento) 
a parte le tre viste, le restanti quattro (San Matteo dei Doria, San Pancrazio dalla fine 
del *500 solo della famiglia Pallavicino, San Benedetto dei Doria in Fassolo, Santissi- 
ma Annunziata del Vastato dal 1783 al 1800 dei Lomellini Tabarca) compaiono rego- 
larmente tra le chiese dove si svolgevano funzioni religiose con musica. 

37) Cfr. per il primo annunzio “Avvisi”, 31/X/1778, p.571, per il secondo “Avvi- 
si”, 24/IV/1779, p.771. Altri riferimenti ad esecuzioni musicali dei Preti della Massa 
di S.Lorenzo (all’interno della cattedrale) si incontrano in “Avvisi”, 10/1/1795, p.10 
e 13/11/1796, p.49 in relazione a due riti funebri; nel secondo caso si parla esplicita- 
mente di una “Messa di Requie [...] celebrata la mattina de’ 10 coll’accompagnamento 
di ben intesa musica vocale, eseguita da’ Rew. Preti”. Con tutta probabilità comun- 
que, siamo di fronte ad esecuzioni di solo canto liturgico cristiano, come appare chia- 
ramente dall’annunzio pubblicato sugli “Avvisi” del 1779 citato sopra. Ricordo inol- 
tre, accanto a questi frammenti di attività musicale dei sacerdoti della Massa di S.Lo- 
renzo, come nel secondo Settecento uno di loro, Lazzaro Merea (1746-1823) fu certa- 
mente compositore. Nell’Archivio Capitolare della cattedrale sono a tutt’oggi conser- 
vati alcuni mss. contenenti musiche sue, tutte sacre; su una di queste — una 
Lamentazione del Giovedì Santo a due voci maschili in MS.C/42 — compare tra l’al- 
tro il riferimento “ad uso/De Preti della Massa di S.Lorenzo”. Rimando in proposito 
al mio studio II fondo musicale dell'Archivio Capitolare del duomo di Genova , Genova, 
Associazione Italiana Biblioteche-Sezione Ligure, 1990, pp. 55-57. 


33 


musicali nelle diverse istituzioni, civili e religiose, cittadine. Titolare 
di questa carica nella cattedrale per buona parte del periodo di uscita 
degli “Avvisi” era l’abate Giacomo Carbone (talora indicato con il di- 
minutivo “Carbonino”) detto “di Tasso”; Pappellativo, derivato dal- 
la località nei pressi di Uscio della quale era evidentemente originario 
serviva a distinguerlo da un musicista omonimo che operava contem- 
poraneamente a Genova, l’abate Carlo Ambrogio Carbonino, anch’e- 
gli attivissimo organizzatore della musica in diverse chiese genovesi e 
maestro al cembalo nel Teatro S.Agostino di Genova. Gli “Avvisi” 
registrano l’attività di Carbone di Tasso, oltre che nella cattedrale, in 
altre quattordici chiese cittadine e due oratori; sue notizie compaiono 
in modo continuativo dal 21 marzo 1778 al 1 novembre 1783; poi cala 
improvvisamente il silenzio sulla sua attività musicale (forse in seguito 
a malattia), interrotto solo dall’annuncio, dato il 6 marzo 1790, della 
sua morte e dell’elezione di Stefano Viganego a suo successore nella 
carica di maestro di cappella del duomo 38 : 

“Lunedi, primo corrente [1 marzo 1790], nella Metropolitana si celebrarono 
solennemente l’esequie al fu Maestro di Cappella Signor Giacomo Carbone 
passato all’altra vita nel sabato precedente [27 febbraio 1790]. Intervennero 
alla lugubre funzione tutti i Professori da canto e da suono, per onorare così 
la memoria dell’estinto Collega. Alla carica per tal morte vacante di Maestro 
di Cappella in detta Metropolitana, è stato eletto il Signore Stefano Viganego 
dal Patrizio Bartolommeo Fieschi, che ne ha il giuspatronato” 39 . 

Scorrendo le pagine degli “Avvisi”, si rileva però come, a parte 
il maestro di cappella fisso, altri musicisti erano chiamati occasional- 
mente a comporre musiche da eseguirsi in duomo. Oltre ai maestri 
di cappella già menzionati per l’incoronazione dogale 40 , vediamo re- 


38) “Avvisi”, 1790, p.73. 

39) Alla nota 29 ho già accennato alla presente elezione. Inoltre, nello studio già cita- 
to Il fondo musicale dell'Archivio Capitolare ho pubblicato, a fronte di p.65, il facsimi- 
le della pagina degli “Avvisi” ove compare l’annunzio della morte e della sostituzio- 
ne di Giacomo Carbone. 

40) S’intendono i maestri Lorenzo Mariani, Gaetano Isola, Francesco Gnecco. Agli 
ultimi due si è accennato alla nota 30, cui si rimanda. 


34 


gistrata sugli “Avvisi” del 22 settembre 1781 un’altra importante fun- 
zione in duomo cui parteciparono le personalità pubbliche più ragguar- 
devoli di Genova e dove il maestro di cappella della cattedrale venne 
sostituito da un musicista esterno: 

“Domenica 16 corrente il Ser[enissi]mo Doge coi Ser[enissi]mi Collegi e nu- 
merosissimo seguito di Nobiltà si portarono nella Chiesa Metropolitana di 
S.Lorenzo ad assistere alla gran Messa, che fu celebrata pontificalmente dal- 
rill[ustrissi]mo e Reverendissimo Monsignore Nostro Arcivescovo. [...] La 
Musica che fu nuova composizione del Maestro di Cappella Sig. Luigi Cerro 
ed eseguita da scelta numerosa orchestra a doppio coro, riportò la comune 
approvazione.” 

Sempre Luigi Cerro — allievo di Padre Martini, maestro di cap- 
pella in diverse chiese a Genova e nel Ponente ligure, attivo come mae- 
stro al cembalo presso il Teatro di Sant’Agostino 41 — è ricordato in 
un’altra nota degli “Avvisi” dell’aprile 1789 42 come compositore di 
musiche eseguite in duomo: “Nella Chiesa Metropolitana di S.Loren- 
zo Sabato Santo si canterà la Profezia duodecima Nabucco, da sei voci 
con strumenti da fiato composta dal Signor Luigi Cerro Accademico 
Filarmonico, circa le ore dieci”. E opportuno notare come, tra le non 
molte composizioni attualmente reperibili di questo autore, quella men- 
zionata sopra risulti assente. 

L’evento musicalmente più importante che interessò la cattedrale 
negli anni ’80 del Settecento fu certamente la festa di S.Lorenzo, il santo 
titolare del duomo, celebrata il 10 agosto 1785, “con musica del cel. 
Maestro di Cappella Sig.Giuseppe Haydn Tedesco, eseguita da scelti 
Professori” 43 . Oltre alla festa di S.Lorenzo e a quella dell’Unione, 
precedentemente menzionata, le cerimonie religiose con musica più im- 
portanti svoltesi in duomo, segnalate talora con cadenza annuale dagli 
“Avvisi”, sono quelle di S. Giovanni Battista (24 giugno), del SS.No- 


41) Indicazioni biografiche relative a Luigi Cerro sono riportate nello studio già cita- 
to Il fondo musicale , pp.28-33. 

42) “Avvisi”, 4/IV/1789, p.106. 

43) “Avvisi”, 13/VIII/1785, p.277. 


35 


me di Maria (di solito la seconda domenica di settembre), POttava del 
Corpus Domini (con processione e vespro in musica), i Vespri in mu- 
sica nella vigilia della festa dell’ Assunta (14 agosto). 

Se dal duomo ci spostiamo alle altre chiese genovesi menzionate 
dagli “Avvisi”, alcune particolarità sono subito rilevabili. Tra queste 
appare significativo (anche se niente affatto inusitato per quest’epoca) 
l’impiego occasionale in cerimonie liturgiche dei cantanti di passaggio 
a Genova, impegnati nel contempo nelle rappresentazioni operistiche 
presso i teatri genovesi 44 . Evidentemente, le contaminazioni teatrali 
nella musica di chiesa del tempo si erano estese non soltanto all’aspet- 
to stilistico musicale, come più volte rilevato nei dibattiti sull’argomento, 
ma anche alle stesse figure professionali, in un interscambio continuo 
tra sacro e profano. Nel secondo Settecento l’elemento musicale lega- 
to alla funzione liturgica, se da una parte subisce una decadenza quali- 
tativa, dall’altra acquisisce una notevole importanza sociale, divenen- 
do una componente irrinunciabile delle affollate cerimonie liturgiche 
religiose del tempo. Si legge negli “Avvisi”: 

“Domenica, 14 corrente [14 luglio 1782], nella Chiesa de’ MM.RR.PP. di 
S.Agostino si celebra la Festa di N.Sig. del Buon Consiglio con Messa solen- 
ne in musica, intervenendovi il primo Soprano del Teatro, ed il Sig. Giaco- 
mo David Tenore; ambi canteranno il mottetto, e vi sarà parimente concerto 
di violino. Maestro di cappella il Sig. Gaetano Isola” 45 . 

Effettivamente, Giacomo David era al momento scritturato nella 


44) Si veda a titolo d’esempio il seguente annunzio: “Detto giorno [25 maggio 1780] 
nella chiesa di S.Filippo Neri si faranno i primi Vespri di detto Santo in musica, a 
di 26. poi se ne celebrerà la festa con musica mattina, e sera e Panegirico alla mattina 
vi saranno i musici dell’Opera: Maestro di Cappella il Signor N.N.” (“Avvisi”, 
20/V/1780, p.154). Analogo “Avviso” si riscontra in data 5/V/1781, p.138. Il trasfe- 
rimento di cantanti dall’Opera agli edifici sacri era consuetudine tradizionale in Ge- 
nova. Per il secolo precedente, M.R. Moretti menziona le esecuzioni musicali dei Fe- 
biarmonici di passaggio a Genova, nel corso di cerimonie liturgiche; cfr. M.R.MO- 
RETTI, op.cit ., pp. 113,132,149. A onor del vero, la presenza di cantanti d’opera nelle 
chiese italiane del Settecento era prassi diffusa ed ordinaria; Genova dunque non fa 
eccezione. 

45) “Avvisi”, 13/VII/1782, p.220. 


36 


stagione della primavera 1782 al Teatro di S. Agostino 46 . Otto anni più 
tardi sempre lo stesso David, in compagnia di illustri colleghi, risulta 
ancora una volta impegnato in una funzione ecclesiastica: 

“Detto giorno [domenica, 18 aprile 1790] nella Chiesa Parrocchiale di No- 
stra Signora delle Grazie si solennizzo colla più decorosa magnificenza, e nu- 
merosissimo concorso la festa della Beata Vergine venerata sotto tal titolo; 
essendosi accompagnata la gran Messa da eccellenti Professori da canto e da 
suono; fra* quali il Soprano Sig. Andrea Martini, detto il Senesino, il Tenore 
Sig. Giacomo David, ed il Sig. Angelo Monanni detto Manzoletto secondo 
Soprano dell’Opera” 47 . 

Anche in questo caso, i tre cantanti risultavano presenti, nella sta- 
gione della primavera 1790 del Teatro di S. Agostino, quali interpreti 
del Pirro di Giovanni Paisiello e del Disertor Francese di Francesco 
Bianchi 48 . Nel 1791 almeno sei sono gli annunzi di partecipazioni a 
funzioni liturgiche musicali da parte del sopranista Andrea Martini; 
dal 24 settembre al 1 dicembre egli si trova quindi certamente in Ge- 
nova, per assolvere ai suoi impegni presso il Teatro della Crosa Larga 
di Sampierdarena e in alcune chiese ed oratori della città e dei 
dintorni 49 . Naturalmente questi sono solo alcuni esempi di una con- 


46) Con tutta probabilità il “primo Soprano del Teatro” menzionato nell’annuncio 
è Lucrezia Agujari; era lei infatti l’interprete femminile principale, a fianco di Giaco- 
mo David, dell’opera Giunio Bruto rappresentata al Teatro di Sant’Agostino alla metà 
del 1782, così come appare in “Avvisi”, 22/VI/1782, p.193. Si veda inoltre: E.FRAS- 
SON1, op.cit ., vol.I, p.32. Per quanto riguarda il compositore Gaetano Isola (1754-1813), 
protagonista della vita musicale genovese tra Sette e Ottocento, indicato come mae- 
stro di cappella nella funzione religiosa in oggetto, rimando ancora al mio lavoro II 
fondo musicale cit., pp. 44-54; cfr. inoltre la voce “Isola, Gaetano” (curata dalla sotto- 
scritta e da M.P.McClymon) in The New Grove Dictionary of Opera , edited by Stan- 
ley Sadie, London, Macmillan, 1992, volli, pp. 828-829. 

47) “Avvisi”, 24/IV/1790, p.130-131. 

48) Per l’annuncio dell’opera di Francesco Bianchi sugli “Avvisi” si vedano il n.22 
del 29/V/1790 p.169 e il n.25 del 12/VI/1790 p. 185; per il Pirro si vedano “Avvisi” 
17/IV/1790 pp. 121-122, l/V/1790 p.137, 12/VI/1790 p.185 e 26/VI/1790 p.201. Cfr. 
inoltre E.FRASSONI, op. cit., voi. I, p.41 (riporta solo tre delle date sopra indicate con 
un’imprecisione). 

49) Ecco gli annunzi apparsi sugli “Avvisi” nel 1791 (la datazione è quella del gior- 
nale) relativi ad Andrea Martini e a sue partecipazioni come esecutore in feste religi o- 


37 


suetudine nella quale è ravvisabile un preciso collegamento tra mani- 
festazioni musicali nei teatri e nelle chiese di Genova; casi analoghi 
infatti si verificano, tra gli altri, con i cantanti Michele Neri, Giusep- 
pe Viganoni e Giusto Ferdinando Tenducci 50 . 

Accanto alle manifestazioni musicali menzionate, comprendenti ese- 
cuzioni vocali sacre con accompagnamento di “scelta, numerosa 
orchestra” 51 , altre, sempre nei luoghi sacri di Genova, spiccano per il 


se a Genova: l/X/1791, p.313 (chiesa della SS.Annunziata del Vastato; oltre al Senesi- 
no è menzionato come cantante il tenore Gaetano Scovelli); 22/X/1791, p.337 (chiesa 
parrocchiale di S.Pietro a Cremeno) e p.338 (oratorio di S.Giacomo Apostolo nelle 
Focine); 12/XI/1791, p.362 (oratorio dei SS. Apostoli Pietro e Paolo in strada Giu- 
lia); 3/XII/1791, p.387 (chiesa parrocchiale di S. Andrea; è riportata anche la cronaca 
di un’accademia musicale in casa di Giovanni Rossi, cui Andrea Martini risulta aver 
partecipato insieme alla cantante Luigia Villeneuve) e p.388 (collegiata di N.S. delle 
Vigne). Per quanto riguarda la sua partecipazione alle rappresentazioni nel Teatro della 
Crosa Larga di Sampierdarena cfr. E.FRASSONI, op. cit ., vol.I, p.43. Per il Medonte di 
Sarti (una delle due opere rappresentate a Sampierdarena in quell’anno), Frassoni in- 
dica come riferimento gli “Avvisi” del 24 settembre 1791; in realtà si tratta degli “Av- 
visi” del 22 ottobre 1791 (n.43 p.337), ove si fa esplicito riferimento al 20 ottobre 
come data di rappresentazione dell’opera. 

50) Michele Neri cantò nell’oratorio di S.Filippo Neri di Genova nel 1781 (“Avvi- 
si”, 17/11, p.52), mentre Giuseppe Viganoni fu impegnato nel 1793 nella chiesa prio- 
rale di S.Agnese e nella chiesa di S.Filippo Neri sempre in Genova (“Avvisi”, 18/V, 
p. 153 e 1/VI, p.169). Per quanto riguarda il soprano Giusto Ferdinando Tenducci, 
gli “Avvisi” (5/IX/1789, p.282) lo segnalano in Camogli, alla festa del protettore S.Pro- 
spero, con una breve annotazione elogiativa: “Sovra tutti si distinse il celebre Sig. Giusto 
Ferdinando Tenducci, il quale sarà sempre ammirabile per la sua maniera di cantare, 
tanto applaudita generalmente, che è la più difficile, la più bella, e nel tempo stesso 
la più naturale”. In precedenza, Tenducci era stato scritturato a Rapallo, in occasione 
della festa dell’Apparizione di N.S. di Monte Allegro (“Avvisi”, 1 l/VII/1789, p.218). 
Come noto, pochi mesi dopo il cantante morirà “per insulto apopletico”; cfr. “Avvi- 
si” del 30 gennaio 1790, p.34. Cfr. inoltre la voce “Tenducci, Giusto Ferdinando” 
a cura di R.Fiske e D.E.Monson in The New Grove Dictionary of Opera cit., voi. IV, 
p.689. 

51) Circa l’organico di queste orchestre genovesi, solo saltuariamente abbiamo dagli 
“Avvisi” qualche cenno esplicativo; accertata comunque è la presenza di strumenti 
a fiato accanto agli archi: “Domani, nell’Oratorio de’ Ss. Antonio e Paolo I Erem., 
posto in strada Giulia, si celebrerà con splendida pompa e divota la Memoria de’ Fe- 
deli Defunti. La gran Messa verrà accompagnata da numerosi strumenti da arco e da 
fiato” (“Avvisi”, 17/XI/1792, p.365). Sulla presenza costante dell’orchestra nelle ese- 
cuzioni musicali in chiesa per accompagnare le voci in occasioni religiose particolar- 
mente importanti, non paiono quindi sussistere dubbi; qualora questa mancasse, in- 
fatti, l’estensore degli “Avvisi’’ si premurava di sottolinearlo: “Martedì, 14 d. [14 giu- 
gno 1791] nella Chiesa di Nostra Signora del Garbo; posta sopra Rivarolo [...] seguì 


38 


loro carattere decisamente profano. Si tratta delle molteplici accade- 
mie e più in generale esecuzioni di musica strumentale che caratteriz- 
zavano la vita musicale della città nel Settecento 52 ; le segnalazioni de- 
gli “Avvisi” in proposito, tra il 1780 e il 1796, sono estremamente elo- 
quenti. Fra i più attivi esecutori professionisti di musica strumentale 
nei luoghi sacri di Genova figura il violinista e compositore Giovanni 
Battista Pedevilla (1737 ca. - 1793). La sua reputazione in ambito citta- 
dino come virtuoso di violino era elevatissima: le mansioni ricoperte 
erano infatti quelle di primo violino della musica da chiesa e teatrale 
di Genova, mentre frequenti sono le segnalazioni di sue esecuzioni in 


la dedicazione di una Statua rappresentante la B. Vergine con in braccio il S. Bambino, 
lavoro che fa sempre più conoscere la rara intelligenza dell’egregio Scultore e Accade- 
mico Sig. Francesco Ravaschio.f...] La gran Messa [...] fu accompagnata da sole voci 
de’ più abili Professori senz’altro strumento che l’organo, e diretta dal Sig.Maestro 
Ab. Carlo Ambrogio Carbonino” (“Avvisi”, 18/VI/ 1791, p.205). 

52) Tra coloro che hanno dato un contributo alla conoscenza del Settecento stru- 
mentale e sacro genovese spiccano — oltre a quelli segnalati alla nota 27 — i moltepli- 
ci articoli di MPEDEMONTE pubblicati tra l’altro sulla “Rassegna Dorica” e sul “Gior- 
nale Storico e Letterario della Liguria”; dalla prima rivista si vedano dello studioso 
citato, tra gli altri, i seguenti articoli: I Settecentisti minimi. Matteo Bisso , 4 (1932), 
pp.29-31; Un grande violoncellista dimenticato: Stefano Galeotti , 12 (1941), pp. 1 13-1 17 
e 13 (1942), pp.29-33; Violinisti genovesi prepaganiniani , 11 (1940), pp.100-104. Dalla 
seconda rivista si vedano: Musicisti liguri , n.s. 8 (1932), fasc.I e II, pp.280-287; Pagani- 
niana. L'ambiente musicale genovese nel Settecento. La musica in chiesa , n.s. 13 (1937), 
pp. 244-248 e 14 (1938), fase. II, p. 105-1 14; Paganiniana. L'ambiente musicale genovese 
nel Settecento. La musica da camera , n.s. 15 (1939), pp. 40-53; Paganiniana. L'ambiente 
musicale genovese nel Settecento. Melodramma e oratorio , n.s. 15 (1939), pp. 217-223 e 
16 (1940), pp.24-32. Gli studi di Pedemonte, se sul piano generale hanno il pregio di 
fornire un quadro d’assieme introduttivo al Settecento musicale genovese, in realtà 
risultano nei particolari scarsamente attendibili, in quanto lo studioso non ha mai for- 
nito le fonti da cui ha tratto le sue argomentazioni. In proposito ho potuto individua- 
re quello che può essere considerato il nucleo principale da cui sono scaturite le sue 
indagini; si tratta delle fonti musicali conservate nella Biblioteca del Conservatorio 
“N.Paganini” di Genova di cui Pedemonte fu bibliotecario, e in particolare le indica- 
zioni relative a musicisti, cantanti e specifiche esecuzioni che talora compaiono nei 
mss. musicali. Tali indicazioni risultano di difficile accessibilità in quanto il catalogo 
dei fondi antichi del Conservatorio di Genova curato da S. Pintacuda (Milano, Istitu- 
to Editoriale Italiano, 1966) prevede un indice dei nomi riservato esclusivamente ai 
compositori delle musiche catalogate. Mi permetto infine di rinviare ad un mio prece- 
dente lavoro su un compositore del ’700 strumentale (contenente anche alcuni riferi- 
menti a fonti — “Avvisi” compresi — relative alla musica a Genova in questo perio- 
do): Domenico Balduino: un compositore del ' 700 strumentale genovese in “Quaderni 
dell’Istituto di studi paganiniani”, 5 (1989), pp. 67-76. 


39 


qualità di solista 53 . La sua morte, provocata da un incidente “sul la- 
voro”, ha qualcosa di fatale: 

“Martedì, 19 corr. [19 marzo 1793], nella Chiesa Priorale di S. Sabina mentre 
si era sul momento di celebrarvisi la gran Messa in onore del Patriarca s.Giu- 
seppe, rovinò sgraziatamente una delle orchestre innalzata per tal funzione; 
rimanendo per la rovina ferito in testa il Sig. Giambatista Pedevilla; precipi- 
tato dal palco. Non diede egli più altro segno di vita che quello di un affan- 
noso respiro, finché verso le ore sei di sera lasciò di vivere in età d’anni 56. 
Per questa morte i Filarmonici han fatto una gran perdita. Era egli il primo 
Violino della Capitale; essendosi nella maestrìa singolarissima del suono atti- 
rata meritamente la stima ed ammirazione di tutti i Conoscitori, e dello stes- 
so celebratissimo Sig. Nardini stato di lui Maestro; che in più occasioni si 
diffuse ne’ più giusti sincerissimi elogj a riguardo di sì eh. Professore; in cui 
risplendeva non meno una modestia poco comune. Questa rovina recò pure 
dei danni sebbene di piccola conseguenza ad altri Profess. e Dilettanti, ne ri- 
portarono delle contusioni, e leggeri laceramenti. Questa matt. [23 marzo] 
tutt’i Profess. da canto e da suono han voluto onorarne la memoria coll’in- 
tervenire alle solenni di lui esequie state celebrate nella Basilica di S.Siro de’ 
Rew. PP. Teatini, accompagnando la gran Messa, ed implorandone dal mise- 
ricordioso Signore gli eterni riposi” 54 . 

In questa, come in altre testimonianze, appare significativa la pre- 
senza di esecutori dilettanti accanto a professionisti nelle orchestre al- 


53) Si rimanda all’indice dei nomi posto in Appendice per la segnalazione di tutti 
i luoghi degli “Avvisi” ove Pedevilla è ricordato. Aggiungo che, per quanto riguarda 
la sua attività di compositore, si segnala nell’Archivio musicale Doria Pamphilj di Ro- 
ma la presenza di due mss. (di probabile origine genovese) di musiche sue per archi 
(in realtà due raccolte di minuetti); cfr. C.ANNIBALDI, L’Archivio musicale Doria Pam- 
philj: saggio sulla cultura aristocratica a Roma fra 16° e 19° secolo (I), in “Studi Musica- 
li”, 11 (1982), n.l, pp.91-120: 114; sempre in relazione all’attività di compositore di 
Pedevilla si veda il riferimento di M.PEDEMONTE, Violinisti genovesi cit., p.104 e ID., 
Un grande violoncellista cit., pp.29-30, a due raccolte contenenti minuetti di Stefano 
Galeotti, Luigi Frattini e G.B. Pedevilla datate 1757 e 1759, che però non risultano 
dal catalogo della Biblioteca del Conservatorio di Genova di Pintacuda. A documento 
dell’attività di Pedevilla come primo violino del teatro, si aggiunga che nell’Archivio 
di Stato di Genova (Miscellanea Senato, Sala Senarega, n. 1091, Imprese Teatrali 
1644-1790) sono conservate due ricevute, datate rispettivamente 5 febbraio 1789 e 6 
marzo 1789, firmate dallo stesso Pedevilla a saldo del suo onorario come primo violi- 
no del Teatro di S.Agostino per le rappresentazioni del Carnevale di quell’anno. 

54) “Avvisi”, n.12, 23/III/1793, p.89. 


40 


lestite per esecuzioni musicali nelle chiese di Genova. Evidentemente, 
nella seconda metà del 700 la scuola violinistica genovese disponeva 
di una base ampia di cultori non professionisti, la cui partecipazione 
in qualità di solisti a manifestazioni religiose è talora registrata dagli 
stessi “Avvisi” 55 . 

Considerati i riferimenti del periodico a concerti violinistici nelle 
chiese ed oratori genovesi, si può ben affermare come nella seconda 
metà del 700 questa fosse la prassi piuttosto che l’eccezione. A titolo 
di esempio, in data 6 maggio 1780 56 gli “Avvisi” ci informano che 
“A’ 7 Maggio nella Chiesa della Maddalena si celebra da Signori Sona- 
tori la festa di S.Francesco di Paola con musica mattina, e sera, e vi 
saranno tutti i megliori Musici, e Concerti di violino. Maestro di Cap- 
pella il Signor Ab. Tassino”. Il maestro menzionato è l’abate Gaetano 
Tasso, attivissimo nelle chiese ed oratori della città nel secondo Set- 
tecento. 

Celeberrime in proposito sono le segnalazioni, riferite dagli “Av- 
visi” tra il 1794 e il 1795, relative ai primi concerti in Genova del pic- 
colo enfant prodige Niccolò Paganini, in accademie che si tennero — 
oltre che nel Teatro di S. Agostino — appunto in luoghi sacri della 
città, quali la chiesa e l’oratorio di S.Filippo Neri (quest’ultimo vera 
e propria sala da concerto fra 700 e ’800) e la collegiata di N.Signora 
delle Vigne 57 . 

Accanto alle esecuzioni violinistiche in chiese ed oratori non man- 


55) Cfr. a titolo d’esempio le segnalazioni degli “Avvisi” in data 15/IV/1780, p. 1 17 
(esecuzione nell’oratorio di S.Ambrogio di musica “a due Cori con Concerto di Vio- 
lino di un Signor Dilettante”), e ancora 10/XII/1796, p.493 (“La gran Messa [sempre 
nell’oratorio di S.Ambrogio; il riferimento è al giorno 11 dicembre] verrà accompa- 
gnata da scelta musica di nuova composizione del Maestro di Cappella Sig. Giuseppe 
Montelli; nel cui tempo eseguirà un Concerto di Violino il Giovine Dilettante Sig. 
Domenico Colpe, allievo del pref. Sig. Montelli.”), e infine in data 31/XII/1796, p.517. 

56) “Avvisi”, 1780, p.139. 

57) Per i riferimenti sugli “Avvisi” a N. Paganini si rimanda all’Appendice, all’indice 
dei nomi. A questi annunci, sempre in notevole evidenza sulle pagine del giornale, 
non poteva non essere legata una precisa volontà promozionale da parte dei patroci- 
natori del giovane virtuoso, se si considera che gli “Avvisi” accoglievano gratuitamente 
annunci e inserzioni da parte di privati. 


41 


cano riferimenti ad esecuzioni strumentali di altro genere: in data 25 
settembre 1779 compare sugli “Avvisi” 58 nella rubrica “Funzioni di 
chiesa” l’annuncio di un concerto di flauto, che si terrà per la festa 
di Nostra Signora della Salute (29 settembre) nella chiesa di S. Maria 
della Pace; in data 17 marzo 1792 59 è pubblicato un breve avviso di 
altro intrattenimento musicale che vede come protagonista un dilet- 
tante mandolinista. Si noti, a fianco di tale notizia, il cenno alla con- 
suetudine di eseguire oratori musicali in San Filippo; si legge infatti: 
“La sera di detto giorno [lunedì, 19 marzo] nelPOratorio di S.Filippo 
Neri, oltre la recita del solito Componim. Sacro in musica, si eseguirà 
un Concerto di Mandolino a piena orchestra, affatto nuovo dal Dilet- 
tante Filarmonico Sig. Fortunato Torpia, che lo ha composto”. 

Un’altra occasione davvero importante per la musica nei luoghi 
religiosi (se non altro per la spettacolarità) era l’annuale festa di S. Ce- 
cilia, a cui partecipavano “tutti i Musici, che sono in Genova per so- 
lennizare [sic] la memoria di questa Santa loro Protettrice” (così gli 
“Avvisi” in data 21 novembre 1778). Nel 1791 abbiamo una breve de- 
scrizione della singolare cerimonia liturgico-musicale: 

“Martedì 22.d. [22 novembre 1791] nell’Oratorio di S.Filippo Neri si celebrò con 
pompa divota la festa di S.Cecilia; essendo stata accompagnata la gran Messa da 
quattro orchestre di Professori da canto e suono; che rendono in ogn’anno que- 
sto tributo di venerazione alla Santa M[artire] lor Protettrice. Riuscì la sacra ce- 
lebrità di edificazione all’immenso popolo accorsovi; avendo a ciò contribuito 
non poco la composizione della musica, che non poteva essere più adattata alla 
circostanza appunto del Luogo Sacro, in cui doveva essere eseguita” 60 . 

Un annunzio analogo (con l’organico inalterato di quattro orche- 
stre) comparirà l’anno successivo, in data 24 novembre 1792, ma que- 
sta volta l’esecuzione avvenne nella chiesa di S.Filippo Neri 61 . 

58) “Avvisi”, 1779, p.946. 

59) “Avvisi”, 1792, p.83. 

60) “Avvisi”, 26/XI/1791, p.379. 

61) Gli altri riferimenti a feste di S.Cecilia in Genova si trovano in “Avvisi” 
28/XI/1778, p.605; 20/XI/1779, p.1012; 18/XI/1780, p.362; 27/XI/1790, p.377. 


42 


Altre manifestazioni meriterebbero menzione, come, ad esempio, 
l’intensa attività musicale nella chiesa ed oratorio di San Filippo Neri, 
della quale è stato offerto solo qualche cenno, oppure le frequenti fe- 
ste religiose con musica, organizzate nei rispettivi oratori dalle diverse 
Confraternite o Casacce genovesi e puntualmente registrate nelle pa- 
gine degli “Avvisi”. Per brevità, tuttavia, mi limiterò ad una singolare 
“richiesta di personale”, che mi sembra significativa per il costume del- 
l’epoca. La notizia, che compare nella rubrica “Dimande”, si commenta 
da sola: 

“Un Prete, che volesse portarsi ad abitare in un Paese della Riviera di Ponen- 
te che sappia sonar Porgano, e sia portato anche pel Servizio di Chiesa [!]; 
sarà a questi conferita una Cappellani di lir. 450. circa, senza gl’incerti che 
renderanno l’Organo suddetto, il Coro, e i Funerali: sicuro ancora di riceve- 
re da’ quei Signori a misura delle spontanee Ecclesiastiche sue fatiche i mag- 
giori tratti d’attenzione, e ricompensa; onde se vi fosse chi desiderasse profi- 
tare d’una tale occasione s’indirizzi al Botteghino degli Avvisi, che più distin- 
tamente sarà di tutto ragguagliato” 62 . 

A conclusione della presente panoramica sulle consuetudini reli- 
giose musicali nella Genova settecentesca attraverso gli ‘Avvisi”, è ine- 
vitabile rilevare come, a fronte di una splendida fioritura attestata dal- 
le fonti documentarie e letterarie, in proporzione ben poche partiture 
e parti musicali siano oggi conservate negli archivi e nelle biblioteche 
genovesi. La mappa dei luoghi della musica offerta dagli “Avvisi” po- 
trà forse costituire in tal senso un’esile traccia per una futura quanto 
necessaria ricognizione di tali fonti 63 . 

c. Il melodramma a Genova dalle pagine degli “Avvisi”: cantanti, com- 
positori e librettisti 

Sono assai frequenti gli annunzi di melodrammi nei teatri di Ge- 

62) “Avvisi”, 17/IV/1784, p.126. 

63) Analoga ipotesi era già stata avanzata per la Napoli del Seicento da D.A.D’A- 
LESSANDRO, La musica a Napoli nel secolo XVII attraverso gli Avvisi e i giornali cit., 
p.155. Per le fonti musicali in Genova e Liguria e la ricerca ad esse relativa cfr. M.TAR- 
RINI, Liguria , in “Le Fonti musicali in Italia”, 1 (1987), pp.152-168 e 2 (1988), 
pp. 164-165. 


43 


nova, a cui si aggiungono gli spettacoli nei luoghi tradizionali di vil- 
leggiatura dei genovesi benestanti nei dintorni della città, vale a dire 
Sampierdarena, Sestri Ponente, Voltri, Albaro e — all’interno dei do- 
mini dell’antica Repubblica di Genova — Novi Ligure. Nei primi an- 
ni di uscita del periodico essi sono limitati, salvo eccezioni, a brevi 
e poco numerose note. In seguito — evidentemente gli impresari dei 
teatri di Genova avevano ritenuto che la pubblicità potesse favorire 
l’incremento del pubblico pagante nei teatri — essi divengono sempre 
più fitti e ricchi di particolari, sino a comprendere a volte l’intero cast, 
oltre al nome del coreografo, dello scenografo, del primo violino e del 
maestro al cembalo. Le notizie riportate dagli “Avvisi” di Genova so- 
no state ampiamente, ma non completamente, utilizzate da quegli stu- 
diosi che si sono occupati del teatro a Genova nel ’7 00; il lettore potrà 
confrontare nell 'Appendice la lista dei melodrammi segnalati dagli “Av- 
visi” con la cronologia pubblicata da Edilio Frassoni 64 . Poiché la ma- 
teria è già stata variamente trattata, limiterò le osservazioni solo ad 
alcune notizie che, pur di particolare interesse, non sembrano aver an- 
cora ricevuto adeguato rilievo. 

Tra le diverse menzioni di “addetti ai lavori” in campo operistico 


64) Cfr. E. FRASSONI, Due secoli di lirica a Genova cit.; da p.29 a p.53 del voi. I sono 
presentate le schede inerenti al periodo cronologico degli “Avvisi”. I riferimenti agli 
“Avvisi” nel lavoro di Frassoni, oltre ad essere talora incompleti, presentano alcuni 
refusi. In Appendice ho segnalato accanto alPelenco delle rappresentazioni, il riferi- 
mento alle schede di Frassoni con l’indicazione delle eventuali discrepanze. Oltre alla 
cronologia di Frassoni cfr. A.F.IVALDI, Divagazioni sui Durazzo mecenati di “presti- 
gio”, in “Atti della Società Ligure di Storia Patria”, n.s. 19 (1979), n.l, pp.3 13-331; 
ID., Genova e il Teatro fra Seicento e primo Ottocento , in II Teatro Carlo Felice di Ge- 
nova. Catalogo della mostra , Genova, Sagep, 1986, pp. 15-31; ID., L’impresa dei Teatri 
di Genova (1772). Per una gestione sociale della cultura, in “Studi musicali”, 7 (1978), 
pp.215-236. Si veda infine sempre dello stesso Ivaldi la recensione a E.FRASSONI, Due 
secoli di lirica a Genova, comparsa sulla “Rivista Italiana di Musicologia”, 12 (1981), 
n.2, pp.287-291. La bibliografia sopra indicata ha aggiornato (per quanto riguarda il 
teatro a Genova nel Settecento) i due precedenti studi di R.GlAZOTTO, Il melodram- 
ma a Genova nei secoli XVII e XVIII, Genova, Teatro Carlo Felice, 1941 e ID., La 
musica a Genova nella vita pubblica e privata dal XII al XVIII secolo, Genova, Comu- 
ne di Genova, 1951. 


44 


spiccano i necrologi di tre celebri personaggi: Marco Coltellini 65 , Car- 
lo Goldoni 66 e Pietro Metastasio. Dei tre elogi funebri, quest’ultimo 
è il più curioso, se non altro perchè fu stampato circa due anni prima 
dell’effettiva morte del poeta; il clamoroso strafalcione giornalistico, 
accompagnato da un sonetto di tributo dal macabro capoverso “Fune- 
sto orror di fredda tomba oscura”, fu pubblicato infatti il 26 febbraio 
1780 67 . Alcuni mesi più tardi, in data 29 aprile, comparirà sul giorna- 
le una pubblica ritrattazione: “Si assicura non essere altrimenti vera 
la nuova della morta [sic] del Ch. Ab. Pietro Metastasio; onde con al- 
trettanto piacere si annunzia, ch’egli ancor vive a maggiore ingrandi- 
mento e decoro della Toscana Poesia, con quanto dispiacere se n’era 
creduta la perdita.” La falsa notizia della morte aveva promosso la pub- 
blicazione delle opere del Metastasio per cura dello stampatore geno- 
vese Martino Gesino 68 . 

Un altro necrologio interessante per il nostro argomento è quello 
del conte Giacomo Durazzo, comparso con ritardo sugli “Avvisi” dell’8 
novembre 1794 69 ; il Durazzo infatti era morto a Venezia il 15 otto- 
bre di quell’anno. In esso tuttavia l’estensore non fa menzione alcuna 
degli incarichi ricoperti dal Durazzo presso il teatro di corte di Vien- 
na, limitandosi per quanto concerne l’attività artistica del diplomatico 
a generici apprezzamenti: “Fu Mecenate alle Scienze, e alle Arti, che 
coltivò egli medesimo sino da’ primi anni, attirandosi l’ammirazione 
universale” 70 . 


65) “Avvisi”, 21/111/ 1778, p.316. 

66) “Avvisi”, 16/111/ 1793, p.87. 

67) “Avvisi”, 1780, p.62; Metastasio morirà effettivamente il 12/IV/1782. 

68) “Avvisi”, 18/111/ 1780, p.84. 

69) “Avvisi”, 1794, p.355. 

70) Sul conte Giacomo Durazzo e sui suoi legami con la musica rinvio all’introdu- 
zione di A.Basso (pp.IX-LXXVI) in I.FRAGALÀ Data-A. COLTURATO, Raccolta Mauro 
Foa. Raccolta Renzo Giordano , Roma, Torre d’Orfeo, 1987. Cfr. inoltre G.CROLL, 
Giacomo Durazzo a Vienna: la vita musicale e la politica ( 1754-1764 ) y in “Atti della 
Società Ligure di Storia Patria”, n.s. 20 (1980), n.2, pp.71-81; D.PUNCUH, Giacomo 
Durazzo. Famiglia, ambiente, personalità y in “Gluck Studien”, 1 (1989), pp. 69-77; e 
infine la voce “Durazzo, Giacomo” a cura di G.Croll e D.Heartz in The New Grove 
Dictionary of Opera cit., vol.I, pp. 1284-1285. 


45 


I riferimenti alla prassi teatrale in uso a Genova sono assai frequenti. 
Dalle pagine degli “Avvisi” risulta innanzitutto la nota ripartizione 
degli spettacoli (con qualche significativa eccezione) tra i tre teatri pub- 
blici: melodrammi al S. Agostino (quando questo era chiuso, venivano 
aperti alle opere i teatri nelle già citate località di villeggiatura nei pressi 
di Genova), commedie e tragedie in prosa al Falcone e al Teatro delle 
Vigne. 

Ma dal giornale abbiamo anche la riprova dell’importanza del bal- 
lo a Genova, sia come intrattenimento sociale (sono numerosi gli an- 
nunzi di feste da ballo in particolare nei teatri del Falcone e di S.Ago- 
stino nel periodo del Carnevale), sia come spettacolo artistico, inseri- 
to cioè all’interno delle opere in musica e componente irrinunciabile 
di queste 71 . Questa peculiarità del gusto teatrale del tempo appare evi- 
dente dalle frequenti citazioni negli “Avvisi” — accanto al nome dei 
cantanti e del compositore del melodramma — dell’inventore e diret- 
tore dei balli, oltre che dei ballerini protagonisti e talora del composi- 
tore della musica. Tutto ciò è segno dell’importanza attribuita in sede 
locale a questa componente degli spettacoli melodrammatici. Un an- 
nunzio del genere compare in data 10 aprile 1784 72 : 

“Lunedì, 12 detto [12/IV/1784], nel Teatro da S.Agostino andrà in Scena il 
Dramma Giocoso intitolato: Il regno delle Amazoni. La Musica è del Sig. 


71) I balli non comparivano però solo come intermezzo dei melodrammi ma anche 
delle commedie in prosa; così appare ad es. dagli “Avvisi” del 4 febbraio 1797 (p.33): 
“Martedì 31 detto [31 gennaio 1797], in un piccolo Teatro Particolare, posto nel Bor- 
go di S.Vincenzo [compreso entro le nuova mura della città di Genova] da una Socie- 
tà di Amatori fu rappresentata l’interessante Commedia intitolata la Donna Archibu- 
siera Francese. Venne essa frammezzata da due Balli intitolati la Calzolara ed Emgof 
e di tutta direzione del Maestro Sig. Angelo Romano. Furono eseguiti da’ Signori Pie- 
tro Tassano, Ottavio Savignone, Giambatista Asserero, Carlo Drago, Giuseppe de Belli, 
Giambatista Pescia, Giovanni Drago, e Giuseppe Bocconi. L’ingegno e l’arte dell’A- 
bile Compositore, e l’esattezza [5*c] ed impegno degli esecutori meritarono l’universa- 
le gradimento ed applauso. Intervenne af Comico Divertimento una numerosissima 
e scelta Udienza.” A riprova della diffusione dei balli in città come intrattenimento 
in ogni momento dell’anno, si veda la pubblicazione sugli “Avvisi” della proibizione 
di questi nel periodo quaresimale: 28/11/ 1789, p.66. 

72) “Avvisi”, 1784, p.113. 


46 


Agostino Accorimboni Maestro di Cappella Romano. Gli attori saranno i 
seguenti: Prima Buffa , Sig.Luisa Laschi Primo Buffo di mezzo carattere , Signor 
Gaetano De Paoli. Seconda Buffa , Sig. Antonia Viscardina Terza Buffa , Sig. 
Rosa Cattaldi Pizzoli Primo Buffo caricato , Sig. Serafino Blasi Secondo Buffo 
caricato , Sig. Santi Pizzarini Secondo mezzo carattere , Sig. Camillo Pizzoli. Li 
Balli saranno composti e diretti dal Sig. Giuseppe Banti; il primo sarà intito- 
lato: La Turca Magnanima ; il secondo: Il Feudatario. Primi Ballerini seri , Sig. 
Giuseppe Banti, e Sig. Camilla Dupetit Banti Prima Grottesca , Sig. Teresa Da- 
miani Primi Grotteschi a vicenda , Sig. Antonio Marassi, Sig. Elisabetta Pizza- 
rini, e Sig. Pasquale Albertini. Mezzi caratteri , Sig. Luigi Brendi, e Sig. Massi- 
milla Mariioni. Quarti Ballerini , Sig. Francesco Zappa, Sig. Chiara Boggi, e 
Sig. Angelo Gianini. Con 12 Figuranti” 71 * . 

Particolari analoghi sono riscontrabili per altre rappresentazioni 
melodrammatiche, comprese quelle tenute nei teatri dei dintorni di Ge- 
nova nel periodo autunnale, di solito tra settembre e novembre: 

“La sera di Domenica 27 scaduto [27 settembre 1795] nel Teatro da S.France- 
sco d’Albaro fu mandato in Scena il Dramma giocoso per Musica I Preten- 
denti gelosi , ossia: Tra i due Litiganti il terzo gode. I valorosi Attori, e special- 
mente la prima Donna assoluta, Sig. Antonia Campi, e la seconda, Sig. Anna 
Schiroli; siccome pure il Primo mezzo Carattere assoluto Sig. Pietro Guari- 
glia, e il Primo Buffo parimente assoluto Sig. Felice Ponziani incontrarono 
il massimo applauso; essendovi stato un indicibile concorso. Fu similmente 
gradito un piccolo intermezzo di Ballo eseguito felicemente da tre fanciullet- 
ti Sigg. Teresa Guidi, Teresa Caprotti, e Antonio Ciarini. Le decorazioni del- 
le Scene, e il vestiario riuscirono del più gran gusto e soddisfazione. La Musi- 
ca del cel. Maestro Sarti venne eseguita al Cembalo dal rinom. Sig. Carl’Am- 
brogio Carbonino; facendo le parti di Primo Violino l’abilissimo Sig. Tom- 
maso Saettone detto Bona. Nel corrente Autunno si darà un secondo Dram- 
ma, che porterà le recite fin verso il terminare di Novembre. I Biglietti serali 
sono di soldi 30, ed i perpetui lir. 32” 74 . 


73) In E. FRASSONI, op. cit ., vol.I, p.34 è riportato lo spettacolo con il riferimento 
agli “Avvisi” e la trascrizione del nome del compositore e di cinque cantanti. 

74) “Avvisi”, 3/X/1795, p.213; l’opera annunciata in fondo è il dramma giocoso per 
musica II Geloso in cimento di Pasquale Anfossi (“Avvisi”, 31/X/1795, p.345). Sem- 
pre per quanto riguarda l’annunzio riportato integralmente, cfr. FRASSONI, op. cit. y 
vol.I, p.49, ove compare il solo rimando agli “Avvisi” (non alla data del giornale ben- 
sì a quella di rappresentazione) senza i cantanti che parteciparono alle rappresentazioni. 


47 


Come si è detto, solo saltuariamente compare tra gli altri il nome 
del compositore della musica dei balli. Tra questi pochi casi è da an- 
noverare l’annunzio dell’avvenuta rappresentazione della Lodoiska di 
Johann Simon Mayr, apparso sugli “Avvisi” del 29 aprile 1797; in es- 
so, oltre ai cantanti principali (Luigi Marchesi, Angela Perini, Salvato- 
re De’ Lorenzi) e al compositore, è nominato l’autore della musica dei 
balli, il compositore genovese Francesco Gnecco 75 . 

Risulta certamente imbarazzante estrarre dal gran numero di avvi- 
si particolareggiati di avvenimenti teatrali i dati non ancora noti. Si 
segnalano tra le altre le notizie di serate “a beneficio” dei virtuosi di 
canto, oltre che l’annuncio di doni da questi ricevuti in omaggio alla 
propria bravura: 

“Le Teatrali rappresentanze seguitano a riscuotere il massimo applauso. La 
sera di martedì 5 corr. fu sera di benefizio per il valoroso Soprano Girolamo 
Crescentini. Si vide in essa tutto il Teatro da S. Agostino illuminato a giorno 
a spese de’ benevoli; e la somma da lui raccolta in tal occasione fu di 3000 
lire compresovi un orologio d’oro con catena simile” 76 . 

Analogamente, tre mesi dopo il tenore Giuseppe Viganoni fu com- 
pensato, oltre che “da una pioggia di Sonetti in sua lode”, da 150 zec- 
chini e “una tabacchiera d’oro assai ben lavorata col di lui Ritratto 
eseguito maestrevolmente in miniatura” 77 . Di simili entusiastiche ap- 
provazioni furono fatti oggetto anche altri cantanti scritturati in Ge- 
nova: tra questi Anna Davia De Bernucci, Giacomo David, Antonia 
Robinacci, Luigia Villeneuve, Antonia Campi. Per quest ’ultima, gli “Av- 
visi” accennano alla sua valentia anche come esecutrice al fortepiano: 
“Proseguendosi con il più grande applauso le recite nel Teatro da S.Fran- 


75) Cfr. E. FRASSONI, op.cit ., voli, p.51. Nel menzionare la Lodoiska di J.S. Mayr, 
il Frassoni non richiama gli “Avvisi”. L’attività nel campo della musica sacra e profa- 
na del maestro di cappella Francesco Gnecco, allievo di Lorenzo Mariani ed operista 
assai acclamato in città, è documentata con ricchezza di particolari dagli “Avvisi”. 
Si rimanda all’indice dei nomi posto in Appendice per i riferimenti alle date del gior- 
nale in proposito. 

76) “Avvisi”, 9/11/ 1793, p.48. 

77) “Avvisi”, ll/V/1793, p.148. 


48 


cesco d’Albaro; la sera di giovedì 5 detto fu a totale benefizio della Pri- 
ma Donna Sig. Antonia Campi; che oltre alcune Arie fece sentire un 
bellissimo Concerto di Fortepiano. La somma raccoltasi fu di lir. 800” 78 . 

Se dai tipici fenomeni di divismo canoro dell’epoca passiamo a con- 
siderare i contraccolpi subiti dal teatro operistico a causa della “rivo- 
luzione” genovese del maggio 1797 e registrati a caldo dagli “Avvisi”, 
rileviamo come alla mutazione politica fosse seguito nell’organizzazione 
teatrale un momento di grande incertezza. Interrotte le rappresenta- 
zioni operistiche, si era verificato — sia pure per un breve lasso di tempo 
— un vuoto non colmato certo dalle “canzoni patriottiche” che da 
un giorno all’altro avevano affiancato e poi sostituito il melodramma 
d’ ancien regime 79 . La preoccupazione di garantire una continuità agli 
spettacoli teatrali era viva nello stesso Governo Provvisorio nonostante 
lo smarrimento causato dalla confusione politica del momento: 

“19 detto I Comitati di Polizia e Militare, specialmente incaricati dal Gover- 
no Provvisorio della quiete e tranquillità del pubblico Teatro, se la ripromet- 
tono perfetta dalle buone disposizioni dei Cittadini. Le diverse arie Patrioti- 
che corrispondenti alPentusiasmo, che la ricuperata Libertà ha diffuso fra noi, 
potranno supplire alla mancanza di uno spettacolo repubblicano, reso impos- 
sibile dalla celerità, colla quale si dee procurare al Pubblico un qualche lieto 
divertimento. Due Inspettori, i Cittadini Antonio Ferrari, e Francesco Bian- 
chi soprantenderanno alla calma e buon ordine del Teatro; avendo cura di 
conservare senza innovazione le acquistate proprietà de’ palchi, e ricorrendo 
al bisogno alle provvidenze de* due Comitati riuniti” 80 . 

Il momento di stasi sarà comunque di breve durata: “per solen- 
nizzare la rigenerata libertà” 81 , già il 9 luglio del 1797 verrà rappresen- 
tato al Teatro di S. Agostino un nuovo melodramma, rispecchiante i 


78) “Avvisi”, 7/XI/1795, p.354. 

79) “Avvisi”, 24/VI/1797, p.201 e p.206. 

80) “Avvisi”, 1797, p.206. 

81) Le parole tra virgolette non sono degli “Avvisi” bensì di una delle numerose 
altre testate sorte in questo periodo, il “Giornale degli amici del popolo” di Genova, 
in data 10/VD/1797. 


49 


nuovi orizzonti politici, con musica di Gaetano Isola e libretto dell’ex- 
nobile Gaspare Sauli. 

d. Accademie, musicisti, addetti alla musica e strumenti musicali den- 
tro e fuori la città 

Non si è ancora fatta menzione delle molteplici iniziative musica- 
li (in particolare concerti vocali e strumentali), che interessarono i pa- 
lazzi, le sale, i teatri e gli spazi all’aria aperta nella Genova settecentesca. 

Sono poco numerosi gli annunci di accademie strumentali nei tea- 
tri di Genova e dintorni, mentre sono assai più ricche le indicazioni 
offerte sulla musica eseguita all’interno dei palazzi della nobiltà geno- 
vese; in entrambi i luoghi assistiamo comunque alla varia alternanza 
di accademie di musicisti dimoranti a Genova con concerti di forestieri: 

“La sera de' 10 corrente [10 aprile 1777] nel Teatro da S. Agostino è stato 
eseguito un concerto di violini, e violoncello dal Sig. Giovanni Sclhik [si trat- 
ta del violoncellista Johann Konrad Schlick] Virtuoso di S.A.S. il Principe 
di Saxa-Gotha con universale applauso” 82 . 

La presenza di celebri virtuosi di passaggio a Genova (in particola- 
re violinisti, a dimostrazione della forte presenza di “amatori” di que- 
sto strumento a Genova nel secondo Settecento) continua negli anni 
successivi. Il 13 settembre 1788 gli “Avvisi” registrano un altro con- 
certo simile, questa volta in un palazzo privato: 

“Dimani [14 settembre 1788], nel Palazzo del Patrizio Signore Ferdinando 
Spinola, si darà un’Accademia di Violino dal cel. Sig. Lolli [si tratta del violi- 
nista e compositore Antonio Lolli] maestro di Concerto all’attuale Servizio di 
S.M. l’Imp[eratrice] delle Russie, giunto ultimamente in questa Capitale” 83 . 

Alcuni anni più tardi è la volta del violinista Francesco Vaccari 
“virtuoso di Camera di S.A.R. il Duca di Parma”, segnalato dagli 


82) “Avvisi”, 12/IV/l 777, p.[17]. 

83) “Avvisi”, 1788, p.190. 


50 


“Avvisi” 84 come esecutore in occasione di una “Accademia di canto 
e suono” nel palazzo del patrizio Francesco M. Canevari. Troviamo 
inoltre annunzi di pubblici concerti a pagamento tenuti da virtuosi di 
vari strumenti in sale di palazzi privati. Eccone un esempio: 

“Il Sig. Breidenbach Professore di Arpa si propone di dare al Pubblico un’Ac- 
cademia giovedì venturo 8 corr. [8 agosto 1793] alle 8 di sera nella Sala del 
Palazzo posto a Banchi, a cui si vedrà affisso il Cartello. In quest’Accademia 
eseguirà egli varj concerti di Arpa, siccome ancora varie suonate e rondò accom- 
pagnate da numerosa orchestra, e dal solo violino. I biglietti d’ingresso si paghe- 
ranno lire due, e si distribuiranno, oltre a questa Stamperia, o alla porta, al Bott. 
degli Avvisi in via Lomellina; dove trovasi il detto Professore” 85 . 

A ulteriore dimostrazione di come Genova nelPultima parte del 
Settecento fosse tappa di transito per i musicisti di fama in tournée 
concertistica in Italia, viene utile in questa sede menzionare quello che 
può essere considerato l’avvenimento musicale dell’anno 1796 a Ge- 
nova, cioè l’arrivo in città del violinista Rodolphe Kreutzer: 

“Può interessare il Pubblico il sapere che è giunto in questa Capitale il cel. 
Maestro di Cappella e Prof, di violino Sig. Kreutzez [sic]. Il di lui nome è 
assai noto, specialmente per le Opere da esso composte di Lodoiska , del Bri- 
gante di Paul & Virginie , e di molte altre niente men belle, ma forse men co- 
nosciute in Italia. La riputazione, che ha fin qui goduto quest’Uomo raro in 
Francia, ha risvegliato in molti il desiderio di sentirlo anche in Genova; dove 
ha già riscosso l’ammirazione di alcune Case private. E però domani, 27 cor- 
rente [27 novembre 1796], si propone egli di dare un’Accademia di suono 
nel Palazzo del Patrizio Bendinelli Negrone posto sulla Piazza Marini. I Bi- 
glietti d’ingresso saranno di lire 2. Si darà cominciamento all’un’ora di notte. 
In d[etta] sera di Domenica l’abilissimo Professore si propone di dare un Con- 
certo di musica instrumentale, e vocale. I varj pezzi ch’egli eseguirà sul violi- 
no saranno di sua composizione, siccome pure quelli, che si suoneranno dal- 
l’orchestra in pieno numero di altri strumenti” 86 . 


84) “Avvisi”, 1 8/ Vili/ 1 792, p.294. 

85) “Avvisi”, 3/VIII/1793, p.243. 

86) “Avvisi”, 26/XI/1796, pp.478-479. 


51 


La settimana successiva, sempre dal periodico, apprendiamo che 
ad assistere all’evento musicale sopra indicato intervenne anche “Ma- 
dama Gioseffina da la Pagerie Bonaparte, Moglie del Generalissimo del- 
l’Armata Francese in Italia” di passaggio da Genova per Milano. Il con- 
certo, com’è immaginabile, riscosse “grandissimo applauso” 87 . 

Le notizie di accademie strumentali nelle sale pubbliche e private 
genovesi sono però troppo numerose perchè qui se ne possa dar ri- 
scontro completo 88 . L’ultima in ordine di tempo compare sugli “Av- 
visi” del 4 marzo 1797; di questa si noti in particolare la modestia del 
costo del biglietto d’ingresso, se paragonato a quello dei due concerti 
riportati in precedenza (d’altra parte in questo caso si tratta di due ar- 
tisti locali): 


“Lunedì vent. 6 [6 marzo 1797] nella Sala Giustiniani dai Professori Filarmo- 
nici Paolo Nanni e Giacchino Cagnasotti si darà un’Accademia Strumentale, 
nella quale suonerà il primo alcuni eccellenti pezzi di musica e concerti col 
violino; l’altro eseguirà pure varj altri concerti col violoncello. Il Biglietto 
d’entrata sarà soldi 24” 89 . 

Altre notizie preziose sulla musica a Genova si ricavano dai reso- 
conti delle numerose feste all’aperto: in quelle occasioni era frequente 
l’intervento di bande musicali di strumenti a fiato, sia militari che ci- 
vili, che rallegravano i presenti con marce, “concerti e sinfonie” 90 . 

Accanto alle notizie locali — ovvero riguardanti luoghi vicini a Ge- 


87) “Avvisi”, 3/XII/1796, p.485. 

88) Tra queste notizie si segnalano nel Teatro di S.Agostino il concerto del violinista 
Emmanuele Basso (1790), l’accademia nel teatro d’Albaro dei cantanti Gaetano Lotti 
e Luigia Villeneuve insieme all’oboista Giuseppe Galli (1791), il passaggio da Genova 
di Francesco Vicario “ Cieco virtuosissimo di Flauto dolce, e d’altri Istromenti da fia- 
to da lui medesimo inventati” (1795), l’accademia del toscano Domenico Tonelli vio- 
loncellista (1795). Per tutti costoro e per gli altri non menzionati si rimanda all’indice 
dei nomi posto in appendice. 

89) “Avvisi”, 1797, p.72. 

90) Si vedano, tra le molte, le notizie riportate dagli “Avvisi” in data 16/11/1782, 
p.50 (carri mascherati “con scelti sonatori di strumenti a fiato”); 18/V/1782, p. 153 
(contiene il programma della festa per celebrare la nascita del Delfino di Francia); 
l/V/1790, p.[138]; 25/VI/1791, p.212; 3/VIII/1793, p.241; 10/VIII/1793, p.249. 


52 


nova alPinterno dei confini della Repubblica — nella sezione delle No- 
tizie Enciclopediche sono riportati altri dati inerenti ad avvenimenti mu- 
sicali in Italia e alPestero: significativi gli annunci della morte del com- 
positore Christoph Willibald Gluck, “cui si attribuisce il vanto di aver 
fatta gustare alla Nazion Francese la musica Tedesca” 91 , e di quella del 
compositore e violinista Pietro Nardini, al quale è invece dedicato un 
più ampio necrologio in data 18 maggio 1793 92 . La maggior attenzio- 
ne prestata dal redattore a quest’ultimo è dovuta al fatto che Nardini 
aveva lasciato a Genova segni tangibili della sua celebre scuola violini- 
stica (il già citato G.B. Pedevilla era stato suo allievo). Analogo inte- 
resse suscita Pannunzio dell’incendio e distruzione del Teatro dell’O- 
pera di Londra, apparso sugli “Avvisi” del 18 luglio 1789 93 , se non 
altro per il coinvolgimento di impresario e cantanti italiani: 

“In Londra nel di 17 di giugno rimase incendiato il Teatro delPOpera, rima- 
nendovi appena in piedi le mura. Per buona sorte non vi fu in quel giorno 
spettacolo; se ciò fosse accaduto era così violento il fuoco manifestatosi im- 
provvisamente, che non sarebbe stato possibile, che si salvassero gli Spettato- 
ri; e la metà per lo meno sarebbero stati vittima delle fiamme. Credesi, che 
il danno degli Attori verrà interamente riparato; volendosi che Plmpresario 
Galiini abbia preso a fitto il Teatro di Covent Garden per le 12 rappresen- 
tanze, che restano a com[pi]re Pintero numero dell’anno corrente. Gl’Italia- 
ni, che hanno tanta stima per li talenti del cel. Signor Marchesi [il sopranista 
Luigi Lodovico Marchesi] non sarebbero stati insensibili alla perdita, che do- 
vea recargli un tale infortunio; giacche l’onorario statogli assegnato per que- 
sta stagione fu di lir. 1500 sterline, oltre l’appartamento ed una beneficiata” 94 . 

Tra le altre occasioni musicali segnalate nelle Notizie Enciclopedi- 
che spicca il resoconto della visita a Roma nel 1791 delle “LL.MM.Si- 
ciliane” e in particolare l’intrattenimento dato in loro onore nel pa- 

91) Così si legge negli “Avvisi” del 15/XII/1787, p.398. 

92) “Avvisi”, 1793, p.160. 

93) “Avvisi”, 1789, pp.228-229. 

94) In margine ai compensi percepiti dai musicisti (compositori, violinisti e cantanti) 
in Londra, gli “Avvisi” avevano pubblicato altrove una curiosa lista di nove musicisti 
stranieri operanti nella capitale britannica con Pammontare del loro compenso an- 
nuo; cfr. 21/VI/l 777, p.101. 


53 


lazzo dei principi D’Oria “dove fu cantato POratorio la Passione di Gesù 
Cristo , musica del celebre Paesiello [sic; Giovanni Paisiello], che fu ese- 
guita dalla Sig. Banti [il soprano Brigida Banti Giorgi], e da altri scelti 
Professori” 95 . 

Ritornando sul piano strettamente locale, negli “Avvisi” si rileva- 
no altri due tipi di notizie inerenti alla musica. Il primo di questi è 
costituito dalle “inserzioni” di insegnanti di musica alla ricerca di al- 
lievi; si tratta in realtà di un piccolo gruppo di offerte, importanti tut- 
tavia ai fini della determinazione del ruolo e della diffusione dell’istru- 
zione musicale nella società del tempo. E inoltre significativo che gli 
insegnanti menzionati siano tutti forestieri, la maggior parte non ita- 
liani; il riferimento alla libertà di esercizio di qualsiasi professione con- 
cessa a Genova agli stranieri grazie all’istituzione del portofranco ap- 
pare qui d’obbligo 96 . Sulle pagine degli “Avvisi” compaiono le offer- 
te di un insegnante di violino e violoncello (Vittorio Beltran di Pari- 
gi), due maestri d’arpa (Mr. Quichiens e Michele Gino, quest’ultimo 
torinese), un insegnante di pianoforte (non a caso si tratta di un tede- 
sco, Francesco Miller, soldato nel Reggimento Rastrumb) 97 . Oltre a 
queste è degna di particolare menzione l’inserzione di un abate france- 
se, da cui si rileva ancora una volta come l’educazione alla musica fos- 
se parte integrante della formazione culturale dei giovani esponenti della 
buona società settecentesca: 

“ Cercano impiego Un Abate Francese desidera impiegarsi per educazione di 
un Figlio di qualche ragguardevole Personaggio. Egli possiede a perfezione 
gl’idiomi italiano, latino, e francese; come pure rettorica, filosofia, istoria, geo- 


95) “Avvisi”, 30/IV/1791, p.143. La partitura ms. dell’oratorio di Giovanni Paisiel- 
lo eseguito nell’occasione citata si trova tuttora nell’Archivio musicale dei Doria Pam- 
philj di Roma, con segnatura 26/A-N. Cfr. C.ANNIBALDI, L'archivio musicale Doria 
Pamphilj cit., p.106. Sempre sul compositore G.Paisiello compare sugli “Avvisi” del 
3 1/111/ 1792, p.101 un’altra nota relativa ad una sua composizione, l’inno Ambrosiano 
“composto per il felice ritorno dalla Germania delle LL.MM. Siciliane”. 

96) Cfr. G.GlACCHERO, Origini e sviluppi del portofranco genovese , Genova, Sagep, 
1972, p.131. 

97) Si vedano nell’indice dei nomi i luoghi degli “Avvisi” ove sono rintracciabili 
le inserzioni menzionate. Si aggiunga che alcuni dei maestri stranieri — il Beltran e 
il Miller — si offrivano anche come insegnanti della rispettiva madrelingua. 


54 


grafia, e gli elementi di matematica, e musica. L’indirizzo al solito 
Botteghino” 98 . 

Un secondo gruppo di notizie musicali, notevole anche per la quan- 
tità dei riferimenti apparsi al riguardo sugli “Avvisi”, è costituito da- 
gli annunzi di vendite, lotterie, richieste, costruzioni, invenzioni, in- 
novazioni tecniche relative a strumenti musicali di ogni sorta, costan- 
temente proposte alPattenzione dei lettori nei ventanni di uscita del 
giornale. Difficile dare una sintesi di notizie tanto disparate; esse co- 
munque riguardano soprattutto strumenti a tastiera (pianoforti e cla- 
vicembali), dei quali evidentemente a Genova c’era grande commer- 
cio. Tra i punti di vendita di strumenti musicali in città figura la bot- 
tega del mereiaio Parodi sotto la Loggia di Banchi, che nel 1779 pub- 
blica due annunci: il primo 99 riguarda un “cembalo del Gerolami Ro- 
mano” per il quale il Parodi riceve le sottoscrizioni nella propria bottega; 
è annunciata anche, a titolo di saggio delle possibilità dello strumento, 
una piccola accademia serale “in cui sarà sonato il suddetto strumento 
da’ più periti Maestri”. Il secondo invece si riferisce a strumenti a 
fiato 100 : 

“Da uno de’ più celebri Professori di Londra si sono ricevuti dal Signor Pa- 
rodi Mereiaio sotto la Loggia di Banchi molti flauti a traverso, Oboe, e Piffe- 
ri. Se ne da avviso a’ Signori Dilettanti, quando ne volessero profittare; men- 
tre si avranno ad un prezzo assai discreto”. 

Altre offerte di strumenti a fiato sono registrate sugli “Avvisi” 
del 26 aprile e 3 maggio 1777 101 (vendita di un corno inglese) e del 2 
aprile 1791 102 (vendita di “varie sorte di strumenti da fiato, ed anche 
per bande militari” da parte dei fratelli Garegnani residenti in Milano 
“nella contrada de’ Servi vicino a S.Paolo”). 


98) “Avvisi”, 7/XII/1787, p.389. 

99) “Avvisi”, 23/1/1779, p.666. 

100) “Avvisi”, 19/VI/1779, p.833. 

101) “Avvisi”, 1777, p.[35] e p.47. 

102) “Avvisi”, 1791, p.208. 


55 


Talora, a parte i costruttori degli strumenti e i privati venditori, 
sono gli stessi musicisti a comparire come mediatori nelle vendite di 
strumenti musicali. Il 15 marzo 1783 103 , nella rubrica delle “Vendite”, 
si legge a tal proposito un annuncio singolare: 

“Trovansi in Milano presso di certa persona diversi violini, e qualche viola 
tutti del secolo passato di celebri Autori, cioè Amati, Stainar [Stainer], e Stra- 
divario; tutti genuini, ed in buon essere. Chi avesse piacere di acquistare alcu- 
no di tali Stromenti, non ha che a scrivere a Milano al Sig. Wenceslao Pichl 
[Wenzel Pichl] Professore di violino, che dal medesimo gli sarà indicato il 
prezzo discreto, e venduti tali Stromenti con patti, e condizioni onesti, che 
richiederà il Compratore." 

Se nell’annunzio indicato sopra un celebre protagonista della vita 
musicale milanese del secondo Settecento si fa garante dell’autenticità 
degli strumenti ad arco posti in vendita, qualche anno più tardi a Ge- 
nova il maestro di cappella Stefano Viganego (che, come abbiamo vi- 
sto, dal 1790 opererà con tale carica in duomo) fornirà analoga garan- 
zia per un lotto di strumenti a tastiera: 

“Sono arrivati num.12 Piani Forti, ossia Cembali a martello d'Inghilterra della 
Fabbrica di Longheman [Longman], quali sono presso Stefano Viganego det- 
to Stefanini perciò chi volesse comprarne si potrà indirizzare allo stesso, op- 
pore [sic] a Mr. Laurent" 104 . 

Tra i fabbricanti di strumenti musicali stabilitisi a Genova, è de- 
gno di menzione (se non altro per lo spazio che gli “Avvisi” gli dedi- 
cano a più riprese) Francesco Cestino, costruttore di strumenti a ta- 
stiera e di arpe. In data 15 gennaio esce un “Supplemento al foglio 
patrio num.3. 1791” interamente occupato dall’annuncio di una lotte- 
ria organizzata dallo stesso costruttore con cinque premi, due dei qua- 
li strumenti musicali: il primo estratto vincerà “un Piano-forte nuovo 
valutato lir. 550” e costruito dallo stesso Cestino, il quinto otterrà in- 
vece “uno de’ più eccellenti Cembali a piuma che siano sortiti da Na- 

103) “Avvisi", 1783, p.83. 

104) “Avvisi", 12/IX/1789, p.294. 


56 


poli con sopracuti e sordini da potervi eseguire qualunque più moder- 
no concerto da potersi sempre vendere facilmente al prezzo di [lir.] 
350”. L’annunzio prosegue dando ulteriori informazioni sul domici- 
lio e Fattività di Cestino: 

“Chi vorrà vedere ogni cosa sono presso del suddetto Cestino, che abita vici- 
no alla Chiesa delle RR.Monache di S. Brigida in strada Balbi. L’indirizzo si 
potrà avere da chi che sia vicino a detta Chiesa. Nel tempo stesso si fa un 
dovere di avvertire i Signori Professori e Dilettanti di Cembalo essergli riu- 
scito di levare alcuni notabili difetti a qualche Piano-forte di Londra. Si esibi- 
sce altresì di fabbricare qualunque sorta di Piano-forte, Cembali a piuma, Spi- 
nette, ed Arpe con pedali e senza, di varj prezzi e a piacere di chi volesse 
onorarlo[...]”. 

In ultimo, a completamento di questa parziale rassegna degli stru- 
menti musicali tratta dagli “Avvisi”, ricordo due notizie provenienti 
dall’ “estero” e precisamente da Siviglia e da Mantova, inserite entrambe 
nella sezione delle Notizie Enciclopediche : la prima si riferisce ai piano- 
forti costruiti per la sovrana di Spagna e le sue due figlie dal Sig. Mar- 
mol, “celebre Meccanico di strumenti musicali in Siviglia” 105 . La se- 
conda invece riguarda Porgano costruito dai Montesanti per la Basili- 
ca di S.Andrea in Mantova. E quest’ultima Punica descrizione abba- 
stanza particolareggiata di un organo comparsa sugli “Avvisi” di Ge- 
nova, rilevante anche per lo spazio assegnato ad essa, pur essendo notizia 
estranea all’ambito cittadino: 

“Le opere insigni dell’arte meritano esse pure una onorevole menzione. Il 
nuovo Organo fattosi nella insigne Basilica di S.Andrea ha talmente sorpresa 
la nostra Città [s’intende Mantova], che incantata per così dire dalla sorpren- 
dente armonia, non cessa di applaudire al nome illustre dei Sigg. Montesanti 
costruttori del medesimo, avendo quasi superati loro stessi in un lavoro tan- 
to eccellente e particolare. L’Organo è grandioso, e serva il dire che due Or- 
gani ne compongono un solo; contandosi 2100 canne, e 54 registri, che 32 
del primo, e 22 del secondo: questo è situato sull’altro, e nonostante 


105) “Avvisi”, 27/VIII/1791, p.279. 


57 


riesce agilissima la tastatura, e si possono sonare ambidue nel tempo istesso 
con una sola tastiera senza alcuna durezza dei tasti, che è tolta per mezzo 
di un registro di nuova invenzione. Il Suonatore può regolare a suo piacere 
con un pedale qualunque combinazione di registri, ed il primo Organo ha 
un principale in ottava bassa di più degli altri Organi. I pregi poi di una sì 
.difficile, e complicata macchina sono specialmente Puguaglianza, l’armonia, 
e la delicatezza delle voci” 106 . 


106) “Avvisi”, 6/11/ 1790, p.48. Con una notizia significativamente estranea all’am- 
bito geografico della Repubblica di Genova, si conclude qui la panoramica sulla musi- 
ca attraverso il periodico genovese “Avvisi”. Tra i vari dati inerenti alla musica non 
trattati, figura anche il gruppo di notizie sulla “libreria musicale” genovese (si inten- 
dono i riferimenti alla circolazione in Genova di letteratura musicale edita e mano- 
scritta, libri sulla musica, recensioni di testi di teoria o acustica musicale, ecc.), che 
— se non quantitativamente rilevanti — sono ugualmente molto importanti al fine 
di determinare il ruolo della musica e la sua diffusione entro la società genovese del 
Settecento. Di questo argomento (che necessita di spazio adeguato alla sua importan- 
za) mi propongo di trattare in un secondo tempo, in sede separata. 


58 


Appendice 


Avvertenza 

Nell’impossibilità di dare una trascrizione completa delle centinaia di no- 
tizie inerenti alla musica che compaiono nei ventanni di uscita degli ‘ ‘Avvi- 
si”, si è adottata una soluzione di compromesso. Si danno qui di seguito in 
ordine cronologico tutti i riferimenti alla musica (di qualsiasi genere essi sia- 
no) con le sole indicazioni della data (il mese, per ragioni di spazio, è contras- 
segnato dal numero arabo corrispondente) e della pagina (la pagina è data tra 
parentesi quadre, qualora nell’originale non risulti numerazione). 

Di seguito il lettore potrà trovare altri due elenchi. Il primo è l’indice 
alfabetico di tutti gli addetti alla musica (compositori, librettisti, musici, can- 
tanti, insegnanti, ecc.) citati negli “Avvisi”, prescindendo dall’estensione del- 
la notizia, con la rispettiva qualifica riportata tra parentesi. La grafia dei no- 
mi è stata uniformata, laddove possibile, a quella dei repertori bibliografici 
di uso corrente (DEUMM, Schmidl, Fétis, RISM, New Grò ve). Per ogni per- 
sonaggio sono forniti in ordine cronologico i riferimenti agli “Avvisi” con 
il numero di pagina relativo. 

Il secondo elenco è la cronologia completa delle rappresentazioni operi- 
stiche citate negli “Avvisi”: accanto al titolo sono indicati i nomi del compo- 
sitore e del librettista solo qualora questi compaiano sugli “Avvisi”. Segue 
quindi il riferimento al repertorio, più volte menzionato, del Frassoni (natu- 
ralmente soltanto per le opere rappresentate a Genova), costituito dal cogno- 
me dell’autore e dalla pagina corrispondente del primo volume dove compa- 
re la scheda dell’opera citata. 

Tali indici (dei nomi e cronologico delle opere) rappresentano, tuttavia, 
solo due delle molteplici chiavi d’accesso alle notizie musicali tratte dagli “Av- 
visi”, che, per motivi di spazio, non è stato possibile indicare; altre avrebbe- 
ro potuto essere l’indice dei generi musicali, delle festività, dei luoghi, delle 
confraternite organizzatrici di feste religiose con musica, degli strumenti mu- 
sicali, ecc. Nonostante l’incompletezza di questa Appendice , mi auguro di aver 
fornito, attraverso questa importante fonte letteraria, una prima utile chiave 
di lettura, che possa facilitare l’approccio allo studio della vita musicale nel 
Settecento a Genova (e anche in altre città europee, dal momento che molte 
delle notizie musicali rintracciate non sono di ambito locale). 


59 


Indici 


a. Elenco dei riferimenti alla musica pubblicati sugli “Avvisi” 

- 1777: 5/4, p.[8]; 12/4, p.[17]; 19/4, p.[26]; 26/4, p.35; 3/5, pp.47-48; 17/5, 
p.60; 24/5, p.67; 31/5, p.76; 21/6, pp. 101-102; 30/8, p.l 77; 25/10, pp.243-244; 
22/11, pp.274-275; 13/12, p.299. 

- 1778: 17/1, p.247; 24/1, p.254; 31/1, p.259; 7/2, pp.266-267; 21/2, p.282; 
28/2, p.289; 14/3, p.306; 21/3, p.314 e p.316; 28/3, p.322; 4/4, p.330; 11/4, 
p.337; 18/4, p.346; 25/4, p.355; 2/5, p.363; 9/5, p.371; 23/5, p.388; 30/5, p.397; 
6/6, p.404; 13/6, pp.410-411; 20/6, p.420; 27/6, p.416 [sic]; 4/7, p.435; 11/7, 
p.444; 18/7, p.454; 25/7, p.462; 1/8, p.467; 8/8, p.474; 15/8, pp.481-482; 22/8, 
p.491; 5/9, p.508; 11/9, p.515; 19/9, p.523; 26/9, pp.530-531; 3/10, pp.541-542; 
10/10, p.546; 24/10, p.563; 31/10, pp.570-571; 7/11, p.578; 14/11, pp.588-589; 
21/11, p.595; 28/11, p.603 e p.605; 5/12, p.611; 12/12, p.620; 19/12, p.629; 
26/12, pp.635-636. 

- 1779: 2/1, p.645; 16/1, p.660; 23/1, pp.666-668; 30/1, p.676; 6/2, p.682; 
13/2, p.690; 20/2, p.699; 27/2, pp.706-707; 6/3, pp.714-717; 13/3, p.723; 20/3, 
pp. 733-734; 27/3, p.737 e p.742; 10/4, p.755; 17/4, p.763; 24/4, p.771; 1/5, 
pp. 778-779; 8/5, p.785-787; 15/5, p.795; 22/5, p.803; 29/5, p.811; 5/6, p.817 
e p.8 19; 12/6, pp.827-828; 19/6, pp.833, 835-836; 26/6, pp.843-844; 3/7, 
pp. 850-851; 10/7, p.859; 17/7, p.868 e p.870; 24/7, p.876; 31/7, p.885; 7/8, 
p.889 e p.892; 14/8, pp.897-898 e 901; 21/8, pp.905-908; 28/8, p.913 e p.916; 
4/9, p.923; 11/9, p.930; 18/9, p.937 e p.939; 25/9, pp.946, 948-949; 2/10, p.955; 
9/10, pp.962-963; 16/10, p.972; 23/10, p.978; 6/11, p.997; 13/11, p.507 [sic 
1007]; 20/11, p. 1012; 27/11, pp.1020-1021; 4/12, p.1029; 11/12, p.1033 e 
p. 1037; 18/12, p.1042 e p.1046; 24/12, pp.1051-1052; 31/12, pp.1057-1058. 

- 1780: 15/1, p.9 e p.ll; 22/1, p.18; 29/1, p.25; 5/2, p.34; 19/2, p.51; 26/2, 
p.60 e p.62; 11/3, p.73 e p.75; 18/3, pp.84-85; 25/3, p.100; 8/4, pp.106-107; 
15/4, p.113 e p. 1 17; 22/4, p.123; 29/4, p.129 e p.131; 6/5, p.136 e p.139; 13/5, 
p.145; 20/5, p.154; 27/5, p.163; 10/6, p.177 e p.181; 17/6, p.185 e p.189; 24/6, 
p. 197; 1/7, p.201 e p.204; 8/7, p.211; 15/7, p.219; 22/7, e p.225 e p.227; 5/8, 
p.243; 12/8, pp.249-250; 19/8, pp.257, 259-260; 2/9, p.274; 9/9, p.284; 16/9, 
p.292; 23/9, p.299; 30/9, pp.306-307; 7/10, p.313 e p.315; 14/10, p.323; 21/10, 


60 


P-331; 28/10, p.338; 4/11, p.346; 11/11, p.355; 18/11, p.362; 25/11, p.369 e 
p.371; 2/12, p.378; 9/12, p.387; 16/12, p.393 e p.395; 23/12, pp.401-403; 30/12, 
p.409 e p.411. 

- 1781: 6/1, p.l e p.5 ; 13/1, p.13; 20/1, p.20; 27/1, p.25 e p.28; 3/2, p.33; 
10/2, p.41; 17/2, pp. 49-50 e 52; 24/2, pp.57-59; 3/3, p.65; 10/3, p.74; 17/3, 
p.81 e p.84; 24/3, p.89 e p.93; 31/3, p.100; 7/4, p.109; 14/4, p.115; 21/4, p.121 
e p. 124; 28/4, p.129 e p.133; 5/5, p.138; 19/5, p.154 e p.157; 26/5, p.164; 
9/6, p.178 ep.181; 16/6, p.186 e p.189; 30/6, p.203; 7/7, p.209 e p.211; 14/7, 
p.219; 21/7, p.225 e p.227; 28/7, p.234; 4/8, p.142; 11/8, p.249 e p.154 [sic 
254]; 18/8, p.261; 25/8, p.270; 1/9, p.277; 7/9, p.284; 15/9, p.291; 22/9, p.297; 
28/9, p.307; 6/10, p.314; 13/10, p.322; 20/10, pp.329-330; 27/10, p.338; 3/11, 
p.346; 24/11, p.369; 8/12, p.388; 15/12, pp.395-396; 22/12, p.404; 29/12, 
p. 412-313 [sic 413]. 

- 1782: 5/1, p.l e p.2; 12/1, p.9; 19/1, p.19; 26/1, p.25 e p.27; 2/2, p.33 
e p.35; 16/2, p.50; 23/3, pp.89-90; 20/4, p.123; 27/4, p.129; 4/5,p.l39; 11/5, 
p. 146; 18/5, pp. 153-154; 1/6, p.171; 8/6, p.180; 22/6, p.193; 13/7, p.217 e 
p.220; 20/7, pp.228-229; 10/8, p.249; 17/8, p.257; 31/8, p.277; 7/9, p.283; 5/10, 
p.315; 23/11, p.369; 7/12, p.387; 14/12, p.393. 

- 1783: 4/1, p.2 e p.4; 18/1, p.18; 22/2, p.59; 8/3, p.75; 15/3, p.83; 22/3, 
p.90; 12/4, p. 1 16; 26/4, pp.130-131, 134-135; 24/5, p.[161]; 14/6, p.287; 21/6, 
p.193; 12/7, p.2 17 e p.224; 9/8, p.254; 16/8, p.257; 13/9, p.289; 27/9, p.307 
e p.311; 1/11, p.346; 8/11, p.354; 22/11, p.369 e p.372; 29/11, pp.377-378; 
6/12, p.390; 13/12, p.394 e p.797 [sic 397]; 27/12, p.314 [sic 414], 

- 1784: 3/1, p.l; 10/1, p.16; 17/1, p.20 e p.22; 24/1, p.26; 7/2, p.42 e p.47; 
28/2, p.65; 27/3, p.97; 3/4, p.108; 10/4, p.113; 17/4, p.126; 1/5, p.138; 22/5, 
p.161; 12/6, p. 185; 26/6, p.201; 10/7, p.219; 17/7, p.225; 14/8, p.257; 21/8, 
p.265; 4/9, p.283; 9/10, p.321; 30/10, p.349; 4/12, p.385; 11/12, p.393 e p.396; 
24/12, p.212 [sic 412]. 

- 1785: 1/1, p.l; 8/1, p.10; 15/1, p.19; 29/1, p.33; 12/2, p.49; 19/3, p.93; 2/4, 
p.105 e p. 107; 9/4, p.l 13; 23/4, p.129; 30/4, p.137; 7/5, p.147 e p.149; 14/5, 
p.l 56; 21/5, p.162; 28/5, p.169 e p.172; 18/6, p.191; 25/6, p.201; 2/7, pp.209-210; 
16/7, p.245 e p.247; 23/7, p.256; 30/7, pp.261-263; 6/8, pp.269-272; 13/8, 


61 


p.277; 19/8, p.285; 27/8, p.293; 24/9, p.325; 8/10, p.341; 22/10, p.359; 19/11, 
p.389 e p.391; 3/12, p.408; 10/12, pp.413-414 e 418; 24/12, p.439; 31/12, p.448. 

- 1786: 7/1, p.l; 14/1, p.9 e p.12; 21/1, p.17; 28/1, p.25 e p.29; 18/2, p.49 e p.52; 
18/3, p.83; 6/5, p.137 e p.241 [sic 141]; 13/5, p.149; 27/5, p.164; 17/6, p.186; 
23/6, p.193; 1/7, p.201; 15/7, pp.217-218 e 221; 22/7, p.225; 12/8, pp.249-250; 
19/8, p.257 e p.260; 26/8, p.265 e p.268; 30/9, p.297; 21/10, p.322; 11/11, p.348; 
2/12, p.371 e p.373; 9/12, pp.377-378 e 380; 16/12, p.385; 30/12, pp.401-403. 

- 1787: 20/1, p. 17; 17/2, p.49; 24/2, p.58; 24/3, p.89; 7/4, p.105; 14/4, p.U3; 
21/4, pp. 121-122; 28/4, p.129; 5/5, p.137; 12/5, p.145; 9/6, p.177; 9/6, p.177 
e p.181; 30/6, p.201; 21/7, p.229; 28/7, p.233 e p.237; 11/8, p.250; 18/8, p.264; 
25/8, p.265 e p.268; 1/9, pp.273-274; 7/9, p.281; 15/9, pp.289-290; 29/9, p.309; 
3/11, p.347 e p. 352; 10/11, p.353; 1/12, p.377 e p.381; 7/12, p.389; 15/12, 
pp.394, 397-398; 29/12, p.409. 

- 1788: 19/1, p. 17 ; 26/1, p.25; 8/3, p.80; 22/3, p.92; 5/4, p. 105; 26/4, p.129 
e p. 132; 2/5, p.137; 31/5, p.169; 14/6, p.188; 21/6, pp.198-199; 28/6, p.203; 
5/7, p.210 ep.212; 19/7, p.225; 2/8, p.243; 9/8, p.249 e p.252; 16/8, pp.259-260; 
30/8, p.275; 6/9, p.281; 13/9, pp.289-290; 20/9, p.300; 25/10, p.337; 6/12, 
p.387; 13/12, p.393; 27/12, p.413. 

- 1789: 3/1, p.l e p.4; 24/1, p.25; 31/1, p.[33]; 7/2, p.41; 14/2, p.52; 21/2, 
p.57; 28/2, pp.65-66; 14/3, p.85; 21/3, p.90; 4/4, p.106; 25/4, p.132; 16/5, 
p.153 e p. 156; 23/5, p.161; 6/6, p.180; 13/6, p.189; 20/6, p.193; 11/7, p.218 
e p.221; 18/7, pp.227-229; 8/8, p.249; 14/8, pp.257-258; 22/8, p.267; 29/8, 
p.277; 5/9, pp.281-282 e 284; 12/9, pp.289-290 e 294; 26/9, pp.305, 307 e 312; 
17/10, p.330; 24/10, p.337 e p.341; 31/10, p.352; 7/11, p.355; 14/11, 
pp. 361-362; 21/11, p.369; 5/12, pp.386, 388-389; 12/12, p.394, p.296 [sic 396] 
e p.399; 24/12, p.414. 

- 1790: 2/1, pp.1-2 e 6; 16/1, p.17 e p.22; 23/1, p.25 e p.27; 30/1, pp.33-34 
e 37; 6/2, p.41 e p.48; 20/2, p.57; 27/2, p.72; 6/3, pp.73-74; 20/3, p.89; 27/3, 
p.97; 3/4, p. 105; 10/4, p.113; 17/4, pp.121-122 e 127; 24/4, pp.129-131; 1/5, 
pp.[137>138; 8/5, p.145; 15/5, p.153; 29/5, pp.169-170; 5/6, p.177; 12/6, p.185; 
19/6, p.193; 26/6, p.201 e p.205; 3/7, pp.209-210; 10/7, p.217; 17/7, p.225 
e p.227; 24/7, p.234 e p.238; 31/7, pp.243-244; 7/8, p.250; 14/8, p.257 e p.261; 
21/8, p.266 e p.270; 28/8, pp.273-274; 4/9, p.288; 11/9, p.289 e p.292; 18/9, 


62 


pp.297-298; 18/9, p.302; 25/9, pp.305-307; 2/10, p.313; 9/10, p.322; 16/10, 
pp.330-331; 23/10, pp.337-338; 30/10, pp.345-346; 6/11, p.354 e p.358; 13/11, 
pp. 36 1-362; 27/11, p.377; 4/12, pp.385-386; 11/12, p.393 e p.400. 

- 1791: 1/1, p.l; 8/1, pp.9-10; suppl. al 15/1; 22/1, p.25; 29/1, p.33 e p.38; 
5/2, p.41; 12/2, p.50; 26/2, pp.71-72; 12/3, p.81; 18/3, p.89; 26/3, p.97; 2/4, 
p.105 e p.208 [sic 108]; 9/4, p.113; 16/4, p.123; 23/4, p.129; 30/4, pp.137, 
142-143; 28/5, p.169; 4/6, pp.187-188; 18/6, p.205; 25/6, pp.211-212; 2/7, p.209; 
16/7, p.225; 6/8, p.249; 13/8, p.257; 19/8, p.265; 27/8, p.274 e p.279; 3/9, 
pp. 28 1-282 e 288; 17/9, pp.289 [sic 297]-298; 24/9, p.305; 1/10, p.313; 15/10, 
pp.329-330; 22/10, pp.337-338; 5/11, p.35 1; 12/11, p.362, p.364 e p.370; 19/11, 
pp. 37 1-372; 26/11, p.379; 3/12, pp.387-388; 10/12, p.396; 24/12, pp.412-413; 
31/12, p.419. 

- 1792: 7/1, pp.1-2; 21/1, p.17; 28/1, p.26; 4/2, p.34; 11/2, p.41; 18/2, p.50; 
25/2, p.58; 3/3, pp.66-68; 10/3, p.74 e p.80; 17/3, p.83; 24/3, p.89; 31/3, p.101; 
14/4, p.113; 21/4, pp.121-122; 28/4, p.129; 5/5, p.137; 12/5, p.145; 19/5, p.153; 
2/6, p. 169; 16/6, p.185; 30/6, p.203; 21/7, p.225; 11/8, p.292; 18/8, pp.293-294; 
25/8, p.301; 1/9, p.309 e p.318; 15/9, pp.289 [sic]-290 e 292; 22/9, pp.297-298; 
29/9, p.305; 6/ 10, p.317; 13/10, p.321; 27/10, pp.337-339; 3/11, p.352; 10/11, 
p.354; 17/11, p.361 e p.365; 24/11, p.369 e p.273 [sic 373]; 7/12, p.388; 15/12, 
p.393; 22/12, p.403; 29/12, p.411. 

- 1793: 5/1, p.l e p.5; 12/1, p.9; 19/1, p.17 e p.19; 26/1, pp.25-26 e 28; 1/2, 
pp.33-34 e 37; 9/2, p.[41], p.43 e p.48; 16/2, p.49; 23/2, p.57; 2/3, p.65; 9/3, 
p.76; 16/3, p.82 e p.87; 23/3, pp.89-90; 30/3, pp.98-99; 6/4, p.105; 20/4, 
pp. 121-123; 4/5, p.137 e p.140; 11/5, p.148; 18/5, p.153 e p. 160; 1/6, p.169; 
8/6, pp.177 [sic 175>176; 15/6, p.185; 22/6, p.193; 28/6, pp.201-204; 13/7, 
pp.2 19-220; 20/7, p.225 e p.230; 3/8, p.241 e p.243; 10/8, p.249; 17/8, 
pp.258-259 e 262; 24/8, p.266; 31/8, p.275; 7/9, pp.281-282; 14/9, p.290; 20/9, 
p.297; 28/9, p.297 [sic] e p.307; 5/10, p.313; 19/10, p.311 [sic]; 26/10, p.337; 
2/11, p.345; 9/11, p.353; 16/11, p.361 e p.365; 23/11, p.369; 30/11, p.377; 
7/12, p.385 e p.387; 14/12, p.393 e p.400. 

- 1794: 4/1, pp.1-3; 11/1, p.9; 18/1, p.24; 25/1, p.26; 1/2, p.35; 8/2, pp.41-42; 
17/2, p.49; 1/3, pp. 65-66; 8/3, p.73; 15/3, pp.81-82; 22/3, p.89; 29/3, p.98; 
26/4, p.129; 3/5, pp.137-138 e 140; 24/5, p.161 e p.168; 31/5, pp.169-170; 14/6, 


63 


p.185; 21/6, p. 194; 28/6, pp.202-203; 5/7, p.209; 26/7, p.240; 9/8, p.250; 16/8, 
p.258; 30/8, p.277; 6/9, pp.285, 288-289; 13/9, pp.294, 296-297; 20/9, p.299; 
4/10, pp.315-318; 11/10, p.323 e p.330; 18/10, p.338; 31/10, p.350; 8/11, 
pp.355-356; 22/11, p.371; 6/12, p.388; 13/12, p.396; 27/12, pp.411-412. 

- 1795: 10/1, pp.9-10; 17/1, p.17; 24/1, pp.25-26; 7/2, p.41; 14/2, p.49 e p.56; 
21/2, p.57, p.60 e p.64; 28/2, p.72; 14/3, p.84; 21/3, p.96; 28/3, p.98; 11/4, 
pp.113-114; 2/5, p.137; 9/5, p.145; 16/5, p.153; 30/5, pp.169-170; 6/6, p.179; 
12/6, p. 187; 27/6, p.206; 25/7, p.233; 8/8, pp.249-251; 14/8, pp.258-259; 22/8, 
p.265 e p.267; 29/8, pp.275-276; 5/9, p.281; 12/9, p.291 e p.296; 19/9, 
pp.297-298; 3/10, p.313; 24/10, p.337; 31/10, pp.345, 348-349; 7/11, pp.353-354; 
14/11, p.361; 28/11, p.378; 5/12, pp.385-386; 12/12, p.393; 19/12, p.401; 24/12, 
p.410. 

- 1796: 2/1, p.l; 23/1, p.27; 30/1, p.40; 13/2, p.49 e p.53; 27/2, p.67; 12/3, 
p.81; 26/3, p.97; 9/4, p.113; 23/4, pp.129-130 e 133; 7/5, p.145; 21/5, p.261; 
11/6, p.285; 18/6, p.[293]; 25/6, p.303; 9/7, p.321; 16/7, p.325 e p.327; 30/7, 
p.341; 6/8, pp.349, 351-354 e 356; 13/8, p.357 e p.364; 19/8, p.365 e p.372; 
27/8, p.373; 3/9, p.383; 10/9, p.390; 17/9, pp.397-398; 1/10, p.413; 8/10, 
pp.42 1-422; 5/11, pp.458-459; 19/11, p.476; 26/11, pp.477-479; 3/12, 
pp.485-486 e 491; 10/12, p.493; 15/12, p.504; 24/12, p.510; 31/12, p.517. 

- 1797: 7/1, p.8; 14/1, p.9; 21/1, p.17; 28/1, pp. 52 [mc 25>26; 4/2, pp.33-34; 
11/2, p.41 e p.48; 18/2, pp.49-50; 25/2, pp.57-58; 4/3, p.65 e p.72; 11/3, 
pp.73-74; 18/3, p.88; 24/3, p.89; 8/4, pp.106-107; 29/4, p.130; 6/5, p.138; 13/5, 
p.145; 20/5, pp.153-154; 21/6, p.194; 24/6, p.201 e p.206; 28/6, p.210 e p.214; 
8/7, pp.237-239; 11/7, p.228; 19/7, pp.24 1-244; 15/7 [pubbl. il 22], pp.253-254 
e 256; 22/7 [pubbl. il 29], pp.265, 267-268. 


64 


b. Indice dei nomi degli addetti alla musica comparsi sugli “Avvisi”* 


Abel Cari Friedrich (compositore) 1777: 21/6, p.101 
Accorimboni Agostino (compositore romano) 1784: 10/4, p. 1 13 
Agnino Niccolò (maestro di cappella dilettante) 1792: 17/11, p.361 
Agujari Lucrezia (cantante) 1777: 21/6, p. 101. 1782: 22/6, p. 193 
Alberghi Ignazio (cantante) 1793: 2/11, p.345 
Albertini Pasquale (ballerino) 1784: 10/4, p. 1 13 

Ambrosiani Giovanni (coreografo e direttore dei balli) 1790: 25/9, p.307 
Amici Giuseppe (cantante) 1794: 13/9, p.294 

Andreick Giuseppe (sacerdote, direttore di banda) 1793: 28/6, p.202 

Andreozzi Anna (cantante) 1793: 5/1, p.l 

Andreozzi Gaetano (compositore napoletano) 1791: 30/4, p.137 

Anfonsi (direttore della musica) 1780: 4/11, p.346. 1781: 3/11, p.346 

Anfossi Pasquale (compositore) 1790: 16/10, p.330. 1792: 14/4, p.l 13 

Asserero (Assereto?) Giambatista (ballerino) 1797: 4/2, p.33 

Avanzini Gian Giacomo (compositore di Crema) 1787: 3/11, p.352 

Bach Johann Christian (compositore) 1777: 21/6, p.101 

Bak Johann Christian vedi Bach Johann Christian 

Balduino Domenico (maestro di cappella) 1778: 28/2, p.289; 4/4, p.330; 1/8, 

p.467; 24/10, p.563. 1779: 13/2, p.690; 10/4, p.755; 31/7, p.885 

Ballon Domenico (coreografo e direttore dei balli) 1796: 31/12, p.517 

Banti Felicità (ballerina) 1790: 2/1, p.l 

Banti Giuseppe (coreografo e ballerino) 1784: 10/4, p.l 13 

Banti Dupetit Camilla vedi Dupetit Banti Camilla 

Banti Giorgi Brigida (cantante) 1791: 30/4, p.143 

Basso Emmanuele (violinista) 1790: 3/4, p.105 

Bedotti (inventore e direttore di balli) 1777: 22/11, pp.274-275 

Beltran Vittorio (di Parigi, insegnante di strumenti ad arco) 1777: 5/4, p.[8] 

Bemetzrieder Anton (professore di musica) 1783: 26/4, p.135 

Bendinelli Spinola vedi Spinola Bendinelli 


* Non sono stati riprodotti i nomi dei musicisti elencati nei manifesti editoriali dello 
stampatore Zatta; per questi si rimanda a O. MISCHIATI, Indici, cataloghi e avvisi degli 
editori e librai musicali italiani dal 1591 al 1798 , Firenze, Leo S.Olschki, 1984 pp.425-459. 
Sono stati esclusi inoltre i nomi di architetti, pittori e scenografi che hanno operato nei 
teatri di Genova. 


65 


Beretti Felice vedi Beretti Filippo 

Beretti Filippo (o Felice; coreografo e ballerino) 1790: 2/1, p.l; 17/4, p.122 

Bertinotti Teresa (soprano) 1796: 31/12, p.517 

Bertoni Ferdinando Gasparo (compositore) 1777: 22/11, pp.274-275 

Bianchi Adamo (cantante) 1791: 31/12, p.419 

Bianchi Eliodoro (tenore) 1794: 4/10, pp.316-317 

Bianchi Francesco (compositore) 1789: 24/10, p.337. 1790: 29/5, p.169 

Bisio Luigi (sacerdote, direttore di banda) 1793: 28/6, p.202 

Blasi Serafino (cantante) 1784: 10/4, p.113 

Boccarelli Francesca (cantante) 1791: 28/5, p.169 

Bocconi Giuseppe (ballerino) 1797: 4/2, p.33 

Boggi Chiara (ballerina) 1784: 10/4, p.l 13 

Bolognesi Cecilia (cantante) 1789: 26/9, p.312 

Bonaveri Paolo (cantante) 1777: 22/11, pp.274-275 

Bottaro Bartolomeo (sacerdote mansionario beneficiato della Metropolitana, 

esperto in cose musicali) 1794: 27/12, p.411 

Braura Girolamo (soprano) 1796: 31/12, p.517 

Breidenbach (professore di arpa) 1793: 3/8, p.243 

Brendi Luigi (ballerino) 1784: 10/4, p.l 13 

Brunetti Antonio (compositore) 1791: 2/7, p.209 

Bruni Domenico Luigi (cantante, indicato dagli “Avvisi” come tenore) 1791: 
31/12, p.419 

Brusacà Giovanni (violoncellista) 1795: 22/8, p.267 

Buccioni Giuseppe (maestro di cappella fiorentino) 1783: 14/6, p.287 [sic 187] 
Bustoro Giuseppe (direttore della musica e maestro di cappella) 1778: 26/12, 
p.636. 1779: 29/5, p.811. 1780: 1/7, p.204 

Cabona Francesco (o Casabona; sacerdote, maestro di cappella e direttore della 
musica in Chiavari) 1786: 15/7, p.217; 9/12, p.378. 1788: 28/6, p.203 
Cagnasotti Giacchino (violoncellista) 1797: 4/3, p.72 
Calvi Giuseppe (ballerino) 1790: 2/1, p.l 

Campi Antonia (cantante e esecutrice di fortepiano) 1795: 3/10, p.313; 7/11, 
p.354 

Capuzzi Giuseppe Antonio (compositore) 1787: 18/8, p.264; 3/11, p.352 
Carbone Giacomo detto di Tasso (maestro di cappella) 1778: 21/3, p.314; 20/6, 
p.420; 18/7, p.454; 1/8, p.467; 8/8, p.474; 22/8, p.491; 5/9, p.508; 11/9, p.515; 
10/10, p.546; 31/10, p.570; 14/11, p.589. 1779: 13/3, p. 723; 20/3, p.734; 27/3, 
p.742; 29/5, p.811; 5/6, p.819; 19/6, p.836; 3/7, p.851; 7/8, p.892; 21/8, p.907; 
28/8, p.916; 4/9, p.923; 11/9, p.930; 16/10, p.972; 23/10, p.978; 20/11, p.1012. 


66 


1780: 11/3, p.75; 18/3, p.85; 5/8, p.243; 19/8, p.260; 9/9, p.284; 21/10, p.331; 
28/10, p.338. 1781: 24/2, p.59; 17/3, p.84; 7/4, p.109; 30/6, p.203; 21/7, p.227; 
4/8, p. 142; 18/8, p.261; 25/8, p.270; 7/9, p.284; 20/10, p.330; 27/10, p.338. 1783: 
1/11, p.346. 1790: 6/3, p.73 

Carbonino Carlo Ambrogio (abate, maestro di cappella, maestro al cembalo 
in teatro) 1778: 17/1, p.247; 24/1, p.254; 28/3, p.322; 25/4, p.355; 9/5, p.371; 
6/6, p.404; 20/6, p.420; 4/7, p.435; 11/7, p.444; 18/7, p.454; 25/7, p.462; 1/8, 
p.467; 8/8, p.474; 15/8, p.482; 22/8, p.491; 3/10, pp.541-542; 31/10, pp.570-571; 
7/11, p.578; 14/11, p.588; 21/11, p.595; 5/12, p.611; 12/12, p.620; 19/12, p.629; 
26/12, p.636. 1779: 2/1, p.645; 16/1, p.660; 23/1, p.668; 20/2, p.699; 13/3, p.723; 
10/4, p.755; 17/4, p.763; 24/4, p.771; 22/5, p.803; 12/6, p.827; 19/6, p.835; 3/7, 
p.851; 17/7, p.870; 24/7, p.876; 31/7, p.885; 21/8, p.907; 4/9, p.923; 2/10, p.955; 
9/10, p.963; 6/11, p.997; 27/11, p.1021; 4/12, p.1029; 18/12, p.1046; 24/12, 
pp.1051-1052; 31/12, p.1058. 1780: 15/1, p.ll; 22/1, p.18; 26/2, p.60; 25/3, p.100; 
22/4, p. 123; 27/5, p.163; 10/6, p.181; 8/7, p.211; 15/7, p.219; 22/7, p.227; 5/8, 
p.243; 19/8, p.260; 30/9, p.307; 7/10, p.315; 14/10, p.323; 28/10, p.338; 4/11, 
p.346; 11/11, p.355; 18/11, p.362; 25/11, p.371; 2/12, p.378; 16/12, p.395; 23/12, 
p.403. 1781: 31/3, p.100; 21/4, p.124; 19/5, p.157; 9/6, p.181; 16/6, p.189; 30/6, 
p.203; 14/7, p.219; 21/7, p.227; 4/8, p.142; 28/9, p.307; 6/10, p.314; 13/10, p.322; 
3/11, p.346; 15/12, p.396. 1782: 2/2, p.35; 8/6, p.180. 1783: 4/1, p.4; 9/8, p.254; 
6/12, p.390. 1785: 3/12, p.408. 1787: 7/12, p.389. 1789: 12/9, p.294. 1791: 18/6, 
p.2Q5. 1794: 6/9, p.285. 1795: 3/10, p.313 
Carri Giuseppe (tenore) 1790: 30/1, p.34 
Casabona Francesco vedi Cabona Francesco 
Catalisano Gennaro (teorico della musica) 1780: 23/12, pp. 401402 
Cattaldi Pizzoli Rosa (cantante) 1784: 10/4, p.113 
Cattaneo Antonio (abate, direttore della musica) 1779: 4/9, p.923 
Cavana Luigi (cantante) 1794: 13/9, p.294 

Celle Antonio (sacerdote, maestro di cappella e direttore della musica; nomina- 
to talora solo come abate) 1778: 4/4, p.330; 9/5, p.371; 15/8, p.482. 1779: 8/5, 
p.787; 26/6, pp.843-844. 1780: 15/1, p.ll. 1781: 31/3, p.100 
Cerri Luigi vedi Cerro Luigi 

Cerro Antonio (maestro di cappella) 1790: 6/11, p.358 

Cerro Luigi (o Cerri; maestro di cappella) 1778: 24/1, p.254; 21/3, p.314; 11/4, 

p.337; 2/5, p.363; 6/6, p.404. 1781: 22/9, p.297. 1789: 4/4, p.106. 1792: 7/12, 

p.388 

Ceruti Felice (cantante) 1781: 21/4, p.121 


67 


Cestino Francesco (costruttore di strumenti musicali in Genova) 1791: suppl. 
al 15/1; 12/2, p.50; 9/3, p.76 

Chatillion-Codecasa Giovanna vedi Chatillon-Codecasa Giovanna 
Chatillon-Codecasa Giovanna (o Chatillion-Codecasa; cantante) 1792: 13/10, 
p.321 

Cimarosa Domenico (compositore) 1782: 22/6, p.193. 1784: 3/1, p.l (attr. er- 
ronea a Cimarosa) 1790: 16/10, p.330. 1791: 1/1, p.l; 28/5, p.169. 1792: 22/9, 
p.297. 1793:6/4, p.105; 11/5, p.148. 1794: 13/9, p.294. 1795: 11/4, p.l 13; 16/7, 
p.327 

Cipriani Lorenzo (cantante) 1792: 17/11, p.361. 1793: 6/4, p.105 

Clerico Francesco (coreografo) 1791: 5/2, p.41 

Codecasa Chatillon Giovanna vedi Chatillon-Codecasa Giovanna 

Colpe Domenico (violinista dilettante) 1796: 10/12, p.493 

Coltellini Marco (librettista) 1778: 21/3, p.316 

Contini Susanna (cantante) 1790: 18/9, p.298 

Corsi (abate, maestro di cappella) 1779: 1/5, p.779; 11/9, p.930 

Corsi Antonio (professore di organi e cembali) 1779: 6/3, pp.714-715 

Costa Giacomo (professore di violino) 1794: 31/5, p.170. 1795: 30/5, p.l 69 

Costa Gioachino (cantante) 1789: 26/9, p.312 

Crescentini Girolamo (soprano) 1791: 28/5, p.169. 1793: 5/1, p.l; 9/2, p.48 

Crosa Gio.Batista (patrizio dilettante in Sanremo) 1793: 9/2, p.43 

Damiani Teresa (ballerina) 1784: 10/4, p.113 

Da Ponte Lorenzo (poeta e librettista) 1794: 18/1, p.24 

Davia de’ Bemucci Anna (cantante) 1791: 31/12, p.419. 1792: 25/2, p.58; 10/11, 

p.354. 1795: 7/2, p.41 

David Giacomo (tenore) 1782: 22/6, p.193; 13/7, p.220. 1790: 17/4, p.121; 24/4, 

p.131; 26/6, p.201. 1794: 4/1, p.l; 17/2, p.49 

De Agostini Rosa (cantante) 1786: 21/1, p.17 

De Belli Giuseppe (ballerino) 1797: 4/2, p.33 

De Gameria Giovanni (librettista) 1790: 17/4, p.121 

Degola Gaetano (maestro di cappella) 1795: 7/2, p.41 

Degola Giorgio (direttore della musica) 1778: 31/10, p.571; 5/12, p.611. 1779: 

14/8, p.901; 21/8, p.907; 4/9, p.923; 13/11, p. 507 [sic 1007]; 4/12, p.1029. 1780: 

19/8, p.260; 28/10, p.338; 16/12, p.395. 1781: 13/1, p.13; 7/9, p.284; 15/9, p.291; 

22/12, p.404. 1782: 11/5, p.146 

Degola Luigi (maestro di cappella) 1794: 24/5, p.168; 18/10, p.338. 1796: 19/8, 
p.372 


68 


Della Cella Stefano (sacerdote, dilettante di violino) 1786: 9/12, p.378 
De Lorenzi Salvatore (tenore) 1797: 29/4, p.130 

Delorthe Gabriel Antoine (studioso di problemi di temperamento ed accorda- 
tura degli strumenti a tastiera) 1789: 5/12, pp.388-389 
Del Santo Agostino (insegnante e direttore della musica in Levanto) 1791: 9/4, 
p.113 

Del Vecchio Giuseppe vedi De Vecchi Giuseppe 

De Martini Agostino (o Demartini; sacerdote, maestro di cappella) 1778: 31/1, 
p.259; 25/7, p.462; 8/8, p.474; 22/8, p.491; 24/10, p.563. 1779: 30/1, p.676; 7/8, 
p.892. 1780: 5/8, p.243; 23/9, p.299. 1781: 13/1, p.13 
De Paoli Gaetano (cantante) 1784: 10/4, p.113 
Desaides Nicolas-Alexander vedi Nicolas-Alexander 

De Vecchi Giuseppe (o Del Vecchio; abate, maestro di cappella e direttore del- 
la musica) 1779: 21/8, p.907. 1780: 15/1, p.ll; 22/7, p.277. 1781: 13/1, p.13. 
1784: 11/12, p.396. 1785: 7/5, p.149; 22/10, p.359; 10/2, p.418. 1789: 18/7, p.227; 
29/8, p.277; 5/9, p.282; 12/12, p.296. 1790: 27/2, p.72; 6/3, p.73; 24/7, p.238; 
9/10, p.322; 6/11, p.354; 4/12, p.386. 1792: 3/3, p.68; 10/3, p.74; 15/9, p.290 
e p. 292; 24/11, p.273 [sic]; 7/12, p.388; 22/12, p.403. 1793: 2/3, p.65; 16/3, p.82; 
20/7, p.230; 7/12, p.387. 1794: 31/5, p.169; 13/9, p.296. 1796: 9/4, p.113. 1797: 
13/5, p.145 

Dezède Nicolas-Alexander (compositore) 1777: 21/6, pp.101-102 
D’Oria Ambrogio (violinista dilettante, nobile) 1796: 31/12, p.517 
Drago Carlo (ballerino) 1797: 4/2, p.33 
Drago Giovanni (ballerino) 1797: 4/2, p.33 
Dupetit Banti Camilla (ballerina) 1784: 10/4, p.113 

Durazzo Giacomo (diplomatico e sovrintendente teatrale) 1794: 8/11, p.355 
Faccini Gio. Domenico (abate, maestro di cappella e direttore della musica in 
La Spezia) 1795: 22/8, p.267 

Faccini Tommaso (compositore in La Spezia) 1795: 22/8, p.267 
Fantozzi Marchetti Maria vedi Marchetti Fantozzi Maria 
Favier (coreografo) 1793: 26/10, p.337 

Federici Francesco (compositore e direttore della musica, nobile) 1796: 31/12, 
p.517 

Fisher John Abraham (violinista e compositore) 1777: 21/6, p.101 
Francese Teodoro (sacerdote, maestro di cappella) 1778: 14/11, p.588 
Franchi Pietro (coreografo e direttore dei balli) 1790: 18/9, p.298 
Franklin Benjamin (statista e inventore) 1790: 30/10, p.346 


69 


Galassi Geltrude (ballerina) 1790: 2/1, p.l 

Galli Giuseppe vedi Gallo Giuseppe 

Gallieni Maggiori Angiola vedi Maggiori Gallieni Angiola 

Galiini Giovanni Andrea (impresario in Londra) 1789: 18/7, p.228 

Gallo Giambatista (oboista) 1791: 19/8, p.265. 1793: 17/8, pp.258-259. 1795: 

8/8, pp.250-251 (citato come Giovanni). 1796: 5/11, p.459 (citato come Giovanni) 

Gallo Giovanni vedi Gallo Giambatista 

Gallo Giuseppe (o Galli; oboista e suonatore di corno inglese) 1790: 2/1, p.l. 
1791: 12/11, p.362 

Gambarini Giuseppe Maria (sacerdote, direttore della musica) 1783: 12/4, p.116. 
1784: 3/4, p.108. 1785: 19/3, p.93; 7/5, p.149 

Garegnani fratelli (costruttori e venditori di strumenti a fiato in Milano) 1791: 
2/4, p.208 

Garioni Angela (o Garrioni; cantante) 1781: 21/4, p.121 
Garrioni Angela vedi Garioni Angela 

Gazzaniga Giuseppe (compositore) 1792: 14/4, p.113. 1793: 28/9, p.297 [sic] 
Germano Giuseppe (sacerdote, maestro di cappella) 1780: 22/7, p.227 
Gerolami (cembalaro romano) 1779: 23/1, p.666 
Gherardi Pietro (musico di Ravenna) 1779: 31/12, p.1057 
Ghiglione Pietro (direttore della musica, di Novi Ligure) 1793: 9/2, p.43 
Gianini Angelo (ballerino) 1784: 10/4, p.l 13 

Giannini Giambatista (maestro di ballo) 1778: 28/11, p.603. 1779: 18/12, p.1042. 
1781: 27/1, p.25 

Gino Michele (torinese, suonatore e insegnante d’arpa e d’altri strumenti) 1790: 
23/1, p.27 

Giordani Giuseppe (Giordaniello; compositore napoletano) 1784: 10/1, p.16. 
1790: 2/1, p.l 

Giordaniello vedi Giordani Giuseppe 

Giorgi Banti Brigida vedi Banti Giorgi Brigida 

Girardone Francesco (compositore) 1790: 13/11, p.361 

Giuliani Cecilia (cantante) 1790: 17/4, p.121; 26/6, p.201 

Giuzzo Luigi (corista; studente universitario) 1797: 18/2, p.49 

Gluck Christoph Willibald (compositore) 1787: 15/12, p.398 

Gnecco Francesco (maestro di cappella, compositore e direttore della musica) 

1790: 16/1, p.17; 30/1, p.37; 10/7, p.217; 11/12, p.400. 1791: 16/7, p.225; 3/12, 

p.388; 10/12, p.396. 1792: 28/1, p.26; 17/3, p.83; 12/5, p.145. 1794: 1/3, p.65. 

1795: 22/8, p.265. 1796: 11/6, p.285. 1797: 29/4, p.130 


70 


Gnecco Giovanni (maestro di cappella) 1788: 30/8, p.275 

Goldoni Carlo (commediografo e librettista) 1791: 24/9, p.305. 1793: 16/3, p.87 

Gottelli Giacomo (tenore) 1793: 17/8, pp.258-259 

Grasso Francesco (abate, costruttore e accordatore di strumenti musicali in Ge- 
nova) 1795: 28/3, p.98 

Grétry André-Ernest Modeste (compositore) 1789: 12/12, p.399 
Grosse Samuel Dietrich (?) (compositore) 1789: 12/12, p.399 
Guariglia Pietro (cantante) 1795: 3/10, p.313 

Guerra (abate, direttore della musica) 1778: 11/9, p.515. 1779: 11/9, p.930 
Guglielmi Pietro Alessandro (compositore) 1790: 18/9, p.298; 25/9, p.307. 1791: 
29/1, p.33; 3/9, p.281. 1792: 1/9, p.318; 13/10, p.321. 1794: 6/9, p.285. 1796: 
16/7, p.327; 24/12, p.510 

Haydn Franz Joseph (compositore) 1785: 13/8, p.277 
Holler Aegidius (o Ordii Diego; benedettino teorico della musica) 1797: 4/3, p.72 
Isola Filippo (maestro di cappella) 1787: 1/9, pp.273-274 
Isola Gaetano (compositore, maestro di cappella, maestro al cembalo) 1777: 30/8, 
p.177. 1778: 14/3, p.306; 6/6, p.404; 13/6, p.410; 20/6, p.420; 4/7, p.435; 25/7, 
p.462; 1/8, p.467; 5/9, p.508; 26/9, p.531; 24/10, p.563; 7/11, p.578. 1779: 23/1, 
p.668; 13/3, p.723; 17/4, p.763; 1/5, p.778; 8/5, p.786; 15/5, p.705; 19/6, 
pp.835-836; 3/7, p.851; 17/7, p.870; 24/7, p.876; 31/7, p.885; 21/8, p.907; 4/9, 
p.923; 25/9, p.946; 13/11, p.507 [sic 1007]; 27/11, p.1021. 1780: 19/2, p.51; 11/3, 
p.75; 27/5, p.163; 1/7, p.204; 12/8, p.250; 2/9, p.274; 23/9, p.299; 28/10, p.338. 
1781: 20/1, p.20; 27/1, p.28; 17/2, p.52; 24/2, p.59; 10/3, p.74; 17/3, p.84; 24/3, 
p.93; 21/4, p. 124; 28/4, p.133; 19/5, p.157; 16/6, p.189; 30/6, p.203; 18/8, p.261; 
1/9, p.277; 7/9, p.284; 28/9, p.307; 6/10, p.314; 20/10, p.330; 27/10, p.338. 1782: 
26/1, p.27; 13/7, p.220. 1783: 8/11, p.354. 1790: 30/1, p.33; 6/3, p.74; 14/8, 
p.261. 1791: 12/2, p.50; 19/8, p.265; 27/8, p.274. 1792: 27/10, p.338. 1793: 17/8, 
pp.258-259; 28/9, p.307. 1794: 22/3, p.89. 1795: 8/8, pp.250-251. 1796: 13/8, 
p.364; 19/8, p.372; 31/12, p.517 

Kreutzer Rodolphe (maestro di cappella e violinista) 1796: 26/11, pp.478-479; 
3/12, p.485 

Ktreutzez Rodolphe vedi Kreutzer Rodolphe 
La Mothe Franz vedi La Motte Franz 
La Motte Franz (o La Mothe; violinista) 1777: 21/6, p.101 
Landini (maestro di ballo) 1791: 24/9, p.305 

Lasagna Lorenzo (alunno del collegio militare; suona tutti gli strumenti a fiato 
e compone) 1794: 28/6, p.202v 


71 


Laschi Luisa (cantante) 1784: 10/4, p.113 

Leonardini Domenico (sacerdote; basso) 1789: 5/9, p.282. 1791: 19/8, p.265. 
1793: 17/8, pp.258-259. 1795: 8/8, p.250 

Leonardino (sacerdote, maestro di cappella e direttore della musica) 1778: 2/5, 
p.363 

Liparini Agostino (cantante) 1793: 2/11, p.345 
Lolli Antonio (violinista e compositore) 1788: 13/9, p.290 
Lotti Gaetano (cantante) 1791: 12/11, p.362 
Lusini Caterina (cantante) 1781: 21/4, p.121 
Maccarini Giuseppa vedi Maccherini Giuseppina 

Maccherini Giuseppina (o Maccarini Giuseppa; cantante) 1785: 30/7, p.262; 6/8, 
p.270 

Madrigali Domenico (o Madrigalli; cantante) 1794: 6/9, p.285; 13/9, p.294 
Madrigalli Domenico vedi Madrigali Domenico 

Maggiori Gallieni Angiola (o Angelica; cantante) 1777: 22/11, pp.274-275 

Mandini Paolo (tenore) 1795: 11/4, p.l 13 

Manfredi Eustachio (librettista) 1789: 2/1, p.l 

Manfredi Filippo (violinista) 1777: 22/11, pp.274-275 

Manfredini Vincenzo (maestro di cappella) 1789: 29/8, p.277 

Maragliano Vittorio (corista, studente universitario) 1797: 18/2, p.49 

Marassi Antonio (ballerino) 1784: 10/4, p.l 13 

Marchesi Luigi Lodovico (sopranista) 1781: 21/4, p.121. 1789: 18/7, p.229. 1797: 
29/4, p.130 

Marchetti Benedetta (cantante) 1791: 24/9, p.305 
Marchetti Fantozzi Maria (cantante) 1790: 2/1, p.l 

Mariani Lorenzo (compositore e direttore della musica, lucchese operante in 
Genova e Savona) 1787: 7/4, p.105. 1790: 16/1, p.17; 23/10, p.337. 1792: 11/2, 
p.41; 1793: 23/3, pp.89-90; 30/3, pp.98-99 

Marinelli Domenico (corista, studente universitario) 1797: 18/2, p.49 
Mariioni Massimilla (ballerina) 1784: 10/4, p.l 13 
Marmol (costruttore di strumenti musicali in Siviglia) 1791: 27/8, p.279 
Martin y Soler Vicente (o Martini Vincenzo; compositore) 1794: 26/4, p.129 
Martini Andrea (detto il Senesino, sopranista) 1790: 17/4, p.121; 24/4, p.131; 
26/6, p.201. 1791: 24/9, p.305; 1/10, p.313; 15/10, p.329; 22/10, pp.337-338; 
12/11, p.362; 3/12, pp.387-388. 1794: 4/1, p.l 

Martini Giovanni Battista (compositore ed erudito) 1793: 23/3, p.89 
Martini Vincenzo vedi Martin y Soler Vicente 


72 


Maupertuis Pierre-Luis Moreau de (matematico e scienziato) 1794: 6/9, p.289 

Mayer Johann Simon vedi Mayr Johann Simon 

Mayr Johann Simon (o Mayer; compositore) 1797: 29/4, p.130 

Mei (Raimondo? maestro di cappella) 1778: 4/4, p.330 

Merli Gaetano (o Merlo; sacerdote, maestro di cappella) 1790: 14/8, p.261; 21/8, 

p.266; 4/9, p.288; 11/9, p.292; 25/9, p.307; 16/10, p.331; 23/10, p.338. 1796: 

23/4, p. 133 

Merlini Dionigi (tenore) 1781: 21/4, p.121 
Merlo Gaetano vedi Merli Gaetano 

Metastasio Pietro (poeta librettista) 1779: 31/12, p.1057. 1780: 26/2, p.62; 18/3, 
p.84; 15/4, p.113 e p.117; 29/4, p.136; 6/5, p.139; 30/9, p.306. 1781: 21/4, p.121. 
1791: 30/4, p.137; 28/5, p.169. 1795: 12/9, p.296. 1797: 18/2, p.49 
Micali Giacinto (venditore di strumenti musicali) 1787: 21/4, pp.121-122 
Miller Francesco (soldato, insegnante di pianoforte) 1792: 3/11, p.352 
Monanni Angelo (detto il Manzoletto, sopranista) 1790: 24/4, p.131 
Montelli Giuseppe (direttore della musica, insegnante e maestro di cappella) 1796: 
5/11, p.459; 10/12, p.493 

Montesanti (famiglia di organari in Mantova) 1790: 6/2, p.48 
Monvel (librettista) 1777: 21/6, pp.101-102 

Nageli Hans Georg (o Naghely Gio.Giorgio; editore, libraio e compositore sviz- 
zero) 1795: 31/10, pp.348-349 
Naghely Gio.Giorgio vedi Nageli Hans Georg 
Nanni Paolo (violinista) 1797: 4/3, p.72 

Nardini Pietro (violinista e compositore) 1793: 23/3, p.89; 18/5, p.160 

Neri Michele (cantante) 1781: 17/2, p.52 

Oltrabelli Teresa (cantante) 1790: 25/9, p.307 

Orelli Diego vedi Holler Aegidius 

Orti Giambatista (ballerino) 1790: 2/1, p.l 

Paganini Niccolò (violinista) 1794: 31/5, p.170; 6/12, p.388. 1795: 30/5, p.169; 
25/7, p.233 

Paisiello Giovanni (compositore) 1779: 21/8, p.906. 1788: 5/7, p.210. 1789: 
17/10, p.330. 1790: 17/4, p.121; 16/10, p.331; 30/10, p.345. 1791: 30/4, p.143; 
22/10, p.337; 12/11, p.364; 19/11, p.372. 1792: 31/3, p.101; 2/6, p.169; 30/6, 
p.203; 22/9, p.298. 1793: 8/6, p.177; 5/10, p.313. 1796: 16/7, p.327 
Paimarini Luigi (suonatore di spinetta, studente di filosofia) 1797: 18/2, p.50 
Panati Giacomo (tenore) 1781: 21/4, p.121 


73 


Parodi (merdaio; venditore di strumenti musicali in Genova) 1779: 23/1, p.666; 
19/6, p.833 

Pedevilla Giovanni Battista (violinista) 1779: 20/3, p.733; 19/6, p.835. 1780: 

11/3, p.75; 30/12, p.411. 1781: 21/4, p.124; 29/12, p.313. 1790: 2/1, p.l; 18/9, 

p.298. 1791: 19/8, p.265. 1793: 23/3, p.89; 18/5, p.160 

Perelli Giacomo (tenore) 1795: 8/8, p.250 

Perini Angela (cantante) 1794: 4/1, p.l. 1797: 29/4, p.130 

Perini Carolina (cantante) 1793: 6/4, p.105. 1794: 14/6, p.185 

Pérolle (o Perolli; medico francese, studioso di fisica acustica) 1794: 6/9, 

pp.288-289 

Perolli vedi Pérolle 

Persico Pasquale (violinista) 1795: 22/8, p.267 
Pescia Giambatista (ballerino) 1797: 4/2, p.33 

Pfeiffer Johann Michael (compositore e pedagogista) 1797: 18/3, p.88 
Philidor Fran 90 Ìs-André (compositore) 1789: 12/12, p.399 
Piccinni Niccolò Vito (compositore) 1789: 12/12, p.399 
Pizzarini Elisabetta (ballerina) 1784: 10/4, p.l 13 
Pizzarini Santi (cantante) 1784: 10/4, p.113 

Pizzati Giuseppe (musicista e teorico della musica) 1779: 21/8, p.908 
Pizzoli Camillo (cantante) 1784: 10/4, p.l 13 
Pizzoli Cattaldi Rosa vedi Cattaldi Pizzoli Rosa 
Ponziani Felice (cantante) 1795: 3/10, p.313 

Ponzo Giuseppe (maestro di cappella napoletano) 1797: 4/2, pp.33-34 
Ponzone Vincenzo vedi Ponzoni Vincenzo 

Ponzoni Vincenzo (o Ponzone; maestro di cappella e compositore in Savona) 
1793: 24/8, p.266 

Portogallo vedi Portugal de Fonseca Marcos Antonio 

Portugal de Fonseca Marcos Antonio detto Portogallo (compositore) 1793: 

7/9, pp.28 1-282 

Pozzi Pietro (dilettante cantante) 1796: 24/12, p.510 

Prato Lorenzo (abate, maestro di cappella) 1778: 26/9, p.531. 1779: 24/7, p.876. 
1780: 22/7, p.227; 18/11, p.362 

Priestley Joseph (filosofo e scienziato) 1794: 6/9, p.288 
Pugnetti Antonio (compositore romano) 1780: 2/9, p.274 
Quichiens (suonatore ed insegnante d’arpa) 1786: 21/10, p.322 
Rafanelli Luigi (o Raffanelli; basso) 1795: 11/4, p.113 
Raffanelli Luigi vedi Rafanelli Luigi 


74 


Rattino Antonio (sacerdote, maestro di cappell?) 1792: 10/3, p.80 
Rattino Franco vedi Ratto Franco 

Ratto Franco (o Rattino; sacerdote e maestro di cappella) 1778: 17/1, p.247; 

14/3, p.306; 18/4, p.346; 25/7, p.462; 8/8, p.474; 31/10, p.570; 14/11, p.589; 

28/11, p.605; 12/12, p.620. 1779: 27/2, pp.706^707; 13/3, p.723; 20/3, p.733; 10/4, 

p.755; 1/5, p.779; 24/7, p.876; 7/8, p.892; 23/10, p.978; 20/11, p.1012; 27/11, 

p.1021. 1780: 11/3, p.75; 25/3, p.100; 18/11, p.362; 2/12, p.378; 9/12, p.387. 

1781: 13/1, p.13; 27/1, p.28; 10/3, p.74; 17/3, p.84; 14/4, p.115. 1782: 19/1, p.19 

Ratto Luca (maestro di cappella) 1790: 24/7, p.238 

Rauzzini Venanzio (cantante) 1777: 21/6, p.101 

Remaggi Guseppe vedi Romaggi Giuseppe 

Ricciardi Domenico (ballerino e direttore balli) 1782: 26/1, p.25 

Robinacci Antonia (cantante) 1793: 26/10, p.337 

Rolla Alessandro (violinista e compositore) 1795: 25/7, p.233 

Rolliani Antonio (dilettante ballerino) 1793: 5/1, p.5 

Romaggi Giuseppe (o Remaggi; primo violino, allievo di F.Manfredi) 1777: 

22/11, pp.274-275 

Romano Angelo (maestro e direttore di ballo) 1788: 19/1, p.17. 1797: 4/2, p.33 
Roscietti vedi Rossetti 
Rosseti vedi Rossetti 

Rossetti (o Rossetti o Roscietti; sacerdote, talora indicato anche come abate, mae- 
stro di cappella e direttore della musica) 1778: 25/4, p.355. 1779: 26/6, p.844; 
24/7, p.876; 31/7, p.885; 25/9, p.946. 1780: 22/4, p.123. 1781: 1/9, p.277 
Rossi Carlo (maestro di cappella in Alessandria) 1790: 24/4, p.131 
Rossi Lorenzo (compositore) 1784: 7/2, p.42 

Rossi Tommaso (sacerdote; maestro di cappella) 1778: 25/4, p.355. 1779: 20/11, 
p.1012. 1780: 29/4, p.131; 18/11, p.362. 1788: 26/4, p.132; 20/9, p.300 
Rousseau Jean-Jacques (filosofo, compositore) 1777: 21/6, p. 101. 1782: 23/3, 
pp. 89-90 

Rovereto Tommaso (patrizio, mandolinista) 1793: 20/4, p.123 
Rubinelli Qovanni Maria (contraltista) 1790: 2/1, p.l 
Sacchi Giovenale (teorico della musica) 1779: 25/9, pp.948-949 
Sacchini Antonio (compositore) 1777: 21/6, p.101 

Saettone Tommaso (detto Bona; violinista) 1794: 6/9, p.285. 1795: 3/10, p.313 
Salvi (padre predicatore e librettista) 1790: 24/4, p.131 
Saporiti Teresa (cantante) 1791: 1/1, p.l; 29/1, p.33 


75 


Sarti Giuseppe (compositore) 1777: 22/11, pp.274-275. 1793: 19/1, p.17. 1795: 
3/10, p.313. 1796: 16/7, p.327 

Sassi Nencini Paimira (cantante) 1794: 6/9, p.285; 13/9, p.294 
Savignone Ottavio (ballerino) 1797: 4/2, p.33 
Scannavino Giovanni (violinista) 1790: 2/1, p.l; 25/9, p.307 
Schiroli Anna (cantante) 1795: 3/10, p.313 

Schlick Johann Konrad (o Sclhik; virtuoso di strumenti ad arco) 1777: 12/4, 
[p.l 7] 

Schnell Johann Jakob (inventore e costruttore di strumenti musicali dimorante 
a Parigi) 1790: 21/8, p.270 

Sclhik Johann Konrad vedi Schlick Johann Konrad 

Scovelli Antonio (tenore) 1791: 19/8, p.265 

Scovelli Gaetano (o Sgovelli; tenore) 1791: 24/9, p.305; 1/10, p.313 

Secchiaro Domenico (suonatore di corno inglese) 1795: 22/8, p.267 

Serino vedi Serra 

Serra (o Serino; abate, maestro di cappella e direttore della musica) 1779: 22/5, 
p.803. 1781: 26/5, p.164 

Serra Giambatista (violinista) 1793: 17/8, pp.258-259. 1795: 8/8, pp.250-251. 
1796: 5/11, p.459; 31/12, p.517 
Sestini (soprano) 1777: 21/6, p.101 
Sgovelli Gaetano vedi Scovelli Gaetano 

Sietti Nicolò (suona tutti gli strumenti a fiato) 1794: 28/6, p.202 
Siroli Giuseppe (compositore napoletano ) 1786: 9/12, p.378 
Solari (abate, maestro di cappella) 1778: 19/9, p.523 

Spinola Bendinelli (patrizio genovese, impresario) 1790: 24/4, p.131. 1792: 13/10, 
p.321 

Tartini Giuseppe (violinista e compositore) 1793: 18/5, p.160 
Tasckin Pasquale vedi Taskin Pascal-Joseph 

Taskin Pascal-Joseph (o Tasckin Pasquale; cembalaro) 1783: 26/4, p.134 
Tassano Pietro (ballerino) 1797: 4/2, p.33 

Tassino Gaetano (o Tasso; abate, maestro di cappella) 1778: 31/1, p.259; 21/2, 
p.282; 14/3, p.306; 21/3, p.314; 2/5, p.363; 9/5, p.371; 23/5, p.388; 6/6, p.404; 
13/6, p.410; 20/6, p.420; 27/6, p.416 [sic]; 4/7, p.435; 11/7, p.444; 18/7, p.454; 
25/7, p.462; 15/8, p.482; 22/8, p.491; 31/10, p.570; 28/11, p.605; 26/12, p.636. 
1779: 30/1, p.676; 6/2, p.682; 13/2, p.690; 20/2, p.699; 20/3, pp.733-734; 17/4, 
p.763; 1/5, p.779; 8/5, p.786; 15/5, p.705; 22/5, p.803; 19/6, p.836; 26/6, p.844; 
3/7, p.851; 10/7, p.859; 24/7, p.876; 2/10, p.955; 9/10, p.963; 27/11, p.1021; 


76 


11/12, p.1037; 24/12, p.1052; 31/12, p.1058. 1780: 15/1, p.ll; 26/2, p.60; 8/4, 
p.107; 22/4, p.123; 6/5, p.139; 13/5, p.145; 27/5, p.163; 10/6, p.181; 8/7, p.211; 
22/7, p.227; 12/8, p.250; 16/9, p.292; 30/9, p.307; 7/10, p.315; 21/10, p.331; 
28/10, p.338; 18/11, p.362; 25/11, p.371; 9/12, p.387; 30/12, p.411. 1781: 6/1, 
p.5; 27/1, p28; 17/2, p.52; 24/3, p.93; 28/4, p.133; 19/5, p.157; 26/5, p.164; 
16/6, p.189; 7/7, p.211; 1/9, p.277; 28/9, p.307; 20/10, p.330; 29/12, p.313. 1782: 
4/5, p.139; 13/7, p.220; 20/7, p.229. 1784: 30/10, p.349. 1785: 2/7, p.210; 23/7, 
p.256; 22/10, p.359. 1786: 11/11, p.348; 9/12, p.380. 1787: 21/7, p.229; 10/11, 
p.353. 1788: 22/3, p.92. 1789: 14/2, p.52. 1790: 21/8, p.266; 18/9, p.302; 23/10, 
p.338. 1791: 17/9, p.298. 1792: 4/2, p.34; 6/10, p.317. 1793: 26/1, p.26; 28/9, 
p.297 [ac]. 1794: 8/11, p.356 (citato come Gio. Tassino). 1795: 19/9, p.298. 1796: 
5/11, p.459 

Tasso vedi Carbone Giacomo detto di Tasso 
Tasso Gaetano vedi Tassino Gaetano 

Tenducci Giusto Ferdinando (soprano) 1789: 11/7, p.218; 5/9, p.282. 1790: 
30/1, p.34 

Tonelli Domenico (violoncellista toscano) 1795: 30/5, p.170 

Torpia Fortunato (dilettante filarmonico di mandolino e compositore) 1792: 

17/3, p.83 

Toulut Gio. Battista (o Tulout; acconciatore di organetti per gli uccelli, copista 
e venditore di musica) 1780: 19/8, p.259; 4/11, p.346. 1782: 20/7, p.228; 10/8, 
p.249 

Traetta Tommaso (compositore) 1777: 21/6, p.101 

Tragetta Tommaso vedi Traetta Tommaso 

Trento Santi (compositore di musica per ballo) 1796: 31/12, p.517 

Tulout Gio. Battista vedi Toulut Gio. Battista 

Vaccari Francesco (violinista) 1792: 18/8, p.294 

Vanhal Jan Krtitel (compositore) 1791: 12/11, p.370 

Vannenes Antonio (sacerdote, direttore della musica) 1778: 28/3, p.322; 30/5, 

p.397; 18/7, p.454; 8/8, p.474; 15/8, p.482; 19/12, p.629. 1779: 13/3, p.723; 10/4, 

p.755; 26/6, p.844; 6/11, p.997. 1780: 25/3, p.100; 27/5, p.163; 4/11, p.346; 23/12, 

p.4Q3. 1781: 31/3, p.100; 26/5, p.164; 21/7, p.227 

Vedova Girolamo (cantante) 1791: 3/9, p.282 

Venini Francesco (teorico della musica) 1788: 25/10, p.337 

Vicario Francesco (o Viccario; virtuoso di flauto dolce) 1795: 14/8, pp.258-259 

Viccario Francesco vedi Vicario Francesco 


77 


Viganego Stefano (maestro di cappella) 1777: 22/11, pp.274-275. 1780: 6/5, p.139. 
1790: 6/3, p.73. 1793: 26/1, p.25 

Viganò Onorato (coreografo e direttore dei balli) 1782: 22/6, p.193 
Viganoni Giuseppe (tenore) 1793: 6/4, p.105; 11/5, p.148; 18/5, p.153; 1/6, p.169 
Villeneuve Caterina (ballerina) 1790: 2/1, p.l 

Villeneuve Luigia (o Willeneuve; cantante) 1791: 3/9, p.282; 12/11, p.362; 3/12, 
p.387. 1795: 11/4, p.113; 30/5, p.170 
Viscardina Antonia (cantante) 1784: 10/4, p.113 
Willeneuve Luigia vedi Villeneuve Luigia 

Zanetti Giovanni (pisano stabilitosi a Genova; professore di pianoforte) 1792: 
29/12, p.411 

Zappa Francesco (ballerino) 1784: 10/4, p.113 

Zatta Antonio (libraio e stampatore veneziano) 1786: 30/12, pp .402403 (cfr. 
MISCHIATI cit, pp.426428). 1787: 18/8, p.264; 3/11, p.352. 1788: 8/3, p.80; 21/6, 
pp. 198-199. 1789: 31/10, pp.345-346. 1795: 12/9, p.296. 




m 


6 . 




GENOVA 7 Febbrajo 1789 . 





JfOmenica primo corrente fi ten- Detto giorno fi portò a Palazzo a 

ne la confueta Adunanza del- prendere il poffeflo della Dignità Senatoria 



nc conmeta nauaanza aci- puuuiu uuu usuila 

1* Accademia di Belle Lette 1' Eccmo Sig. Leonardo Cattaneo 
re degl’ Indufiricsi io cafa del Patrizio La fera il Sermo DOGE fi trasferì 


Signore Giarobatifia Carbonara Principe al Teatro da s. Agoftino a godervi dell’O- 
dell’Accademia, ove s* incefero gl’ infra- pera in Mufica intit. Enea e Lavinia ; ef- 


feodovi fiato ftraordinario concorfo. 

Deputato di Mefe dell'Eremo» ed 


fcritti Componimenti : 

Ragionamento fopra Seftri di Levante, 


del prefato Patrizio Signore Giambatifia Illmo Magifiraco degl* Inquifitori di Stato 


lllmo Signore Niccolò M. Cattaneo Pinello. 
Deputato alle Stampe oei meli di Feb- 


Carbooara . 

Orazion funebre d’ un Contadino, libera 


traduzione; ed iin Sonetto in lode dell’ora bnjo c Marzo Illmo Signore Franco Gri- 
fu v Medico Gandini , del Signor Francefco roaldo • 

Giacometti Segretario deU’Accad. 

Dagli “Avvisi” la notizia della rappresentazione del dramma per musica Enea e Lavinia. 


78 



c. Cronologia dei riferimenti alle rappresentazioni operistiche (comprese le 
esecuzioni di oratori) tratti dagli “Avvisi”** 

1777 

- 21/6, pp. 101-102: Parigi, de Troi Fermiers [ Les trois fermiers ] (opera comica 
rappresentata dai commedianti italiani) (musica di N.A.Dezède; libretto di 
Monvel) 

- 22/11, pp.274-275: Nuovo Teatro di Novi Ligure, rappr. delle opere buffe 
Le Gelosie villane (musica di G. Sarti) e L'Anello incantato (musica di 
F.G.Bertoni) 

1778 

-26/12, p.635: S.Agostino, Quinto Fabio (non menzionato in FRASSONl) 

1779 

- 23/1, p.667: S.Agostino, Il Vologeso (FRASSONl, p.29; non cita gli “Avvisi”) 

- 3/7, p.850: S.Agostino, La Contessimi (FRASSONl, p.29; non cita gli “Avvisi”) 

- 17/7, p.868: S.Agostino, La Contessina (FRASSONl, p.29; non cita gli 
“Avvisi”) 

-7/8, p.889: S.Agostino, Il Matrimonio per inganno (FRASSONl, p.29) 
-21/8, p.906: La Frascatana (G.Paisiello) (FRASSONl, pp.29-30; non cita gli 
“Avvisi”) 

- 31/12, p. 1057: S.Agostino, L'Olimpiade (opera seria; libretto di Metastasio) 
(FRASSONl, p.30; non cita questa data degli “Avvisi”) 

-31/12, p.1057: Oratori musicali presso i Padri di S.Filippo Neri 


** Le date indicate si riferiscono all’uscita del giornale e non alle rappresentazioni 
operistiche; sono stati esclusi inoltre tutti i riferimenti, anch’essi numerosi, alle rap- 
presentazioni in prosa nei teatri di Genova. I titoli delle opere sono stati trascritti 
fedelmente, così come appaiono sul periodico “Avvisi”. La ripartizione cronologica 
delle rappresentazioni operistiche è stata effettuata in base all’anno solare e non alle 
stagioni teatrali (notoriamente infatti la stagione di Carnevale aveva inizio nel dicem- 
bre dell’anno precedente). La città, se non diversamente indicato, è Genova. 


79 


1780 

- 15/1, p.9: S. Agostino, L'Olimpiade (opera seria; libretto di Metastasio) (FRAS- 
SONI, p.30) 

- 29/1, p.25: Enfile (FRASSONI, p.30) 

- 15/4, p. 1 13: S. Agostino, La Nàteti (libretto di Metastasio) (FRASSONI, p.30; 
non richiama gli “Avvisi”) 

- 6/5, p. 139: S. Agostino, La Nàteti (libretto di Metastasio); L'Alessandro nel- 
l'Indie (dramma; libretto di Metastasio) (FRASSONI, p.30; non richiama gli 
“Avvisi”) 

- 10/6, p. 177: S.Agostino, L'Alessandro nell'Indie (dramma; libretto di Meta- 
stasio) (FRASSONI, p.30; non richiama gli “Avvisi”) 

-30/12, p.409: S.Agostino, Attalo (FRASSONI, p.31) 

1781 

-27/1, p.25: S.Agostino, Attalo (FRASSONI, p.31) 

-3/2, p.33: S.Agostino, Il Mitridate (FRASSONI, p.31) 

- 10/2, p.41: S.Agostino (opera non specificata) 

- 17/2, p.49: S.Agostino (opera non specificata) 

-24/2, p.57: S.Agostino (opera non specificata) 

- 3/3, p.65: S.Agostino, Il Mitridate (FRASSONI, p.31; non richiama questa data 
degli “Avvisi”) 

- 21/4, p.121: S.Agostino, Il Demofoonte (libretto di Metastasio) (FRASSONI, 
p.31; non cita gli “Avvisi”) 

-28/4, p.129: S.Agostino, Il Demofoonte (FRASSONI, p.31; non cita gli 
“Avvisi”) 

-9/6, p. 178: S.Agostino, Giulio Sabino (opera seria non menzionata in 
FRASSONI) 

- 16/6, p.186: S.Agostino, Giulio Sabino 

- 7/7, p.209: S.Agostino, L'Albergatrice vivace (opera buffa) (FRASSONI, p.31) 
-29/12, p.412: S.Agostino, Il Caio Mario (opera seria) (FRASSONI, p.32) 

1782 

- 12/1, p.9: S.Agostino, Il Caio Mario (FRASSONI, p.32) 

- 26/1, p.25: S.Agostino, La Sconfitta di Dario con L'Orfeo (ballo) (FRASSO- 
NI, p.32; riporta il titolo La disfatta di Dario ) 

- 2/2, p.33: S.Agostino, La Sconfitta di Dario (FRASSONI, p.32; non richiama 
questa data degli “Avvisi”) 


80 


- 22/6, p. 193: S. Agostino, Giunio Bruto (musica di D.Cimarosa) (FRASSONI, 
p.32; non dà per certo il nome del compositore) 

- 13/7, p.217: S.Agostino, Tigrane (FRASSONI, p.32) 

- 20/7, p.228: S.Agostino, Tigrane (FRASSONI, p.32; non cita questa data de- 
gli “Avvisi”) 

1783 

-4/1, p.2: S.Agostino, LArtenice (FRASSONI, p.32) 

- 18/1, p.18: S.Agostino, LArtenice (FRASSONI, p.32) 

- 8/3, p.75: S.Agostino, Enfile (FRASSONI, p.32) 

- 26/4, pp. 130-131: S.Agostino, Il Vecchio geloso (opera buffa) (FRASSONI, p.32; 
non cita gli “Avvisi”) 

-24/5, p. 161: S.Agostino, Il Convito (opera non menzionata in FRASSONI) 
-21/6, p.193: S.Agostino (dramma giocoso in musica non specificato) 
-22/11, p.369: S.Agostino, La Ballerina amante (dramma giocoso) (FRASSO- 
NI, p.33; non menziona gli “Avvisi”) 

-29/11, p.378: S.Agostino (opera non specificata) 

1784 

- 3/1, p.l: S.Agostino, Tito Manlio (musica attribuita erroneamente a D.Ci- 
marosa) (FRASSONI, p.33) 

- 10/1, p.16: S.Agostino, Tito Manlio (musica di G. Giordani; correzione del 
precedente errore di attribuzione) (FRASSONI, p. 33; non cita questa data de- 
gli “Avvisi”) 

- 17/1, p.20: S.Agostino (opera non specificata) 

-24/1, p.26: S.Agostino (opera non specificata) 

- 7/2, p.42: S.Agostino, Ifigenia in Aulide (musica di L. Rossi) (FRASSONI, p.33; 
non cita gli “Avvisi”) 

-28/2, p.65: S.Agostino (opera non specificata) 

- 10/4, p.l 13: S.Agostino, Il regno delle Amazoni (dramma giocoso) (musica 
di A.Accorimboni) (FRASSONI, p.34) 

- 1/5, p.138: S.Agostino (opera non specificata) 

- 12/6, p. 185: S.Agostino, Giannina e Bemardone (in FRASSONI si trova men- 
zione di quest’opera nelPanno 1783; cfr. p.32) 

1785 

-1/1, p.l: S.Agostino, Alessandro nelTlndie (FRASSONI, p.34) 


81 


-8/1, p.10: S. Agostino (opera non specificata) 

-29/1, p.33: S.Agostino, Medonte (FRASSONI, p.34) 

- 12/2, p.49: S.Agostino, Medonte (FRASSONI, p.34; non cita questa data de- 
gli “Avvisi”) 

-7/5, p. 147: S.Agostino, La Villanella rapita (dramma giocoso in musica) 
(FRASSONI, p.34) 

- 28/5, p. 169: S.Agostino, Li due supposti Conti (dramma giocoso) (FRASSO- 
NI, p.34) 

- 30/7, p.261: S.Agostino (opera non specificata) 

-6/8, p.269: S.Agostino (opera non specificata) 

1786 

- 7/1, p.l: S.Agostino, Giulio Sabino (dramma per musica) (FRASSONI, p.34) 

- 14/1, p.9: S.Agostino (opera non specificata) 

-21/1, p. 17: S.Agostino (opera non specificata) 

- 28/1, p.25: S.Agostino (opera non specificata) 

- 18/2, p.49: S.Agostino, Armida abbandonata (FRASSONI, p.34) 

-23/6, p. 193: S.Agostino, Il Geloso in Cimento (dramma giocoso in musica) 
(FRASSONI, p.35; non cita gli “Avvisi”) 

- 30/12, p.401: S.Agostino, La Virginia (dramma per musica) (FRASSONI, p.37) 

1787 

- 17/2, p.49: S.Agostino, Didone abbandonata (dramma in musica) (FRASSO- 
NI, p.37) 

-24/2, p.58: rappresentazioni nei teatri di S.Agostino, Falcone e Vigne 
-28/4, p.129: S.Agostino, La Moglie capricciosa (dramma giocoso) (FRASSO- 
NI, p.38; indica come teatro il Falcone) 

- 29/12, p.409: S.Agostino, L'Orfano della Cina (dramma per musica) (FRAS- 
SONI, p.39) 

1788 

- 19/1, p.17: S.Agostino, Artaserse (dramma in musica) (FRASSONI, p.39; non 
richiama gli “Avvisi”) 

- 26/1, p.25: S.Agostino, Artaserse (FRASSONI, p.39; non richiama gli “Avvisi”) 

- 5/4, p.105: S.Agostino, Una cosa rara ossia Bellezza ed onestà (dramma gio- 
coso per musica) (FRASSONI, p.39) 

- 26/4, p.129: S.Agostino, Il Fanatico burlato (dramma giocoso) (FRASSONI, p.39) 


82 


-31/5, p.169: S. Agostino, Il Fanatico burlato (FRASSONI, p.39) 

1789 

- 3/1, p.l: S.Agostino, Attalo Re di Bitinia (dramma giocoso) (FRASSONI, p.40) 

- 4/1, p.25: SAgostino, Enea e Lavinia (dramma per musica) (FRASSONI, p.40) 

- 7/2, p.41: SAgostino, Enea e Lavinia (FRASSONI, p.40; non cita questa da- 
ta degli “Avvisi”) 

-21/2, p.57: SAgostino (opera non specificata) 

-28/2, p.65: SAgostino e Falcone (rappresentazioni non specificate) 

- 16/5, p. 153: SAgostino, La Scuffiava (dramma giocoso per musica) (FRAS- 
SONI, p.41) 

- 23/5, p. 161: SAgostino, La Scuffiava (FRASSONI, p.41; non cita questa data 
degli “Avvisi”) 

1790 

- 2/1, p.l: SAgostino, Nicomede (dramma serio per musica) (musica di G.Gior- 
dani; libretto di E.Manfredi) (FRASSONI, p.41) 

- 16/1, p.22: S.Agostino, Nicomede (FRASSONI, p.41; non cita questa data de- 
gli “Avvisi”) 

- 30/1, p.33: S.Agostino, Lisandro (dramma serio) (musica di G.Isola) (FRAS- 
SONI, p.41 con un refuso nella citazione di questa data degli “Avvisi”) 
-6/2, p.41: S.Agostino, Lisandro (FRASSONI, p.41) 

-20/2, p.57: S.Agostino e Falcone (rappresentazioni non specificate) 

- 17/4, pp. 121-122: S.Agostino, Pirro (dramma serio per musica) (musica di 
G.Paisiello; libretto di G.De Gamerra) (FRASSONI, p.41; non cita questa da- 
ta degli “Avvisi”) 

- 1/5, p.[137]: S.Agostino, Pirro (FRASSONI, p.41) 

- 8/5, p.145: S.Agostino (permesso del governo a spostare l’orario di inizio 
dell’opera) 

- 29/5, p.169: S.Agostino, Il Disertor Francese (opera seria per musica) (musi- 
ca di F.Bianchi) (FRASSONI, p.41) 

- 12/6, p.185: SAgostino, Il Disertor Francese e il Pirro (quest’ultima opera 
a generale richiesta mandata nuovamente in scena) (FRASSONI, p.41 con un 
refuso nella citazione di questa data) 

-26/6, p.201: S.Agostino, Pirro (FRASSONI, p.41; non cita questa data degli 
“Avvisi”) 

-18/9, p.298: S. Francesco d Albaro, La Bella Pescatrice (dramma giocoso per 


83 


musica) (musica di P.A.Guglielmi) (FRASSONI, p.42 con un refuso nell’indi- 
cazione della data degli “Avvisi”) 

- 25/9, p.307: Teatro della Crosa Larga di Sampierdarena, La Bella Pescatrice 
(musica di P.A.Guglielmi) (FRASSONI, p.42; cita la data di esecuzione) 

- 16/10, pp.330-331: Teatro di Sestri Ponente, Il Marito disperato (opera buf- 
fa) (musica di D.Cimarosa); S.Francesco d’Albaro, Le Gelosie Fortunate (ope- 
ra buffa) (musica di P.Anfossi con un’aria di G.Paisiello) (FRASSONI, p.42) 

- 30/10, p.345: Teatro della Crosa Larga di Sampierdarena, I Visionari (dram- 
ma giocoso per musica) (musica di G.Paisiello) (FRASSONI, p.42 con una di- 
screpanza nell’indicazione della data degli “Avvisi”) 

- 13/ 11, p.361: Teatro di Sestri Ponente, I Castellani Burlati (opera buffa) (mu- 
sica di F.Girardone) (FRASSONI, p.42) 

1791 

- 1/1, p.l: S.Agostino, Il Falegname (opera buffa) (musica di D.Cimarosa) 
(FRASSONI, p.42) 

- 22/1, p.25: S.Agostino, Il Falegname (opera buffa) (FRASSONI, p.42; non ci- 
ta questa data degli “Avvisi”) 

- 29/1, p.33: S.Agostino, Il Falegname (opera buffa) e Le Due Gemelle ossia 
Gli Equivoci nati da somiglianza (FRASSONI, p.42) 

- 26/2, p.71: S.Agostino, Le Due Gemelle (opera buffa) (FRASSONI, p.42; non 
cita questa data degli “Avvisi”) 

- 12/3, p.81: S.Agostino (opera non specificata) 

- 30/4, p. 137 : S.Agostino, Catone in Utica (dramma serio per musica) (musi- 
ca di G.Andreozzi; libretto di P.Metastasio) (FRASSONI, p.42) 

- 28/5, p. 169: S.Agostino, L'Olimpiade (dramma per musica) (musica di D.Ci- 
marosa; libretto di P.Metastasio) (FRASSONI, p.42; cita la data della rappre- 
sentazione) 

- 18/6, p.205: S.Agostino, Catone in Utica (FRASSONI, p.42; non cita questa 
data degli “Avvisi”) 

- 25/6, p.211: S.Agostino, L'Olimpiade (FRASSONI, p.42; non cita questa da- 
ta degli “Avvisi”) 

- 2/7, p.209: S.Agostino, Bertoldo e Bertoldino (dramma giocoso per musica) 
(musica di A.Brunetti) (FRASSONI, p.43; non cita gli “Avvisi”) 

- 3/9, p.281: S.Agostino, L'Impostore punito (dramma giocoso) (musica di 
P.A.Guglielmi) (FRASSONI, p.43) 

- 24/9, p.305: Teatro della Crosa Larga di Sampierdarena, L' Armida (opera 


84 


seria); S. Agostino, L'impostore punito (annuncio del passaggio di quest’opera 
a S.Francesco d’Albaro); Falcone, Il mondo della luna (farsa in musica) (li- 
bretto di C.Goldoni) (FRASSONI, p.43; non fa menzione della farsa II mondo 
della luna) 

- 1/10, p.3 13: S.Francesco d’Albaro, Il Brutto preferito (dramma giocoso per 
musica) (FRASSONI, p.43; non cita gli “Avvisi”) 

- 15/10, p.330: S.Francesco d’Albaro, L'Impostore punito e nuovo dramma gio- 
coso per musica non specificato (FRASSONI, p.43; non menziona questa data 
degli “Avvisi”) 

- 22/10, pp. 337-338: Teatro della Crosa Larga di Sampierdarena, Il Medonte 
(opera seria per musica); S.Francesco d’Albaro, L'Amore contrastato ossia, La 
Molinara (dramma giocoso per musica) (musica di G.Paisiello) (FRASSONI, 
p.43; per il Medonte cita gli “Avvisi” con data diversa) 

-12/11, pp.362-363: S.Francesco d’Albaro e poi S. Agostino, La Molinara\ 
S.Agostino, Gli Zingari in fiera (dramma giocoso per musica) (musica di G.Pai- 
siello) (FRASSONI, p.43) 

- 19/11, p.372: S.Agostino, Gli Zingari in fiera (dramma giocoso per musica) 
(musica di G.Paisiello) (FRASSONI, p.43; non cita questa data degli “Avvisi”) 

- 31/12, p.419: S.Agostino, Demofoonte (dramma per musica) (FRASSONI, p.44; 
non cita gli “Avvisi) 

1792 

- 21/1, p.17: S.Agostino, La Semiramide (dramma per musica) (FRASSONI, p.44; 
la indica col titolo La morte di Semiramide ; non cita gli “Avvisi”) 

- 4/2, p.34: S.Agostino, La Semiramide (FRASSONI, p.44; non cita gli “Avvisi”) 

- 18/2, p.50: S.Agostino, La Semiramide (FRASSONI, p.44; non cita gli 
“Avvisi”) 

- 25/2, p.58: S.Agostino, La Semiramide ; Falcone e Vigne (rappr. non specifi- 
cate) (FRASSONI, p.44; non cita gli “Avvisi”) 

- 17/3, p.83: Oratorio di S.Filippo Neri: recita del “solito componimento sa- 
cro in musica” 

- 14/4, p. 113 : S.Agostino, La Maga Circe (dramma giocoso per musica) (mu- 
sica di P.Anfossi) e II Convitato di pietra (musica di G.Gazzaniga) (FRASSO- 
NI, p.44; non cita gli “Avvisi”) 

- 28/4, p.129: S.Agostino, La Maga Circe (dramma giocoso) (FRASSONI, p.44; 
non cita gli “Avvisi”) 


85 


- 12/5, p. 145: S. Agostino, Madama Auretta e Masullo ossia II Contrattempo 
(dramma giocoso) (musica di F.Gnecco) (FRASSONI, p.44) 

-2/6, p. 169: S. Agostino, Il Fanatico in berlina (dramma giocoso per musica) 
(musica di G.Paisiello) (FRASSONI, p.44; cita la data di rappresentazione, inol- 
tre indica come luogo di rappresentazione il Teatro del Falcone) 

- 30/6, p.203: Falcone, La Scuffiara o Modista Raggiratrice (musica di G.Pai- 
siello) (FRASSONI, p.44; non cita gli “Avvisi”) 

- 1/9, p.3 18: S. Agostino, Chi la dura la vince ossia La Finta Cantatrice (dram- 
ma giocoso per musica) (musica di P. A. Guglielmi) (FRASSONI, p.45; non ci- 
ta gli “Avvisi”) 

- 22/9, p.297-298: S.Francesco d’Albaro, Chi la dura la vince (dramma gioco- 
so per musica) e La Pastorella riconosciuta (musica di D.Cimarosa); Teatro 
della Crosa Larga di Sampierdarena, Nina ossia La Pazza per Amore (dramma 
giocoso per musica) (musica di G.Paisiello) (FRASSONI, p.45 con un refuso 
nella data indicata dagli “Avvisi” per la Pastorella riconosciuta ; per la Nina 
non cita invece gli “Avvisi”) 

- 13/10, p.321: Teatro della Crosa Larga di Sampierdarena, Li Cinque preten- 
denti (dramma giocoso per musica) dedicato ai patrizi Bendinelli Spinola e 
Antonio Durazzo (musica di P.A. Guglielmi) (FRASSONI, p.45; non cita gli 
“Avvisi”) 

- 27/10, p.337: S.Francesco d’Albaro, La Ballerina amante (dramma per mu- 
sica); alcuni patrizi lucchesi ospiti in Genova godono dei teatri nelle vicine 
villeggiature (FRASSONI, p.45) 

- 27/10, p.338: Firenze, Teatro della Pergola, Le Danaidi (musica di G.Isola) 

- 10/11, p.354: Livorno, La Vendetta di Nino ossia La Morte di Semiramide 

- 17/11, p.361: S.Francesco d’Albaro, La Ballerina amante (dramma giocoso 
per musica; trasporto al S.Agostino) (FRASSONI, p.45) 

1793 

- 5/1, p.l: SAgostino, La Rossana (dramma serio per musica) (FRASSONI, p.45) 
- 12/1, p.9: S.Agostino, La Rossana (FRASSONI, p.45) 

- 19/1, p.17: S.Agostino, Giulio Sabino (dramma per musica) (musica di G.Sarti) 
(FRASSONI, p.45; indica la data della rappresentazione) 

-26/1, p.25: S.Agostino, Giulio Sabino (FRASSONI, p.45) 

- 1/2, p.33: S.Agostino, Giulio Sabino ; Falcone (rappresentazione non specifi- 
cata) (FRASSONI, p.45; non cita questa data degli “Avvisi”) 

- 9/2, p.48: S.Agostino (opera non specificata) 


86 


- 16/2, p.49: S. Agostino (opera non specificata) 

- 6/4, p. 105: S. Agostino, Il Matrimonio segreto (dramma giocoso per musica) 
(musica di D.Cimarosa) (FRASSONI, p.45; non cita questa data degli “Avvisi”) 
-20/4, p.121: S. Agostino, Il Matrimonio segreto (dramma giocoso) (FRASSO- 
NI, p.45) 

- 11/5, p.148: S. Agostino, Giannina e Bemardone (dramma giocoso per musi- 
ca) (musica di D.Cimarosa) (FRASSONI, p.46) 

- 8/6, p. 177: S.Agostino, Giannina e Bemardone ; Falcone, La Pazza per amo- 
re (dramma giocoso) (musica di G.Paisiello) (FRASSONI, p.46) 

- 22/6, p.193: Falcone, La Pazza per amore (FRASSONI, p.46; non cita questa 
data degli “Avvisi”) 

- 7/9, pp. 28 1-282: S.Agostino e S.Francesco d’Albaro, Le Confusioni della so- 
miglianza ossia I Due gobbi (dramma giocoso per musica) (musica di Marco 
Portogallo) (FRASSONI, p.47; non cita gli “Avvisi”) 

- 28/9, p.297 [sic]: Teatro della Crosa Larga di Sampierdarena, Capriccio dram- 
matico (musica di G.Gazzaniga) (FRASSONI, p.46) 

- 5/10, p.3 13: S.Francesco d’Albaro, I Fratelli Pappamosche (dramma giocoso 
per musica) (musica di G.Paisiello) (FRASSONI, p.47) 

- 26/10, p.337: S.Francesco d’Albaro, I Due gobbi (dramma giocoso per musi- 
ca) con Gli Amori campestri (ballo) (FRASSONI, p.47; non cita gli “Avvisi”) 
-2/11, p.345: S.Francesco d’Albaro, I Fratelli di Pappamosca (FRASSONI, p.46; 
non cita data degli “Avvisi”) 

-9/11, p.353: S.Francesco d’Albaro, opera non specificata; Teatro della Cro- 
sa Larga di Sampierdarena, Il Mercato di Montefregoso (dramma giocoso per 
musica) (FRASSONI, p.46; cita una data degli “Avvisi” non esatta) 

- 16/11, p.361: S.Francesco d’Albaro (opera non specificata); S.Agostino, Il 
Socrate immaginario (FRASSONI, p.47; non cita gli “Avvisi”) 

1794 

-4/1, p.l: S.Agostino, Artaserse (dramma per musica) (FRASSONI, p.47) 

- 11/1, p.9: S.Agostino, Artaserse (FRASSONI, p.47; non cita questa data degli 
“Avvisi”) 

- 25/1, p.26: S.Agostino, Seleuco (opera in musica) (FRASSONI, p.47; non cita 
gli “Avvisi”) 

-8/2, p.42: S.Agostino (opera non specificata) 

- 17/2, p.49: S.Agostino, Pirro (FRASSONI, p.47) 

- 1/3, p.65: S.Agostino, Il Pigmalione (musica di F.Gnecco) (FRASSONI, p.47) 


87 


- 26/4, p. 129: S. Agostino, Il Burbero di buon cuore (dramma giocoso per mu- 
sica) (musica di V.Martini) (FRASSONI, p.47) 

- 24/5, p.161: S.Agostino, Lo Spazzacamino (dramma giocoso per musica) con 
Li Molinari (farsa in musica) (FRASSONI, p.47) 

- 14/6, p. 185: S.Agostino, Il Matrimonio secreto (dramma giocoso per musica) 
(FRASSONI, p.48; non cita gli “Avvisi”; inoltre indica come luogo di rappre- 
sentazione il Teatro del Falcone) 

- 21/6, p.194: Falcone, I Zingari in fiera (dramma giocoso per musica) (FRAS- 
SONI, p.48; non cita gli “Avvisi”) 

- 6/9, p.285: S.Francesco d’Albaro, La Pastorella nobile (dramma giocoso) (mu- 
sica di P.A.Guglielmi) (FRASSONI, p.48; indica la data della rappresentazione) 

- 13/9, p.294: S.Agostino, Le Trame deluse (musica di D. Cimarosa) e La Fra- 
schettana (drammi giocosi); S.Francesco d’Albaro, La Pastorella nobile (dram- 
ma giocoso) (FRASSONI, p.48; dà una citazione incompleta della data degli 
“Avvisi”) 

- 4/10, p.3 15: S.Francesco d’Albaro Le Gelosie villane (opera buffa) (FRASSO- 
NI, p.48) 

- 31/10, p.350: S.Francesco d’Albaro, I Due Sordi (commedia in musica) (ope- 
ra non menzionata in FRASSONI) 

1795 

- 24/1, p.25: S.Agostino, La Cleopatra (dramma serio per musica) (FRASSO- 
NI, pp. 48-49; non menziona questa data degli “Avvisi”) 

- 7/2, p.41: S.Agostino, La Cleopatra (dramma serio per musica) (FRASSONI, 
pp. 48-49) 

- 14/2, p.49: S.Agostino, La Cleopatra (dramma in musica) (FRASSONI, 
pp. 48-49; non menziona questa data degli “Avvisi”) 

-21/2, p.57: S.Agostino, La Cleopatra (FRASSONI, pp.48-49) 

-11/4, p. 1 13: S.Agostino, Le Astuzie femminili (dramma giocoso per musica) 
(musica di D.Cimarosa) (FRASSONI, p.49) 

-30/5, p. 170: S.Agostino (opera non specificata) 

- 5/9, p.281: S.Agostino, GTlnnamorati (dramma giocoso per musica) (FRAS- 
SONI, p.49; non cita la data del giornale, bensì quella della rappresentazione) 

- 3/10, p.313: S.Francesco d’Albaro, I Pretendenti gelosi ossia Tra i due Liti- 
ganti il terzo gode (dramma giocoso per musica) (musica di G.Sarti) (FRASSO- 
NI, p.49; cita la data della rappresentazione) 

- 31/10, p.345: S.Francesco d’Albaro, Il Geloso in cimento (dramma giocoso 


88 


per musica) (FRASSONI, p.49; cita la data della rappresentazione) 

-7/11, p.354: S.Francesco d’Albaro (opera non specificata) 

1796 

- 2/1, p.l: S.Agostino, Enea e Lavinia (FRASSONI, p.49; non cita gli “Avvisi”) 

- 23/1, p.27: S.Agostino, La Morte di Cesare (FRASSONI, p.49; cita la data della 
rappresentazione) 

- 13/2, p.49: S.Agostino, La Morte di Cesare (FRASSONI, p.49; cita la data della 
rappresentazione) 

- 9/4, p.l 13: S.Agostino, La capricciosa corretta (dramma per musica) (FRAS- 
SONI, p.49; non cita gli “Avvisi”) 

-23/4, p.130: S.Agostino, La capricciosa corretta (FRASSONI, p.49; non cita 
gli “Avvisi”) 

- 11/6, p.285: S.Agostino, Il Barbiere di Siviglia (opera in musica) (FRASSO- 
NI, p.50; non cita gli “Avvisi” e indica come sede di rappresentazione il Teatro 
del Falcone) 

- 24/12, p.510: Oratorio dei PP.Filippini, Il Trionfo di Giuditta (oratorio) (mu- 
sica di P.A.Guglielmi) 

- 31/12, p.517: S.Agostino, Alzira (opera in musica) (musica dei balli di Santi 
Trento) (FRASSONI, p.51; non cita questa data degli “Avvisi” e colloca Po- 
pera nella stagione della primavera 1797) 

1797 

-28/1, p.26: S.Agostino, Alzira (FRASSONI, p.51; non cita questa data degli 
“Avvisi”) 

- 11/2, p.41: S.Agostino, Medonte (dramma serio in musica) (FRASSONI, p.51) 

- 18/2, pp. 49-50: S.Agostino, Medonte (dramma serio in musica) (FRASSONI, 
p.51; non cita questa data degli “Avvisi”); Università, rappresentazione del 
dramma Giuseppe Riconosciuto di P.Metastasio da parte di dilettanti studenti 
universitari (con intervento di musica) 

-4/3, p.65: S.Agostino, Alzira (FRASSONI, p.51) 

- 29/4, p.130: S.Agostino, Lodoiska (dramma per musica) (musica di J.S.Mayr; 
musica dei balli di F.Gnecco) (FRASSONI, p.51; non cita gli “Avvisi”) 
-6/5, p.138: S.Agostino, Lodoiska (FRASSONI, p.51; non cita gli “Avvisi) 

- 21/6, p.194: S.Agostino, Pirro (con arie e canzoni patriottiche) (FRASSONI, 
p.51; non cita gli “Avvisi) 

-24/6, p.201: S.Agostino, rappresentazioni sceniche con arie patriottiche. 


89 


Verso l’Associazione “Amici della Berio” 


Nel novembre 1992 abbiamo inviato a tutte le biblioteche italiane 
che ricevono la nostra rivista una lettera-circolare in cui chiedevamo 
informazioni su eventuali associazioni di “Amici della Biblioteca” pre- 
senti nella loro città. Le risposte non sono tardate ad arrivare: molte, 
purtroppo, negative, altre positive ed esaurienti nel fornire particolari 
al riguardo. Prima di tutto perciò vorremmo ringraziare tutte le nu- 
merose biblioteche che hanno risposto con cortesia e sollecitudine al 
nostro invito. Le loro lettere ci hanno permesso di avere informazio- 
ni su molte associazioni di utenti e di amici delle biblioteche esistenti 
oggi in Italia. 

Nella maggior parte dei casi le biblioteche che hanno risposto an- 
che negativamente alla nostra lettera hanno dimostrato interesse a co- 
noscere i futuri sviluppi del progetto, al quale si accennava nella circo- 
lare, di costituire un’associazione di sostegno alla Biblioteca Berio. Se, 
come ci auguriamo, l’associazione nascerà e svolgerà un’attività signi- 
ficativa, ci impegniamo fin d’ora a informarne tutti coloro che lo han- 
no richiesto. 

Ci sembra opportuno prima di tutto delineare un breve quadro 
delle risposte positive. Gli statuti provengono da diverse parti d’Italia 
e riguardano associazioni di recente costituzione. È legittimo un dub- 
bio a questo proposito: è questo un segno di scarsa vitalità (le associa- 
zioni sorte dieci o più anni fa si sono sciolte e se ne è persa la memo- 
ria) oppure l’attuale diffusione di questa forma di associazionismo non 
è piuttosto un tentativo per rispondere alle difficoltà che in questo mo- 
mento le istituzioni culturali in genere, e le biblioteche in particolare, 
stanno affrontando? 

Si tratta quasi sempre di associazioni legate a una biblioteca speci- 
fica, che esse si propongono di sostenere, promuovere e valorizzare. 


90 


Fanno eccezione PASSUBAC (Associazione Utenti delle Biblioteche 
e degli Archivi della Campania) e il neonato Comitato Utenti Biblio- 
teche di Milano. 

Gli obiettivi, l’organizzazione, la tipologia dei soci, le modalità di 
gestione delle associazioni di Amici della Biblioteca, come risultano 
dagli statuti di cui abbiamo potuto prendere visione, non variano in 
modo significativo da caso a caso. Sembra tuttavia opportuno osserva- 
re che per alcune associazioni (PASSUBAC e in misura meno vinco- 
lante l’Associazione degli Amici della Biblioteca Marciana) nello sta- 
tuto si è voluto ribadire il legame tra soci e istituzione, prevedendo 
la qualifica di socio sostenitore per chi non è fruitore abituale dei ser- 
vizi bibliotecari. 

Salvaguardia e valorizzazione del patrimonio della biblioteca da una 
parte e miglioramento dei servizi in funzione delle esigenze dell’uten- 
za dall’altra si possono individuare come gli obiettivi fondamentali delle 
associazioni Amici della Biblioteca. Mentre si possono forse riscontra- 
re in generale maggiori attenzione e sensibilità per la conservazione 
del patrimonio, si propone invece, e esclusivamente, di farsi portavo- 
ce delle esigenze degli utenti e di incrementare i servizi offerti dalle 
biblioteche milanesi il Comitato Utenti Biblioteche, sorto a Milano 
all’inizio di quest’anno. Questo movimento è in sintonia con l’inizia- 
tiva di una “Carta dei diritti degli utenti” promossa dalla Commissio- 
ne per le biblioteche statali dell’Associazione Italiana Biblioteche al con- 
gresso tenutosi a Rimini nel novembre 1992. È un’iniziativa impor- 
tante e significativa di cui è bene seguire l’evoluzione, anche in vista 
della costituzione di un’associazione di Amici della Biblioteca Berio. 

Anche a Genova, come a Fossombrone, a Ferrara, a Venezia, ci 
sembra necessario che l’attività della Biblioteca Berio sia sostenuta da 
amici della biblioteca formalmente organizzati. 

Perché la Berio? La scelta è giustificata: la Berio è la biblioteca co- 
munale più importante, più ricca di volumi e di più antica fondazio- 
ne; è la biblioteca centrale e la struttura portante del Sistema Bibliote- 
cario Urbano che collega tra loro le biblioteche di quartiere; è un punto 
di riferimento valido e costante per i cittadini sia nelle esigenze di in- 
formazione che si presentano nella vita quotidiana sia nelle necessità 


91 


legate a uno studio più o meno specialistico. La biblioteca deve venire 
incontro ai bisogni degli utenti, in materia di servizi offerti, di orari 
di apertura, di presenza di personale qualificato, di aggiornamento delle 
raccolte; nello stesso tempo deve salvaguardare e conservare nel modo 
migliore possibile il patrimonio esistente con particolare riguardo a quel- 
lo antico, al quale devono essere garantite condizioni ambientali ido- 
nee e misure di sicurezza adeguate. 

Perché l’associazione? La burocrazia di solito non agevola l’attivi- 
tà istituzionale della biblioteca; le risorse finanziarie non bastano per 
far funzionare la biblioteca in modo soddisfacente; il personale è quan- 
titativamente insufficiente, anche se qualitativamente valido e motiva- 
to; l’evoluzione tecnologica rende improrogabile l’avvio di procedure 
automatizzate. Alle disfunzioni per così dire abituali, rese più gravi 
dalla generale crisi economica e sociale, si aggiungono le difficoltà spe- 
cifiche del momento, in particolare la necessità di riorganizzare la bi- 
blioteca in vista del trasferimento nella nuova sede che è in via di com- 
pletamento nell’area dell’ex-Seminario. Non si tratta di un semplice 
cambio di sede. Poiché il trasloco comporta un considerevole aumen- 
to degli spazi a disposizione e una loro diversa distribuzione, occorre 
procedere alla riorganizzazione complessiva e alla ristrutturazione dei 
servizi anche con l’introduzione di tecnologie informatiche. Difficol- 
tà contingenti e strutturali si collocano in una situazione generale po- 
co chiara e in continuo cambiamento, caratterizzata da novità come 
la nascita della città metropolitana e la tendenza alla privatizzazione 
dei servizi. 

In un momento in cui è opportuno che la biblioteca metta in evi- 
denza davanti all’Amministrazione, agli enti pubblici e privati e alla 
cittadinanza il suo duplice ruolo di bene culturale e di servizio sociale, 
l’associazione degli Amici della Berio si impone come strumento di 
aggregazione degli utenti, cioè di coloro che fruiscono concretamente 
della biblioteca, che ne leggono i libri e ne utilizzano i servizi (dal pre- 
stito alla fotocopiatura alla lettura dei giornali microfilmati) e che per- 
tanto hanno il diritto di indicare le loro esigenze, alle quali la bibliote- 
ca deve rispondere. L’Associazione può diventare un mezzo per rap- 
presentare gli utenti, per dar voce alle loro richieste, ma può essere 


92 


anche un mezzo per dare forza alla biblioteca di fronte alla città e alle 
istituzioni. In sintesi: gli utenti dalla parte della biblioteca per una bi- 
blioteca dalla parte degli utenti. 


Diamo qui di seguito l’elenco delle associazioni di cui ci è perve- 
nuta notizia: 

1) Bibliothecae Apostolicae Vaticanae Amicorum Generalis Consociatio 
(Città del Vaticano) 

2) Amici della Biblioteca Ariostea (Ferrara) 

3) Biblioclub (Foggia) 

4) Associazione Volontari Beni Culturali A. Vernarecci 
(Fossombrone-PS) 

5) Associazione Amici Ambrosiana (Milano) 

6) Comitato Utenti Biblioteche (Milano) 

7) ASSUBAC — Associazione Utenti delle Biblioteche e degli Archi- 
vi della Campania (Napoli) 

8) Associazione Amici della Biblioteca Marciana (Venezia) 

Chi vuole fornire altre informazioni su queste o altre associazioni 
di Amici della Biblioteca e sulla loro attività può scrivere alla Reda- 
zione della rivista. Ci proponiamo di dare su queste pagine ulteriori 
aggiornamenti e notizie sulla costituenda Associazione “Amici della 
Berio”. 

Laura Malfatto 


93 


Le Civiche nella cronaca 


a cura del Centro Sistema del Servizio Biblioteche 


La cronaca del 1992 resta caratterizzata dall’apertura al pubblico 
della nuova Biblioteca Civica di Voltri, di cui è stato dato un ampio 
resoconto nel n. 2 del 92. 

Sempre nel corso del 1992, la Gallino ha effettuato sedici visite 
guidate con illustrazione delle attività che si svolgono in biblioteca, 
dell’utilizzo dei cataloghi per autore e per soggetto, dei servizi offerti 
ai lettori. In occasione della mostra “Toccar le terre di Cipango”, te- 
nuta presso il Centro Civico Buranello dal Comitato di solidarietà con 
i popoli nativi americani (Soconas), nei locali della Gallino è stato al- 
lestito un angolo in cui sono stati esposti volumi sull’argomento pos- 
seduti dalla biblioteca e messi a disposizione dei visitatori interessati. 

La Firpo, oltre al consueto programma di visite guidate, ha svolto 
un’intensa attività in collegamento con le scuole del Ponente cittadino. 

Nell’anno colombiano, da gennaio a luglio, sono state condotte 
con otto scuole di Prà e di Pegli attività di ricerca sulle civiltà degli 
Indiani del Nord America. La biblioteca ha organizzato incontri con 
esperti, ha fornito libri e altro materiale, ha curato i rapporti tra le scuole 
e gli enti che hanno collaborato come, ad esempio, la Coop Liguria. 
Le ricerche si sono concluse con due mostre — una a Pegli e l’altra 
a Prà — che hanno avuto buon successo di pubblico e una certa riso- 
nanza sulla stampa, tanto da essere poi conglobate in un’unica mostra 
itinerante con il patrocinio dei Consigli Circoscrizionali di Prà, Pegli 
e Cornigliano. In gennaio è stato avviato il servizio di “bibliobus” per 
le scuole di Voltri e Prà. In quattro mesi di attività sono stati dati in 
prestito 2.435 volumi e sono stati iscritti alla biblioteca 457 bambini. 

Nell’ambito di un programma di prevenzione della tossicodipen- 
denza promosso dal Consiglio di Circoscrizione di Prà, è stato orga- 
nizzato dalla biblioteca un corso di avviamento al gioco degli scacchi, 


94 


tenuto nella Scuola Elementare “A. Moro” da Luciano Cogorno, mem- 
bro del Circolo Scacchistico del C.R.A.L. Alle scuole è stato dedicato 
anche il “Viaggio di un’oca nel mondo dei classici dell’infanzia”, idea- 
to dal dott. Marino Cassini, scrittore per l’infanzia ed ex-direttore del- 
la Biblioteca Internazionale per Ragazzi “E. De Amicis”. Si sono svolti 
inoltre in biblioteca due incontri dal titolo “Le biblioteche: storia, ruolo 
e funzionamento”, rivolti agli insegnanti della scuola materna. 

Nel corso dell’anno scolastico 1991-92 i ragazzi di alcune classi della 
Scuola Elementare “Dante Alighieri” di Bolzaneto hanno affrontato 
il problema degli anziani con un progetto multimediale dal titolo “Il 
filo della memoria”. A questo progetto ha partecipato anche la biblio- 
teca Piersantelli, ospitando il 27 febbraio un incontro tra i ragazzi e 
Maurizio Lamponi, appassionato conoscitore della storia di Genova 
e dei suoi quartieri e autore di molti libri sull’argomento, che ha illu- 
strato con dovizia di particolari le vicende passate della Valpolcevera, 
soffermandosi sugli usi, i costumi e le trasformazioni che hanno carat- 
terizzato nel tempo la vita di Bolzaneto. Hanno contribuito all’incon- 
tro, ravvivandolo con i ricordi della loro gioventù, alcuni anziani pen- 
sionati, assidui frequentatori della biblioteca. L’oggetto della ricerca, 
arricchito da altre esperienze che i ragazzi hanno avuto durante l’an- 
no scolastico, è stato poi tradotto in un opuscolo e in un video dei 
quali è stato fatto omaggio alla Piersantelli. 

Le iniziative della Podestà nel 1992 sono iniziate il 10 febbraio, 
quando si è tenuta nei locali della biblioteca la conferenza “Luci e co- 
lori dell’impressionismo”, a cura di Carlo Maria Rigon, che ha con- 
cluso il ciclo sull’arte iniziato lo scorso anno. I numerosi intervenuti 
hanno dato vita a un dibattito. 

Ancora alla Podestà, con la collaborazione della Coop Liguria, la 
dietologa Orietta Samengo ha tenuto il 18 marzo la conferenza “A... 
come alimentazione” illustrando le varie diete, il modo di conserva- 
zione e di cottura degli alimenti. Visti l’interesse e la folta partecipa- 
zione, la Coop ha previsto altri due interventi nel 1993. In aprile, in 
collaborazione con il Sistema Bibliotecario della Provincia si è tenuta 
la mostra di libri-game “Giocare l’avventura”. Nei 17 giorni di aper- 
tura si è avuta la visita di 13 classi, per un complesso di 420 presenze 


95 


e un prestito di 244 volumi. Infine, in occasione dell’anno colombia- 
no, con la collaborazione del “Foto Club Marassi” sono state realiz- 
zate cinque proiezioni di diapositive per gli alunni delle scuole medie 
del quartiere dal titolo “La via del sale. Immagini di Genova tra passa- 
to e futuro”. 

Delle numerose ed interessanti iniziative realizzate dalla Bibliote- 
ca Internazionale per Ragazzi De Amicis viene data notizia, come ogni 
anno, nella rivista LG Argomenti . 

Carlo Brizzolari 


96 



Comune di Genova 
Servizio Biblioteche 

anno XXXIII - n. 2 
luglio - dicembre 1993 



SOMMARIO 

Chiara Riccobene 

Ortolani e rivenditori di frutta 

a Genova tra XV e XVIII secolo pag. 3 

Loredana Puppo 
Giuseppe Maria Salvi: 

un genovese tra Arcadia e Illuminismo pag. 46 

Libri d’argomento ligure 

pervenuti alla Biblioteca Berio 

per dono o per acquisto pag. 65 

La Berio in mostra 

a cura di Sabina Carlini pag. 84 


la berio 

rivista semestrale di storia locale 
e di informazioni bibliografiche 
Aut. Trib. di Genova n. 38 del 18/10/1968 
ISSN: 0409-1132 

Direzione e redazione : 

Largo Pertini, 4 - 16121 Genova 
tei. 010/587314 - fax 010/566717 

Direttore responsabile: 

Laura Malfatto 


Comitato di redazione: 

Sabina Carlini, Giuseppina Ferrante, 
Giustina Olgiati, Giovanni Rebora. 



Piccola rassegna bibliografica ligure 


pag. 86 


La stampa e la distribuzione sono a cura della Fondazione Mario No varo. 

La rivista è distribuita gratuitamente a biblioteche, archivi, istituti universitari, associazioni. 
Le richieste vanno indirizzate alla Direzione della Rivista (Largo Pertini, 4 - 16121 Genova). 

Le inserzioni pubblicitarie (max 10%) sono gestite dalla Fondazione Mario Novaro (via Cairo- 
li, 5/3a - 16124 Genova - Tel. 010/5531281). 

Grafica a cura di Mirko Fantoni 

Stampato da: Prima Cooperativa Grafica Genovese - via Rubatto 2r. - Genova 
Stampato nel mese di dicembre 1993. 


Ortolani e rivenditori di frutta a Genova 
tra XV e XVIII secolo* 

di Chiara Riccobene 


Nel XV secolo, a Genova, gli ortolani del Bisagno — detti beza- 
gnini — costituiscono una corporazione artigiana e sono in possesso 
di regolari statuti approvati dal doge. I loro terreni, tutti fuori dalle 
mura cittadine, si estendono verso levante, sulle rive del fiume sino 
alla Foce e sui colli circostanti: Carignano ad ovest, Marassi e San Frut- 
tuoso ad est 1 2 . 

La documentazione sino ad oggi disponibile si riferisce quasi esclu- 
sivamente agli artigiani che lavorano in questa zona, ma occorre ricor- 
dare che ortolani sono presenti anche nelle altre due podesterie geno- 
vesi — Voltri e Polcevera — , a S.Pier d’ Arena e a Cornigliano. 

All’interno delle mura, nelle botteghe e nei magazzini, operano in- 
vece i rivenditori di frutta (o fruttaroli), anch’essi organizzati con ca- 
pitoli e leggi proprie. 

Non sono due Arti ricche e in molti casi, come si vede nelle sup- 
pliche al governo, i loro appartenenti non mancano di sottolineare la 
propria povertà. Genova, città di mercanti e di banchieri, non conce- 
de molto agli artigiani, soprattutto a quelli poveri. Ma una repubblica 
come quella genovese non può permettersi di ignorare o sottovalutare 


1) L’articolo è tratto dalla tesi di laurea in Storia Ortolani e rivenditori a Genova tra 
XV e XVII secolo , discussa nell’a.a. 1991-92 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia 
dell’Università degli Studi di Genova, relatore prof. Giovanni Rebora. Una copia del- 
la tesi è depositata presso la Sezione di Conservazione della Biblioteca Civica Berio 
(m.r. XVI. 5. 21). 

2) Genova rappresenta un caso particolare. Nelle città toscane, come nelle metropoli 
francesi e tedesche, gli orti si coltivano dentro le mura. Anche Venezia non sembra 
rinunciare ai frutteti e vigneti di Santa Croce ed ai giardini della Giudecca: cfr. J.Heers, 
Gènes au XV e siècle , Paris, Flammarion, 1961 (ed. it. Genova nel Quattrocento , Mila- 
no, Jaca Book, 1984, p. 46). 


3 


il quotidiano rifornimento di generi alimentari, compresi gli ortaggi, 
le “erbe”, e tutti quei frutti che non arrivano dal mare. Se è possibile 
controllare e reprimere P attività degli artigiani che lavorano nelle bot- 
teghe della città (ai quali appartengono i rivenditori di frutta), nei con- 
fronti degli ortolani del Bisagno il governo sembra essere più cauto. 
Non è conveniente sottovalutare chi coltiva ortaggi vicino alle mura, 
li trasporta all’interno della cinta urbana e risolve, almeno in parte, 
il problema dello smaltimento dei rifiuti. 

I rapporti tra le due Arti sono strettissimi: ogni mattina, compre- 
se le domeniche, i bezagnìni attraversano le porte della città e a dorso 
di mulo portano i loro prodotti nei luoghi adibiti a mercato. Elencare 
gli ortaggi coltivati nella piana del Bisagno tra il XV ed il XVIII seco- 
lo non è semplice. Nella maggior parte dei casi infatti la dicitura “frutti 
ed erbe” indica la totalità della merce. Se le “erbe” non vengono mai 
definite in modo specifico, i “frutti” comprendono zucche, cavoli, me- 
loni (romaniate), cocomeri, melanzane, frutti degli alberi ed infine “fer- 
ramari”, ovvero foraggio. 

Nelle piazze e nelle vie della città i fruttaroli attendono l’arrivo 
degli ortolani. Ai rivenditori di frutta è infatti rigorosamente proibito 
recarsi fuori dal recinto urbano per acquistare la merce, in modo da 
evitare disordini tra coloro che vorrebbero arrivare primi. “Erbe” ed 
ortaggi raggiungono così le apothecae (botteghe), accuratamente distri- 
buite in ogni quartiere, soddisfacendo uniformemente il fabbisogno 
urbano. 

Gli ortolani, una volta esauriti i prodotti, ritornano ai campi; pri- 
ma di lasciare la città raccolgono i rifiuti degli abitanti, generalmente 
indicati con il termine genovese rumenta , preziosissimi per concimare 
gli orti. Come in seguito si avrà occasione di approfondire, la raccolta 
del letame o della rumenta è regolata da precise norme, sia per motivi 
igienici, sia per limitare i numerosi furti che quotidianamente si regi- 
strano a danno dei carichi. 

In città, pertanto, si costruisce ogni giorno il rapporto tra ortolani 
e rivenditori. Il comune interesse che lega le due corporazioni è rap- 
presentato dalla merce che i lavoratori della terra producono, i frutta- 
roli vendono nelle botteghe ed i cittadini consumano all’interno delle 


4 


proprie abitazioni. Se il fluire delle merci subisce un rallentamento, 
entrambe le Arti devono sopportare un danno economico. 

Il 23 giugno 1424 i consoli degli ortolani del Bisagno, insieme ai 
consoli dei rivenditori di frutta genovesi, presentano una supplica al 
governo della Repubblica: i rappresentanti degli artigiani chiedono di 
essere esonerati dal divieto di tenere “erbas et ortalia dictorum orto- 
lanorum extra apothecas ipsorum revenditorum, videlicet in carubeo 
sub ipsorum fenestris... ,,3 . Il nuovo ordine, secondo l’opinione dei 
consoli, è in contraddizione con una lunga consuetudine che vede, da 
ben cinquantanni, i rivenditori di frutta impuniti e liberi di esporre 
la loro merce all’esterno delle proprie botteghe, disponendola in “cor- 
be” lunghe cinque o sei palmi 3 4 . I fruttaroli rappresentano però un’ec- 
cezione tra i bottegai cittadini, motivata dalla difficoltà di mantenere 
freschi i prodotti ed impedirne il deterioramento. Particolarmente pri- 
vilegiati sono poi quei rivenditori di frutta che hanno le botteghe “in 
locis spaciosis”, come le piazze di Fossatello e di Soziglia, il quartiere 
del Molo e la zona circostante la porta di S. Andrea. Costoro infatti 
possono tranquillamente disporre le “corbe” sotto le finestre delle bot- 
teghe, senza preoccuparsi di ingombrare gli spazi pubblici che si tro- 
vano di fronte al loro esercizio. 

I coltivatori degli orti ad est della città ritengono fondamentale 
una collaborazione con i rivenditori ai quali devono consegnare la merce 
e fanno presente il danno che verrebbero a subire nel caso in cui gli 
ortaggi fossero ammassati “in apothecas per spacium trium vel qua- 
tuor horarum”. Le botteghe degli artigiani genovesi non sempre ga- 
rantiscono ampi spazi e spesso non offrono una sufficiente ventilazio- 
ne. Inoltre bisogna considerare che le possibilità di vendita sono mag- 
giori quando i prodotti vengono esposti all’aperto ed alla vista di tutti. 
I consoli concludono la supplica manifestando la loro preoccupazione 
per i cittadini (le preoccupazioni per il bene pubblico sono spesso il 


3) Archivio di Stato di Genova (ASG), Arti , busta 177, fase. 13. 

4) Palmo = m. 0,24776; canna (pari a 12 palmi) = m. 2,97312; cfr. G. Rocca, Pesi 
e misure antichi di Genova e del Genovesato, Genova, Tip. Regio Istituto Sordo-muti, 


1871. 


3 


principale pretesto per le richieste delle Arti) e per tutti coloro che 
quotidianamente comperano “erbe” ed ortaggi. Le autorità rispondo- 
no positivamente, ma ammoniscono gli artigiani a non esagerare nel- 
Poccupazione del suolo pubblico 5 . 

L'agibilità delle strade, e naturalmente la loro pulizia, rappresenta 
infatti un grande problema, perché ogni spazio aperto tende ad essere 
utilizzato per scopi privati e commerciali con notevoli restringimenti 
delle corsie adibite al traffico. Numerose ordinanze si propongono di 
colpire gli abusi, di controllare la raccolta dei rifiuti e soprattutto di 
rendere responsabili gli abitanti riguardo alla manutenzione degli spa- 
zi antistanti le abitazioni, le botteghe ed i luoghi di mercato 6 . 

Non tutta la merce che i rivenditori di frutta espongono nelle loro 
apothecae proviene dagli orti coltivati fuori dalle mura. Alcuni prodot- 
ti, come la frutta secca ed i limoni, arrivano dal mare, su leudi ed altre 
imbarcazioni. In questo caso i consoli dell’Arte acquistano la merce 
a nome di tutta la corporazione e la distribuiscono poi in maniera equa 
tra gli artigiani iscritti. Il rivenditore genovese, inoltre, ha la possibili- 
tà di avere un rapporto economico con i coltivatori “di fuori”, scaval- 
cando il mercato all’ingrosso che quotidianamente si tiene in città. Con 
un contratto, stipulato davanti al notaio, può assicurarsi la fornitura 
di un determinato tipo di prodotto. L’atto notarile diviene indispen- 
sabile quando si tratta di una collaborazione a lungo termine, il cui 
mancato rispetto provocherebbe notevoli danni. 

Michele Gauzere da Ventimiglia è un revenditor erbarum e, come 
la maggior parte dei suoi colleghi, non si limita alla vendita di zucche, 
melanzane, cavoli, cocomeri ed “erbe”, ma cerca di guadagnare spa- 
zio anche nel commercio dei latticini. Per il rifornimento della presin- 
sola ha scelto di stipulare un accordo direttamente con il produttore. 
Gaspare Rosso da Polcevera, allevatore di pecore e capre nella pode- 
steria della Val Polcevera, promette di consegnare al rivenditore geno- 


5) ASG, Arti , busta 177, fase. 13. 

6) L. Grossi Bianchi - E. Poleggi, Una città portuale del Medioevo. Genova nei secoli 
X-XVI, 2. ed., Genova, Sagep, 1987, p. 237. 


6 


vese tutte le presinsole che riuscirà a produrre dalla prossima Pasqua 
al primo giorno del settembre successivo. Michele Gauzere vuole l’e- 
sclusiva: Gaspare Rosso non dovrà fare accordi con nessun altro. Le 
presinsole dovranno essere vendute a tredici soldi per dozzina ed il ri- 
venditore le pagherà di volta in volta, al momento della consegna. L’ac- 
cordo tra le parti viene reso ufficiale il 28 marzo 1457 presso il banco 
del notaio Lazzaro Raggi in Fossatello 7 8 . 

Ortolani e rivenditori di frutta, quotidianamente in contatto tra 
loro, conducono due attività senza dubbio differenti, come è differen- 
te lo spazio all’interno del quale lavorano. Spesso accade tuttavia che 
leggi, decreti e normative condizionino sia gli uni sia gli altri, favoren- 
do, come si è visto a proposito della supplica del 1424, alleanze van- 
taggiose per entrambe le parti. Prodotta nei campi e venduta nelle bot- 
teghe, la merce è comune alle due corporazioni. Non può dunque stu- 
pire la scelta di chi, desiderando cambiare mestiere, da rivenditore 
diventa ortolano o viceversa. Un atto notarile, rogato da Gio Batta 
Pilosio il 27 agosto 1491, documenta l’ingresso di un ortolano, Nicola 
Ratto, nell’Arte dei rivenditori di frutta. Per essere ammesso, l’ortola- 
no paga, come regolare tassa d’iscrizione, 25 soldi genovesi ai consoli 
allora in carica, Bartolomeo de Tacio e Giovanni Cassi*. 


L'Arte degli ortolani 

Agostino Giustiniani, negli Annali del 1537, descrive la piana del 
Bisagno, dal Lazzaretto della Foce verso i monti: ”...e da questa fa- 
brica verso la montagna in larghezza di un miglio, e longhezza di dua 
sono bellissimi e fruttiferi horti coltivati con molta diligenza, per il 
che producono ogni specie e ogni varietà di herbe e di frutti hortilicii 
in grandissima abondantia. Et questo territorio è nominato il pian di 
Bisagno...” 9 . 

7) ASG, Notaio Lazzaro Raggi, filza 2, n. 203. 

8) ASG, Notaio Gio Batta Pilosio, filza 1, n. 489. 

9) A. Giustiniani, Castigatissimi annali della Repubblica di Genova, Genova, Antonio 
Bellone, 1537, c. 16r (ristampa anastatica: Sala Bolognese, Forni, 1981). 


7 


La zona del Bisagno costituisce una delle tre podesterie soggette 
al controllo diretto della città. La piana (detta anche braidà) è raggiun- 
gibile dal centro urbano attraverso la Porta Soprana, che si apre nelle 
mura del XII secolo, Ponticello, il Rivo Torbido ed il prato di San Mar- 
tino. Era chiamata braida già nell’alto Medio Evo e già allora era de- 
stinata a colture ortive. Nel 1320, per fortificare i borghi di S. Stefano 
e di Carignano, si costruiscono nuove mura ed una nuova porta che 
permetta l’accesso alla zona del fiume, Porta degli Archi o di S. Stefa- 
no. Infine, dopo ulteriori trasformazioni delle mura precedenti, nel 1630 
nuove difese allargano la città e pongono ad est Porta Pila. Questa sa- 
rà l’ultima cinta muraria della Repubblica, dalla quale vengono defini- 
tivamente esclusi i campi ed i borghi degli ortolani. 

Passate le mura, occorre attraversare il Bisagno, centro di tutta l’at- 
tività ortofrutticola della zona. Il ponte di S. Agata, situato sulla di- 
rettrice che per mezzo della via Romana conduce a Luni, è considera- 
to il ponte principale, costruito in pietra e definito per antonomasia 
“il ponte del Bisagno”. Più a sud, verso il mare, c’è il ponte di legno 
di S.Zita, chiamato “ponte inferiore”. Per gli ortolani, raggruppati nel 
borgo di S.Zita sulla riva sinistra del Bisagno, quest’ultimo rappresen- 
ta il passaggio principale, il ponte da attraversare per i quotidiani con- 
tatti con la città. L’oratorio e la chiesa di questo piccolo agglomerato 
vengono utilizzati spesso come sedi per le riunioni di tutti gli orticol- 
tori della valle. Qui, appunto, domenica 27 novembre 1491, ventiset- 
te ortolani del quartiere dei Santi Nazario e Celso si riuniscono per 
eleggere due procuratori, Battista Cardinale e Guglielmo de Cruce. Han- 
no il compito di riscuotere i soldi destinati alla cura della chiesa e del 
ponte di S. Zita. L’atto notarile (rogato da Gio Batta Pilosio) precisa 
il potere che i due eletti hanno di vendere ed alienare i luoghi delle 
Compere di S. Giorgio appartenenti alla chiesa, allo scopo di effettua- 
re le necessarie riparazioni 10 . 

I pericoli che gli abitanti del borgo temono di più sono le alluvioni 
e le piene del fiume che si ripetono con frequente violenza nel corso 


10) ASG, Notaio Gio Batta Pilosio , filza 1, n. 626. 


8 


del XV e XVI secolo. Come sottolinea Francesco Podestà in uno stu- 
dio del 1878, la portata delle acque del Bisagno era all’epoca di gran 
lunga maggiore di quella attuale, tanto da giustificare “il titolo di fiu- 
me che ad esso si dava” e non quello di “torrente” 11 . I più recenti 
disboscamenti e i lavori eseguiti per dissodare i terreni (sempre secon- 
do il Podestà) avrebbero ridotto la portata delle numerose sorgenti della 
zona. A questo bisogna poi aggiungere la totale mancanza di argini, 
almeno sino al XVII secolo. Ognuno difende il proprio terreno come 
può, costruendo muri e muretti per deviare le acque che poi, rimbal- 
zando, vanno a danneggiare i poderi altrui. Da qui liti, contese e so- 
prattutto proclami dei Padri del Comune contro chi, desiderando au- 
mentare l’estensione della proprietà o del terreno concesso in affitto, 
coltiva nel greto del fiume. 

Nel 1461 Giacomo da Andora, ortolano e proprietario, ottiene il 
permesso di aggiungere ai propri terreni un angolo sulla riva del fiu- 
me. Poiché in questo luogo vengono quotidianamente commesse “co- 
me in un antro molte cose disoneste ed impudiche”, i Padri del Co- 
mune si dichiarano lieti di poter ristabilire il decoro e la tranquillità 
del vicinato. Ma la ragione principale della concessione è un’altra: l’or- 
tolano, per cingere la nuova proprietà, dovrà costruire un muro e que- 
sto dovrà essere tanto robusto da servire come riparo dalla violenza 
delle acque e come protezione per il ponte da poco ricostruito. Nove 
anni dopo, nel 1470, Giacomo da Andora chiede conferma dei diritti 
precedentemente concessi. I Padri del Comune ricordano i patti: l’or- 
tolano doveva costruire una strada lungo il muro, per la quale tutti 
potessero transitare con i piedi asciutti. L’accordo non è stato comple- 
tamente rispettato e parte della via pubblica non è stata ultimata. Se 
Giacomo da Andora vuole una conferma del privilegio dovrà adope- 
rarsi affinché i lavori procedano spediti 12 . 

In caso di alluvione, la prima struttura a farne le spese è proprio 


11) F. Podestà, Escursioni archeologiche in Val di Bisagno , Genova, Tip. Regio Istitu- 
to Sordo-muti, 1878, p. 9. 

12) Archivio Storico del Comune di Genova (ASCG), Padri del Comune , Atti , filza 
3, anno 1470. 


9 


il ponte di S.Zita, costruito in legno. Dal XIV secolo è attivo l 'Opus 
pontis Sancte Gite e durante il ’ 4 00 vengono imposte tasse straordina- 
rie ai locatari di case e terreni del circondario. Le ricostruzioni si sus- 
seguono, ma i lavori non sempre vengono effettuati in modo tempesti- 
vo, come testimoniano le continue suppliche degli abitanti. 

Tra le numerose piene del Bisagno, quella avvenuta nell’autunno 
del 1452 sembra aver avuto conseguenze particolarmente gravi. I la- 
voratori del borgo rimangono senza chiesa e senza ponte, privati di 
qualsiasi contatto con la città e della possibilità di smerciare i loro pro- 
dotti, già duramente danneggiati dall’inondazione. Supplicano dunque 
il pontefice perché venga loro in aiuto; sarà invece il doge, Pietro Cam- 
pofregoso, a delegare cinque cittadini per l’opera di ricostruzione. Se- 
guono nuove rovine e nel 1457 gli ortolani chiedono di essere esonera- 
ti dal pagamento delle avarìe , in considerazione dei disastrosi danni subiti 
dagli orti e dalle stesse abitazioni. 

Nei periodi tranquilli, in assenza di alluvioni, straripamenti, guer- 
re e pestilenze, la piana del Bisagno è un luogo di diporto, di passeg- 
giate e soprattutto una sede per i giochi e le feste popolari (il carneva- 
le, fino al 1782, si festeggia proprio in questa zona). 

Mentre i cittadini vanno per orti ed osterie, gli ortolani cingono 
i campi per impedire loro il passaggio, alzano muri e coltivano fitte 
siepi. I Padri del Comune intervengono decisamente (nel 1550 e nel 
1561) per difendere la libera circolazione tra gli orti: i coltivatori non 
possono costruire alcun ostacolo 13 . 

I divertimenti che la piana può offrire sono comunque esclusiva- 
mente popolari. I nobili si ritirano infatti sulle più tranquille colline 
di Albaro, nelle loro residenze fuori città, lontano dalle piene e dalle 
inondazioni. La Foce, inoltre, ospita il Lazzaretto, una struttura per 
appestati e derelitti e, poco distante, una grande fossa comune acco- 
glie, durante i periodi di pestilenza, i cadaveri dei ceti più poveri. 

Gli abitanti della podesteria, pur fuori dalle mura, hanno gli stessi 
diritti dei cittadini genovesi, una certa autonomia amministrativa e qual- 


13) F. Podestà, La porta di S. Stefano. La braida e la regione degli archi , Genova, Tip. 
di L.Sambolino e figlio, 1894, p. 17. 


10 


che privilegio, ad esempio riguardo all’acquisto del pesce della Foce. 

Gli ortolani non sono gli unici lavoratori della piana. Vicino alla 
Chiesa di S. Pietro della Foce è attiva una comunità di pescatori, men- 
tre più a nord, sulla riva destra del fiume, i lavoratori della lana sten- 
dono ad asciugare i loro panni. Altri sono occupati nel varo delle navi 
sulla spiaggia, altri nel funzionamento dei numerosi mulini, altri anco- 
ra nelle botteghe ed osterie che, pronte ad ospitare coloro che si reca- 
no in città, rimangono aperte sino a tarda notte 14 . 

Le ville e i borghi situati nella valle del Bisagno sono spesso all’o- 
rigine dei cognomi degli artigiani che lavorano i campi della braida. 
Casamavari, località vicina a Staglieno e a San Pantaleo 15 , dà il nome 
ad Andrea da Casamavari, citato in un atto notarile a proposito della 
riunione tenutasi il 27 novembre 1491 nella Chiesa di S.Zita 16 . Insie- 
me a lui è presente anche Giuliano, detto però, con una variante grafi- 
ca, da Cazamavari. Sempre alla stessa riunione compare Bartolomeo 
da Marassi, il cui cognome ricorda uno dei quartieri sulla riva sinistra 
del fiume, dove gli ortolani sono presenti ed organizzati. 

Il 19 settembre 1437 il doge Tommaso Campofregoso ed il Consi- 
glio degli Anziani approvano i capitoli della corporazione 17 . In realtà 
l’Arte degli ortolani esisteva già da molti anni, come attesta un docu- 
mento del 1424 18 . Si tratta dunque di una riorganizzazione, program- 
mata dal governo della Repubblica, per mettere ordine nel labirinto 


14) A.G. Capini - E.L. Aronica - M.G. Buscaglia, Immagini di vita tra terra e mare 
(la Foce in età moderna e contemporanea), Genova, Prima Cooperativa Grafica Geno- 
vese, 1984. 

15) Sulla facciata della piccola chiesa di S. Pantaleo, distrutta ed abbandonata dal se- 
condo dopoguerra, una lapide ricorda i “rurantes in Casemavari”, ai quali si deve la 
prima costruzione dell’edificio nel XV secolo. 

16) ASG, Notaio Gio Batta Pilosio , filza 1, n. 626. 

17) ASCG, Padri del Comune , Capitula Artium , n. 431. Manoscritto cartaceo, sec. XVI- 
XVII, mm.400 x 280, cc.299, numerate a matita dal catalogatore, di cui bianche le 
cc. 29, 30, 32, 44, 56, 64-66, 114-116, 132-135, 153, 154, 207-209, 234-236, 283, 
290, 291, 296, 299 (Ortolani cc. 136-152). Nel manoscritto sono contenuti i capitoli 
dell’Arte degli ortolani approvati nel 1437 e le successive modifiche sino alla seconda 
metà del XVII secolo. 

18) ASG, Arti, busta 177, fase. 13. 


11 


delle circa 80 Arti genovesi. Sono molti gli artigiani (tra i quali i ri- 
venditori di frutta) che proprio in questi anni otterranno nuovi statuti. 

Le nuove regole, prima di tutto, si propongono di porre fine ai 
continui contrasti ed alle divisioni che si verificano all’interno della 
stessa corporazione. Vengono stabilite le modalità d’ingresso nell’Ar- 
te: gli artigiani che vorranno esercitare il mestiere devono pagare ai 
consoli in carica 50 soldi genovesi 19 . Questo capitale, gestito dall’Ar- 
te, aumenterà grazie alle sanzioni previste per coloro che non rispette- 
ranno le leggi. È importante sottolineare, a questo proposito, la pe- 
sante ingerenza dei Padri del Comune, i quali, come rappresentanti 
dell’Opera del Porto e del Molo, esigono la metà esatta di ogni ri- 
scossione. 

I tre consoli, eletti ogni anno prima della festa dei Santi Simone 
e Giuda, il 28 ottobre, sono i principali rappresentanti dei tre quartie- 
ri dove operano i bezagninv. la braida (piana del Bisagno) e Carignano, 
il quartiere della Foce, la zona di San Fruttuoso e Marassi 20 . 

Possono essere eletti consoli tutti i genovesi iscritti alla corpora- 
zione, mentre gli stranieri, pur appartenendo all’Arte, godono di tale 
diritto solo dopo aver esercitato il mestiere nel territorio della Repub- 
blica per almeno dieci anni. Il loro compito è quello di regolare le pic- 
cole vertenze economiche che sorgono tra gli iscritti, far rispettare le 
leggi, riscuotere le ammende e provvedere alla pace interna. 

Oltre ai consoli, ai consiglieri ed al massaro (l’ amministratore), un 
ruolo importante viene svolto dai famuli , i giovani apprendisti che abi- 
tano nella casa del maestro artigiano. Il maestro investe molto nella 
loro formazione, insegna loro il mestiere e guadagna comunque un aiuto 
quotidiano. Il famulus è dunque considerato un bene prezioso, tanto 
prezioso da essere oggetto di rapimento, come testimonia la normati- 
va al riguardo. I capitoli vietano infatti a qualsiasi artigiano di acco- 
gliere “aliquem famulum vel manipastum seu familiarem” che abbia 
un obbligo nei confronti di un collega, tranne nel caso in cui sia pro- 


19) ASCG, Padri del Comune , Capitula Artium , n. 431, c. 141r. 

20) Ibidem , c. 137v. 


12 


prio quest’ultimo a dichiararlo libero da ogni vincolo 21 . Non si fa cen- 
no alla durata dell’apprendistato e sembra che questo non venisse rite- 
nuto indispensabile per poter essere accolti nell’Arte. In genere, le cor- 
porazioni genovesi prevedevano un periodo di circa sei anni, ma per 
gli ortolani del Bisagno è difficile formulare un’ipotesi, trattandosi per 
certi aspetti di un’Arte anomala, che svolge il suo lavoro lontano dalle 
botteghe cittadine. 

La maggior parte dei bezagnini non è proprietaria dei terreni che 
coltiva. L’affitto, come accade in città per le botteghe dei rivenditori, 
è la soluzione più frequente, e gli ortolani tengono ad pensionem gli 
orti che danno loro di che vivere. Una volta scaduto il contratto, il 
proprietario che non vorrà rinnovarlo è obbligato a rimborsare tutti 
i lavori di miglioria che l’artigiano ha apportato agli edifici ed alle 
terre 22 . 

I capitoli dell’Arte garantiscono dunque la tutela del lavoratore 
iscritto. Al fine di regolare e limitare la concorrenza interna, un para- 
grafo degli statuti vieta rigorosamente agli ortolani del Bisagno di ven- 
dere ortaggi ai rivenditori che, per non aver pagato la merce avuta in 
precedenza, hanno debiti in sospeso con altri bezagnini 23 . 

Un’attenzione particolare viene prestata ai furti che quotidiana- 
mente si registrano all’interno dell’Arte e che colpiscono soprattutto 
le “corbe” (i contenitori che gli ortolani usano per raccogliere gli or- 
taggi), il letame e la rumenta. Chi si appropria del prezioso concime 
appartenente ad un artigiano iscritto all’Arte incorre nella pena “a so- 
lidis duobus usque in quinque, arbitrio consulum diete Artis” 24 . 

La raccolta della rumenta avviene nelle piazze della città. Il gover- 
no della Repubblica, desiderando regolamentare tale attività, che ri- 
sulta vantaggiosa per la comunità cittadina consentendo lo smaltimen- 
to dei rifiuti, la vieta nei giorni di festa, durante le domeniche ed in 


21) Ibidem , c. 

22) Ibidem , c. 

23) Ibidem , c. 

24) Ibidem , c. 


139r. 

140v. 

139v. 

139v e c. 141v. 


13 


altri 14 giorni che segnano le ricorrenze dei principali santi e dei più 
importanti avvenimenti religiosi. 

Nei giorni festivi (eccetto Pasqua e Natale) è invece concesso agli 
ortolani raggiungere, con animali da soma, il centro urbano e portare 
al mercato i loro prodotti. Ma i dies dominicales devono in qualche modo 
essere rispettati anche dai bezagnini , i quali, anche se possono portare 
il raccolto dentro le mura, non possono raccogliere, in quei giorni, “erbas 
aliquas”. Il divieto non vale però per melanzane, zucche, meloni, co- 
comeri e altri frutti, un’eccezione dovuta probabilmente alla necessità 
di evitare un’eccessiva maturazione degli stessi 25 . 

Gli obblighi religiosi costituiscono, assieme a quelli morali e socia- 
li, un argomento importante ed occupano notevole spazio all’interno 
dei capitoli. La festa dei Santi Simone e Giuda, posta come scadenza 
ultima per l’elezione dei consoli, rappresenta l’appuntamento princi- 
pale, non solo per gli ortolani ma per tutto il mondo delle Arti. L’ori- 
gine di questa ricorrenza risale al 28 ottobre 1270, quando vennero 
istituiti i Capitani del Popolo. Il 28 ottobre di ogni anno i bezagnini , 
e con loro molti altri artigiani genovesi, si recano alla luminaria con 
i propri consoli “deferendo unusquisque candelam ceram et offeren- 
do, ut moris est, sub pena a solidis duobus usque in quinque arbitrio 
eorum consulum” 26 . 

Una sanzione più elevata è prevista per coloro che non partecipa- 
no alla festa di San Bernardo. Inoltre, nei giorni in cui si celebrano 
i Santi Fruttuoso e Vincenzo, gli ortolani sono obbligati ad ascoltare 
la messa nelle chiese ad essi dedicate, situate nelle zone adiacenti la 
piana del Bisagno. 

I membri della corporazione non possono esimersi dal partecipare 
ai funerali dei defunti che abitavano nello stesso quartiere, siano essi 
capifamiglia o loro parenti stretti, purché maggiori di sette anni. In 
compagnia dei consoli devono recarsi alla casa dove giace il cadavere 


25) Ibidem, c. 139r. 

26) Ibidem , c. 138v. 


14 


ed accompagnarlo in corteo sino alla chiesa “et in dieta ecclesia mora- 
ri quousque corpus defuncti fuerit sepultum et officia celebrata et deinde 
redire agentes Deo gratias prò anima illius defuncti, sub pena soldo- 
rum quinque ianuinorum prò quolibet... , \ Nessun obbligo invece per 
chi dimora in un altro quartiere, “nisi de eorum propria et spontanea 
voluntate” 27 . 

I consoli, i consiglieri e tutti gli artigiani devono giurare sulle Sa- 
cre Scritture la propria fedeltà al doge. Ognuno di essi si deve impe- 
gnare, finché vivrà, a difendere la massima carica della Repubblica da 
eventuali congiure. 

Per essere ritenuti validi, gli statuti devono essere firmati dal do- 
ge e dal Consiglio degli Anziani. Il 23 gennaio 1448 i capitoli sono 
nuovamente approvati, questa volta da Giano Campofregoso. 

Passano gli anni, cambia il potere politico e le suppliche degli or- 
tolani si rivolgono alla persona del “regio luogotenente ,, ) governatore 
dei Genovesi per conto del re di Francia, ed al sempre presente Consi- 
glio degli Anziani. Nel 1461 i consoli degli ortolani chiedono di poter 
infliggere una multa a tutti coloro che, Pultima domenica di ogni me- 
se, non parteciperanno alla messa nella Chiesa di San Bernardo alla 
Foce. Il 5 gennaio dello stesso anno arriva dalle autorità la risposta, 
affermativa: il ricavato (un soldo per ogni trasgressore) sarà destinato 
alla chiesa stessa, allo scopo di provvedere alle riparazioni necessarie 28 . 

Col passare del tempo si rende opportuna una revisione degli sta- 
tuti. Occorre soprattutto “...cressere le pene, quale per essere anti- 
che, sono tanto minime che puoco sono estimate e consequentemente 
poco ubedito et osservato la forma di essi capitoli, in danno publico 
e puoca reputatione de' magistrati...” 29 . 

Nel 1583 vengono dunque scritte nuove regole. Aumenta notevol- 
mente la quota di iscrizione: da L.5 a L.25, da dividere, come sempre, 
tra PArte e i Padri del Comune 30 . Questi ultimi controllano infatti le 


27) Ibidem , c. 140r. 

28) Ibidem , c. 144v. 

29) Ibidem , c. 145r. 

30) Ibidem , c. 146r. 


15 


entrate della corporazione e pretendono dai consoli in carica, ogni me- 
se, un elenco accurato di tutte le condanne, degli “ingressi” e di tutti 
i maestri che esercitano il mestiere. 

Le riforme del 1583, oltre a sottolineare “che si debba ubedire 
ai consoli”, dedicano molto spazio all’osservanza delle norme igieni- 
che che devono essere rispettate all’interno della città. Una legge ap- 
provata nel 1471 permetteva a tutti gli ortolani di “portare et mittere 
ad vendendum per civitatem Ianue et in quibusvis plateis et locis pu- 
blicis diete civitatis vendere seu vendi facere impune et sine alicuius 
condizione...” 31 . Naturalmente si raccomandava di non creare disagi 
ai cittadini, soprattutto nei pressi delle abitazioni. Nel 1583 tuttavia 
vengono stabilite precise restrizioni: i bezagnini non possono andare 
in giro per le strade ad esporre la propria merce; è loro concesso ven- 
dere i prodotti degli orti solo nei luoghi e nelle piazze prestabilite. Sem- 
pre in quelle piazze, una volta terminato il mercato, sono obbligati a 
ripulire lo spazio occupato, “al fine che la terra stii netta e non possa 
causar danno al posto” 32 . Norme severe regolano la raccolta del leta- 
me e della rumenta . Il controllo si rende necessario, non solo perchè 
il concime è “il mantenimento dello loro essercitio”, ma anche per ga- 
rantire quella sicurezza sociale ed igienica che tanto premeva ai respon- 
sabili dell’amministrazione cittadina. Il diritto alla raccolta è concesso 
infatti ai soli ortolani iscritti ed immatricolati, sui quali il governo del- 
l’arte può esercitare un potere, fare inoltre rispettare le leggi, control- 
lare e condannare. Inoltre, tutti gli elenchi delle condanne, come si 
è visto, passano dalle mani dei consoli a quelle della Camera dei Padri 
del Comune. 

Nel 1621, in seguito ad un’ulteriore supplica, Senato e Padri del 
Comune concedono l’approvazione a nuove modifiche. I consoli del- 
l’Arte chiedono, per la prima volta, che la tassa d’iscrizione alla matri- 
cola non sia uguale per tutti: i Genovesi devono pagare 15 lire, i fore- 
stieri 30. Ma i Padri del Comune ritengono iniqua questa discrimina- 


31) Ibidem , c. 145r. 

32) Ibidem , c. 146r-v. 


16 


zione e stabiliscono per gli artigiani “di fuori' ' un contributo di 20 
lire, solo cinque in più rispetto ai cittadini della Repubblica 33 . Non 
tutti coloro che vendono ortaglie e “romaniate" (così erano denomi- 
nati i meloni) con “corbe" e “paneri" nelle piazze della città debbono 
necessariamente iscriversi all'Arte. L'obbligo rimane per gli ortolani 
che hanno “horti formali", ovvero che posseggono bestie con le quali 
si recano in città a caricare letame 34 . “Li rumentari" sono infatti, co- 
me è stato ricordato, tutti immatricolati ed è loro dovere lasciare le 
strade pulite. Se, per caso, queste ultime “si trovassero brutte di simi- 
li rumente siino li consoli di detta Arte obligati farle nettare loro". 

Sabato 10 gennaio 1660 i bezagnini si riuniscono nell’Oratorio di 
Santa Zita. Sono presenti i consoli dell'Arte ed oltre due terzi dell’u- 
niversità: in tutto 50 persone. Ancora una volta il concime risulta al 
centro delle discussioni promosse dagli artigiani. Un nuovo capitolo or- 
dina infatti “che non possa andar grazzura fuori delle tre podestarie 
conforme era il solito, sotto pena della robba persa oltre al paga- 
mento di una sostanziosa multa 35 . 

In questo periodo, alla fine del 1659, un altro problema spinge gli 
ortolani del Bisagno a supplicare il governo della Repubblica 
genovese 36 . I capitoli dell'Arte sono andati perduti durante il “passa- 
to contaggio", con ogni probabilità la peste che nel 1656-57 colpì du- 
ramente la città di Genova. I consoli dei bezagnini organizzano le ri- 
cerche dell'originale nella Camera dei Padri del Comune, ma riescono 
a trovare soltanto la copia, non autentica, delle riforme approvate nel 
1583. Convalidata per un quinquennio nel 1660, la copia ritrovata sa- 
rà riproposta nel 1665 per altri cinque anni. 

L'Arte degli ortolani non è composta di soli uomini. Molte donne 
lavorano negli orti lungo la valle del Bisagno e molte donne si recano 
in città a vendere verdura e frutta. Gli statuti dell'Arte fanno spesso 


33) Ibidem , c. 148r e c. 149r. 

34) Ibidem, c. 148v. 

35) Ibidem, c. 150r. 

36) Ibidem, c. 150v. 


17 


riferimento a loro, un dato non comune alle altre corporazioni 
artigiane 37 . Accenni al lavoro delle mogli si trovano nei documenti re- 
lativi alle attività dei fumarii-pancogoli , dei candelari e dei rivenditori 
di frutta 38 . 


L'Arte dei rivenditori di frutta 

Il revenditor erbarum o revenditor fructuum svolge la sua attività nelle 
botteghe cittadine, lontano dagli ampi spazi del Bisagno. Le apothecae 
dei fruttaroli non sono concentrate in una via o in una zona precisa 
della città; le esigenze legate al rifornimento alimentare impongono in- 
fatti un'accurata distribuzione dei luoghi di vendita. Nel 1559 viene 
stabilito il numero delle botteghe “in tutta la città e nelle piazze, con- 
trade e borghi". I rivenditori di frutta non dovranno essere più di 106 
e l'ubicazione dei negozi, generalmente concessi in affitto, è descritta 
zona per zona: 


- e prima da S.Lazaro fino alla Porta delli Vacca, compresa la Piazza del Carmi- 
ne, siano rivendaroli 21 

- dalla Piazza del Fossello, Ponte Calvi, Portanova fino alla Maddalena incluse n. 10 

- nel Ponte de Spinoli, Soziglia, Locoli, Porta di S. Caterina, Portoria, Molsento, 
compreso l’Ospedale e le strade sino alla Chiesa di S. Stefano, n. 19 

- nel Ponte di Chiavari, Ponte di Legne, Molo, Santa Maria delle Grazie e S. Croce 
n. 13 

- in S. Ambrosio, S. Andrea, Ravecca, S. Agostino e S. Donato n. 22 

- nella Piazza del Ponticello, compresa la strada fino alla Porta di S. Stefano, Ser- 
vi, Marina di Sarzano, compresa la Colla, Campo Pisano, strada di S. Vincenzo 
fino al ponte di S. Agata n. 21 39 . 


37) Ibidem , c. 14 lv. Si legge, ad esempio, “tam masculi quam femine” a proposito 
del permesso di vendere i prodotti anche alla domenica. 

38) Per una panoramica generale del mondo artigiano genovese cfr. L. Gatti, M destri 
e garzoni nella società genovese fra XV e XVI secolo. Un catalogo di mestieri , in “Qua- 
derni del Centro di studio sulla storia della tecnica del Consiglio Nazionale delle Ri- 
cerche”, 4 (1980). 

39) ASCG, Magistrato dei Censori , Leges , constitutiones atque decreta , ms. 427, c. 157r- 
v. Il 21 giugno 1563 il numero dei rivenditori viene aumentato da 106 a 120, suddivi- 
si nelle varie zone (c. 159v). Nel 1571 un ulteriore aumento porta i rivenditori di frutta 
a 140 (c. 162r). 


18 


“In contracta Fossatelli”, a fianco delle botteghe artigiane, alcuni 
notai svolgono la loro attività e quotidianamente registrano i fatti che 
riguardano la vita della corporazione. Qui lavora Cosmo de Abbati che 
nel 1500 rende ufficiale l’ingresso nell’Arte di una donna, rivenditrice 
di frutta 40 . Anche il notaio Lazzaro Raggi ha il suo banco in Fossa- 
tello, dove roga parecchi contratti stipulati tra rivenditori ed altri cit- 
tadini o coltivatori che giungono in città dalle tre podesterie. 

Il 10 settembre 1471 Gregorio Fieschi affitta una bottega, situata 
sotto la propria abitazione di Fossatello, ad Antonio de Cella de Mena- 
xio, revenditor erbarum, ed al suo socio, Bartolomeo de Menaxio. Il con- 
tratto di locazione durerà nove anni, a partire dal primo gennaio del- 
l’anno seguente, al prezzo di 15 lire di genovini l’anno, da pagare in 
due rate semestrali. I due soci dovranno inoltre consegnare al proprie- 
tario, in occasione di ogni Natale, un paio di buoni capponi ed una 
scatola di diragia , cioè di confetti. In realtà si tratta di un rinnovo, 
poiché Yapotheca era gestita già in precedenza dai due artigiani. Nel- 
l’atto notarile vengono citati i confini dell’immobile: davanti c’è la via 
publica , da un lato la bottega condotta da Bernardo de Nubiallo e dal- 
l’altro quella condotta da Ginevra Guasaigha , entrambe di proprietà 
dello stesso Gregorio 41 . Il 9 ottobre 1471 Lazzaro Raggi roga un al- 
tro contratto di locazione. Questa volta Gregorio Fieschi concede in 
affitto due botteghe, sempre in Fossatello e sempre sotto la sua abita- 
zione, al rivenditore di frutta Bernardo de Nubiallo. Vicino, oltre ai 
soci de Menaxio , lavora il formaggiaio Iacopo de Ferrari. Anche in questo 
caso il contratto avrà validità a partire dal primo gennaio per i succes- 
sivi nove anni. Il canone annuo sarà di 31 lire di genovini, da pagare 
a rate semestrali, con l’aggiunta dei due capponi e della scatola di dira- 
gia per le feste natalizie 42 . 


40) ASG, Notaio Cosmo de Abbati , filza 2, 7/11/1500. 

41) ASG, Notaio Nicolò Raggi , filza 3, 10/9/1471. L’atto notarile, nonostante la col- 
locazione archivistica, è rogato da Lazzaro Raggi, come attesta la sottoscrizione. Ni- 
colò e Lazzaro Raggi sono parenti e non è inusuale trovare i rogiti di uno nella filza 
intitolata all’altro. 

42) ASG, Notaio Nicolò Raggi, filza 3, 9/10/1471. Anche questo contratto, come il 
precedente, è sottoscritto dal notaio Lazzaro Raggi. 


19 


Per gestire un negozio e rivendere ortaggi non è sufficiente posse- 
dere o prendere in affitto una bottega: occorre innanzitutto essere iscritti 
alla corporazione, pagare le tasse e rispettare le regole. L'Arte dei ri- 
venditori di frutta, già precedentemente organizzata, ottiene nuovi sta- 
tuti il 26 settembre 1437, pochi giorni dopo gli ortolani. In questo pe- 
riodo i revenditores fructuum risultano ufficialmente uniti ai “pollaro- 
li”, cioè i rivenditori di pollame, uova e latticini, e formano con essi 
un’unica corporazione. Nel 1621 i pollaioli, schiacciati dalla prevari- 
cazione dei loro colleghi, chiedono ed ottengono consoli e leggi pro- 
prie. I due mestieri si dividono, nonostante le proteste dei rivenditori 
di frutta, che perdono in tal modo la possibilità di vendere, più o me- 
no legalmente, anche latticini, uova e qualche animale da cortile. 

I capitoli concessi a pollaioli e rivenditori di frutta nel XV secolo 
vanno perduti nel 1684, in seguito al bombardamento di Genova da 
parte di Luigi XIV. Saranno poi ritrovati soltanto nel 1720 dal Magi- 
strato dei Padri del Comune, intento a cercare nella Camera i docu- 
menti necessari a risolvere una delle frequenti dispute sorte tra gli ar- 
tigiani genovesi. Utilizzati per questo scopo, gli antichi statuti del 1437, 
che si credevano “abbrugiati” nelle “contingenze del 1684”, vengono 
messi in disparte, andando così probabilmente perduti una seconda 
volta 43 . 

Rimangono dunque i più recenti capitoli del XVII secolo, richiesti 
nel 1684 per mezzo di una supplica da parte dell’Arte dei rivenditori 
di frutta, ormai separata da quella dei pollaioli. Il Senato acconsente 
ed incarica il Magistrato dei Padri del Comune di scrivere nuovi statu- 
ti in luogo di quelli “dalle bombe abbrugiati” 44 . Dall’analisi di que- 


43) Biblioteca Civica Berio (BCB), Capitoli dell'Arte dei rivenditori di frutta , m.r. 
1.3.9. Manoscritto cartaceo del XVII secolo, mm.230 x 155, cc. 72 (più due fogli di 
carta bollata, mm.310 x 210, inseriti fra le cc. 55 e 56 ed uno di eguali dimensioni 
fra le cc. 59 e 60), bolli sulle cc. 37v e 38r, bianche le cc. da 65 a 72. Rilegatura 
membranacea del XIX sec., un foglio di guardia al principio ed uno alla fine. Il mano- 
scritto contiene i capitoli concessi ai rivenditori nel 1684 e le successive modifiche 
sino alla fine del XVIII secolo. La notizia che riguarda il ritrovamento degli antichi 
statuti del 1437 è riportata a c. 49r; nelle pagine successive non vi è alcun riferimento 
ai documenti in questione che sembrano così sparire nuovamente senza lasciare traccia. 

44) Ibidem , c. 2v. 


20 


ste nuove leggi (approvate ufficialmente il 24 novembre 1684 e valide 
per un decennio) emerge con chiarezza che, nel mondo delle botteghe 
genovesi, sono presenti continue speculazioni, frodi e, per usare un ter- 
mine tratto dal manoscritto, “maneggi”. Il governo della Repubblica 
ritiene di estrema importanza regolare il rifornimento quotidiano dei 
generi alimentari allo scopo di allontanare il più possibile l’inquietante 
spettro della carestia. Vengono pertanto stabilite regole severe per as- 
sicurare giusti prezzi ed abbondanza di viveri per tutti i cittadini; si 
combatte chi immagazzina la merce per poi rivenderla al momento op- 
portuno, guadagnando così grosse somme a scapito della collettività. 
Solo ai consoli dell'Arte è infatti permesso salire sulle barche che, ca- 
riche di frutti ed altri prodotti, giungono dal mare; solo loro possono 
decidere il prezzo della merce e distribuirla equamente a tutti gli 
iscritti 45 . 

Gli artigiani possono conservare, neVC apotheca o nella propria abi- 
tazione, un quantitativo di merce “sino alla somma di lire mille sino 
in mille cinquecento”. Oltre a questa provvista, controllata dalle au- 
torità, è concessa una mina di farina di castagne “per far testarelle e 
farinate” da vendersi liberamente. Nel periodo di “quadragesima”, inol- 
tre, i rivenditori possono vendere anche “frissoli di farina ordinaria, 
panizze e fava cotta”, come pure “qualche minestra di fascioli, fava 
o altro alli poverelli” 46 . La “robba” che i fruttaroli possono esporre 
nelle apothecae è descritta in due lunghi elenchi contenuti nei capitoli. 
A tutti gli artigiani iscritti è lecito vendere: 

...ogni sorte di frutta, così verde come secca, cotta e bolita come anche peliate 
e rostite, compreso meloni, romaniatte, articiocche, carcioffoli, formaggio nostrale, 
pasta di Cagliari et altro; esclusa quella che spetta a fidelari, zucche secche et 
ogn’ altra sorte di frutta tanto verde quanto secca e similmente olive, amandole 
sciaccate e con la scorza, nizzole secche, fresche e cotte, noci fresche e secche, 
pignoli, brignole e castagne secche, verdi e bolite 47 . 


45) Ibidem , c. 5v. 

46) Ibidem , c. 7v. 

47) Ibidem, c. 5r. 


21 


La maggior parte delle numerose controversie sorte tra i rivendi- 
tori di frutta e le altre Arti genovesi (in particolar modo quelle inte- 
ressate alla rivendita dei generi alimentari) hanno origine dalle ampie 
licenze concesse ai fruttaroli. Si discute sulla vendita dei cibi cotti, della 
frutta secca e soprattutto del “formaggio nostrale”, la cui esclusiva tanto 
è desiderata dall’Arte dei formaggiari. 

Sempre gli statuti del 1684 sottolineano che 

...a loro sii lecito vendere anche legna, spazoire, fascietti, limoni, cetroni, carbo- 
ni, composta cruda e cotta, cornabuggia, finocchio, aglio, cipolle, sorfanino et 
altre cose atte per accendere il fuoco, pietre assarine e stoppino, palme, papaveri, 
citroni, limoni, pigne e pignoli come sopra, zebibo, ughetta, andarmi et ogn’altra 
sorte di robba di pasta escluso quelle cose che vendono li fidelari, trappe e corde, 
anche da rollo, et ogn’altra sorte di frutta, tanto secca quanto verde, cotta e bol- 
lita come sopra, e di questa robba tutta permessa per disposizione di questi capi- 
toli a detti rivendaroli, non ne possino vendere altri che essi rivendaroli 48 . 

Ogni rivenditore genovese ha diritto soltanto ad un posto dove eser- 
citare il proprio mestiere e lì deve essere presente lui o un suo familia- 
re. E vietato infatti “andare attorno per la città” a vendere i prodot- 
ti, come è vietato andare “incontr’alla robba fuori della detta città” 
per raggiungere gli ortolani 49 . 

Tra gli altri è presente in bottega la moglie dell’artigiano; essa, al- 
la morte del marito, risulta a tutti gli effetti appartenente alla corpo- 
razione, a meno che non decida di risposarsi. In questo caso dovrà “com- 
prare di nuovo l’Arte, o essa o il suo marito, sotto pena di lire cinque 
sino in lire dieci...” 50 . 

Per esercitare il mestiere occorre infatti essere “matricolati” e per 
essere “matricolati” bisogna pagare una tassa di 12 lire che viene divi- 
sa tra la Camera dei Padri del Comune, i consoli “per loro regalo” 
e l’Arte stessa. La quota d’ingresso è uguale sia per i Genovesi del do- 
minio sia per i “forastieri”. Unici ad essere esclusi dal pagamento so- 


48) Ibidem , cc. 8v-9r. 

49) Ibidem , c. 8r. 

50) Ibidem. 


22 


no i figli dei maestri, ai quali è richiesta solamente una libbra di cera 
bianca per l’altare di San Sebastiano, protettore dell’Arte 51 . 

Ogni anno, nel mese di ottobre, si devono eleggere nuove cariche: 
quattro consoli, sei consiglieri ed un massaro. Il procedimento buro- 
cratico è lungo e complesso: le persone precedentemente in carica de- 
vono nominare ciascuna un determinato numero di artigiani matrico- 
lati (il numero varia secondo la posizione ufficiale dell’elettore), che 
in totale risulteranno essere 31. Dalla rosa dei proposti vengono estratti 
i nomi di 1 1 persone che, a loro volta, dovranno nominare una perso- 
na a testa, abile ed idonea, maggiore di 35 anni, con almeno quattro 
anni di matricola. Questi ultimi sono i nuovi governatori dell’Arte: i 
primi quattro estratti diventano consoli, il quinto massaro e gli ultimi 
sei consiglieri. Il primo compito che viene loro assegnato è quello di 
eleggere due uomini, con almeno cinque anni di matricola, affinché svol- 
gano il lavoro di “sindici”: questi devono esaminare, nel mese di no- 
vembre, “l’operazioni et amministrazioni fatte da detti consoli 
vecchi...” 52 . 

La corporazione artigiana ricopre talvolta funzioni di assistenza, 
come nel caso delle “figlie povere dell’Arte”, nate da maestri già im- 
matricolati. Ad esse, quando si sposano, vengono donate 25 lire, a ti- 
tolo di aumento della dote 53 . 

I capitoli del 1684 vengono approvati nuovamente il 5 gennaio 1695, 
per un altro decennio. Nel 1705 l’università dell’Arte, riunita nell’O- 
ratorio di San Sebastiano, all’interno del Convento di San Domenico, 
presenta alcune modifiche che vengono accolte dal governo della Re- 
pubblica e riconfermate nel 1716. 

Nel mondo delle corporazioni artigiane, come si è già visto per gli 
ortolani, l’osservanza dei giorni festivi è una regola fondamentale. Le 
botteghe devono rimanere chiuse e la vita dei rivenditori deve unifor- 
marsi a quella degli altri cittadini. Nel 1705 vengono stabilite pene 


51) Ibidem , c. 6r. 

52) Ibidem, cc. 3v-4r. 

53) ìbidem, c. 7r. 


23 


I De I modo di tarsi se ri aem Maestro 

Gite non possa alcuno- che non sara_ • 
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matricolato in aetr arte ^ sotto pena di. ! 

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*■ 

«he come sopra spetta 
PP del Conine e dt detf a 


Modalità per Tiscrizione all’Arte dei rivenditori di frutta. In: Capitoli dell Arte dei ri- 
venditori di frutta , ms. cart. del sec. XVIII, e. 6r (Biblioteca Civica Berio, Sezione 
di Conservazione, m.r.I.3.9). 



24 


severe: chi verrà sorpreso a vendere durante le feste subirà non soltan- 
to il sequestro totale della merce che si trova nella bottega, ma anche 
quello delle bilance e delle misure 54 . Le festività che tutti gli iscritti 
dovranno rispettare sono elencate nei capitoli del XVII secolo: “li giorni 
di Pasqua, di Natale, della Natività di Nostra Signora, il giorno però 
de 15 de agosto, di S.S. Fabiano e Sebastiano e della Santa Croce alli 
3 di maggio” 55 . 

Il carattere associativo dell’Arte presuppone un controllo morale 
e religioso, che ha lo scopo di rinsaldare il più possibile i vincoli tra 
persone già aggregate per motivi economici. Non si tratta esclusiva- 
mente di feste da osservare, ma soprattutto di un patrimonio di sim- 
boli, denominazioni, spazi comuni, cerimonie ed impegni, anche di ca- 
rattere pecuniario. Perché tutto questo possa essere realmente sentito 
e vissuto dagli iscritti occorre un luogo di ritrovo, sia per svolgere fun- 
zioni religiose, sia per discutere dei problemi che nascono di volta in 
volta all’interno della corporazione. Nel 1489 i rivenditori di frutta, 
allora uniti ai pollaioli, costruiscono la loro cappella, dedicata ai Santi 
Fabiano e Sebastiano, all’interno del Convento di San Domenico 56 . In 
seguito alla divisione delle due differenti attività, il 13 gennaio 1623 
i pollaioli vengono definitivamente allontanati e la cappella rimane luogo 
adibito all’Arte dei rivenditori di frutta 57 . La convivenza tra artigia- 
ni e frati che abitano nel convento è regolata da alcune norme, tutta- 
via non sempre rispettate dalle parti. I frati si impegnano a celebrare 
messe particolari, soprattutto il 20 gennaio, giorno in cui si festeggia- 
no i protettori dell’Arte, San Fabiano e San Sebastiano. I consoli, da 
parte loro, ricambiano pagando le celebrazioni religiose con due o quat- 
tro soldi, a seconda dell’importanza della funzione. Inoltre l’Arte de- 
ve provvedere, il 20 gennaio, all’organizzazione di un sontuoso pran- 
zo per i frati del convento, procurando loro un barile di vino buo- 


54) Ibidem, c. 28r. 

55) Ibidem , c. 7r-v. 

56) W. Piastra, Storia della Chiesa e del Convento di San Domenico in Genova, Geno- 
va, Tolozzi, 1970, pp. 81-82. 

57) Ibidem, p. 212. 


25 


no, carne di castrato o di vitella ed un “bogliolo” (cioè un secchio) 
di “noccioline lunghe , \ Nel 1523 la consuetudine del pranzo, troppo 
costosa per l’Arte, viene sostituita dal semplice pagamento annuale di 
dieci lire più dodici focacce 58 . 

Una parte del denaro che proviene all’Arte dalle quote di ingres- 
so, dalle riscossioni eccezionali e dalle multe, è destinata alle spese di 
manutenzione della Cappella di San Sebastiano. Il 6 ottobre 1497 ri- 
venditori di frutta e pollaioli denunciano al governatore Agostino Ador- 
no l’operato dei consoli, sospettati di aver utilizzato tali fondi per sco- 
pi diversi da quelli religiosi precedentemente concordati. Contro que- 
sta truffa che offende una “pia opera” e profana “ciò che è destinato 
a Dio”, sottraendo il denaro destinato alla cappella, vengono stabilite 
severe sanzioni 59 . Ma il problema delle frodi, dei “maneggi” e, di con- 
seguenza, delle tasse, richieste sempre con maggior insistenza, non è 
risolto e si ripresenterà sotto diversi aspetti, a proposito sia del capita- 
le destinato a Dio sia di quello destinato ad usi laici. 

All’interno del convento le difficoltà maggiori derivano dal rap- 
porto con i frati. I rivenditori di frutta comunque non sono i soli arti- 
giani presenti: in San Domenico, come in molte strutture religiose della 
città, altri membri delle corporazioni artigiane si riuniscono per prega- 
re, discutere ed organizzare le assemblee delle loro università. Oltre 
ai revenditores raubarum et iocalium (rivenditori di abiti ed oggetti usa- 
ti), stabilitisi nel 1468 e poi espulsi per motivi sconosciuti 60 , sono pre- 
senti i tavernari, i formaggiai ed i calzolai 61 . 

Frati e consoli dell’Arte sono obbligati a rispettare gli impegni as- 
sunti al momento dell’accordo ma, nonostante l’intervento di numero- 


58) Ibidem, p. 82. 

59) ASG, Arti, busta 178, fase. 9. 

60) W. Piastra cit.‘, p. 28. 

61) Ibidem, pp. 80-81. I tavernari costruiscono la cappella dei Dodici Apostoli nel 1395, 
mentre i consoli dei calzolai fabbricheranno la loro, dedicata ai Santi Crispino e Cri- 
spiniano, solo nel 1526. Non viene specificato nell’opera del Piastra il nome della cap- 
pella dei formaggiai, benché la loro presenza all’interno del convento sia documentata 
a p. 220. In tempi successivi i formaggiai risultano presenti al Carmine, dove gestisco- 
no una propria cappella. Cfr. N. Calleri, I capitoli dell 1 Arte dei formaggiai, in “La 
Berio”, 31 (1991), n. 1-3, pp. 5-6, 102-111. 


26 


si notai, i problemi difficilmente si risolvono e la convivenza non è 
tra le più felici. Gli artigiani sono accusati di tenere un comportamen- 
to scorretto all'interno del convento e non è escluso che le controver- 
sie abbiano origine anche da fattori economici, oltre che religiosi. L’in- 
terdetto colpisce sia i tavernari sia i calzolai e questi ultimi sono co- 
stretti ad abbandonare la cappella nel 1623 62 . Anche monsignor 
Francesco Bossi, durante una visita al Convento di San Domenico nel 
1582, cerca di dirimere le controversie sorte tra frati ed artigiani. Or- 
dina infatti che i formaggiari, i tavernari ed i rivenditori di frutta si 
riuniscano nelle proprie cappelle al solo scopo di pregare, ascoltare le 
messe ed esercitare opere pie. Ai frati viene invece ricordato che non 
è possibile negare agli uomini delle Arti i diritti anticamente 
concessi 63 . Di fatto le corporazioni artigiane continuano a riunirsi per 
discutere gli ordinamenti interni e spesso convocano le rispettive uni- 
versità per apportare modifiche ai propri statuti, come è registrato a 
proposito dei rivenditori di frutta nel 1705 64 . 

Anche al di fuori del convento la condotta dei fruttaroli non sem- 
bra essere esemplare. Il governo della Repubblica accusa i rivenditori 
di “pollagi, lacticinii, fructi et herbe” di offendere la religione e di 
comportarsi in modo disdicevole all’interno delle botteghe e dei ma- 
gazzini. Ma gli artigiani sono colpevoli soprattutto di favorire le care- 
stie, speculando sui prodotti accumulati precedentemente. Così il 30 
aprile 1504 si ordina la chiusura di tutte le botteghe e di tutte le “vol- 
te” all’interno delle quali è conservata la merce. Chi, entro otto gior- 
ni, non rispetterà il contenuto del proclama sarà soggetto al pagamen- 
to di 50 ducati, da destinarsi alla costruzione di un ricovero per malati 
di peste 65 . Le autorità concederannno nuove licenze solo dopo aver ve- 
rificato le singole responsabilità nel campo dell’approvvigionamento ali- 
mentare, argomento delicato soprattutto durante i periodi di epidemie, 
carestie ed eventi bellici. Nel 1523 il doge, assieme al Consiglio degli 


62) Ibidem , p. 81. 

63) Ibidem , pp. 220-221. 

64) BCB, Capitoli cit., c. 23r. 

65) ASG, Arti , busta 178, fase. 10. 


27 


Anziani ed ai censori, pubblica un nuovo proclama contro i rivendito- 
ri “de fructe, herbagli, polami, ova e simili cosse o sia a loro arte com- 
prehesi etiam li coqui”. L’Arte dei rivenditori, assieme a quella dei 
cuochi, viene duramente colpita: i capitoli precedentemente concessi 
vengono dichiarati nulli, le botteghe devono rimanere vuote e si ordi- 
na che 

...ogni e singolo rivenditore, cossi maschio corno femina, e ogni altra persona, 
sia chi si voglia, de chi in avanti non possi ne osa vendere in la cità e borghi, 
ne in qual altra si vogli parte de la cità e borghi, alcuna quantità, ne grande ne 
piccola, de polami, ove, presinsole, fructi ac de volatili e simili cosse, ne di gene- 
ratione alcuna de victualie, ne de epse cosse tenere bothega.... 

La pena per coloro che non rispetteranno i provvedimenti consi- 
sterà in una multa di 50 fiorini e nell’esilio dalla città. In attesa che 
i censori stabiliscano quali rivenditori di frutta potranno in futuro eser- 
citare il mestiere, è compito dei conduttori, ossia di coloro che porta- 
no i prodotti all’interno delle mura, continuare la distribuzione degli 
ortaggi. Esonerati infatti dai divieti introdotti, i conduttori possono 
vendere nei luoghi pubblici direttamente ai consumatori 66 . 

Anche gli statuti approvati dal doge nel 1684 contengono precise 
regole per limitare i “maneggi” e le speculazioni a danno della collet- 
tività. 

Una grida pubblicata nel 1698 “in banchi e luoghi soliti consueti 
della presente città, particolarmente dal Ponte Reale” stabilisce le norme 
per la taratura durante le “compre di zebibi e fichi secchi”. I respon- 
sabili della compravendita di tale merce dovranno assicurarsi che ven- 
gano svuotati tre barili per ogni qualità di prodotto, i quali, una volta 
pesati, serviranno come riferimento per tutti gli altri 67 . Nel 1703 la 
responsabilità di questa operazione viene ufficialmente affidata ai consoli 
dell’Arte 68 . Ma sono proprio gli iscritti alla corporazione a condanna- 
re nel 1704, durante una riunione dell’università, l’operato dei loro 


66) ASG, Arti , busta 178, fase. 9. 

67) BCB, Capitoli cit., c. 14r-v. 

68) Ìbidem , cc. 14v-15r. 


28 


rappresentanti. L’accusa mossa ai consoli precedentemente in carica 
è di aver preteso troppo denaro per le spese necessarie alle compere 
di “fichi secchi, zebibi, castagne secche et altri frutti spettanti alT Ar- 
te”. In seguito alla denuncia viene stabilita, per ogni cantaro 69 di mer- 
ce comperato, una somma che dovrà ricoprire interamente le spese di 
spedizione, di dogana, di facchinaggio e di quelle altre operazioni ne- 
cessarie al rifornimento delle botteghe 70 . 

Durante la prima metà del XVIII secolo altri episodi di cattiva am- 
ministrazione caratterizzano la vita dell’Arte. Anche i suffragi desti- 
nati alle figlie dei maestri poveri risultano essere oggetto di “maneg- 
gi”^ principali accusati sono i consoli di tutte le Arti genovesi, garan- 
ti della pace sociale, ma sospettati di favoritismi 71 . 

Gli statuti, le suppliche e i documenti che si riferiscono alla cor- 
porazione dei rivenditori di frutta testimoniano la presenza costante 
delle donne all’interno delle botteghe e nelle riunioni dell’università. 
Spesso svolgono da sole l’attività di rivenditrici ed il loro nome com- 
pare nei registri degli iscritti. Maddalena, serva di Pantaleone di Com- 
piano, entra ufficialmente nell’Arte sabato 7 novembre 1500, dopo aver 
pagato 27 soldi genovesi a complemento dei 55 stabiliti “prò bene in- 
tracta”. L’atto viene rogato in Fossatello, presso il banco del notaio 
Cosmo de Abbati, alla presenza dei consoli in carica, Bartolomeo de 
Tacio ed Antonio di Campodonico 72 . 


Conflitti tra rivenditori di frutta ed altri artigiani genovesi 

Nelle botteghe dei rivenditori di frutta sono esposte diverse quali- 
tà di prodotti, dagli ortaggi freschi ai frutti secchi, dal “formaggio no- 
strale” all’attrezzatura necessaria per accendere il fuoco. Si possono 
trovare trappe e corde, legna, uova, presinsola , alcune qualità di pasta 


69) Cantaro = Kg. 47, 65 circa. Cfr. G. Rocca cit. 

70) BCB, Capitoli cit., c. 15v e sgg. 

71) Ibidem , c. 32r e sgg. 

72) ASG, Notaio Cosmo de Abbati , filza 2, 7/11/1500. 


29 


e (durante il periodo di “quadragesima”) persino minestre di fagioli 
e fave. Le generose (e talvolta poco chiare) licenze di vendita concesse 
agli iscritti causano spesso situazioni di conflitto con gli altri artigiani. 
Protagonisti delle dispute sono bottegai e rivenditori genovesi: 
solf armari 73 , formaggiai 74 , pollaioli, tavernari, rebaroli e limonari, tutti 
decisi a non dividere con nessun altro il commercio di determinati pro- 
dotti. Spesso il governo della Repubblica, sommerso dalle suppliche 
di chi rivendica antichi diritti, revoca le autorizzazioni precedentemente 
concesse, dichiarando proibita la vendita di alcune merci. 

Può accadere che due diverse Arti possiedano contemporaneamente 
l’esclusiva di un prodotto, confermata dai rispettivi statuti approvati 
dal doge. Questa contraddizione apre la strada ad un fiume di delibe- 
re, suppliche e revisioni degli stessi capitoli. 

Il 1621 rappresenta una data importante nella vita dell’Arte dei 
rivenditori di frutta. Come si è già accennato, dopo anni di controver- 
sie e storie di prevaricazioni, i pollaioli ottengono l’indipendenza, si 
staccano dalla corporazione, chiedono nuovi capitoli ed eleggono con- 
soli propri. I fruttaroli, coscienti del danno economico che saranno co- 
stretti a subire, difendono sino in fondo la possibilità di vendere an- 
che pollame e latticini. Chiedono la sospensione immediata del decre- 
to che approva i capitoli dei pollaioli e ricordano che “l’Arte dei 
rivenditori, si di frutta come di polame et ove, sono sempre stati uniti 
et colligati insieme da ducento anni in qua, eligendo a suoi debiti tem- 
pi cinque consoli...” 75 . Ma i fruttaroli sono accusati di aver sempre 
venduto impunemente uova, polli e volatili, tutti prodotti che spetta- 
vano esclusivamente ai loro colleghi. Secondo l’opinione dei pollaioli, 
infatti, poiché “non si castigano fra loro essendo loro stessi i giudici”, 


73) G. Benvenuto, Un manoscritto della Berlo sull Arte dei solfarinari , in “La Berio”, 
26 (1986), n. 1-2, p. 21. I primi ad entrare in conflitto con l’arte dei solfarinari, isti- 
tuitasi nel 1687, sono i rivenditori di frutta. Oggetto della disputa è la vendita di 
“solf arino et altre cose atte per accendere il fuoco”. 

74) Per i capitoli dell’Arte dei formaggiai cfr. N. Calleri, op. cit., in “La Berio”, 
31 (1991), n. 1-3. 

75) ASG, Arti, busta 178, fase. 9. 


30 


i rivenditori di pollame sono rimasti schiacciati dalla prepotenza degli 
altri artigiani che pure appartenevano alla medesima corporazione 76 . 

Nel 1648 i rivenditori di frutta, rimasti soli, combattono per assi- 
curarsi rirrevocabilità della licenza che permette loro di vendere le zuc- 
che secche, un tipo di merce acquistata quotidianamente dai cittadini 
genovesi 77 . 

Il contenuto dei capitoli, approvati nel 1684 “sotto il pretesto che 
dalle bombe fossero abbrugiati” i precedenti, scatena le proteste dei 
formaggiai e dei solfarinari. I solf armari ottengono subito una risposta 
positiva ed i rivenditori di frutta perdono l’autorizzazione a vendere 
solfarmi 78 . Poco tempo dopo, tramite una supplica, i formaggiai chie- 
dono l’esclusiva nella compravendita del “formaggio nostrale”. Il 22 
ottobre 1688 le autorità dichiarano “restar solamente permesso a det- 
ti rivenditori de frutti di poter vendere formaggio fresco e secco delle 
tre Podestarie per tutto Panno compreso quello di Mongiardino, men- 
tre non ecceda il peso più d’una libbra e mezza la pezza e che possino 
anche venderlo a retaglio...” 79 . 

Le controversie nascono talvolta all’interno della stessa corpora- 
zione, come nel 1714, quando i consoli denunciano l’iniziativa di quattro 
iscritti. Costoro, definiti limonari, pretendono di avere l’esclusiva nel 
commercio dei limoni, scavalcando il regolamento dell’Arte. È permesso 
infatti esclusivamente ai consoli occuparsi dell’acquisto di tale merce 
ed effettuarne la distribuzione ad un prezzo uniforme. Per impedire 
che un traffico esclusivamente privato e non soggetto al controllo del- 
la comunità artigiana provochi dannose speculazioni, si ordina ai limo- 
nari di dichiarare ogni volta, con tempestività e precisione, gli acquisti 
avvenuti. In questo modo anche gli altri rivenditori potranno compe- 
rare gli agrumi allo stesso prezzo, durante lo sbarco e prima che ven- 
gano introdotti in città. Chi farà uso dell’inganno per non rispettare 
le leggi sarà punito con una multa di 100 lire 80 . 

76) Ibidem. 

77) ASG, Arti , busta 178, fase. 10. 

78) BCB, Capitoli cit., c. lOr. 

79) Ibidem , c. llr-v. 

80) Ibidem, c. 38r e sgg. 


31 



I consoli dell’Arte dei rivenditori di frutta denunciano gli iscritti che pretendono l’e- 
sclusiva del commercio dei limoni. In: Capitoli dell Arte dei rivenditori di frutta , ms. 
cart. del sec. XVIII, c. 38r (Biblioteca Civica Berio, Sezione di Conservazione, 
m.r.I.3.9). 


32 


Il commercio delle castagne secche è causa di una lunghissima con- 
tesa che vede schierati i rebaroli da una parte e i rivenditori di frutta 
dall’altra. Alla fine del XVII secolo ai rivenditori di frutta è concessa 
la compravendita di un solo “boggiolo” (cioè un secchio) di questa mer- 
ce. La situazione, favorevole ai rebaroli, subisce una svolta nel 1720, 
quando, in seguito ad una supplica presentata dagli artigiani perdenti, 
il Magistrato dei Padri del Comune ordina una ricerca “tra le antichi- 
tà che si conservano nella sua Camera”. Vengono alla luce numerosi 
documenti che si credevano perduti, tra i quali, come si è già accenna- 
to, gli statuti del 26 settembre 1437, dichiarati dispersi in seguito al 
bombardamento francese del 1684 81 . 

Dall’analisi degli antichi documenti si apprende che i rivenditori 
di frutta erano liberi di commerciare frutta secca, comprese le casta- 
gne. Era anzi loro diritto esigere una tassa da chi, non essendo iscritto 
all’Arte, comperava o vendeva la merce in questione. Si capovolgono 
così i rapporti di forza tra rebaroli e fruttaroli e le autorità genovesi 
sono costrette ad intervenire immediatamente. Lo scopo è quello di 
eliminare qualsiasi contraddizione tra le norme in vigore per impedire 
il sorgere di ulteriori conflitti. La soluzione “per sedare una volta la 
sudetta controversia, quale da tanto tempo ha dato luogo a litiggi, con 
gravi spese si dell’una che dell’altra Arte” sembra essere quella di ac- 
contentare entrambe le corporazioni artigiane. Il 31 marzo 1721 viene 
dunque concessa, sia all’Arte dei rivenditori di frutta, sia a quella dei 
rebaroli, l’autorizzazione a comperare e vendere le tanto disputate ca- 
stagne secche 82 . 

Sempre nella prima metà del ’700 anche i tavernari entrano in con- 
flitto con i rivenditori di frutta. Il motivo della controversia è la ven- 
dita di cibi cotti. I gestori delle taverne infatti, oltre a vendere vino 
al minuto, possono commerciare determinate qualità di piatti prepara- 
ti in precedenza. Anche i cuochi possiedono questa licenza, limitata- 
mente al periodo compreso tra il primo ottobre e il primo giorno di 


81) Ibidem , c. 49r. 

82) Ibidem, c. 53v e sgg. 


33 


“quadragesima”. I permessi dei rivenditori di frutta sono ancora più 
limitati: solo durante la “quadragesima” è loro concesso “vendere fri- 
soli di farina ordinaria, panizza e fava cotta liberamente e senza con- 
tradizione alcuna, come anche qualche minestra di fasoli, fava et altro 
per li poverelli”. Lo confermano gli statuti del 1684, mentre un de- 
creto del 1643 li aveva già autorizzati a cuocere le uova per poi 
rivenderle 83 . Anche in questo caso i capitoli concessi alle Arti in que- 
stione presentano contraddizioni e creano confusione. I tavernari so- 
no convinti che a nessun altro oltre a loro, e con limitazioni ai cuochi, 
spetti la vendita di piatti preparati, mentre i rivenditori controbatto- 
no e presentano leggi e decreti differenti. Senato e Padri del Comune 
risolveranno la situazione, confermando ai fruttaroli il diritto di ven- 
dere “robba cotta” e di friggere “panisse, frisoli e cose simili” sopra 
le piazze, nel periodo della “quadragesima”. I tavernari potranno in- 
vece riscuotere dall’Arte dei rivenditori di frutta una determinata somma 
a titolo di contributo per la tassa che ogni gestore di taverna era co- 
stretto a pagare annualmente al Magistrato delle Galee 84 . 

Nel 1724, infine, troviamo i rivenditori di frutta impegnati a de- 
nunciare l’attività degli ambulanti che, pur non essendo iscritti all’Ar- 
te, “vanno attorno per la città a rivendere” la legna. Su richiesta degli 
artigiani immatricolati vengono stabilite pene più severe per chi non 
rispetta le regole e possiede più di un posto dove esercitare il mestie- 
re. Pietro Maria Giustiniani, deputato per ordine dei Padri del Comu- 
ne, propone il raddoppio delle multe rispetto a quelle già in vigore: 
da “lire cinque sino in dieci” a “lire dieci sino in venti” 85 . 

Si può osservare che, mentre sono numerose le notizie di dispute 


83) Ibidem , fra c. 55 e c. 56, foglio di carta bollata della Camera della Repubblica 
di Genova, mm.310 x 210, scritto sul recto e sul verso: “Serenissimi Signori, vertono 
differenze fra l’Arte de tavernari di questa città e quella de revenditori de frutti...”. 

84) Ibidem , fra c. 55 e c. 56, due fogli dei quali solo il primo bollato, mm.310 x 210: 
“Serenissimi Signori, venendo continuamente molestata l’Arte de fruttaroli da quella 
de tavernari...”. 

85) Ibidem, fra c. 59 e c. 60, foglio di carta bollata, mm.310 x 210: “Illustrissimi 
Signori, tutto che li capitoli dell’Arte de rivendaroli prohibiscano espressamente che 
non si possano tenere più di un posto...”. 


34 


tra rivenditori di frutta e bottegai genovesi, nessun documento accen- 
na all’esistenza di conflitti tra i fruttaroli che lavorano in città e gli 
ortolani della braida Bisannis. Si potrebbe parlare di due mondi diffe- 
renti, ma è forse più corretto dire due spazi differenti. L’Arte dei ri- 
venditori di frutta e l’Arte degli ortolani non sono in concorrenza tra 
loro; al contrario, quando è necessario, come si è visto, difendono uni- 
te l’interesse comune. Lavorano in due zone diverse, ma ogni giorno 
si incontrano: gli uni vendono, gli altri comperano per poi rivendere, 
esponendo i prodotti dei bezagnini nelle apothecae cittadine. 


35 


Criteri di trascrizione 

La punteggiatura e le maiuscole sono riportate all’uso moderno, gli errori di orto- 
grafia e di sintassi sono riprodotti fedelmente, le abbreviazioni sono sciolte regolar- 
mente senza alcuna segnalazione. Dove necessario sono introdotti accenti ed apostro- 
fi; la j è ridotta ad i. I guasti e le relative cause sono segnalati in nota; le restituzioni 
al testo dei tratti guasti vengono poste entro parentesi quadre e segnalate in nota e 
le integrazioni per parole mancanti entro parentesi uncinate. Le aggiunte in soprali- 
nea e le eventuali correzioni sono inserite nel testo e segnalate in nota. 


36 


Appendice* 


I 

1424, giugno 23, < Genova > . 

Supplica dei consoli degli ortolani e dei consoli dei rivenditori di frutta circa la 
proibizione di esporre la merce fuori dalle botteghe. 

ASG, Arti , busta 177, fase. 13. 

Parte consulum ortolanorum. 

Vobis illustri et magnificco domino domino ducalli gubernatori Ianue ve- 
stroque venerando Consilio dominorum Ancianorum reverenter exponitur, prò 
parte consulum Artis ortolanorum Bisannis nec non eciam parte consulum Artis 
revenditorum Ianue, qualiter per antiquam consuetudinem scilicet ab annis 
ultra quinquaginta citra dicti revenditores tenuerunt erbas et ortalia ditorum 
ortolanorum extra apothecas ipsorum revenditorum, videlicet in carubeo sub 
ipsorum fenestris scilicet in corbis que sunt longitudinis parmorum a quinque 
in sex, ut semper fuit usitatum. Nuper vero per dominos ministrales civitatis 
Ianue contra suprascriptam consuetudinem fuit vetitum et preceptum dictis 
revenditoribus quatenus de cetero non audeant tenere suprascripta ortalia extra 
dictas apothecas, sub certa pena de qua fit mencio in quodam capitulo quod 
reperitur in 1 volumine capitulorum officii ipsorum posito sub rubrica “Quod 
apothecarii non vendant in publico”, in quo capitulo aprehenduntur omnes 
apothecarii civitatis Ianue, sed nunquam fuit observatum contra dictos reven- 
ditores et specialiter contra ill[os] 2 qui habent suas apothecas in locis spacio- 
sis, sci[l]icet 2 in platheis Fosatelli, Suxilie, Moduli et ad portam Sancti An- 
dree et in similibus contractibus civitatis Ianue. Exponuntque 3 dicti consu- 
les dictum devetum esse in maximum dampnum dictarum Arcium et maxime 
dictorum ortolanorum qui substinent eorum vitam solum de dictis ortaliis, 
quia si dieta ortalia tenerent in apothecas per spacium trium vel quatuor ho- 
rarum postquam defferuntur ad dictas apothecas incontinenti fuissent deva- 
stata et marcida et eciam cives de hoc comuniter reciperent detrimentum nec 


* I documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Genova sono pubblicati con 
l’autorizzazione n. 11/93 concessa dallo stesso Archivio. 


37 


essent ad comodum alicuius persone, imo contra bonum publicum, quia sepe 
servos civium oporteret emere de talibus ortaliis devastatis a dictis revendito- 
ribus. Quare humiliter cum quanta decet reverencia suplicatur dominacioni 
vestre quatenus dignemini in predictis declarare ipsos / revenditores posse te- 
nere dieta ortalia more solito prout semper fuit usitatum a dicto tempore ci- 
tta, non obstante dicto capitulo prout ecum et iustum est, cum per dictas lom- 
gas consuetudines dictum capitulum sit nullum. 

+ MCCCCXXIIII, die XXIII.a iunii. 

Lecta fuit presens supplicatio et admoniti ministri fuerunt de temperando iu- 
risdicionem suam attenta longa consuetudine in contrarium et admoniti orto- 
lani ut admoneant revenditores et revenditrices de restringendo res suas quanto 
apte fieri poterit, ut quantominus poterunt occupent ex vicis Comunis. 


1) Segue, depennato: c 2) Guasto per filza. 3) exponuntque: in sopralinea segno generale 
di abbreviazione depennato ; -que corretto da quam 

II 


1451 , marzo 28, < Genova > . 

Accordo tra un revenditor erbarum ed un allevatore per la vendita di presinsole. 
ASG, Notaio Lazzaro Raggi , filza 2, n.203 (numerazione antica: CC). 

In nomine Domini, amen. Gaspar Rubeus de Pulcifera quondam Iacobi, ex 
causa pactorum et prò precio infrascripto sponte promisit et se obligavit Mi- 
chaeli Gauzere de Vintimilio, revenditori erbarum, eidem a die festi Pasce 
Resurectionis Domini proxime venturo usque ad kalendas mensis septembris 
proxime venturas hic Ianue dare, vendere et tradere presinsolas que fiende 
erunt ex peccudibus et capris ipsius Gasparis ad racionem tresdecim prò una 
duodena et prò soldo uno et dicto tempore durante alii non tradere seu ven- 
dere et que sint sui debiti ponderis 1 et ex nunc in solucionem predi earum 
confessus fuit dicto Michaeli presenti se ab eo [h]abuisse 2 et recepisse libras 
duodecim ianuinorum de numerato et in contantis sibi solvendas statim fini- 
to dicto tempore kalendarum septembris. Ex adverso dictus Michael promisit 
dicto Gaspari stipulanti eidem dare et solvere in dies consteum seu precium 
dictarum presinsolarum secundum delationem earum. Renunciantes. / Que 
omnia, sub pena librarum decem ianuinorum. Taxata etc., in quam, et tenens, 


38 


et et , proinde etc. Et prò dicto Gaspare et eius precibus et mandato de pre- 
dictis intercesit et fideiusit Nicolaus Rubeus bancalarius, eius frater. Sub, re- 
nuncians, acto, et ibique, renuncians, et, salvis ... 3 ./ Actum Ianue, in Fossa- 
tello, ad bancum mei n[ot]arii 2 infrascripti, anno dominice Nativitatis 
MCCCCLVII, indictione IlII.a iuxta morem Ianue, die lune XXVIII marcii, 
in vesperis. Testes Bartholomeus de Canali speciarius et Constantinus Lomel- 
linus quondam Ieronimi, vocati et rogati. 


1) et que - ponderisi aggiunto in sopralinea. 2) Guasto per filza. 3) Segue parola incom- 
prensibile nel testo. 


Ili 


1491 , agosto 26, < Genova > . 

Iscrizione di un ortolano all arte dei rivenditori di frutta. 

ASG, Notaio Gio Batta Pilosio , filza 1, n. 489. 

XXVI augusti. 

Admissio Nicolai Ratti ad Artem revenditorum fructuum. 

In nomine Domini, amen. Bartholomeus de Tacio et quondam Iohannis 
Cassii 1 tempore eorum consolatus, scientes Nicolaum Rattum ortolanum 
quondam Antonii solvit dicto Bartholomeo et dicto quondam Iohanne, tunc 
consulibus Artis revenditorum fructuum, omne id quod dictus Nicolaus sol- 
vit prò bene intracta diete Artis revenditorum fructuum, videlicet soldos vi- 
ginti quinque ianuinorum, ideo omni iure, via, modo et forma quibus melius 
potuerunt et possint dictum Nicolaum Rattum tunc temporis eorum consola- 
tus Artis revenditorum fructuum admisserunt dictum Nicolaum Rattum a<d> 
dictam Artem revenditorum fructuum. Renunciantes etc., que omnia etc., sub 
pena dupli etc., ratis etc., et proinde etc. Actum Ianue, ad apothecam Da- 
miani de Cestagna speciarii, sitam in platea / Ponticeli, anno a Nativitate Do- 
mini millesimo quadringentesimo nonagesimo primo, indictione octava secun- 
dum Ianue cursum, die veneris vigesima sexta augusti, in vesperis, presenti- 
bus testibus Illarino Malclavello Iacobi et Dominico de Fravega, textore 
pannorum lane quondam Stephani, ad premissa vocatis et rogatis. 


1) quondam Iohannis Cassii: così nel testo. 


39 


IV 


1491, novembre 27, <Genova > . 

Elezione di due procuratori per la chiesa ed il ponte di S.Zita. 

ASG, Notaio Gio Batta Pilosio , filza 1, n. 626. 

XXVII novembris 

Massarii sindicatus et procura 

[Extractum] 

In nomine Domini, amen. Infrascripti inferius nominati ortolani in plana Bi- 
sanis, in quarterio Sanctorum Nazarii <et Celsi> de Albario, congregati et 
quoadunati in ecclesia Sancte Cite de Bisanne prò infrascriptis specialiter pe- 
ragendis suis nominibus et nomine et vice omnium et singulorum aliorum dicti 
quart<eri>i Sanctorum Nazarii et Cel<s>i et diete ecclesie Sancte Cite 
de Bisanne et qui, ut dicitur, habent curam et regimen ac gubernum pontis 
Sancte Cite et qui infrascripti suis propris nominibus et nomine et vice alio- 
rum dicti quarterii Sanctorum Nazarii et Celsi et Sancte Cite de rato promis- 
serunt et promittunt sub ypotecha etc. et quorum nomina qui interfuerunt 
nomina sunt hec: Andreas de Garaventa, Lazarus Prene, Iacobus Bonvifnus] 1 , 
Andrea Bossarinus, Iulianus de Cazamavari, Baptista de Nespulo, Michael Pre- 
ne, Bernardus Prene, Augustinus de Accato, Illarius de Guisulfo, Bartholo- 
meus de Marasio, Antonius de Amigheto, Antonius de Sali, Antonius de Po- 
dio, Andreas de Casamavari, Baptista Bellogius, Baptinus de Augustino, Ni- 
colaus de Cruse, Dominicus de Pomario, Blasius de Pomario, Iulianus de 
Fulcono, Georgius de Vigo, Blasius Servanus, Raffael de Monderulli, Domi- 
nicus de Mediolano, Franciscus Taxius et Iohannes de Costa suis nominibus 
ut supra ac nomine et vice aliorum dicti quarterii Sanctorum Nazarii et Celsi 
/ et Sancte Cite ac pontis Sancte Cite ut supra et prò quibus omnibus 2 ite- 
rum et ad cautellam ac prò ecclesiis et qualibet earum ac dicto ponte edam 3 
de solenni rati habitione promisserunt et promittunt sub ypotecha etc. omni 
iure, via, modo et forma quibus melius potuerunt et possunt fecerunt, consti- 
tuerunt et solemniter ordinaverunt ac faciunt, constituunt et solemniter ordi- 
nant suos et dictis nominibus et quolibet dictorum nominum coniu < n > ctim 
vel divisim, prout melius expedit, veros et legitimos massarios, sindicos et 
procuratores, actores, factores et negociorum gestores et loco ipsorum suis et 
dictis nominibus et qutolibjet 1 dictorum nominum ut supra posuerunt et po- 
nunt Baptistam Cardinalem et Guilermum de Cruce, absentes tamquam pre- 
sentes, et ad petendum, exigendum, recipiendum, recuperandum et haben- 


40 


dum prò dieta ecclesia Sancte Cite et ponte Sancte Cite omnie quantitatem 
pecunie, rerum, mercium et bonorum et omne id et totum quicquid et quan- 
tum dieta ecclesia Sancte Cite ac dictus pons, coniu<n>ctim vel divisim, 
habere et recipere debent ac petere et requirere possint, poterint et debebint 
in futurum a quacumque persona, corpore, / collegio et universitate et tam 
legatis diete ecclesie Sancte Cite ac dicto ponti et cuilibet ipsorum coniu<n>c- 
tim vel divisim quam quavis alia ratione, occasione vel causa et tam cum car- 
tis, instrumentis et scripturis quam sine. Item ad faciendum quascumque ex- 
cusationes quorumeumque locorum comperarum S aneti Georgii scriptorum su- 
per dictam ecclesiam Sancte Cite et pontem Sancte Cite seu ad dictam 
ecclesiam et pontem, tam coniu<n>ctim quam divisim, quomodolibet spec- 
tantes et pertinentes ipsasque excusationes pagarum et proventus specta < n > - 
tes diete ecclesie Sancte Cite et dicto ponti et cuilibet eorum coniu< n>ctim 
et divisim capiendum, vendendum et alienandum et precium earum recipien- 
dum, spectantem diete ecclesie et dicto ponti et cuilibet eorum coniu<n>c- 
tim vel divisim; dicti Baptista Cardinalis et Guilermus de Cruse, massarii, 
sindici et procuratores, possint accipere et ipsas pagas et proventus dictorum 
locorum quorumeumque, scriptorum tam super dictam ecclesiam Sancte Cite 
quam pontem Sancte Cite seu ad dictam ecclesiam et pontem coniu<n>c- 
tim vel divisim ut supra spectantes et pertinentes dicti massarii, sindici et 
procuratores possint vendere et alienare et eorum precium recipere ut supra 
et expendere in reparatione diete ecclesie et pontis Sancte Cite. / Et ad qui- 
tandum dicto procuratorio nomine etc.; et ad omnes et singulas lites etc.; et 
ad libellum et libellos dandum etc.; et demum generaliter in omnibus etc.; 
etiam si talia forent dantes etc.; promittentes etc.; sub etc.; et volentes etc.; 
intercedentes etc.; sub etc.; renunciantes etc.. Actum in ecclesia Sancte Cite 
de Bisanne, sita in plana Bisannis, anno a Nativitate Domini millesimo qua- 
dringentesimo nonagesimo primo, indictione nona secundum Ianue cursum, 
die dominico vigesima septima novembris, in terciis, presentibus testibus An- 
tonio Ihaturino ortolano et Baptista de Andoria, ad premissa vocatis et rogatis. 


1) Guasto per filza. 2) Segue , depennato : ac prò ecclesiis et qualibet earum ac dicto pon- 
te etiam de solemni rati habitione prommisserunt et promittunt 3) Segue , depennato : 
ac de rato 


41 


V 


1497, ottobre 6, < Genova > . 

Supplica dei rivenditori di frutta circa il capitale destinato alla Cappella di San 
Sebastiano. 

ASG, Arti , busta 178, fase. 9. 

Vobis illustri domino ducali gubernatori et magnifico Consilio dominorum An- 
tianorum reverenter exponitur prò parte hominum Artis revenditorum fruc- 
tuum et polariorum quod ipsi deputaverunt ad expensas necessarias et orna- 
tum capelle Sancti Sebastiani, patroni diete Artis, quasdam eorum pecunias 
quas exegerunt et in dies exigunt ab intrantibus eorum Artem et aliis diversis 
modis secundum ordines et consuetudines ipsorum. Verum quia huiusmodi 
pecunie licet iam applicate huic pio operi incipiunt per aliquos aut consules 
aut homines ipsius Artis ad alios usus applicari malis artibus, ideo volentes 
hoc pium opus manutenere et augere, supplicant dominationibus vestris qua- 
terna dignentur decernere eorum publico decreto quod nullus consul aut ho- 
mo diete Artis seu quivis alius audeat vel presumat expendere aut quovis mo- 
do exponere dictas pecunias que quovis modo obvenient vel obvenerunt die- 
te capelle in aliquam aliam causam preterquam ad utilitatem et ornatum diete 
capelle, neque de hoc possit haberi sermo, et hoc sub aliqua pena ne quispiam 
tentet quod semel [De]© 1 dicatum est ad profanos usus convertfatur] 1 et pa- 
riter requirunt quod decernatur quod soldi duo qui quotannis exiguntur prò 
singula apotheca dimidia, hoc est soldus unus, ex omnibus soldis duobus 2 re- 
maneat et perveniat penes consules diete Artis, alia vero dimidia, id est sol- 
dus unus, convertatur et omnino converti debeat ad usum, ornatum et cul- 
tum diete capelle 3 sub pena etiam per dominationes vestras statuenda et si- 
militer ordinetur de illis qui ingredientur dictam Artem, hoc est pecunia 
distribuatur ut supra fit mentio de pecunia apothecarum. 

+ MCCCCLXXXXVII, die VI octobris. 

Illustris et excelsus dominus Augustinus Adurnus, ducalis Ianuensis guberna- 
tor et locumtenens et magnificum Consilium dominorum Antianorum Comu- 
nis Ianue in legitimo numero congregatum, intellecto tenore supplicationis su- 
prascripte reque examinata, intelligentes equum esse que divinum cultum re- 
spiciunt integre et sine fraude peragi, assenserunt predicte supplicationi in 4 
omnibus ut supra in ea continetur, imponentes ex nunc cuicumque contrafa- 
cienti / et inobedienti penam librarum decem quam prò dimidia applicuerunt 


42 


cultui diete capelle, prò altera vero dimidia spectatis dominis Patribus Comu- 
nis; declarantes etiam et decernentes quod soldi duo, qui quotannis exigun- 
tur prò qualibet apotheca cuiuscumque revenditoris atque prò ingressu diete 
Artis, debeat ex dictis soldis duobus unus remanere penes consules ipsius Ar- 
tis et alius soldus unus converti et deputari ad ornatum et officia divina, que 
in dieta capella celebrari solent, intelligendo etiam quod quicumque contrafe- 
cerit solvere teneatur usque in soldos quadraginta iudicio spectabilium domi- 
norum Patrum Comunis, qui soldi quoteumque exigentur omnino dentur ac- 
cusatori sine ulla contradictione. 


1) Guasto per filza. 2) duobus: d corretto da v 3) capelle: p corretto da 1 4) in: i corretto 
da n 


VI 


1500, novembre 7, < Genova > . 

Iscrizione di una donna all'Arte dei rivenditori di frutta. 

ASG, Notaio Cosmo de Abbati , filza 2, s.n. 

Die VII novembris. 

+ Agregatio ad Artem. 

In nomine Domini, amen. Bartholomeus de Tacio quondam Iohannis et An- 
tonius de Campodonego quondam Iohannis, ambo consules revenditorum la- 
mie, sponte etc., confessi fuerunt et in ventate publice recognoverunt Mag- 
dalena serva Pantaleonis de Compiano presenti se ab ea habuisse et recepisse 
soldos viginti septem ianuinorum, que sunt ad complementum soldorum quin- 
quaginta quinque ianuinorum prò bene intracta diete Artis revenditorum fruc- 
tuum in dieta civitate Ianue et de ipsis se bene quietos, tacitos, solutos et 
contentos vocaverunt et vocant; quare dicti Bartholomeus et Antonius atten- 
ta solucione sibi facta per dictam Magdalenam sponte etc. ex nunc prout ex 
tunc et ex tunc prout ex nunc acceptaverunt et acceptant ac agregaverunt et 
agregant dictam Mariam in dictam Artem revenditorum fructuum et in ma- 
triculam ipsius Artis ita et taliter quod dieta Magdalena possit et valeat de 
cetero facere et exercere seu facere et exerceri facere dictam Artem in civita- 
te Ianue ac etiam possit gaudere et usufructuare capitula, honoribus et digni- 
tatibus diete Artis 1 revenditorum fructuum, prout gaudent et usufruunt ce- 
teri homines diete Artis; renunciantes. Que omnia et singula, attendentes, 


43 


sub pena dupli etc., cum restitutione etc., ratis etc., et proinde etc. Actum 
Ianue in Fossatello, videlicet ad banchum mei notarii infrascripti, anno do- 
minice Nativitatis MD, indictione tercia secundum Ianue cursum, die sabba- 
ti VII. a novembris, in terciis, presentibus Celso de Monteaccuto tinctore quon- 
dam Baptiste et Antonio de Terrutio quondam Ugolini, testibus ad premissa 
vocatis specialiter et rogatis. 


1) capitula - diete Artis: così nel testo. 


VII 


1504, aprile 30, < Genova > . 

Proclama contro i rivenditori in genere, accusati di speculazione a danno dei cit- 
tadini. 

ASG, Arti, busta 178, fase. 10. 

+ MDIIII, die XXX aprilis. 

Preconate vos preco Communis etc. 

Parte illustris et excelsi domini Philipi de Cleves, domini Ravastoni, regii ad- 
mirati et Ianuensium gubernatoris, et magnifici Consilii dominorum Antia- 
norum Communis Ianue. Intendandose per relation de molti fidedegni che 
in le buteghe et stantie de revendaroli se comettano molte giutonarie et di- 
versi maleficii a offension de meser Domine Dio et danno de li citadini, ultra 
che per vera experientia se cognosce queste loro buteghe indure grande cari- 
stia ne la cità de tutte quelle cose che vendano, come sono pollagi, lacticinii, 
fructi et herbe, faciando stapula de tale cose le quale se doveriano, secundo 
T antiqua et probata consuetudine, vendere in publico su le ihaze da la matina 
a la sera. Ideo parendo tal cosa degna de remedio è stacto da li prefati illustri 
signor governao et magnifici segnoi Antiani statuio et decretao per publico 
et solemne decreto corno appresso se dirà, videlicet che tutti et singuli reven- 
daroli de fructi, herbe, pollagii et lacticinii, cossi maschi corno femine, zoveni 
et vegi, de qualunca loco, grado et condition se sian, li quae teneno butteghe 
o sea volfte] 1 per tale exercitio, debiano dentro da octo iorni prfoxijmi 1 da 
vegnire haver serrate totalmenti diete sue butteghe sotto pena de ducati cin- 
quanta per ciascun de loro chi contrafacesse, applica ex nunc a la opera de 
lo edificio chi se ha da fare per receptaculo de li infecti de pestilentia et diete 
butteghe non debiano da poi 2 apprire senza expressa licentia de lo spectabi- 


44 


le Officio de le virtue sotto la medesma pena et che tale licentia non se possa 
dare per lo dicto Officio senza grande circumspection et a ballotole, de le 
quae sean le tre quarte parte bianche et non aliter: cossi corno amplamenti 
se contiene in lo decreto predicto faeto in la cancellarla de lo cancellerò infra- 
scripto. Se comanda adunca parte qua supra a tutti et singuli revendaroli pre- 
dicti che debiano servare in tutto et per tutto corno de supra se dice essere 
statuio fra lo termine prefixo de iorni octo et sotto la pena supradicta. 

In actis Benedicti de Portu cancellarii. 

+ die II maii. 

Nicolaus de Pardis, preco publicus Comunis, retulit se proclamasse per loca 
civitatis in omnibus ut supra. 


1) Guasto per filza. 2) da poi: aggiunto in sopralinea. 


45 


Giuseppe Maria Salvi: 

un genovese tra Arcadia e Illuminismo 1 

di Loredana Puppo 


Già da qualche tempo gli studiosi genovesi sono impegnati in una 
accurata riscoperta del nostro Settecento illuminista e preromantico. 
Tra questi merita una particolare menzione Edoardo Villa, docente di 
letteratura italiana alPUniversità di Genova ed autore di un interes- 
sante studio sull'argomento, intitolato Genova letterata e giacobina 2 . 
Dalla lettura di questo libro sempre scorrevole e a tratti persino diver- 
tente appaiono subito chiare la ricchezza e la complessità dellTllumi- 
nismo genovese. 

Si trattò, infatti, di un grande movimento di uomini e di pensiero 
che interessò un po' tutta la società genovese del tempo e diede vita 
ad atteggiamenti e reazioni diverse. Molti salutarono con grande e sin- 
cero calore le nuove idee provenienti dalla Francia, altri le criticarono 
e le rifiutarono. I più si limitarono a prenderne atto e poi tentarono, 
con esiti più o meno felici, di adattarle alla vecchia cultura ancora 
predominante 3 . 

Tale fu soprattutto Patteggiamento dei rappresentanti della cultu- 
ra ufficiale del tempo che si sforzarono sempre di mediare il vecchio 
col nuovo, la nuova cultura con quella tradizionale, mutando il meno 
possibile l'antica e più spesso travisando completamente la nuova: un'ac- 
cettazione tutto sommato limitata e spesso discutibile, e tuttavia un'utile 


1) Il presente articolo è stato tratto da L. Puppo, Giuseppe Maria Salvi tra Arcadia 
e Illuminismo , tesi di laurea in Materie Letterarie, discussa presso la Facoltà di Magi- 
stero dell’Università degli Studi di Genova, a. a. 1990-91, relatore prof. Edoardo Villa. 

2) E. Villa, Genova letterata e giacobina, Genova, La Quercia, 1990. A p. 193 accen- 
na brevemente alla polemica antimitologica salviana. 

3) Per la storia dell’Illuminismo a Genova si veda, oltre al già citato testo di E. Villa, 
anche R. Boudard, Gènes e la France dans la deuxième moitié du XVIII siècle, 1 748-1 797, 
Paris, Mouton e Co., 1962. 


46 


spinta propulsiva e un contributo fondamentale al graduale svecchia- 
mento della cultura genovese tra la fine del Settecento e l’inizio del 
secolo successivo. 

Un rappresentante tipico di questa categoria di uomini, affascinati 
dalle novità ma fedeli alla tradizione e sempre sospesi tra il vecchio 
e il nuovo, tra “Ancien Régime” e Illuminismo prima e tra Illumini- 
smo e Romanticismo poi, fu il sacerdote somasco Giuseppe Maria Sal- 
vi, educatore, poeta, tragediografo e polemista di fama e successo più 
che discreti nella Genova del XVIII secolo. 

Giuseppe Maria Salvi nacque a Novi Ligure, cittadina del Geno- 
vesato, il 3 luglio 1727 4 e fu educato dai Padri Somaschi nella presti- 
giosa scuola del locale Collegio di S. Giorgio. Il collegio era tradizio- 
nalmente un centro di cultura letteraria classica, ma proprio all’inizio 
del XVIII secolo si era aperto a nuove suggestioni arcadiche e rococò 
per influsso del celebre poeta Carlo Innocenzo Frugoni, che vi era sta- 
to educato e vi aveva insegnato per qualche tempo prima di abbando- 
nare per sempre l’Ordine. Inoltre, proprio negli anni in cui Salvi lo 
frequentava, il Collegio di S. Giorgio era retto da padre Pierantonio 
Ricci, grande estimatore del teatro francese del “Grand Siècle” e già 
traduttore di Corneille 5 . La poesia arcadico-rococò di Frugoni ed il 


4) Nelle biografie più antiche il nome di battesimo di Salvi non è sempre corretto. 
Pur trattandosi sempre della stessa persona, alcuni lo chiamano Giuseppe Maria, altri 
Francesco Maria, altri ancora Angelo Maria. Documenti indubbiamente autografi ri- 
portano in calce la firma di Giuseppe Maria Salvi. Indipendentemente da eventuali 
residue incertezze circa il nome di battesimo di Salvi, segnaliamo le sue biografie più 
attendibili: Salvi Giuseppe Maria , in Biografia universale antica e moderna. Opera affatto 
nuova e compilata in Francia da una società di dotti ora per la prima volta recata in italia- 
no con aggiunte e correzioni , Venezia, Missaglia, 1829, voi. V, pp. 395-396; G.B. Spo- 
torno, Storia letteraria della Liguria , Genova, Ponthenier, 1824-1858, voi. V, p. 79; 
G. Cevasco, Breviario storico dei religiosi illustri della congregazione somasca , Genova, 
Tipografia della gioventù, 1898, voi. II, p. 182; G. Casati, I Padri Somaschi nella 
letteratura del Settecento. Il teatro , tesi di laurea in Lettere, discussa all’Università del 
Sacro Cuore, Milano, a. a. 1953-1954, relatore prof. M. Apollonio, pp. 181-183. 

5) Pierantonio Ricci fu rettore del Collegio di S. Giorgio nel 1738. Nel 1734, quando 
era insegnante al Collegio dementino di Roma, fece rappresentare una propria tradu- 
zione del Cinna di Corneille. Cfr. P. Ricci, Il Cinna, tragedia di Pietro Cornelio traslata 
dal francese in verso italiano e rappresentata nel Collegio dementino nell anno 1734, Ro- 
ma, Chracas, 1734. 


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teatro cornelliano tanto caro al Ricci influenzeranno profondamente 
l'opera salviana, soprattutto quella degli esordi. In quel periodo di studi 
giovanili Salvi assimilò profondamente, insieme alla cultura letteraria 
classica-rococò, anche la severa regola morale propria del collegio. Es- 
sa rimase per tutta la sua vita il tratto dominante di una personalità 
che associò sempre ad un temperamento naturalmente tranquillo ed in- 
troverso l'amore per lo studio, la modestia e la dirittura morale tipi- 
che del religioso e del pedagogo. 

Appena diciottenne Salvi entrò a far parte dell’Ordine Somasco. 
Nell’Archivio della Maddalena è conservato un documento autografo 
che certifica la sua professione di fede: 

In nomine sanctissimae Trinitatis, Patris, et Filii et Spiritus Sancti amen. Anno 
Domini millesimo septingentesimo quadragesimo quinto, die septima mensis no- 
vembri in ecclesia Sanctae Mariae Magdalenae civitatis Genuae. Ego Joseph Maria 
Salvi loci Novarum filius Antoni Mariae qm. Iosephi noveo, profiteor et promit- 
to Deo omnipotenti, beatae Mariae semper virgini, beato Augustino patri nostro 
totique curiae cadesti, et tibi M. R.do patri D. Laurentio Iustiniano in praesen- 
tiarum praeposito clericorum regularium congregationis Somaschae collegi Sanc- 
tae Mariae Magdalenae, vicario in hac parte specialiter delegato a R.mo patre 
nostro D. Chrisostomo Bertazzoli preaposito generali clericorum regularium con- 
gregationis Somaschae titilli S.ti Maioli Papiae, et successoribus suis canonica electis 
oboedientiam, castitatem et paupertatem, hoc est in communi vivere, secundum 
regulam sancti Augustini Patris nostri, iuxta constitutionem dictae congregatio- 
nis canonice factas, seu faciendas. Sic Deus me adiuvet et haec sancta Dei evan- 
geli. Ego Joseph M.a Salvi scripsi, et propria manu subscripsi, et ore 
pronunciavi 6 . 

Dopo un triennio di studi a Genova, fu inviato per un anno nel 
Collegio dementino di Roma per approfondire la sua preparazione teo- 
logica in vista dell’ormai imminente sacerdozio. L’ambiente ecclesia- 


6) Nella trascrizione abbiamo lasciato inalterata l’ortografia dell’originale latino, ri- 
portando punteggiatura, abbreviazioni e maiuscole all’uso moderno. Archivio Stori- 
co dei Padri Somaschi di Genova (d’ora in poi A.S.P.S.G.), ms. B. 27, Atti della 
Chiesa della Maddalena di Genova , c. 28v. L’Archivio, sito a Genova in via alla Mad- 
dalena 11/8, contiene numerosi volumi antichi e scritti inediti e in particolare racco- 
glie e custodisce l’opera omnia di Salvi e altri scritti che lo riguardano. 


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stico romano del tempo era permeato di cultura giansenista e lo stesso 
Collegio dementino è oggi considerato dagli studiosi uno dei massimi 
centri di diffusione del pensiero Port-Royalista nell’Urbe e nell’Ordi- 
ne Somasco 7 . Salvi, che si era recato a Roma proprio per studiare teo- 
logia, ne rimase influenzato. 

Rientrato a Novi Ligure nel 1749, cominciò ad esercitare come mae- 
stro nel Collegio di S. Giorgio. Il 19 settembre fu ordinato sacerdote 
dall’ allora vescovo di Alessandria mons. Alfonso Miroglio 8 ed in se- 
guito venne destinato a Ferrara per il biennio 1754-56 9 . 

Terminata la parentesi emiliana, trascorse qualche tempo nell’amata 
città natale, dove partecipò attivamente alla vita culturale del Collegio 
di S. Giorgio, distinguendosi come oratore e panegirista 10 . Infine, do- 
po un breve soggiorno genovese, si stabilì definitivamente a Novi Li- 
gure nel giugno del 1760 11 . 

Si apriva così il periodo più intenso e creativo della vita di Salvi, 
che nel relativo otium della cittadina piemontese potè affiancare alle 
consuete occupazioni di maestro e sacerdote un’intensa e multiforme 
attività letteraria. 

Già stimato autore di poesia sacra, esordì in poesia profana con 
alcune liriche di occasione di chiara impronta frugoniana 12 . Risalgono 
certamente a questo primo periodo dell’attività letteraria salviana le 
poesie in lode del doge di Genova Agostino Lomellini 13 : poco più che 


7) Cfr. E. Dammig, II movimento giansenista a Roma nella seconda metà del sec. XVIII, 
Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1845, pp. 1782-1783. 

8) Gli Atti del Collegio di S. Giorgio ricordano l’avvenimento con queste parole: “17 
settembre 1749: essendo stato approvato col consenso del M.R.P. Vicerett. il P.D. 
Giuseppe Maria Salvi pel presbiterato, alli 19 passò a tal fine in Alessandria, e fu ivi 
ordinato sacerdote da mons. Alfonso Miroglio vescovo d’ Alessandria, e alli 20 ritornò 
in Novi”. A.S.P.S.G., ms. A. 55, Atti del Collegio di S. Giorgio di Novi Ligure ( I ), 
c. 122r. 

9) A.S.P.S.G., ms. A. 28, Atti del Collegio di Ferrara, c. 209r. 

10) A.S.P.S.G., Atti del Collegio di S. Giorgio di Novi Ligure (I) cit., c. 136r. 

11) A.S.P.S.G., ms. A. 56, Atti del Collegio di S. Giorgio di Novi Ligure (II), c. 2v. 

12) A.S.P.S.G., ms. S.G.M. 13, G.M. Salvi, Poesie inedite latine e italiane ; il mano- 
scritto è privo di data. 

13) G.M. Salvi, Rime, Milano, Motta, 1788, voi. II, pp. 19-23. 


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banali esercitazioni accademiche, ad uso quasi esclusivo del collegio e 
di scarso valore letterario, ebbero comunque Pindubbio merito di im- 
porre finalmente Salvi all’attenzione della “repubblica letteraria” e gli 
valsero nel 1775 l’ambito titolo di Accademico 14 . 

Il successo e l’unanime consenso incontrati da questi primi esordi 
letterari lo spinsero a tentare nuove e più prestigiose forme espressive. 
Così, dopo essersi cimentato in poesia sacra e profana ed in prosa sa- 
cra, volle tentare quello che allora era considerato il più alto e ardito 
tra i generi letterari: la poesia tragica. 

Qualche anno addietro, nel 1770, Ferdinando di Borbone, duca 
di Parma, Piacenza e Guastalla, preoccupato per le sorti del teatro ita- 
liano minacciato dalla strapotenza francese, aveva promosso il Programma 
offerto alle Muse italiane. Si trattava di un concorso annuo per tragedie 
e commedie italiane inedite. Il vincitore veniva premiato con la rap- 
presentazione della sua opera al teatro ducale e con una medaglia d’o- 
ro del valore di 100 zecchini. Sia per le tragedie che per le commedie 
era previsto anche un secondo premio di 50 zecchini d’oro 15 . 

Nel 1778 Salvi partecipò al concorso di Parma con una tragedia 
in 5 atti intitolata Calto l(> y liberamente ispirata ai celebri Canti di Os- 
sian, tradotti per la prima volta in italiano da Melchiorre Cesarotti in- 
torno al 1772 e a quel tempo al centro di una vivace querelle 
letteraria 17 . 


14) A.S.P.S.G., Atti del Collegio di S. Giorgio di Novi Ligure (II) cit., c. 22r. 

15) Per ulteriori e più approfondite notizie sul concorso di Parma si veda E. Bocchia, 
La drammatica a Parma 1400-1900 (Parma, Battei, 1913) e l’interessante, seppur fram- 
mentaria, serie di articoli sull’argomento di A. Del Prato, intitolata L’Accademica 
Deputazione , in “Per l’arte”, 1 (1902), n. 9, pp. 177-179; n. 10, pp. 193-194; n. 11, 
pp. 221-223; n. 12, pp. 358-360; n. 14, pp. 277-279. 

16) G.M. Salvi, Calto } tragedia , Bergamo, Locatelli, 1778. 

17) Il termine “ossianico” deriva dai famosi Poemi di Ossian pubblicati da J. Mac- 
pherson tra il 1762 e il 1763 e in seguito tradotti in numerose lingue. Macpherson 
pubblicò i Poemi come documenti originali caledoni da lui fortunosamente ritrovati 
e tradotti. In realtà i Poemi erano solo in minima parte originali barditi. La maggior 
parte di essi era frutto dell’ispirazione dello stesso Macpherson. Nel 1765, Johnson 
accusò giustamente Macpherson di falso e sollevò un’aspra polemica che diffuse la fa- 
ma del falso poeta caledone e del suo sedicente traduttore in tutta Europa. In Italia 
la poesia di Ossian giunse già nel 1763 nella traduzione di Melchiorre Cesarotti 


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/v x * nr 4 a 


TRAGEDIA 

DEDICATA 

fi, MERITO SUBLIMISSIMO 
DI SUA ECCELLENZA 
/ L SIGNOR 

GIROLAMO DURAZZI 

PATRIZIO GENOVESE. 



IN BERGAMO )( MCClXXVlll. )( 

Per Francesco Locatelli 

CON LICENZA BE' SUPERIORI. 


G.M. Salvi, Calto, in Bergamo, per Francesco Locatelli, 1778. Frontespizio (Bibliote- 
ca Civica Berio, Sezione di Conservazione, F.Ant.XVIII.B.1128). 


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La tragedia si svolge in Caledonia, Fattuale Scozia, intorno al 200 
d.C. Duntalmo, feroce signore di Alteuta, uccide a tradimento Rat- 
morre di Cluta e ne adotta i tre figli, l’indomita Bresilla, l’ingenuo Col- 
marte ed il virtuoso Calto. Trascorsi molti anni, il fantasma di Rat- 
morre appare in sogno a Calto e gli chiede di vendicare la sua morte 
uccidendo Duntalmo. Nel frattempo Duntalmo si è innamorato di Bre- 
silla, già promessa sposa del prode Ossiano. Ma la fanciulla non può 
perdonargli la morte del padre. Da qui prende il via la vicenda che, 
tra amori contrastati, inseguimenti, crudeltà e colpi di scena, porterà 
prima alla morte di Colmarte per mano di Duntalmo, quindi a quella 
di Duntalmo per mano di Calto e Ossiano alleati ed infine alle felici 
nozze di Calto con Colama e di Ossiano con Bresilla. 

Salvi, animato dal desiderio di contribuire in qualche modo alla 
conoscenza ed alla diffusione della poesia ossianica in Italia, tentò la 
mediazione tra nascente ossianesimo e teatro tradizionale. L’intento 
era lodevole e soprattutto originale, ma forse un po’ troppo ambizioso 
per il Nostro, che vi riuscì solo in parte. Infatti, nonostante l’impegno 
dell’autore, l’ ambientazione esotica ed alcune scelte formali e struttu- 
rali veramente nuove e coraggiose — ad esempio, il mancato rispetto 
delle unità accademiche di tempo, luogo ed azione in nome di una mag- 


(M. Cesarotti, Poesie di Ossian , Padova, Cornino, 1763, 2 voli.). I letterati italiani, 
ancora arcadi e classicisti, non apprezzarono le novità dell’Ossian e l’opera di Cesa- 
rotti provocò un vero e proprio scandalo letterario. La polemica si inasprì ulterior- 
mente dopo le accuse di Johnson. Nel 1772 Cesarotti completò la sua traduzione e 
pubblicò la prima edizione italiana completa dei Poemi di Ossian , comprendente an- 
che quelli pubblicati da Macpherson nel 1763. Nonostante la critica di Johnson, Salvi 
non sembra nutrire alcun dubbio circa l’autenticità caledone dell’Ossian. Aspetti tipi- 
ci della poesia ossianica, che si ritrovano anche nel Calto e nello Svarano , sono selvag- 
gi paesaggi scozzesi, foreste e fiumi impetuosi, tempeste e temporali, crudeltà ferine 
e sanguinose faide. Tipica dell’Ossian è anche una certa malinconia di fondo, che pe- 
rò Salvi non colse appieno sostituendola quasi sempre con banale sentimentalismo me- 
lodrammatico e moraleggiante. Il Calto si ispira ad un canto ossianico intitolato Calto 
e Colama (Cfr. M. Cesarotti, Calto e Colama , in Id., Opere , Pisa, Tipografia della 
società letteraria, 1801, voi. IV, pp. 159-168). Svarano riprende più in generale tutta 
la tradizione caledone, traendo spunto da vari canti barditi senza riferimenti precisi 
ad alcuno. 




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giore verosimiglianza 18 — il Catto rimane una tragedia bella ed avvin- 
cente, ma piuttosto tradizionale, vagamente arcadica e solo superficial- 
mente ossianica 19 . 

Proprio a causa del mancato rispetto delle tre unità il Catto fu giu- 
dicato troppo romanzesco e non ottenne il premio di Parma. Gli “Av- 
visi” di Genova diedero la notizia trascrivendo la lettera del segreta- 
rio dell’ Accademia all’ autore: 

Se la tragedia speditami da V.S. 111. ma per concorso dell’anno 1778 non è giunta 
alla meta, posso almen rallegrarmi con lei, che v’è andata più presso d’ogni altra 
per la nobile versificazione, con cui è scritta, e per le belle promesse che fanno 
i tre atti primi, a’ quali avrebbero forse corrisposto gli altri due se l’ingegnoso 
autore avesse più economizzato nell’intreccio degli accidenti, e nel caricare i trat- 
ti di sorpresa troppo in vero moltiplicati. Il dottissimo sig. dottor Zanotti, il qua- 
le come gran filosofo e gran poeta potea seder a scranna, e giudicare a bacchetta 
in fatto di poesia, e discostarsi col suo giudizio alquanto dall’altrui, non reputa 
nella tragedia sì essenziali la unità di luogo, e di tempo che non si possa rispet- 
tando il verisimile largheggiare alcuna volta, ed io sottoscrivo all’opinione d’un 
tanto uomo. Ma il programma finché non venga su questo, e su qualche altro 


18) Nell’introduzione al Catto si legge: “Non vi aspettate però qui né stratagemmi 
di corte, né congiure di grandi, né ammutinamenti di eserciti, né ribellioni di popoli. 
Non vi crediate già di vagheggiarvi o leggiadri corteggi o aurei gabinetti, o magnifici 
templi, o quanto suole render vago il moderno teatro (che tanto avidamente richiede 
un brillante sceneggiamento); ma vi ammirerete quella sola magnificenza, che deriva 
dalla natura, e non dall’arte, e dalla quale erano solo contrassegnate le idee e le azioni 
degli Eroi Caledoni...; come non dubito punto, che i saggi estimatori delle cose gradi- 
ran meglio che io abbia largheggiato alquanto riguardo alla stretta unità del luogo, 
che offendere lo spirito, e il costume di quella antica Nazione”. Cfr. G.M. Salvi, 
Catto cit., introduzione, p. Vili. 

19) A tale riguardo è sempre valido il giudizio di E. Bertana: “Il Salvi pretese di 
comporre tragedie di sconosciuto sapore, sia per la novità delle favole (che in fondo 
somigliano a cent’ altre), sia per la novità dei caratteri degli attori sempre conformi 
alle caledoni antiche costumanze; ma di nuovo in effetto non c’è che i nomi bisbetici 
dei personaggi e dei luoghi, le scene che rappresentano spesso antri, foreste, rive di 
fiumi, rupi ecc., qualche cosa dei cosiddetti usi dei Caledoni, illustrati da note, e qual- 
cuna di quelle immagini tratte dalla caccia e dalle tempeste, che spesseggiano nei poe- 
mi ossianici; il resto, che non è certo il peggio, è roba usata le mille volte in tragedia”; 
cfr. E. Bertana, Il teatro tragico italiano del sec. XVIII prima dell Alfieri, in “Giornale 
storico della letteratura italiana”, 20 (1902), suppl. n. 4, pp. 119-121. Si veda anche 
E. Bertana, La tragedia , in Storia dei generi letterari , Milano, Vallardi, 1902, pp. 267-268. 


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articolo modificato è per l’Accademia il codice da inviolabilmente seguirsi e il 
bel verso di Boileau: qu'en un lieu , en un jour, un seul fait accompli , ha severa- 
mente imposto di sfavorire il Calto 2 ®. 

La tragedia debuttò sulle scene del Collegio di S. Giorgio nel di- 
cembre 1778 con discreto successo 21 . Non ci è giunta notizia di ulte- 
riori rappresentazioni di questa o di altre tragedie salviane. 

Il Calto fu soprattutto un divertente esperimento; un momento di 
libera affabulazione destinato a durare lo spazio di una sola tragedia. 
Più vicina al vero stile del Nostro fu la sua seconda tragedia ossianica, 
Svarano (1778) 22 . 

La trama è molto simile a quella del Calto. Starno, feroce re di 
Lodino, ha ucciso Torcutorno, re di Cratlun, per futili motivi cavalle- 
reschi e ne ha condotta via con sé la bella figlia Almira, di cui è inna- 
morato. Cratmorre, fratello di Almira, è riuscito a sfuggire a Starno 
e si è rifugiato presso Fingallo, re di Morven. Fingallo promette a Crat- 
morre di aiutarlo a vendicare la morte del padre e a liberare Almira. 
Frattanto Almira si è innamorata, riamata, di Svarano, figlio di Star- 
no. La vicenda vive quasi unicamente del dramma di Svarano, com- 
battuto tra l’amore per il padre e quello per Almira e costretto dall’a- 
more filiale a combattere contro chi ammira e chi ama (Almira alleata 
con Fingallo e Cratmorre) per difendere un padre tiranno e crudele, 
che non esiterebbe ad ucciderlo. La vicenda si conclude con la vendet- 
ta di Cratmorre e le nozze di Svarano con Almira. 

Memore delle critiche che i giudici parmensi avevano mosso al trop- 
po romanzesco ed irregolare Calto e deciso a vincere il premio, in Sva- 
rano l’autore inaugurò uno stile più severo e più vicino alla tradizione 


20) “Avvisi”, 2 (1778), p. 450. 

21) Cfr. A.S.P.S.G., Atti del Collegio di S. Giorgio di Novi Ligure (II) cit., c. 3 Ir. Pur- 
troppo non ci sono giunte notizie più approfondite su questa rappresentazione del Calto. 
Sappiamo solo la data approssimativa e il luogo. Ma per avere almeno un’idea delle 
scenografie, della regia e degli attori di quella “mise en scène” può essere utile legge- 
re G. Casati cit., pp. 181-228, dove tratta della tradizione del teatro collegiale somasco. 

22) G.M. Salvi, Svarano , Genova, Stamperia Gesiniana, [1778]. 


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francese e francesizzante. Il risultato fu una tragedia fin troppo rego- 
lare, perfetta dal punto di vista strutturale e formale: una splendida 
macchina scenica, ma piuttosto stucchevole e farraginosa. Neppure Sva- 
rano riuscì a vincere il premio di Parma. 

Tra il 1781 e il 1784, sospesa per qualche tempo Fattività di auto- 
re tragico, Salvi attese alla pubblicazione di due raccolte di liriche sa- 
cre: Poemetti e marinaresche sacre 23 e L'Anima che a Dio sospira 24 . Nei 
Poemetti , nella sua qualità di maestro e sacerdote preoccupato della for- 
mazione insieme retorica e religiosa dei suoi giovani allievi, intendeva 
proporre alcuni esempi di poesia chiara, semplice e, soprattutto, priva 
di mitologia pagana. Nell’introduzione alla raccolta si legge: 

Io ho voluto comporre, e quindi lor presentare i seguenti Poemetti, in cui unita 
ad un estro facile, e moderato avessero chiarezza di termini ed eleganza di tropi, 
nettezza di stile senza intreccio di troppo lunghi periodi, senza difficili trasposi- 
zioni, o ricercati contorni, o troppo ardite espressioni, ben persuaso e dalla ragio- 
ne e dalla lunga pratica, che siccome in tutte le nobili arti, così in questa del poe- 
tare, debbansi gli animi giovanili applicare al facile, e su quella per qualche tem- 
po esercitare, per passar quindi al più difficile gradatamente 25 . 

In realtà le Marinaresche , e soprattutto i Poemetti , non sono affat- 
to semplici. Infatti Salvi, desideroso di affascinare i suoi lettori e al 
tempo stesso impegnato a mostrar loro tutti i tesori e tutti i trucchi 
della “poetica dicitura’', vi fece sfoggio dei più vari artifici retorici 
(personificazioni, allegorie, similitudini, drammatizzazioni, climax e su- 
spence) senza moderazione, talvolta a sproposito e spesso a discapito 
dell’eleganza e della chiarezza stessa dei poemetti, tanto decantate nel- 
l’introduzione, fino a scadere, talvolta, nell’arcadia più vieta e nel ba- 
rocco più arzigogolato. Tutto ciò, se da un lato denuncia nell’autore 
incoerenza e limitata coscienza dei propri strumenti letterari, dall’al- 
tro rende i Poemetti e le Marinaresche piuttosto interessanti per gli stu- 


23) G.M. Salvi, Poemetti e marinaresche sacre , Genova, Stamperia Gesiniana, 1784. 

24) G.M. Salvi, V anima che a Dio sospira , Genova, Stamperia Gesiniana, 1784. 

25) G.M. Salvi, “A’ cortesi leggitori”, introduzione a Poemetti cit., p. 1. 


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diosi di retorica e di storia della letteratura italiana e degni di appro- 
fondimento. Nei momenti più felici lo stile dei Poemetti è quello tipi- 
co della poesia pindarico-frugoniana, molto mosso e drammatico ep- 
pure composto nella sua maestosità, efficace soprattutto nelle descri- 
zioni di grandi eventi naturali e di masse in movimento 26 . 

Nell 'Anima che a Dio sospira l’autore commentò in ben cento so- 
netti altrettanti passi tratti dalla Bibbia e da opere di autori cristiani 
(con predilezione per i mistici e per S. Agostino). Tema centrale del- 
l’opera è il problema teologico della Grazia e della Salvezza che Salvi 
risolse in termini apertamente giansenisti, affermando che dopo il pec- 
cato originale l’uomo non è più in grado di compiere azioni buone se 
non è sostenuto dalla Grazia di Dio. Essa è un dono irraggiungibile 
con l’intelletto o con la volontà, riservato a pochi eletti e negato ai 
più, che, privi di essa, non possono né agire giustamente né raggiunge- 
re e conservare la fede. Il criterio con cui Dio sceglie gli eletti è un 
mistero imperscrutabile, al quale il singolo deve adeguarsi (destino), 
cercando, per quanto può, di agire al meglio seguendo i dettami della 
Bibbia e del Vangelo. Le buone azioni e la scrupolosa osservanza delle 
regole possono essere un segno di elezione, ma la certezza di essere 
tra gli eletti si raggiunge solo dopo la morte. Spesso Dio mette a dura 
prova la fede degli uomini. Proprio gli eletti saranno i più perseguita- 
ti, perché attraverso il dolore essi verranno purificati e soltanto allora, 
liberi finalmente dal peccato originale, potranno giungere a Dio 27 . Do- 
po molti anni cominciavano a fruttificare nell’animo di Salvi le influenze 
gianseniste del periodo romano. 

Tra il 1784 e il 1785 Salvi compose altre tre tragedie: Baleazarre 28 , 
Tiridate 29 e S. Barbara 30 . 

26) Cfr. G.M. Salvi, Il diluvio universale , in Poemetti cit. , pp. 14-18. 

27) Il giansenismo salviano è un argomento interessante, ma troppo specifico e com- 
plesso per essere trattato in questa sede. Perciò ci siamo limitati a darne solo qualche 
cenno. Per una trattazione più approfondita cfr. L. Puppo cit., pp. 283-294, 358-361, 
439-441, 594-606. 

28) G.M. Salvi, Baleazarre , Genova, Olzati, 1787. 

29) G.M. Salvi, Tiridate , ossia il trionfo della religione in Armenia , Genova, Stamperia 
Gesiniana, [1785]. 

30) A.S.P.S.G., ms. 31. 24, G.M. Salvi, S. Barbara , tragedia. Manoscritto di 40 pp., 
di cui due di introduzione e dedica; reca la data del 1785. 


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Dopo Calto e Svarano sentiva di avere ormai esaurito P argomento 
ossianico. Quindi, abbandonati per sempre i Caledoni, si rivolse a nuovi 
soggetti. L’argomento del Baleazarre è tratto dal VII libro del roman- 
zo didascalico Les aventures de Télémaque di Francois Fénelon, il più 
moraleggiante tra i romanzieri francesi del primo Settecento. 

La tragedia si svolge nella reggia di Tiro intorno al 900 a.C. Pig- 
maglione, re di Tiro, ripudia la fedele moglie Taf a per sposare la perfi- 
da Astarbea, di cui si è follemente innamorato. Astarbea vorrebbe il 
regno di Tiro tutto per sé e per il suo amante Gioazarre. Perciò, dopo 
aver tramato per uccidere Fadaele, primogenito del re, avvelena Pig- 
maglione, facendo poi ricadere la colpa sull’ingenua Argene, figlia di 
Pigmaglione ed erede al trono. Argene viene immediatamente condan- 
nata a morte e rinchiusa in una cripta, incatenata al feretro del padre. 
Frattanto Fadaele, che tutti credono morto, è scampato per miracolo 
alle insidie preparategli dalla regina e vive nascosto ai confini del re- 
gno nell’attesa del riscatto. Naarbale, saggio consigliere di Pigmaglio- 
ne, ha scoperto le trame della regina e, servendosi dell’aiuto di Tarsa- 
ce, re di Numidia, un tempo fidanzato di Argene, trama a sua volta 
per riportare sul trono l’erede legittimo Fadaele. La vicenda si conclu- 
de, dopo molte battaglie e colpi di scena, con il suicidio di Astarbea. 
L’ascesa al trono del re legittimo e le nozze di Argene con Tarsace con- 
fermano il trionfo definitivo del bene sul male in un tipico finale sal- 
viano. Baleazarre è una buona tragedia, anche se a tratti un po’ troppo 
statica. In essa, attraverso le vicende esemplari dei personaggi, Salvi 
espresse assai chiaramente il suo pensiero politico, dimostrandosi un 
convinto assertore del principio della monarchia illuminata, ereditaria 
per diritto divino. Una caratteristica curiosa e senza dubbio notevole 
del Baleazarre è la presenza di numerose scene raccapriccianti, spettra- 
li e funeree. Tali episodi di gusto decisamente macabro, tipici del tea- 
tro preromantico, fanno di Baleazarre uno dei primi esempi di tragedia 
preromantica genovese. 

Tiridate e S. Barbara narrano le vicende dei primi martiri cristiani 
d’Armenia e ripropongono in una struttura drammaturgica moderna 
le atmosfere cupe e misticheggianti delle passiones medievali. 

Il Tiridate narra la conversione al cristianesimo dell’omonimo re 


57 


d’Armenia ad opera di S. Gregorio. Tiridate è un pagano convinto che 
odia tutti i cristiani e li perseguita, ignaro del fatto che proprio il suo 
braccio destro Gregorio è un fervente cristiano. Il sacerdote pagano 
Dannaia ama Crunilde, sorella di Tiridate, che lo respinge perché in- 
namorata di Gregorio. L’invidia per l’amicizia del re con Gregorio e 
la gelosia spingono il perfido Dannaia a cospirare contro il rivale e a 
denunciarlo al re come cristiano. Gregorio non abiura la propria fede 
e subisce il martirio. Lo stesso accade alla bella Ripsime, che, per fe- 
deltà al suo sposo celeste, respinge le profferte amorose di Tiridate, 
perdutamente innamorato. Infine il castigo di Dio si abbatte sul perfi- 
do e crudele Tiridate, rendendolo pazzo. Tale follia, miracolosamente 
guarita dalla fede di Gregorio, porta alla conversione del re e di tutta 
l’Armenia. Dannaia, che aveva tentato di approfittare della follia del 
re per impossessarsi del regno, sconvolto dalla potenza manifesta del 
cristianesimo, muore suicida. 

Tiridate non è un capolavoro. Ha comunque un discreto valore co- 
me documento del pensiero salviano, per l’importanza delle tematiche 
svolte e per la chiarezza con la quale esse sono esposte. Salvi vi espres- 
se le proprie opinioni riguardo alla Grazia, alla Fede e ai rapporti tra 
Stato e Chiesa. Per quanto concerne la Grazia e la Fede, si limitò a 
ribadire con più forza le tesi gianseniste già espresse nell 'Anima. Ri- 
guardo al tema politico, propose un rapporto di collaborazione tra Chiesa 
e Stato e la separazione del potere temporale da quello spirituale, con 
leggera prevalenza del secondo sul primo. 

S. Barbara tratta del martirio dell’omonima Santa cristiana. È am- 
bientata a Nicomedia, capitale della Bitinia, nel IV sec. d.C. Marzia- 
no, governatore romano e feroce persecutore dei cristiani, ottiene da 
Dioscuro la mano della bella Barbara. Ma la fanciulla, che è cristiana 
ed ha fatto voto di castità, rifiuta le nozze. Dioscuro, padre-padrone, 
pagano, permaloso e violento, non riesce a comprendere le ragioni del- 
la figlia ed interpreta il rifiuto di Barbara come un affronto personale. 
Accecato dall’ira, sottoporrà la figlia alle più atroci sofferenze, finen- 
do addirittura per decapitarla con le sue stesse mani. Nel finale Dio- 
scuro e Marziano muoiono inceneriti da un fulmine. 


58 


La tragedia, poco originale per trama e costruzione, può essere di 
qualche interesse per lo studioso in quanto tuttora inedita. 

Nel frattempo, nel luglio 1783, era sorta a Genova, sulle ceneri 
delT ormai languente Accademia degli Addormentati, la nuova Acca- 
demia degli Industriosi 31 . Gli Industriosi, abbandonata ogni frivolez- 
za arcadica, si rivolgevano a nuovi temi più seri con intenti scientifici 
e didascalici di gusto chiaramente illuminista. Salvi divenne socio del- 
l’Accademia intorno al 1785 32 . 

Nonostante la scelta di soggetti scientifici, gli Industriosi non ri- 
nunciavano al tradizionale uso di figure e similitudini mitologiche. In 
particolare, essi conservavano, in pieno Settecento illuminista e cristiano, 
l’antica usanza di premettere ad ogni componimento una breve invo- 
cazione in versi ad Apollo o alle Muse. Salvi, cattolico e illuminista, 
censurava questa abitudine e, soprattutto, mal tollerava che la mitolo- 
gia trovasse ancora tanto spazio nella poesia moderna, anche in quella 
di argomento sacro o didascalico, e che finisse spesso col confondersi 
con la realtà, tanto che non sempre era possibile, specie per i giovani 
inesperti, distinguere il vero scientifico o teologico dal mito pagano. 
Così, nel 1786 inviò agli Industriosi una breve dissertazione, intitola- 
ta La fantasia del poeta risorta dal suo avvilimento 00 . In essa si servì con 
arguzia di argomentazioni religiose (tipicamente gianseniste) e scienti- 
fiche (di impostazione empirista) per dimostrare i grandi meriti del- 
l’ immaginazione umana come unica fonte dell’ispirazione poetica, l’in- 
consistenza della mitologia pagana, l’inutilità di ogni invocazione a di- 
vinità inesistenti e più in generale l’inattualità ridicola e stucchevole 
della mitologia in pieno secolo dei lumi. Accusava quindi i poeti mito- 


31) Cfr. “Avvisi”, 7 (1783), p. 405. Dell’Accademia degli Industriosi ha parlato dif- 
fusamente R. Boudard cit., pp. 397-400. 

32) Purtroppo non ci è stato possibile stabilire la data esatta in cui Salvi entrò a far 
parte degli Industriosi. Egli viene nominato per la prima volta come socio assente nel- 
la sessione del 10 agosto 1785. Cfr. “Avvisi”, 9 (1785), p. 277. 

33) G.M. Salvi, La fantasia del poeta risorta dal suo avvilimento. Dissertazione , Geno- 
va, Caffarelli, 1786. 


59 


logici contemporanei di ignoranza, di pigrizia e di scarso senso critico, 
ed infine invitava gli Industriosi a scacciare per sempre la mitologia dalle 
loro poesie, soprattutto da quelle di argomento storico, scientifico- 
didascalico o sacro. Leggiamo le sue parole, vibranti di sincero entusiasmo: 

Accademici compagni, io dirigo di buona voglia a voi questa mia breve Disserta- 
zione, sperando che vi degnerete approvare benignamente i sentimenti che in es- 
sa contengonsi, e v’unirete meco a bandire dal poetico regno questi enti insussi- 
stenti, questi aerei nomi, e mostrare altrui nel tempo stesso di qual tesoro di bel- 
le immagini va feconda l’umana fantasia. Oh qual epoca di gloria si fisserà per 
la nostra Accademia, se sul principio di sua erezione, e interessandoci noi a for- 
mare una nuova maniera di poetare saremo i primi a togliere dalle poetiche no- 
stre produzioni coteste inezie sì, che altri scuotano il giogo di questi antichi pre- 
giudicj, sotto cui tiene taluni un solo umano riguardo, e se finalmente così ope- 
rando toglieremo di mezzo (ciò che monta assai più) quell’ insoffribile abuso non 
mai abbastanza rimproverato in cui cadono alcuni, d’inserire cioè, coteste imma- 
gini profane, e nomi favolosi fino nei sacri argomenti, e la maestà disonorare in 
tal guisa de’ più venerandi misteri di nostra Santissima Religione, che tanto han- 
no in sé di grande, e di sublime, e che tante offrono al poeta idee magnifiche 34 . 

Per circa un anno la Fantasia rimase “lettera morta”, mentre i poeti 
genovesi non rinunciavano ad usare i consueti stereotipi della mitolo- 
gia classica. Nell’aprile del 1787 Salvi riprese la sua polemica antimi- 
tologica ed inviò all’amico ed ex-alunno Giorgio Viani 35 una Lettera 


34) ìbidem , pp. 21-22. 

35) Giorgio Viani nacque a La Spezia nel 1762. Fu educato nel Collegio di S. Giorgio 
di Novi Ligure, dove ebbe come precettore proprio Giuseppe Maria Salvi. Maestro 
ed ex-alunno rimasero legati da affetto ed amicizia reciproca. Nel 1784 Viani entrò 
a far parte dell’Accademia degli Industriosi col nome di Ormeno Coricio. Nel 1785 
pubblicò due raccolte di poesie, Saggio poetico e Glicera. Con esse raggiunse una di- 
screta fama. Nel 1787 venne coinvolto, suo malgrado, nella contesa tra Mollo e Salvi 
sulla mitologia. In poesia, come in politica, Viani fu sempre un conservatore. Nel 1788 
collaborò con Mollo e Francesco Maria Sauli al Socrate , una parodia alferiana. Ma quan- 
do Sauli venne accusato di complotto antioligarchico e giacobino, proprio l’amico Viani 
fu uno tra i suoi principali accusatori. In seguito Viani abbandonò la poesia per occu- 
parsi di storia e numismatica. Morì a Pisa nel 1816. Per avere notizie più precise sulla 
vita, sulle opere e sul pensiero di Giorgio Viani cfr. S. Ciampi, Notizie della vita lette- 
raria e degli scritti numismatici di Giorgio Viani, Firenze, Ciardetti, 1817. 


60 


ragionata 36 . In essa ribadì con più vigore gli argomenti fondamentali 
della Fantasia , definì la mitologia “obbrobrio” della poesia e “veleno” 
per la gioventù ed infine invitò Viani ad unirsi a lui nella sua crociata 
antimitologica. Viani però non si dimostrò troppo solerte e la Lettera 
ragionata rimase inedita per molto tempo. Intanto anche i giornali ave- 
vano cominciato ad occuparsi della Fantasia salviana. Il 15 settembre 
1787 gli “Avvisi” pubblicarono la Lettera di un certo Alessandro Ton- 
so di Tortona, che lodava Salvi per la sua “giudiziosa” dissertazione 37 . 
Nel numero successivo un anonimo censurò la lettera del Tonso come 
“mancante di stile e raziocinio” 38 . In quel periodo si trovò a passare 
da Genova un celebre poeta improvvisatore napoletano, Gaspare Mol- 
lo. Durante il suo soggiorno genovese Mollo conobbe Giorgio Viani 39 
e, forse proprio su consiglio di questi, lesse la Fantasia salviana. Stre- 
nuo difensore della mitologia, Mollo ne rimase disgustato. Così, nel 
settembre di quello stesso anno spedì a Viani una velenosissima Lette- 
ra contro la dissertazione salviana. In essa Mollo accusò Salvi di di- 
struggere la grande e gloriosa tradizione letteraria classica italiana. Que- 
sta volta Viani si mostrò alquanto solerte e la Lettera di Mollo venne 
pubblicata a Genova il 20 ottobre 1787 40 . Cinque giorni dopo Salvi 
inviò a Viani una seconda Lettera 41 . La polemica Mollo-Salvi sulla mi- 
tologia si protrasse ancora qualche tempo ed accrebbe ulteriormente 
la già grande notorietà dei due contendenti. Ancora oggi il nome di 
Salvi è legato soprattutto a quella circostanza. 


36) G.M. Salvi, Lettera ragionata diretta al nobile Giorgio Viani in sequela di una dis- 
sertazione composta dal P.D. Giuseppe Maria Salvi C.R. Somasco col titolo La fantasia 
del poeta risorta dal suo avvilimento , Massa di Lunigiana, Frediani, 1787. 

37) A. Tonso, Lettera , in “Avvisi”, 10 (1787), p. 290. 

38) La lettera è pubblicata anonima in “Avvisi”, 10 (1787), p. 299. 

39) Cfr. “Avvisi”, 10 (1787), p. 295. 

40) G. Mollo, Lettera del Signor D. Gaspare Mollo de’ duchi di Lusciano al nobile si- 
gnore Giorgio Viani in risposta alla dissertazione del P.D. Giuseppe Maria Salvi somasco 
intitolata : La fantasia del poeta risorta dal suo avvilimento , Genova, Repetto, 1787. 

41) Il testo si può leggere in U. Mazzini, Dna contesa letteraria sulla mitologia , in “Gior- 
nale storico e letterario della Liguria”, 4 (1903), fase. 1-3, pp. 56-58. 


61 


Nel 1788 il Nostro pubblicò la raccolta completa di tutte le sue 
poesie sacre e profane nei due tomi delle Rime 42 . Il poeta vi si dimo- 
stra buon verseggiatore, arguto e vigoroso, anche se non molto origi- 
nale. L'anno successivo alcune sue liriche vennero ristampate in due 
raccolte miscellanee di poesia ligure, curate l'una da Ambrogio Balbi 43 
e l'altra da Francesco Giacometti 44 . Nel 1790 Salvi pubblicò un bre- 
ve Dizionario degli uomini illustri nella storia ad uso delle scuole di uma- 
ne lettere 45 e un’ultima tragedia, intitolata Demostene , da tempo rite- 
nuta perduta ed ora da noi felicemente ritrovata in un soppalco della 
Biblioteca Comunale di Novi Ligure 46 . 


42) G.M. Salvi, Rime , Milano, Motta, 1788, 2 voli. 

43) G.M. Salvi, Il diluvio universale. Antonio freme sulla morte di Cesare. V albero del- 
la vita. Sul battesimo del Signore , in Versi scelti de 1 poeti liguri viventi nell'anno 1789 , 
raccolti da A. Balbi, Genova, Franchelli, 1789, pp. 67-78. 

44) G.M. Salvi, Il passaggio degli Israeliti per l'Eritreo , poemetto , in Saggio delle opere 
dei poeti liguri viventi , a cura di F. Giacometti, Genova, Franchelli, 1789, pp. 56-65. 

45) G.M. Salvi, Dizionario degli uomini illustri nella storia ad uso delle scuole di umane 
lettere, Bassano, Remondini, 1790. L. Zambarelli in una nota de II culto di Dante 
tra i Padri Somaschi (Roma, Pontificio Istituto Pio IX, 1921, p. 74, nota n. 2) cita 
ben due dizionari storici salviani e fissa per entrambi un’unica data, il 1750. La noti- 
zia data da Zambarelli non ci sembra affatto attendibile. La pubblicazione del Dizio- 
nario salviano segue certamente quella della Fantasia; nella prefazione alla prima edi- 
zione del Dizionario l’editore scrive: “Essendo uscita alla luce han pochi mesi, una 
Dissertazione ed una Lettera Ragionata del Padre Salvi...” (G.M. Salvi, Dizionario 
cit., p. 2). La Fantasia è del 1786, quindi il Dizionario non può essere del 1750 come 
invece si legge in Zambarelli. Probabilmente si tratta di un refuso. Ben più attendibili 
sono le notizie fornite sul Dizionario salviano da M. Tentorio nel suo articolo Un 
nostro concittadino poeta tragico: Padre Angelo [sic] Maria Salvi Somasco in “Novino- 
stra”, 1 (1961), fase. 3, pp. 5-10. Nell’articolo Tentorio fa un accurato elenco delle 
opere di Salvi e riguardo al Dizionario dice che fu stampato per la prima volta a Bassa- 
no nel 1790 e poi ristampato in varie edizioni. Anche la già citata Biografia universale 
attribuisce a Salvi un solo Dizionario posteriore alla Fantasia, senza precisarne la data 
di pubblicazione. 

46) G.M. Salvi, Demostene, tragedia, Genova, Repetto, 1790. Nel 1901 E. Bertana 
nel suo già citato II teatro tragico... (p. 119, nota n. 1) scriveva: “Lo Spotorno (N.d.R. 
cfr. G. Spotorno cit., voi. V, p. 79) ricorda anche una tragedia intitolata Demostene, 
non saprei se e dove stampata”. L’originale del Demostene è stato da noi ritrovato 
nella Biblioteca Comunale di Novi Ligure. Il volume è in buono stato di conservazio- 
ne e di facile consultazione. Una copia fotostatica della tragedia si può consultare presso 
l’Archivio Storico dei P.P. Somaschi di Genova. 


62 


Salvi vi sostenne il principio stoico secondo il quale il suicidio è 
Tunica alternativa virtuosa ad una vita altrimenti disonorevole. 

La tragedia narra, romanzandolo alquanto, Tultimo giorno di vita 
del celebre oratore e politico ateniese. 

Dopo la vittoria definitiva dei Macedoni sugli Ateniesi (322 a.C.), 
Demostene è fuggito da Atene e si è rifugiato nell’isola di Calauria. 
Prima di fuggire ha giurato solennemente che si sarebbe ucciso piutto- 
sto che vedere il volto dell’odiato re macedone Antipatro. Ma la cat- 
tura del genero Evandro lo costringe ad incontrarlo e a venire a patti 
con lui. Infatti il Macedone promette la libertà ad Evandro, già con- 
dannato a morte, a patto che Demostene acconsenta a seguirlo in Ma- 
cedonia per far parte della sua corte. L’oratore finge di cedere al ricat- 
to del tiranno per amore della figlia e del genero, ma, prima di partire 
per la Macedonia, preferisce uccidersi piuttosto che condurre una vita 
disonorevole accanto al nemico del suo popolo e lontano da ogni prin- 
cipio morale. 

Nel 1797 Salvi riprese il Calto per farne una seconda edizione 4 'ri- 
formata e meglio adatta al gusto del teatro italiano”, di cui si sono 
perse le tracce 47 . 

In seguito, ormai anziano e di salute cagionevole, si ritirò a vita 
privata, dedicandosi esclusivamente alla poesia sacra. Nelle ultime poesie, 
tuttora inedite 48 , l’autore si dimostra compiutamente, anche se forse 
inconsapevolmente, giansenista. In esse ricorre il tema della morte. Giu- 
seppe Maria Salvi morì a Novi Ligure il 10 dicembre 18 IO 49 . 

Di lui ricordiamo soprattutto sincerità, fervore morale e religioso, 
oltre ad una totale dedizione al culto delle lettere. Pur nell’assenza di 
vere capacità innovative, gli va comunque riconosciuto il merito di es- 


47) G.M. Salvi, Calto , tragedia riformata e meglio adattata al gusto del teatro italiano , 
Genova, s.t., 1797. Tutte le biografie salviane sono concordi nell’ attribuire a Salvi 
il Calto riformato del 1797. Tuttavia le ricerche condotte sui repertori delle maggiori 
biblioteche italiane e straniere non hanno dato finora alcun esito positivo. 

48) A.S.P.S.G., ms. S.G.M. 6, G.M. Salvi, Rime sacre per la maggior parte inedite. 
Manoscritto non datato, 89 cc., da c. 68 alla fine bianche. 

49) A.S.P.S.G., Atti del collegio di Novi Ligure (II) cit., c. lOOr. 


63 


sere stato un uomo singolarmente attento a tutti i fermenti culturali 
della sua epoca ed assai ricettivo, seppur non troppo profondo e non 
sempre coerente, e di aver contribuito, con la sua polemica antimito- 
logica e con le sue tragedie ossianiche, al graduale svecchiamento della 
poesia e della cultura genovesi tra la fine del XVIII secolo e Tinizio 
di quello successivo. 


64 


Libri d'argomento ligure pervenuti 

alla Biblioteca Berio per dono o per acquisto 


A toccar le terre di Cipango. Cristoforo Colombo nell' illustrazione per l'infanzia. 
Mostra a cura dell'Ufficio Celebrazioni Colombiane e Cultura della Provincia di 
Genova. Progetto mostra, catalogo e coordinamento a cura di Walter Foche- 
sato. Genova, Assessorato Celebrazioni Colombiane e Cultura, [1991]. 40 p., 
ili., 21 cm. Misc.Colomb.B.26.18 

ACCADEMIA LIGURE DI SCIENZE E LETTERE. Centenario degli Atti 
Accademici (1890-1990). Genova, Accademia Ligure di Scienze e Lettere, 1992. 
366 p., tav., 24 cm. Per. 334 

ACCAME, GIACOMO. Pietra Ligure oltre il tempo. Microstoria , folclore, dia- 
letto e album fotografico. Ceriale, Loano, Tipografia ligure, 1992. 320 p., ili., 
22x24 cm. Gen.B.2868 

ADAMOLI, GESSI; BLENGINO, GIAN LUIGI; CAMPODONICO, PIE- 
RO. Genoa è. Genova, E.C.I.G., 1992. 102 p., ili., 24 cm. Gen.B.2844 

AGOSTO, ALDO. Colombo e i Fieschi. I rapporti tra l' Ammiraglio del Mare 
Oceano , i suoi avi , e la grande casata dei Fieschi conti di Lavagna. Documenti 
e ricostruzione storica. Conferenza tenuta a Lavagna il 2 febbraio 1992. Con in- 
terventi di Mario Traxino [e altri]. Lavagna, Sestieri di Lavagna, 1992. 82 
p., ili., 24 cm. Colomb.B.363 

L'Alba del vero. Pittura del secondo ' 800 in Liguria. Museo dell'Accademia Li- 
gustica di Belle Arti. Genova, 3 aprile - 30 maggio 1993. [Catalogo] a cura di 
Gianfranco Bruno. Genova, ERGA, 1993. 300 p., ili., 29 cm. Gen.C.899 

ALGERI, GIULIANA; DE FLORIANI, ANNA. La pittura in Liguria. Il Quat- 
trocento. Genova, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, 1991. 336 p., 
ili., 31 cm. Gen.D.193 

Almanacco pontremolese. A cura del Centro Lunigianese di Studi Giuridici, 
Pontremoli. Genova, Tolozzi, Compagnia dei Librai, 34 cm; 13 (1993). 
Mise. Gen.B. 294.1 


63 


ANDOQUE DE SERIEGE, GENE VIE VE D\ Constance Fregose. Conference 
faite... en TAbbaye de Fontfroide le 26 juin 1991 à l'occasion de la séance de 
clóture 1990-1991 de la Commission Archéologique de Narbonne. S.I., s.e., 1991. 
24 c., ili., 30 cm. A ciclostile. Misc.Gen.B.293.3 

ANSALDO, GIOVANNI. Gli eredi di una duchessa. Genova, E.C.I.G., 1992. 
162 p., 17 cm. (Piccoli ritorni). Gen.A.418 

Archeologia preventiva lungo il percorso di un metanodotto. Il tratto Genova - 
derivazione perRecco. A cura di Roberto Maggi. Contributi di Aurora Cegna- 
ni [e altri]. Genova, Soprintendenza Archeologica della Liguria, 1992. 180 
p., ili., 24 cm. (Quaderni della Soprintendenza Archeologica della Liguria, 
4). Gen.B.2842 

Argenti genovesi. La Torretta. A cura di Gianna Roccatagliata. Genova, Tor- 
mena, 1992. 194 p., ili., 22x24 cm. Gen.B.2867 

AZIENDA AUTONOMA DI SOGGIORNO E TURISMO, Genova. Cin- 
que anni di attività. Genova, Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, 1988. 
88 p., ili., 24 cm. Misc.Gen.B.295.16 

BAGHINO, LUCA. La migrazione dei rapaci diurni attraverso l'area protetta 
del Monte Beigua. Savona, Comitato di Coordinamento del Sistema Monte 
Beigua, 1991. [24] p., ili., 22 cm. Misc.Gen.A.46.4 

BAROZZI, PIETRO. Le vie di valico liguri. [Genova], Università degli Stu- 
di, 1991. P. 99-123, 24 cm. Estr. da: “La Liguria e il mare”, 43 (1991). 
Misc.Gen.B.294.20 

BATINI, PARIDE. L'occasionale. Storia di un porto e della sua gente. Con 
un saggio di Umberto Silva. Genova, Marietti, 1991. 164 p., 20 cm. (Terzo- 
millennio, 38). Gen.A.643 

BERIO, ENRICO. Alpazur. Nizza, Cuneo , Imperia “Distretto Europeo La 
cooperazione transfrontaliera nelTinterregione delle Alpi Marittime. Imperia, Isti- 
tuto Storico della Resistenza, 1992. 145 p., ili., 21 cm. (“Eppur bisogna an- 
dar...”, 6). Gen.B.2832 

BESIO, ARMANDO; PATERNOSTRO, MARIO. Genova. Guida alla città 
nuova e antica. Premessa di Paolo Lingua. Fotografie di Giulia Corciolani. Con 
testi di Arnaldo Bagnasco [e altri]. Schede di Giovanna Peirano, Franca Barlet- 
ti, Luca Arnaù. Genova, Costa e Nolan, 1992. 259 p., ili., 22 cm. Gen.B.2789 


66 


BIANCHI, INACO. L’Oratorio e la Confraternita di S. Bernardino alla Spezia. 
La Spezia, Pubblica Assistenza, Associazione Culturale “Ermenegildo Zuc- 
chi”, [198.]. 15 p., ili., 25 cm. Misc.Gen.B.295.18 

BILLÒ, LORENZO; GREGORIO, PAOLO; VIGNA, TONINO. Dal Col 
di Nava al Monviso. Novanta itinerari in sci. A cura del C. A. I. -Mondo vi. [3. ed]. 
Torino, Centro Documentazione Alpina, [1989]. 198 p., ili., 22 cm. (Biblio- 
teca della montagna. Itinerari, 1). Gen.B.2830 

BINI, BRUNO. Ristoranti, osterie, trattorie. 310 locali selezionati da Bruno Bi- 
ni in Liguria, Costa Azzurra, Piemonte, Lunigiana e Versilia. Genova, Il Secolo 
XIX, 1992. 255 p., 18 cm. Gen.A.646 

Blu. Blue-jeans. Il blu popolare. Genova, Palazzo San Giorgio, 25 novembre 1989 
- 14 gennaio 1990. Milano, Electa, 1989. 239 p., ili., 24 cm. Gen.B.2856 

BOCCALATTE BAGNASCO, NADA; BAGNASCO, RENZO. La tavola 
ligure, ovvero le ricette tradizionali per la cucina d’oggi. Con un intervento di 
Marisa Fugali Romano-Scotti. Tavole e incisioni dal Vocabolario domestico 
genovese-italiano. Milano, Edi. Artes, 1991. 237 p., ili., tav., 31 cm. (Gli 
alari, 4). Gen.C.870 

BOCCARDO, PIERO. La Galleria di Palazzo Rosso. Introduzione di Laura 
Tagliaferro. Milano, F. Garolla, 1992. 144 p., ili., 17 cm. (Guide pratiche. 
Italiano, 18). Gen.A.636 

BOCCIONI, ARRIGO. Casella dal XVI al XX secolo. Dagli archivi parroc- 
chiale e comunale. S.I., s.e., [1992]. [97] p., 30 cm. Gen.C.887 

BOCCIONI, ARRIGO. Monsignor G.B. Piccardo, il sacerdote che raddrizzava 
i campanili. S.I., s.e., [199.]. 9 p., 30 cm. Misc.Gen.B.293.17 

BOCCIONI, ARRIGO. Relazione di ricerca negli archivi parrocchiale e comu- 
nale di Savignone. Savignone, s.e., 1992. 170 p., 30 cm. Gen.C.888 

BOCCIONI, ARRIGO. Relazione di ricerca nell’archivio parrocchiale di Vac - 
carezza. S.I., s.e., [1992]. 57 c., 30 cm. Gen.C.886 

BOGGERO, FRANCO; SIMONETTI, FARIDA. Argenti genovesi da parata 
tra Cinque e Seicento. Torino, U. Allemandi e C., 1991. 249 p., ili., 31 cm. 
(Archivi di arti decorative). Gen.C.866 

BONATTI, FRANCO; RATTI, MARZIA. Sarzana. Genova, Sagep, 1991. 
198 p., ili., 28 cm. (Le città della Liguria, 7). Gen.C.864 


67 


BONINO, ENRICO. Cristanti di Liguria. Ai portatori dei caratteristici preziosi 
crocifissi delle confraternite liguri. Genova, Fondazione Cassa di Risparmio di 
Genova e Imperia, 1992. [4] p., ili., 35 cm. Pubblicato in occasione di: Radu- 
no Cristanti, Genova, 17 maggio 1992. Misc.Gen.B.293.20 

BONORA, FERDINANDO. Il palazzo Durazzo Bombrini in Comigliano. L'ar- 
chitettura francese a Genova. Genova, Sagep, 1991. 221 p., ili., 27 cm. 
Gen.C.881 

BOZANO MARESCA, MIMMI. Fiori e piante in Liguria per arredare balco- 
ni, terrazzi e giardini. Genova, Il Secolo XIX, 1992. 234 p., ili., 21 cm. 
Gen.B.2774 

BRINO, GIOVANNI. Colori di Liguria. Introduzione ad una banca dati sulle 
facciate dipinte liguri. Genova, Sagep, 1991. 373 p., ili., 30 cm. (I libri di Gia- 
no, 1). Gen.C.862 

BRUZZONE, GIAN LUIGI. Giorgio Fallavicino Trivulzio ed il suo biografo : 
due patrioti trascurati. Milano, Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Let- 
tere, 1991. P. 21-41, 24 cm. Estr. da: “Rendiconti. Classe di Lettere e Scienze 
morali e storiche”, 124 (1990). Misc.Gen.B.296.13 

BRUZZONE, GIAN LUIGI. Mario Parodi (1893-1961) scrittore fra le due guer- 
re. Brunello, Otto/Novecento, 1991. P. 69-106, 23 cm. Estr. da: “Otto/No- 
vecento. Rivista bimestrale di critica letteraria ,, > 15 (1991), n. 5. 
Misc.GenA.217. 12 

BRUZZONE, GIAN LUIGI. La Valtellina ed un poligrafo ligure dell'Otto- 
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BRUZZONE, GIAN LUIGI. I Varazzini impiegati nella pesca ed attività con- 
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Il Buon gusto. La migliore ristorazione a Genova e provincia. Saggi critici sulla 
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23 p., 22 cm; con 70 c. sciolte. Gen. B. 2835 

CALCAGNO, DANIELE; CORTESE, GIAN ENRICO; TANASINI, GI- 
NO. La scuola musicale genovese tra XVI e XVII secolo. Musica e musicisti d'am- 
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phos. Musica, 3). Gen. B. 2864 


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VANNI. Campo Ligure tra Ottocento e Novecento (1884-1923). Con un indice 
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CALZAMIGLIA, LUCIANO L. L’isola Gallinaria e il suo monastero. Impe- 
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CALZOLARI, ENRICO. L’opera di Sant’Erasmo in Lerici. Lerici, Associa- 
zione di Pubblica Assistenza Croce Rosso Bianca, [1987?]. 23 p., ili., 25 cm. 
Mise. Gen. B. 295. 10. 

CALZOLARI, ENRICO. Sul toponimo di Lerici. Lerici, Losi, 1990. 49 p., 
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Il Cammina Liguria. Guida WWF. Milano, Arcadia Edizioni, 1992. 209 p., 
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CAMPODONICO, PIERANGELO. Navi e marinai genovesi nell’età di Cri- 
stoforo Colombo. Genova, Edizioni Colombo, 1991. 190 p., ili., 24 cm. 
Gen. B. 2855 

CANTÙ, ALBERTO; TANASINI, GINO. La Lanterna magica. Ottocento stru- 
mentale nella vita pubblica e privata della Superba. Genova, Sagep, 1991. 159 
p., 20 cm. (Genova e la musica). Gen. A. 644 

CAPELLI, ELISABETTA; GIMELLI, FRANCO; PEDEMONTE, MAU- 
RO. Trasporto pubblico a Genova fra cronaca e storia. Genova, De Ferrari, 1991. 
338 p., tav., 23 cm. Gen. B. 2804 

CARACCIOLO, ESPERIA M.B. Sanremo , amore mio. Poesie. Prefazione di 
Ito Ruscigni. Genova, E.C.I.G., 1987. 94 p., 21 cm. (Le muse). 
Mise. Gen. A. 49.1 

CARACENI POLEGGI, FIORELLA. Una strada rinascimentale. Via Gari- 
baldi a Genova. Genova, Sagep, 1992. 179 p., 30 cm. Gen. C. 911 

CAROSI, CARLO. Le compravendite di schiavi negli atti dei notai delle colo- 
nie genovesi d’Oltremare. Palermo, Edizioni Giuridiche Buttitta, 1992. P. 
934-951, ili., 24 cm. Estr. da: “Vita Notarile”, 1992, n. 5/6. Mise. Gen. B. 296. 5 


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CAVASSA, NINO. A tu per tu. Personaggi di Genova e Riviera. Genova, Ma- 
rietti, 1991. 218 p., 21 cm. Gen.B.2806 

CEVOLOTTO, AURELIO. Agostino Giustiniani. Un umanista tra Bibbia e 
Cabala. Genova, E.C.I.G., 1992. 143 p., 21 cm. (Dimensione Europa). 
Gen.B.2783 

CHIARLE, ALDO. PSIUP Savona (25 luglio 1943 - 9 gennaio 1947). S.I., s.e., 
1987. 299 p., ili., 21 cm. Gen.B.2798 

Chiusanico e Colombo. Raccolta di scritti colombiani a cura di Luciano L. Cal- 
zamiglia. Imperia, Dominici, 1991. 124 p., 21 cm. (Collana di storia e lette- 
ratura, 3). Colomb.B.546 

CILIENTO, BRUNO; DI FABIO, CLARIO. La tomba Fieschi. Problemi di 
storia e di restauro di un monumento trecentesco. Genova, Cassa di Risparmio 
di Genova e Imperia; Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici della Ligu- 
ria; Comune di Genova, Assessorato alle Istituzioni e Attività Culturali, 1991. 
42 p., tav., 24 cm. Misc.Gen.B.292.12 

53mo giro dell Appennino. 3 maggio 1992. Genova, U.S. Pontedecimo, 1992. 
67 p., ili., 24 cm. Misc.Gen.B.295.20 

La Città dipinta. Genova ' 92 . A cura di Alessandro Rocca, Guia Sambonet. 
Con testi di Paolo Cevini [e altri]. Milano, Electa, 1991. 127 p., ili., 26 cm. 
(Quaderni Lotus, 17). Gen.C.889 

I Colori dell Ottocento tra Riviera e Cote d'Azur. La visione e V immagine nell'o- 
pera di Luigi Varese (1825-1889). Imperia , Pinacoteca Civica , 10 aprile - 1 7 mag- 
gio 1992. Imperia, Comune di Imperia, Assessorato ai Beni ed Attività Cul- 
turali, 1992. 157 p., ili., 22x23 cm. Gen.B.2827 

La Commenda di Prè. Un ospedale genovese del Medioevo. A cura di Giorgio 
Rossini. [Roma], Istituto Poligrafico dello Stato, Libreria dello Stato, 1992. 
101 p., ili., 25 cm. Gen.B.2862 

CONVEGNO DI STUDI “SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO: 
QUALI INIZIATIVE IN CAMPO REGIONALE?”, Genova, 1988. Con- 
vegno di studi “ Sicurezza sui luoghi di lavoro : quali iniziative in campo regiona- 
le ?". Genova , 28 maggio 1988, Palazzo Tursi, Sala Rossa del Consiglio Comu- 
nale. Genova, Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro, Regio- 
ne Liguria, 1988. 105 p., 21 cm. Gen.B.2845 


70 


CONVEGNO DI STUDI STORICI IN ONORE ED IN OCCASIONE 
DEL PRIMO CENTENARIO DEL CONFERIMENTO DEL TITOLO DI 
CITTÀ AL COMUNE DI CAMOGLI, Camogli, 1977. Convegno di studi sto- 
rici in onore ed in occasione del primo centenario del conferimento del titolo di 
città al comune di Camogli (1877-1977). Atti a cura di G.B. Roberto Figari. 
Presentazione di Teofilo Ossian De Negri. Genova, Compagnia dei Librai, 
1986. 74 p., ili., tav., 23 cm. (Quaderno, 1). Ed. di 300 esempi, num., esempi, 
n. 264. Mise. Gen. A. 43. 18 

Coro, corale, convento. I codici liturgici in Liguria dal 1170 al 1699. Milano, 
Electa, 1992. 16 p., ili., 28 cm. Mise. Gen. B. 293.1 

Da Nizza a Genova. Impressioni di viaggio. Gli acquerelli de l’Epinois. A cura 
di Simona Bodo, Josepha Costa Restagno. Testi di Domenico Astengo [e al- 
tri]. Bordighera, Istituto Internazionale di Studi Liguri, [1992]. 230 p., ili., 
29 cm. Catalogo della mostra tenuta ad Albenga, Genova e Nizza, novembre 
1992 - aprile 1993. Gen.C.906 

DEGLI ESPOSTI, RANIERI. Chiavari. Vicende del territorio, delle istituzio- 
ni e degli abitanti. [Rapallo, Rotary Club Tigullio], 1991. 269 p., ili., 21 cm. 
Gen. B. 2799 

DELLA ROSA, BRUNO. Storie. Leggende. Curiosità. Misteri della Spezia e din- 
torni. Genova, De Ferrari. 1991. 249 p., ili., 23 cm. Gen. B. 2808 

DE MAESTRI, SARA. Studi e ricerche sul Finalese. Demografia, economia , 
struttura territoriale. Genova, Facoltà di Ingegneria, Istituto di Architettura 
e Tecnica Urbanistica, 1990. 181 p., ili., 24 cm. Gen. B. 2830 

DENTONE, LINA M. Visite a Fadin. Da Montale a Solmi. Chiavari, s.e., 
1992. 29 p., ili., 21 cm. Misc.A.396.11 

DI FABIO, CLARIO. La Galleria di Falazzo Bianco. Introduzione di Laura 
Tagliaferro. Milano, F. Garolla, 1992. 143 p., ili., 17 cm. (Guide pratiche. 
Italiano, 17). Gen. A. 633 

DOLCINO, MICHELANGELO. Storia di Genova : fatti e misfatti. Chine di 
Pier Canosa. Genova, F. Pirella, 1989. 143 p., 11 cm. (Genovini oro). 
Mise. Gen. A. 33.1 

DOLDI, SANDRO. Riflessioni sulla storia della scienza e della tecnica in mar- 
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DONATI, PIERO; TERRANOVA, REMO; VIVIANI, ALDO. Guida al par- 
co Monte Serro , Punta Mesco , Monterosso , Levanto, Bonassola , Framura, Deiva, 
Carro, Carrodano. Genova, Sagep, 1990. 125 p., ili., 21 cm.; con 1 c. topogr. 
in cartella. (Guide turistiche e d’arte, 67). Gen.B.2802 

ENTE COLOMBO ’92. Le Celebrazioni Colombiane a Genova nel 1992. The 
Columbus Celebrations in Genoa in 1992. A cura del Convention Bureau. Ge- 
nova, Ente Colombo ’92, 1991. [24] p., ili., 33 cm. Testo in italiano e in 
inglese. Misc.Colomb.B.27.3. 

ENTE COLOMBO ’92. Esposizione intemazionale specializzata l 'Cristoforo Co- 
lombo: la nave e il mare”. Guida ufficiale. Genova, Edizioni Colombo, 1992. 
45 p., ili., 28 cm. Misc.Colomb.26.19 

ENTE COLOMBO ’92. Io vado a Genova. Genova, 15 maggio - 15 agosto 

1992, Esposizione Intemazionale Specializzata " Cristoforo Colombo: la nave e 
il mare”. Genova, Ente Colombo ’92, [1991]. 1 c. ripieg., ili., 30 cm. 
Misc.Colomb.B.27.5 

FEDOZZI, GIORGIO. I cosiddetti "Pancalino” . Vita e opere di Raffaello, Giu- 
lio e Orazio De Rossi. San Bartolomeo al Mare, Circolo Culturale Ca’ de Puiò, 
1991. 156 p., tav., 29 cm. Gen.C.876 

FERRANDO, ISABELLA; MANNONI, TIZIANO. Ligunen. Portrait einer 
Region. Bauwerke zwischen Geschichte und Archàologie. Genova, Sagep, 1989. 
227 p., ili., 28 cm. Trad. di: Liguria. Ritratto di una regione. Gli edifici tra 
storia e archeologia , [di] I. Ferrando, T. Mannoni. Gen.C.863 

FERRANDO, NELIO; FERRANDO, IVANA. Natale a Genova. Il "tondo” 
tradizionale. Genova, Sagep, 1991. 63 p., ili., 28 cm. Gen.C.874 

FERRO, GAETANO. La Liguria a Genova al tempo di Colombo. Con la col- 
laborazione di Pietro Barozzi [e altri]. Roma, Istituto Poligrafico e Zecca del- 
lo Stato, 1988. 282 p., 30 cm. + 1 v. di tav. (18 tav. ripieg.). (Nuova Raccol- 
ta Colombiana, 11). Coll.Colomb.C. 1.1 1(1-2) 

FERRUA, PIERO. Italo Calvino a San Remo ( con due poesie e quattro illustra- 
zioni inedite di Italo Calvino). San Remo, Famija Sanremasca, 1991. 222 p., 
ili., 21 cm. Gen.B.2809 


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FIRPO, EDOARDO. L'òchin . Poesie scelte. A cura di Vito Elio Petrucci e 
Cesare Viazzi. Genova, F. Pirella, 1990. 91 p., 11 cm. (Genovini oro). 
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FORTI, LEONE CARLO. Fortificazioni e ingegneri militari in Liguria 
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Gen.C.898 

La Galleria di Palazzo Reale a Genova. Guida a cura di Letizia Lodi. Genova, 
Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici della Liguria, 1991. 
144 p., ili., 24 cm. Gen.B.2782 

Gastronomia nella Lunigiana storica. L'ordinamento della brigata di cucina del 
vescovo-conte (1188). La carta dell' arte dei macellai in Sarzana (1269). La pesca 
dello storione nel Magra (1201). Concorso interregionale “ Oscar della gastrono- 
mia ” a tema dell' Appennino Ligure. Lerici, luglio 1989. A cura di Enrico Cal- 
zolari. Lerici, Istituto Professionale Alberghiero di Stato “G. Casini”; la Spe- 
zia, Federazione Italiana Cuochi - Associazione Provinciale, 1989. 22 p., ili., 
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GENOVA. Assessorato al Personale. Esperienza di medicina preventiva per i 
dipendenti del Comune di Genova (Sintesi). Istituto di Medicina dell 1 Università 
di Genova. Genova , 15 febbraio 1990. Genova, Comune, 1990. 33 p., 30 cm. 
A ciclostile. Misc.Gen.B.293.7 

GENOVA (Provincia). Assessorato al Risanamento e Difesa dell’Ambiente. 
Valutazioni sulla qualità dellaria. Anno 1991. Genova, Provincia, 1991. 178 
p., 29 cm. Gen.C.890 

Genova. Immagini della città di Colombo. Postcards from thè birthplace of Co- 
lumbus. Des images de la ville de Colomb. Bilder der Stadt von Kolumbus. Ge- 
nova, Sagep, 1991. [80] p. (in gran parte ili.), 21 cm. Testo in italiano, ingle- 
se, francese, tedesco. Misc.Gen.B.296.17 

Genova. Libro verde sul centro storico. A cura dell’Associazione per la Rinasci- 
ta del Centro Antico. Genova, Sagep, 1992. 189 p., ili., 25 cm. Gen.B.2858 

Genova e Liguria per Colombo. Verso le Celebrazioni Colombiane. Le opere, 
i programmi, gli uomini. Guida 1991. [A cura di] Paolo Zerbini. Genova, A. 
Proto, [1991]. 432 p., ili., 23 cm. Suppl. a: “Le cose”, 1991, n. 14. 
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Genova 1492-1992. Milano, Abitare Segesta, 1992. 80 p., ili., 30 cm. (Abita- 
re. Le città). Suppl. di: “Abitare”, 1992, n. 311. Riv.938 

GIARDELLI, PAOLO. Il cerchio del tempo. Le tradizioni popolari dei Liguri. 
Genova, Sagep, 1991. 311 p., ili., 28 cm. Gen.C.877 

GIRANI, ALBERTO. Fùhrer durch die Cinque Terre. Genova, Sagep, 1991. 
138 p., ili., 21 cm.; con 1 c. topogr. in cartella, scala 1: 30.000. (Fiihrer fiir 
Tourismus und Kunst). Trad. di: Guida alle Cinque Terre , [di] A. Gir ani. 
Gen.B.2783 

GIRANI, ALBERTO; GALLETTI, CRISTINA. Una terra fatta a scalini. Ge- 
nova, Sagep, Coop Liguria, 1991. 128 p., ili., 21 cm. (Alla scoperta della Li- 
guria, 2). Gen.B.2794 

GIRANI, ALBERTO; OLIVARI, SILVIA. Fùhrer Monte di Portofino. Zwanzig 
Wanderwege von natunvissenschaftlichem Interesse. Genova, Sagep, 1991. 139 
p., ili., 21 cm.; con 1 c. topogr. in cartella, scala 1:10.000. (Fiihrer fùr Touri- 
smus und Kunst). Trad. di: Guida al Monte di Portofino. Venti itinerari didattico- 
naturalistici , [di] A. Girani, S. Olivari. Gen.B.2784 

GUGLIELMINO, EDOARDO. Gevona [sic]. Racconti. Savona, Editrice Li- 
guria, 1991. 79 p., 21 cm. Gen.B.2772 

Guida dell entroterra ligure. Descrizione generale. 30 itinerari stradali , escursioni- 
smo , trekking, sport invernali, turismo equestre, agriturismo, notizie utili. [Testi 
di Raffaella Gozzini e altri]. Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1991. 
160 p., 24 cm. Gen.B.2847 

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tà di Genova. Gen.B.2790 

HALLE, PAUL VAN. Le età di Genova. Presentazione dell’avvocato Gusta- 
vo Gamalero. Legnano, Edicart, 1989. 139, [4] p. (in gran parte ili.), 30 cm. 
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74 


derni del Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti. Misc.Gen.B.296.16 

Le Immagini e la memoria. Vita, ambiente e personaggi a Bogliasco tra ’800 e 
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Loco, 1991. 135 p., ili., 27 cm. Gen.C.873 

Invito al viaggio. V immagine di promozione turistica in Liguria nel Novecento. 
[A cura di Franco Sborgi]. Genova, Edizioni Corigraf, 1991. 121 p., ili., 30 
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IO VINO, ROBERTO. Il Carlo Felice , due volti di un teatro. Genova, Sagep, 
1991. 59 p., ili., 21 cm. Misc.Gen.A.217.1 

IOVINO, ROBERTO; ALIPRANDI, INES. I palcoscenici della lirica. Dal- 
l’impresario all’Ente lirico. Il nuovo Carlo Felice. Genova, Sagep, 1992. 189 
p., 20 cm. (Genova e la musica). Gen.A.645 

L'Isola Gallinara. Storia, leggenda, poesia. [Di] Binny Dobelli [e altri]. Presen- 
tazione di Gina Lagorio. Albenga, Bacchetta, 1991. 133 p., ili., 37 cm. 
Gen.D.200 

ISTITUTO COLOMBIANO, Genova. L } America indigena nelle collezioni del 
Civico Istituto Colombiano di Genova. Genova, Falazzo Doria, marzo 1990. [Ca- 
talogo della mostra]. Genova, Comune, 1990. 33 p., tav., 24 cm. 
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ISTITUTO NAZIONALE PER LA RICERCA SUL CANCRO. Il comitato 
etico deWIST. Informazioni al paziente. Genova, IST, 1991. 15 p., ili., 21 cm. 
Misc.Gen.A.217.19 

ITALIA NOSTRA. Sezione di Genova. Genova per noi. Il i( male di vivere ’ 
in un comune metropolitano. Genova, Italia Nostra, 1991. [38] p., ili., 24 cm. 
Misc.Gen.B.295.12 

Kunst in der Republik Genua. 1528-1815. Frankfurt, Schirn Kunsthalle, [1992]. 
638 p., ili., 29 cm. Gen.C.894 

LENA, FRANCO. Nuovo dizionario del dialetto spezzino. La Spezia, Accade- 
mia Lunigianese di Scienze “Giovanni Cappellini”, 1992. 311 p., 29 cm. (Studi 
e documenti di Lunigiana, 12). Gen.C.883 

LENZI, EUGENIO. Il dramma degli antichi Liguri. Roma, Ciuffa, 1992. 93 
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Letteratura giovanile italiana contemporanea. Incontri con l’Autore 1990. A cu- 
ra di Emilio Bertocci. Collaborazione redazionale di Maria Donatella Cappel- 
lini. La Spezia, Amministrazione Provinciale della Spezia, Centro Sistema Bi- 
bliotecario Provinciale, 1990. 61 p., ili., 21 cm. Mise. Gen. A. 211. 18 

LIGURIA. Osservatorio sul Mercato del Lavoro. Servizio Lavoro e Occupa- 
zione. Lavoro e occupazione in Liguria. Rapporto OLM 1990. Il presente rap- 
porto è stato coordinato per PILRES da Adriana Rossato. Genova, Marietti, 
1991. XXII, 359 p., 21 cm. Gen.B.2803 

Liguria. Guida turistica riccamente illustrata con profilo geografico - ambientale , 
storico e artistico. Descrizione delle principali località di interesse turistico , con 
piante di città, itinerari automobilistici con cartine. Notizie utili. Novara, Istitu- 
to Geografico De Agostini, 1990. Ili p., ili., 24 cm.; con 1 c. stradale in 
cartella. (Cartoguide De Agostini). Gen. B. 2801 

LONGO TIMOSSI, COSTANZA. Pauperismo e assistenza. I Camilliani a Ge- 
nova nel primo Seicento. Genova, s.e., 1992. 112 p., 24 cm. Gen. B. 2843 

LUSUOLO. Statuti di Lusuolo. Trascrizione a cura di Inaco Bianchi. Presen- 
tazione storica di Nicola Michelotti. Mulazzo, Centro di Documentazione e 
Studi Malaspiniani “Alessandro Malaspina”, 1991. 34 p., 24 cm. (Documen- 
ti, 1). Mise. Gen. B. 294. 18 

MALANDRÀ, GUIDO. Gli archivi storici dei comuni e delle istituzioni pub- 
bliche della Liguria Orientale. Genova, s.e., 1992. 121 p., 24 cm. Gen. B. 2829 

MANDIROLA, CATERINA. Il parco di Villa Negrotto Cambiaso ad Arenza- 
no. Arenzano, Comune; [Genova], Coop Liguria, 1992. 61 p., ili., 21 cm.; 
con 1 c. topogr. in cartella. Mise. Gen. A. 2 17.2 

MARCENARO, GIUSEPPE. Genova la Bella. Panopticon dalla Lanterna ad 
Albaro... Con un’antologia di viaggiatori stranieri. Edizioni a cura di Graziella 
Buccellai. Milano, F.M. Ricci, 1992. 192 p., ili., tav., 30 cm. Gen. C. 905 

Il Mare nelle reti. O ma in te ree. [A cura di Laura C ametti, Fausto Fini, Gu- 
glielmo Solavagione]. Torino, Federagrario, 1991. 159 p., ili., 24 cm. Suppl. 
n. 10 a: “Quaderno agricolo”. Gen. B. 2831 

MARTINI, ENRICO. Boschi in fiamme. Perché, come, che fare? Genova, Sa- 
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MASSA PIERGIOVANNI, PAOLA. Social and economie consequences of 
structural changes in thè Ligurian silk-weaving industry from thè sixteenth to thè 
nineteenth century. S.I., s.e., [198.]. P. 17-40, 24 cm. Estr. da: The rise and 
decline of urban industries in Italy and in thè Loto Countries. Mise. Gen.B. 296. 15 

MASSAJOLI, PIERLEONE. Liguri alpini in Argentina. Imperia, Comitato 
Provinciale per le Celebrazioni Colombiane, 1991. 121 p., ili., 24 cm. 
Gen.B. 2846 

MASSAJOLI, PIERLEONE; MORIANI, ROBERTO. Dizionario della cul- 
tura brigaxca. Disiunari da cultura brigasca. Alessandria, Edizioni dell'Orso, 
1991. 24 cm; 1: Lessico. Gen.B. 2833 

MERIANA, GIOVANNI; GIACOBBE, ALESSANDRO. Valli di Imperia. 
Genova, Sagep, 1992. Ili p., ili., 22 cm. (Liguria guide, 8). Gen.B. 2786 

1492-1992. A cura di Lilia Capocaccia Orsini, Giorgio Doria, Giuliano Do- 
ria. Genova, Sagep, 1991. 323 p., ili., 27 cm. Voi. pubbl. in occasione della 
Mostra tenuta presso il Museo Civico di Storia Naturale “G. Doria” dal 12 
ottobre 1991 al 31 dicembre 1992. Colomb.C.182 

Miscellanea di storia delle esplorazioni. Genova, Bozzi, 1992, v. 17. Contiene 
anche: C. Montessoro, La ricerca di una via terrestre per l'espansione missio- 
naria in Cina nel XVII secolo: un memoriale polemico di Giovanni Filippo 
De Marini, pp. 93-110. V. Caratozzolo, Intervistare, commentare, denigrare: 
la manipolazione dell’informazione in un diario di viaggio di Edmondo De 
Amicis, pp. 199-210. G. Filipponi, “Torniamo a scrivere subito”: riflessioni 
su alcune lettere di emigranti dell’ entroterra di Imperia, pp. 211-221. 
Coll. B. 22. 1(17) 

MORESCO AMIRFEIZ, BRUNA; LANFRANCONI, PAOLO; LISSAN- 
DRELLO, ENZO. Genova. Le nuove architetture degli ultimi 10 anni. Geno- 
va, Immagine, 1992. 124 p., ili., 21 cm. Testo in italiano e in inglese. 
Gen.B. 2860 


77 


MULLER PROFUMO, LUCIANA. Le pietre parlanti. L'ornamento nell'archi- 
tettura genovese 1450-1600. Prefazione di Rossana Bossaglia. Iconografia di 
Massimo Marchelli. Genova, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, 1992. 
XVII, 493 p., ili., 29 cm. Gen.B.900 

Museo Civico di Storia Naturale “Giacomo Doria'', Genova. A cura di Lilia 
Capocaccia Orsini e Giuliano Doria. Genova, Sagep, 1992. 167 p., ili., 21 
cm. (Guide di Genova. Serie Musei). Gen. B. 2852 

MUSEO DELLA CROCE ROSSA ITALIANA, Campomorone. Museo del- 
la Croce Rossa Italiana. Campomorone (Genova). Campomorone, Museo della 
Croce Rossa Italiana, [1988]. 12 p., 21 cm. Mise. Gen. A. 6. 15 

MUSSO, ANTONIO FRANCESCO. Esame sull'imputazione morale - politi- 
ca dell' assalimento della lancia parlamentaria dell' ammiraglio Trouguet sulla ra- 
da di Oneglia seguito il 23 ottobre 1792 e narrazione storica di quanto in con- 
traccambio operarono contro la città stessa i Francesi. Con osservazioni in note 
di alcune opinioni relative di Vincenzo Gioberti ed altri scrittori. Imperia, Do- 
minici, 1989. IV, 33 p., 21 cm. Ripr. facs. dell’ed.: Oneglia, Tip. di Gio. 
Ghilini, 1847. Mise. Gen. A. 43. 17 

Notizie su Chiavari. A cura dell’associazione culturale “O Castello”. Chiava- 
ri, Comune di Chiavari, Assessorato alla Cultura, Azienda Autonoma di Sog- 
giorno, Edizioni Sagno, [199.]. [8] p., 17 cm. Mise. Gen. A. 54. 2 

NUTI, LUCIA. Liguria. Firenze, Cantini e C., 1992. 255 p., ili., 31 cm. (La 
cultura delle città). Gen. C. 901 

Omaggio a Lorenzo Costa. Beverino Castello , 16 maggio 1992. [Sarzana], Luna 
Editore, 1992. 85 p., ili., 25 cm. Mise. Gen. B. 293. 4 

ONEGLIA (Principato). La Valle d' Oneglia negli statuti dei Doria. Antico co- 
dice manoscritto tradotto dal latino da prete Benedetto Amirato. [A cura di] Fran- 
cesco Biga. Imperia, Dominici, 1991. 234 p., 24 cm. Gen. B. 2828 

ORIGONE, SANDRA. Bisanzio e Genova. Genova, E.C.I.G., 1992. 364 p., 
21 cm. Gen. B. 2781 

ORSOLINI, JOSEPH. L' habitat au toit en terrasse. Spécimen de l'architecture 
paysanne en Corse. Genova, Sagep; [Ajaccio?], Pare Naturel Régional de la Cor- 
se, 1990. 83 p., ili., 21x23 cm. VII.B.1412 


78 


OSTUNI, RAFFAELE. Genova e la Liguria dal cielo. Genoa and Liguria from 
thè sky. Milano, Editins, 1991. Vili, 180 p., ili., 32 cm. Testo in italiano 
e in inglese. Gen.D.192 

Paesaggio di un volto. Montale e la sua Liguria. Testi: Giovanni Spadolini, Bianca 
Montale, Giuseppe Marcenaro, Silvio Riolfo Marengo. A cura di Camillo Ar- 
curi e Silvio Riolfo Marengo. [Fotografie di] Marcella Tealdi. [Milano], GGal- 
lery, 1991. 151 p., ili., 34 cm. Gen.D.195 

Palazzo San Giorgio. A cura di Danilo Cabona. Genova, Sagep, 1991. 117 
p., ili., 28 cm. Gen.C.865 

Palazzo Spinola dei Marmi. Il restauro come trasformazione. A cura di France- 
sco Tentori. Genova, Sagep, 1992. 158 p., ili., 27 cm. Gen.B.2863 

PASTINE, GIOVANNI. Trekking in Liguria e in Alta Via dei Monti Liguri 
con gli itinerari ufficiali dell Appennino Ligure. Firenze, Edizioni Multigraphic, 
1991. 119 p., ili., 22 cm. (Alpi e Appennino trekking, 6). Gen.B.2527 

PASTORINO, PASQUALE. Masone tra Ottocento e Novecento. Cronaca de- 
gli avvenimenti e documentazione fotografica. Testo di Pasquale Pastorino, fo- 
tografie raccolte da Mattia Ferrari. [Rossiglione], Gruppo Difesa Ambiente 
Valle Stura, 1988. 109 p., ili., 30 cm. Gen.C.869 

PASTORINO, PIERO. Due passi nel Centro Storico. Arti, mestieri, persone, 
curiosità, golosità. Fotografie di Maura Parodi. Genova, Sagep, 1992. 63 p., 
ili., 28 cm. (Sagep e Genova). Gen.C.909 

PATTERSON, JOHN. Sanniti, Liguri e Romani. Traduzione di Filippo Pen- 
gue. Circello, Comune, 1988. 203 p., ili., tav., 22 cm. Testo in italiano e in 
inglese. Gen.B.2771 

PAVONI, ROMEO. Liguria Medievale. Genova, E.C.I.G., 1992. 277 p., 22 
cm. (Dimensione Europa). Gen.B.2837 

PAZZINI PAGLIERI, NADIA; PAGLIERI, RINANGELO. Chiese baroc- 
che a Genova e in Liguria. Genova, Sagep, 1992. 239 p., ili., 30 cm. Gen.C.902 

PETRUCCI, VITO ELIO. Liguria, cento proverbi raccontati. Memorandum 
di Vittorio G. Rossi. Acquarelli di Pier Canosa. Genova, F. Pirella, 1992. 
83 p., ili., 29 cm. Gen.C.908 

PETTI BALBI, GIOVANNA. Una città e il suo mare. Genova nel Medioevo. 


79 




Bologna, CLUEB, 1991. 375 p., 22 cm.; con 1 c. topogr. ripieg. (Biblioteca 
di storia urbana medievale, 5). Gen.B.2780 

Pierino in Valpolcevera. Riflessioni sulla dispersione scolastica in vallata. Conve- 
gno - seminario. Genova , 24 maggio 1991, Sala Riunioni Istituti Superiori Ga- 
staldi - Perni. [A cura del Distretto scolastico n.ll]. Genova, Comune di Ge- 
nova, Assessorato Istituzioni Scolastiche, 1991. 68 p., 30 cm. 
Misc.Gen.B.293.13 

Popolazione, società e ambiente. Temi di demografia storica italiana (Secc. XVII- 
XIX). Bologna, CLUEB, 1990. Contiene anche: F.J. Devoto, L’emigrazione 
ligure e le origini di un quartiere italiano a Buenos Aires (1830-1870), pp. 
477-497. G. Calvi, “Dall’altrui communicatione”: comportamenti sociali in 
tempo di peste (Napoli, Roma, Genova, 1656-57), pp. 561-579. A. Pastore, 
Tra giustizia e politica: il governo della peste a Genova e a Roma nel 1656-57, 
pp. 631-657. G. Rocca, La peste di metà Seicento a Genova e in Liguria. 
Alcune considerazioni sulla diffusione spaziale di un’epidemia, pp. 707-720. 
III. B. 3085 

PRAGA, CORINNA; MONACO, LAURA. Una giornata nella città. Suggeri- 
menti per la visita e la lettura pluridisciplinare del Centro Storico di Genova. Ge- 
nova, Sagep, 1992. 77 p., ili., 24 cm. Suppl. a: “Rivista IRRSAE Liguria”, 
1992, n. 19. Misc.Gen.B.296.2 

Progetti per il Porto Vecchio. I corsi di Giancarlo De Carlo a Genova. A cura 
di Emma Serra e Giorgio Bagnasco. Genova, Marietti, 1992. 172 p., ili., 23 
cm. Gen.B.2854 

RAIMONDI, PIERO. Proverbi liguri. Firenze, Giunti, 1992. XVIII, 102 p., 
ili., 27 cm. Gen.C.907 

RASSEGNA DELL’INCISIONE LIGURE CONTEMPORANEA, 2., Chia- 
vari, 1991. Rassegna dell incisione ligure contemporanea. Omaggio ad Alberto 
Helios Gagliardo 1893-1987. li La guerra' 19 acqueforti. Comune di Chiavari, 
Palazzo Rocca, 30 novembre - 28 dicembre 1991. S.I., Associazione Incisori 
Liguri, [1991]. [12] p., ili., 24 cm. Misc.Gen.B.296.10 

REDOANO COPPEDÈ, GINO. Frammenti di storia economica nell' Archi- 
vio camerale della Spezia. La Spezia, Camera di Commercio Artigianato e Agri- 
coltura, 1990. P. 39-41, ili., 30 cm. Estr. da: “La Spezia oggi”, 17 (1990), 
n. 1-2. Misc.Gen.B.293.6 


80 


REMONDINI, PIER COSTANTINO. La riforma dell'organo italiano secon- 
do P.C. Remondini. A cura di Maurizio Tarrini. Pisa, Pacini, 1991. P. 241-268, 
24 cm. Estr. da: La riforma dell'organo italiano , [di] Franco Baggiani, Ales- 
sandro Picchi, Maurizio Tarrini. Mise. Gen.B. 2959 

Ricami e maioliche genovesi del Seicento a Gerusalemme. A cura di Elena Par- 
ma. Genova, Sagep, 1992. 95 p., ili., 21x23 cm. Gen.B.2768 

RIGGIO, GIORGIO. Padroni a Genova. “Materiali per una storia dell'asso- 
ciazionismo imprenditoriale in Liguria ". Genova, Fabbiani, 1992. 358, LXV 
p., ili., 28 cm. Gen.C.904 

ROCCHIERO, VITALIANO. Pietro Eugenio Scotti S.D.B . , O.E.S.S.G . , 
O.M.R. (1899-1982), segretario generale dell'ente morale Accademia Ligure di 
Scienze e Lettere (1955-1982). Genova, Accademia Ligure di Scienze e Lette- 
re, 1986. 31 p., ili., 24 cm. Misc.Gen.B.296.9 

ROMANO DA CALICE. La grande peste. La Spezia, Cooperativa di solida- 
rietà sociale Egidio Bullesi, 1992. 192 p., ili., tav., 24 cm. Gen.B.2866 

ROSCELLI, DAVIDE. La Lanterna di Genova. Le torri del mare: le forme , 
le funzioni, la storia. Savona, Editrice Liguria, 1991. 312 p., ili., 32 cm. 
Gen.D.191 

ROSCIONI, GIAN CARLO. Sulle tracce dell' “Esploratore turco". Milano, 
Rizzoli, 1992. 513 p., 22 cm. (Collana storica). Gen.B.2770 

RUM, FRANCESCO. I muretti della luna. Genova, E.C.I.G., 1990. 157 p., 
21 cm. Gen.B.2792 

SARZANA. Libro d'oro della nobiltà di Sarzana. [Sarzana], Luna editore, 1991. 
[129] c., ili., tav., 24 cm. Ripr. facs. del ms. del 1763 di proprietà privata. 
Ed. di 110 esempi, num.; esempi, n. 252. Gen.B.2788 

La Scoperta della Liguria. Testi di Maria Clotilde Giuliani Balestrino [e altri]. 
Progetto grafico e impaginazione di Marcella Boneschi. Milano, Touring Club 
Italiano, 1991. 220 p., ili., 31 cm. Gen.C.871 

Un Secolo di vita spezzina. A cura di Inaco Bianchi e Armando Barbuti. La 
Spezia, Pubblica Assistenza, [1989]. 27 p., 24 cm. Misc.Gen.B.295.13 

SESSAREGO, PIERO. Sampdoria. Ieri, oggi, domani. Firenze, Nuove Edi- 
zioni Periodiche, 1991. 447 p., ili., 26 cm. Gen.C.867 


81 


Sestri Levante ed Usuo crocifisso. Feste centenarie 1928. Sestri Levante, Parroc- 
chia di San Paolo in Pila, 1992. 63 p., ili., 31 cm. Rist. anast. dell’ed.: Geno- 
va, Barabino e Graeve, 1928. Misc.Gen.B.293.18 

SIMONETTI, F ARIDA; ROSATO, GUIDO; ROTONDI TERMINIELLO, 
GIOVANNA. Galleria Nazionale Palazzo Spinola, Genova. Roma, Istituto Po- 
ligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, 1991. Ili p., ili., 21 cm. 
(Itinerari dei musei, gallerie, scavi e monumenti d’Italia, n.s., 7). Gen.B.2793 

SOCIETÀ DI PUBBLICA ASSISTENZA, La Spezia. Cent'anni insieme. Storia 
e documenti della Pubblica Assistenza della Spezia. [A cura di] Inaco Bianchi. 
La Spezia, Pubblica Assistenza, 1989. 213 p., ili., 25 cm. Gen.B.2773 

SPALLA, GIOVANNI; ARVIGO SPALLA, CATERINA. Il Palazzo Duca- 
le di Genova dalle origini al restauro del 1992. Genova, Sagep, 1992. Ili p., 
ili., 21 cm. (Guide turistiche e d’arte, 104). Gen.B.2859 

La Spezia. Volti di un territorio. A cura di Spartaco Gamberini. Roma - Bari, 
Laterza, 1992. 1041 p., 24 cm. Gen.B.2857 

STEWART, JOHN. Un'idea di Liguria. Genova, P.G.T. Company, [199.]. 
[75] p. (in gran parte ili.), 33 cm. Gen.D.201 

TAGLIAFERRO, LAURA. Il dipinto e il suo rovescio: proposta di lettura per 
dipinti a supporto ligneo della Galleria di Palazzo Bianco. Genova, Comune di 
Genova, Assessorato alle Istituzioni e Attività Culturali, 1991. 67 p., ili., 22 
cm. Misc.Gen.B.292.14 

TARRINI, MAURIZIO. Une nouvelle source pour l'histoire de l'orgue et de 
la musique sacre en Italie au XlXème siècle. Les archives et la bibliothèque de 
Pier Costantino Remondini a Gènes. Kassel, Bàrenreiter Verlag, K. Vòtterle 
und Co., 1991. P. 319-323, 25 cm. Estr. da: “Fontes artis musicae”, 38 (1991), 
H. 4. Misc.Gen.B.295.5 

TEATRO DELLA TOSSE. Sipario. Giornale degli spettacoli. [Edizione 
1991-1992]. A cura di Carla Peirolero. Genova, Provincia, 1991. 39 p., ili., 
30 cm. Misc.Gen.B.293.5 

Tesori della Liguria visti da Vittorio Sgarbi. Genova, il Secolo XIX, [1992]. 
50 tav. in cartella. Suppl. a: “Il Secolo XIX”. Gen.C.897 

TIRELLI, LINO. Città pubblica, la programmazione in Liguria. Con il contri- 


82 


buto di Paola Gambaro. Genova, Laboratorio di Sperimentazione sulla Qua- 
lità Residenziale, Fondazione Labò, 1989. 51 p., ili., 30 cm. 
Misc.Gen.B.293.12 

TOURING CLUB ITALIANO. Itinerari turistici illustrati da Genova e dalle 
Riviere Liguri. Milano, Touring Club Italiano, 1991. 148 p., ili., 29 cm., con 
1 ad. stradale. (Itinerari turistici illustrati). Gen.C.875 

Vecchia Liguria in cucina. [Di A. Carnevale Maffè e altri]. Milano, La Meri- 
diana, 1991. 115 p., ili., 24 cm. Gen.B.2769 

Le Vecchie signore del mare. Genova, L’Automazione Navale, 1992. [10] p., 
ili., 29 cm. Testo in italiano e in inglese. Alleg. a: “Tecnologie per il mare”, 
1992, n. 4. Mise. B. 486. 12 

VELARDITA, ALDO GIOVANNI. Porto. Lavoro portuale. Storia delle com- 
pagnie e dei gruppi portuali. Genova, Associazione Culturale Caravana della 
via del mare, 1993. 347 p., ili., 28 cm. Gen.C.903 

ZANOLLA, VIRGILIO. Pellegro Piola. “Ars longa vita brevis\ Genova, Nuo- 
va Editrice Genovese, 1993. 104 p., ili., 29 cm. Gen.C.910 

ZAZZU, GUIDO NATHAN. Sepharad addio. 1492: i profughi ebrei dalla Spa- 
gna al “ ghetto ” di Genova. Genova, Marietti, 1991. 154 p., 20 cm. Gen.B.2796 


83 


La Berio in mostra 


A cura di Sabina Carlini 


Durante il 1993 la Berio è stata chiamata a partecipare alla mostra 
“Coro, corale, convento. I codici liturgici in Liguria dal 1170 al 1699”, 
che ha preso il via nel novembre dello scorso anno e si è conclusa il 
6 gennaio 1993. Promossa dalla Regione Liguria con il supporto del- 
l’Istituto Pontificio di Musica Sacra, l’esposizione è stata allestita nel 
sottoportico di Palazzo Ducale ed ha raccolto antichi codici musicali 
magistralmente miniati, posseduti da istituti, biblioteche e chiese di- 
slocate sul territorio ligure. 

La fase espositiva è stata preceduta dall’avvio di un programma 
promosso dalla Regione relativo al censimento ed alla catalogazione in- 
formatizzata dei codici liturgici musicali conservati in Liguria compre- 
si fra il XII e il XVII secolo. Il progetto ha previsto la realizzazione 
di un sistema multimediale su videodisco e su supporto informatico 
per l’archiviazione delle immagini relative a tutte le pagine dei codici 
e per quella dei dati catalografici sia di ogni manoscritto nel suo com- 
plesso sia dei singoli canti in esso contenuti. 

Un’altra apprezzabile iniziativa regionale, varata in occasione del- 
l’esposizione, ha riguardato la riproduzione facsimilare del processio- 
nale benedettino posseduto dalla biblioteca della Badia di Sant’Andrea 
della Castagna. Questo processionale monastico, in gran parte predi- 
sposto per presentare testi con musica, si colloca nel XV secolo; im- 
preziosito da iniziali ornate, veniva utilizzato durante il movimento 
delle processioni. 

Fra il materiale esposto in mostra appartenente alla Berio si segna- 
lano due dei sei codici olivetani custoditi presso la Sezione di Conser- 
vazione della biblioteca. Essi risalgono al XVI secolo e costituiscono 
un esempio di manoscritti liturgici musicali miniati fra i più prestigio- 
si della Liguria. Commissionati per il Monastero di Finalpia da Ange- 


84 


10 di Albenga, abate generale degli Olivetani, furono eseguiti per la 
parte scrittoria dal monaco Adeodato da Monza e sono ornati da splen- 
dide miniature, in parte opera di Bartolomeo Neroni da Siena detto 

11 Riccio, allievo di Domenico Beccafumi. Di grande formato (intorno 
ai 60 cm di altezza) per poter essere letti a distanza da tutti i cantori 
del coro, alcuni di essi conservano a tutt’oggi la legatura originale in 
cuoio su assi con borchie metalliche agli angoli ed al centro. I due esem- 
plari esposti alla mostra hanno fruito, per iniziativa e con il contribu- 
to della Regione Liguria, di un intervento di restauro conservativo. 

Due altri pezzi prestigiosi, di inestimabile valore, prestati dalla Berio 
a fini espositivi, sono il Martyrologium de festivitatibus sanctorum , risa- 
lente alTXI secolo, e le Horae beatae Mariae Virginis , del XV secolo. 
Il primo, appartenuto alla Chiesa di Santa Maria di Ventimiglia, è ri- 
tenuto il più antico dei codici usuardiani esistenti; degne di nota le 
due iniziali decorate a volute bianche su fondo pluricolore. Il secondo, 
un libro d’ore preceduto dal calendario, contiene dieci miniature isto- 
riate e iniziali decorate di scuola franco-fiamminga. 

È infine da menzionare il Breviarium Romanum , datato 1465, fi- 
nemente decorato da iniziali miniate e dorate, da una scena miniata 
e da fregi e fiori estesi lungo i margini. 

La mostra “Coro, corale, convento. I codici liturgici in Liguria dal 
1170 al 1699” ha fornito ai cittadini genovesi l’opportunità di ammi- 
rare pezzi di grande valore non sempre facilmente accessibili: gli anti- 
fonari, i graduali, i kyriali, i lezionari, i processionali, i libri d’ore ed 
in generale il materiale esposto, patrimonio di enorme interesse stori- 
co e artistico, hanno costituito un insieme di grande suggestione capa- 
ce di coinvolgere emotivamente anche il visitatore più inesperto. 


85 


Piccola rassegna bibliografica ligure 


Renzo Villa. I toponimi delle due Mortole terrestri e marini . Con un'appendice 
sulla toponomastica dialettale del Giardino Botanico Hanbury. Ventimiglia, Cum- 
pagnia d’i Ventemigliusi, 1990. 158 p., tav., 22 cm. 

Questo studio ha come oggetto la toponomastica dialettale del territorio delle 
due Mortole , Superiore e Inferiore, amministrativamente frazioni del Comune di 
Ventimiglia. Esso viene a colmare una lacuna nel panorama librario dell' Associa- 
zione “Cumpagnia d'i Ventemigliusi" e l'A. auspica che esso serva “ alla cono- 
scenza di una piccola parte almeno del patrimonio dialettale della Liguria intemelia". 

La ricerca dei toponimi dialettali, alcuni dei quali non più in uso, è basata 
su testimonianze orali e su documenti d'archivio, tratti in gran parte dalla Sezione 
di Ventimiglia dell'Archivio di Stato di Imperia, e per quanto riguarda il riscon- 
tro della loro localizzazione sulle attestazioni dei registri catastali. 

Nel lavoro figurano ben 500 toponimi tra terrestri e marini, questi ultimi propri 
della Mortola Inferiore, "un patrimonio linguistico — osserva l'A. — che non 
ha riscontro in documenti d'archivio, perché la toponomastica marina veniva tra- 
mandata per via orale". 

Nella descrizione i toponimi sono trascritti, una prima volta nella grafia dia- 
lettale corrente, e una seconda volta, entro parentesi quadre, nella grafia fonetica 
utilizzata ^/Vocabolario delle parlate liguri edito a cura della Consulta Ligure. 

Precede la descrizione un'ampia introduzione sulla storia delle Mortole, sul- 
l'estensione del territorio, sulla popolazione e sulle sue attività, sulla formazione 
dei toponimi e in particolare sul toponimo di Mortola, connesso a Myrtus. 

In questa ricerca non potevano essere trascurati i toponimi dialettali del Giar- 
dino Botanico Hanbury, formati dall'impatto del modo di sentire e di parlare del- 
la mano d'opera locale con la nuova realtà esotica. La fondazione del giardino 
(1867), il suo sviluppo, il suo declino e la passeggiata dialettale “int'u giardin 
de ringrese" sono il contenuto dell'Appendice. 

Bibliografia ( opere consultate e fonti archivistiche), tavole con riproduzioni 
di documenti e vedute del Giardino Botanico completano questa pregevole opera. 

Giuseppina Ferrante 


86 


Giorgio Doria. Debiti e navi. La Compagnia di Rubattino. 1839-1881. Geno- 
va, Marietti, 1990. 280 p., 21 cm. (Collana di ricerche storiche, giuridiche 
ed economiche, 1). 

A poco più di cinquantanni dalla pubblicazione dell opera di Arturo Codi- 
gnola, questa è la seconda monografia dedicata a Raffaele Rubattino, straordina- 
ria figura di armatore che lanciò in Italia la navigazione a vapore, costituendo 
la Compagnia R. Rubattino e C. 

Il volume, che apre la “ Collana di ricerche storiche, giuridiche ed economi- 
che " della casa editrice Marietti, è basato su una ricca documentazione inedita 
del Rondo Berlingieri e dell Archivio Mazziniano. Viene delineato il ritratto affa- 
scinante di un armatore che con pervicace volontà seppe mantenere una posizione 
di egemonia. Il suo iter manageriale, che si snoda dagli anni Quaranta agli Ottan- 
ta del secolo scorso, quando la Compagnia R. Rubattino e C. si unisce alla Com- 
pagnia Fiorio di Palermo, vede brillanti risultati, battute d'arresto, riprese. Si ri- 
cordino, ad esempio, la liquidazione nel 1851 della Transatlantica , la Compagnia 
da lui fondata e amministrata, e la successiva ripresa, determinata dal sequestro 
del Lombardo e del Piemonte e dalla storica vicenda dei Mille. 

Con poche risorse finanziarie proprie, con una Compagnia dotata di un capi- 
tale irrisorio , Rubattino vara i primi tre legni a ruota, affiancando all' attività ar- 
matoriale le assicurazioni e i trasporti giornalieri via terra Genova-Milano e vice- 
versa. Dalla navigazione di piccolo cabotaggio e dai collegamenti con la Sardegna 
e Tunisi Fattività di Rubattino si dilata, la sua flotta esce dal Mediterraneo con 
le rotte per l'America Meridionale, verso la quale si intensificano i flussi migrato- 
ri, e per le Indie dopo l'apertura del Canale di Suez. 

L'A. mette in evidenza anche un altro aspetto della peculiare capacità di Ru- 
battino: l'armatore, nell'ansia di vedere crescere la sua flotta, nel perseguire il rin- 
novamento del materiale nautico, aiutato dalla benevolenza e comprensione di 
Cavour e dalla sua carica di deputato, non rifugge dal sollecitare le sovvenzioni 
dello Stato. Inoltre, trovandosi in difficoltà finanziarie, si avvale anche dell'ap- 
poggio di Carlo Bombrini, a lui legato da rapporti di amicizia, di Filippo Penco, 
dei fratelli Balduino e dei più eminenti personaggi della finanza genovese. 

Il volume è integrato da tre appendici di tabelle, che illustrano la consistenza 
della flotta, la gestione e i prezzi delle navi di Rubattino. 

Giuseppina Ferrante 


87 


Biblioteca Universitaria, Genova. I manoscritti “G. Gaslini” della Bibliote- 
ca Universitaria di Genova. Catalogo a cura di Oriana Cartaregia. Roma, Isti- 
tuto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1991. XIV, [4], 172 p., ili., 24 cm. 

La Biblioteca Universitaria di Genova ha promosso , in questi ultimi anni , un 
progetto finalizzato alla valorizzazione del proprio patrimonio librario , attraverso 
la pubblicazione dei relativi cataloghi. Nell ambito di questo interessante programma 
si inserisce la stampa del catalogo dei 60 manoscritti del Fondo Gaslini , cui farà 
seguito il catalogo degli incunaboli dello stesso fondo , di prossima pubblicazione. 

Il quadro storico de IL intera donazione Gaslini è ben delineato nell introdu- 
zione al volume y dove la curatrice del catalogo ne traccia , per sommi capi , le vi- 
cende. Da questa breve storia del fondo emerge la figura di Gerolamo Gaslini, 
non tanto come uomo d'affari, quanto come mecenate, generoso amante della cul- 
tura e dell arte, sempre pronto ad interventi e sovvenzioni, aspetto questo meno 
conosciuto della sua personalità. 

Già negli anni '30 A. Tamburini, allora bibliotecario della Biblioteca Uni- 
versitaria (ne diverrà, in seguito, direttore), aveva redatto un elenco, rimasto ma- 
noscritto, dei codici del fondo, corredato da notizie bibliografiche e storiche su 
ogni esemplare. O. Cartaregia, per il presente studio, si è avvalsa delle approfondi- 
te ricerche condotte a suo tempo dal Tamburini, rischedando il materiale secondo 
le moderne direttive catalografiche ed attenendosi, in particolare, alle indicazioni 
sviluppate nella prima edizione della Guida ad una descrizione catalografica uni- 
forme del manoscritto, pubblicata dall'I.C.C.U. nel 1984. 

Ogni scheda del catalogo offre una precisa e dettagliata descrizione bibliogra- 
fica, il numero d'ingresso dell'esemplare, l'indicazione di eventuali copie in mi- 
crofilm e degli interventi di restauro subiti. Vengono inoltre fomite per numerosi 
manoscritti interessanti notizie relative alla provenienza, al significato storico, al 
contenuto, al copista e al committente ; talvolta la scheda è corredata da una bre- 
ve biografia dell'autore. Lo studio va quindi oltre il tradizionale catalogo a stam- 
pa di manoscritti e può definirsi, utilizzando le parole della curatrice, l 'un'opera 
di documentazione aperta”. 

Completano il volume numerosi strumenti di consultazione : il catalogo dei 
manoscritti Gaslini, ordinato topograficamente, è infatti corredato da indici per 
autori , per copisti e possessori, per nomi e luoghi, per ordine cronologico; trovia- 
mo inoltre gli indici degli incipit, dei codici citati, delle tavole e dei manoscritti 
che presentano particolarità pregevoli , quali miniature, stemmi, legature. 

Sabina Carlini 


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Biblioteca Universitaria, Genova. La Liguria in biblioteca. Proposta per una 
sezione ligure della Sala ài consultazione della Biblioteca Universitaria. A cura 
di E. Bellezza, A. Egitto, V. Gianotto Porrati, R. Piaggio. Genova, Bibliote- 
ca Universitaria, 1991. [14], 150 p., tav., 24 cm. (Quaderni della Biblioteca 
Universitaria di Genova, 1). 

Nell'ambito della politica di valorizzazione dei propri fondi librari , la Bi- 
blioteca Universitaria di Genova ha avviato una collana di “Quaderni", che ha 
esordito con il volume La Liguria in biblioteca curato da quattro bibliotecari 
che svolgono la propria attività all'interno dell'istituto. 

Il catalogo segnala i volumi relativi alla storia e alla cultura della nostra re- 
gione, ora collocati in diverse sale della biblioteca, che potrebbero costituire il 
nucleo di avvio per quella sezione di consultazione di argomento locale non anco- 
ra realizzata per ragioni logistiche. Il materiale presentato è di tipologia diversa : 
repertori, guide, fonti storiche e documentarie, periodici, ecc. Esso viene classifi- 
cato in dieci sezioni (opere generali, scienze, geografia, economia, vita sociale, bio- 
grafia genealogia e araldica , storia, arte, lingua e letteratura, religione ) e sottose- 
zioni ordinate, al proprio interno, alfabeticamente o cronologicamente a seconda 
della natura dell'argomento ; questa scelta ha il merito di attribuire al catalogo 
maggior chiarezza e fruibilità. 

Il volume è arricchito da materiale iconografico tratto da volumi presentati 
nel catalogo ed è corredato da indici dei nomi, degli enti e delle tavole che facili- 
tano la consultazione e lo rendono un utile strumento di ricerca, quasi indispensa- 
bile fino a quando la biblioteca non potrà disporre di spazi più consoni ai propri 
bisogni. Una nuova sede permetterà di organizzare quella “Sala di consultazione 
Liguria", che Ernesto Bellezza, coordinatore del gruppo dei curatori del catalogo, 
ha indicato nell'introduzione quale “meta auspicata". 

Sabina Carlini 


Biblioteca Universitaria, Genova. Catalogo della Biblioteca Geografica de- 
gli Stati Americani. A cura di E. Bellezza [e altri]. Genova, Biblioteca Univer- 
sitaria, 1992. 124, [2] p., tav., 24 cm. (Quaderni della Biblioteca Universita- 
ria di Genova, 2). 

Biblioteca Universitaria, Genova. Opere colombiane della Biblioteca Uni- 
versitaria di Genova. Aggiornamento 1987-1991. A cura di Anna Lisa Nuti e 


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Mario Franceschini. Genova, Biblioteca Universitaria, 1992. [8], 109 p., tav., 
24 cm. (Quaderni della Biblioteca Universitaria di Genova, 3). 

La collana “ Quaderni della Biblioteca Universitaria di Genova " propone , 
dopo la Liguria in biblioteca, due cataloghi che segnalano all'utenza la raccolta 
dei volumi inerenti gli Stati Americani ed il fondo costituito dai testi di argomen- 
to colombiano , mettendo in rilievo quel materiale che ha acquisito ulteriore inte- 
resse in occasione del quinto centenario della scoperta dell' America. 

La compilazione del primo dei suddetti repertori ha comportato , per il grup- 
po dei curatori , un lavoro di ricatalogazione dei millecento volumi che oggi costi- 
tuiscono la Biblioteca Geografica degli Stati Americani formatasi , nel suo primo 
nucleo, per disposizione governativa nel 1931. Il fondo comprende soprattutto opere 
riguardanti il continente americano pubblicate prevalentemente nel corso dell'Ot- 
tocento e del Novecento, ma vanta anche edizioni di notevole interesse del XVII 
e del XVIII secolo. Il materiale è stato suddiviso secondo l'argomento trattato: 
un primo gruppo di volumi di carattere generale è seguito dall'esiguo numero di 
libri di argomento colombiano; vengono poi indicate le opere inerenti le tre aree 
geografiche americane, del Nord, del Centro e del Sud; chiudono infine il volume 
le bibliografie specifiche riferite ad ogni singolo stato. La consultazione risulta age- 
vole e la scelta di descrivere sempre in modo completo ogni volume, anche se pre- 
sente in più settori, appare funzionale alla ricerca. 

Una suddivisione cronologica secondo l'anno di edizione dei volumi segnalati 
caratterizza il catalogo delle opere di argomento colombiano. Si sono infatti seguiti 
i criteri già adottati da Anna Maria Salone in Opere colombiane della Biblioteca 
Universitaria di Genova ( Genova , 1987), di cui il lavoro in questione costituisce 
l'aggiornamento. A.M. Salone aveva fornito informazioni sui volumi manoscritti 
ed a stampa di argomento colombiano cronologicamente collocati fra il XV secolo 
ed il 1 986. A.L. Nuti e M. Franceschini hanno aggiornato la precedente bibliografia 
in base alle acquisizioni della B.U.G. dal 1987 al 1991, allargando ulteriormente 
il campo d'azione: sono stati spogliati un maggior numero di periodici (di questi 
è dato un indice a parte alla fine del volume); sono state prese in considerazione 
anche quelle pubblicazioni che affrontano in maniera marginale o indiretta proble- 
matiche colombiane; è stato incluso nella bibliografia il materiale che analizza e 
documenta le vicende legate alle il celebrazioni colombiane" . Un'indagine accurata 
che ha prodotto un aggiornamento valido e puntuale al precedente repertorio co- 
lombiano e che, unitamente ad esso, costituisce un ottimo strumento informativo. 

Sabina Carlini 


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Costanza Longo Timossi. Pauperismo e assistenza. I Camilliani a Genova nel 
primo Seicento. Genova, s.e., 1992. 112 p., 24 cm. 

I Camilliani o Padri Crociferi sono un ordine religioso fondato da Camillo 
De Lellis alla fine del ’500 con l’obiettivo esclusivo dell’assistenza ospedaliera 
nella penisola italiana. 

Costanza Longo Timossi , che da anni incentra le sue ricerche sugli ordini re- 
ligiosi attivi a Genova nel XVII secolo, col presente studio pone per la prima vol- 
ta l’attenzione su questo Ordine. Ne ricostruisce lo spirito caritativo, la storia, 
le caratteristiche, l’impegno in campo assistenziale , avvalendosi di una ricca docu- 
mentazione archivistica , nonché di notizie desunte dai Capitoli generali dell’Or- 
dine e dagli annali locali. 

L’Ordine, che non può vantare un prestigio pari a quello dei Barnabiti, dei 
Gesuiti, dei Comaschi, nato come Congregazione riconosciuta da un breve di Si- 
sto V nel 1586, diventa ordine religioso nel 1591 con un breve dello stesso papa; 
dipende direttamente dal pontefice ed è quindi indipendente dall’arcivescovo. 

L’A. descrive poi l’impegno dimostrato da questi umili frati nelle corsie degli 
Ospedali di Pammatone e degli Incurabili, dove essi affiancano altre congregazio- 
ni in una situazione resa difficile da fenomeni pauperistici, come accattonaggio 
e delinquenza, e ancor più da epidemie e crisi sanitaria. 

Provenienza, formazione attraverso il noviziato, tenore di vita, routine nei 
due ospedali nel duplice ministero dell’assistenza spirituale — prioritaria — e cor- 
porale, rapporti con gli amministratori ospedalieri, i Protettori, sono temi illustra- 
ti con dovizia di particolari. L’A. si sofferma anche sulle malattie, sulla farma- 
ceutica, sulla figura del medico e sulla sua formazione, sulla medicina del tempo 
impregnata di concetti filosofici. 

Di notevole interesse la premessa: in un’ampia nota storica l’A. descrive co- 
me i problemi assistenziali e pauperistici erano affrontati negli altri paesi europei, 
soffermandosi poi sull’organizzazione dei due grandi ospedali genovesi e sulle ini- 
ziative della Repubblica e dei privati in materia caritativa e assistenziale. 

Si segnalano l’elenco degli archivi consultati, l’indice dei nomi e l’indice dei 
luoghi e delle istituzioni. 

L’opera, ricca di informazioni inedite, è meritevole d’attenzione per la pre- 
sentazione accurata di un ordine religioso poco conosciuto. 

Giuseppina Ferrante 


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Nadia P azzini Paglieri; Rin angelo Paglieri. Chiese barocche a Genova e in 
Liguria. Genova, Sagep, 1992. 239 p., ili., 30 cm. 

Il volume svolge un discorso organico e unitario sullo sviluppo dell architet- 
tura religiosa in Liguria , nel periodo che va dall ultimo trentennio del XVI secolo 
sin verso la fine del XVIII secolo. Gli autori coronano con quest'opera una lunga 
frequentazione con la cultura tardomanierista , barocca e tardobarocca , sintetiz- 
zando i contributi apparsi sull’argomento in uno studio complesso , ma limpido , 
che coniuga erudizione , critica estetica e dati storici , adatto sia al lettore speciali- 
sta che alla persona colta, curiosa di queste trattazioni. L ’ architettura chiesastica 
ligure appare piuttosto periferica, ma non per questo poco interessante ; essa dimo- 
stra anzi un gusto per la misura e un’attenzione per l’equilibrio che Genova e 
la Liguria non hanno mai tradito e che hanno salvato questa regione dagli eccessi 
di certo barocco e di certo rococò. 

Gli autori analizzano specificamente numerose chiese e le singole analisi so- 
no apprezzabili in sé, anche indipendentemente dalla consequenzialità logica com- 
plessiva ; a volte ricostruiscono planimetrie di chiese distrutte dal tempo o dall’in- 
curia, dalle speculazioni edilizie o dai restauri, facendo apparire davanti al lettore 
l’idea architettonica che le impronta. Il libro si legge come una sorta di romanzo, 
che sviluppa in due secoli la nuova immagine di Chiesa, inaugurata dal Concilio 
Tridentino, codificata dalle Istruzioni Carline di S. Carlo Borromeo del 1573, ri- 
proposta in diverse fogge, ma sempre con un principio fondamentale: quello della 
chiarezza, dell’ eleganza, della severità unita alla grazia, del classicismo totalmen- 
te cattolicizzato, del rifiuto delle contaminazioni medievali e pagane. Tale imma- 
gine è stata variamente criticata o lodata, ma in questo volume è illustrata in mo- 
do scientifico, non privo però di apprezzamento e amore. 

Si devono poi segnalare la ricchezza iconografica e la bellezza delle fotogra- 
fie, che creano un discorso visivo parallelo a quello scritto e altrettanto allettante. 
Il volume è completato da un ’ appendice documentaria, da una bibliografia ordi- 
nata cronologicamente, aggiornata al 1 992, e da due utili indici dei nomi e delle 
località. 

Eugenio Ferrerò 


Clario Di Fabio. La Galleria di Palazzo Bianco. Introduzione di Laura Ta- 
gliaferro. Milano, F. Garolla, 1992. 143 p., ili., 17 cm. (Guide pratiche. Ita- 
liano, 17). 


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Piero Boccardo. La Galleria di Palazzo Rosso. Introduzione di Laura Taglia- 
ferro. Milano, F. Garolla, 1992. 144 p., ili., 17 cm. (Guide pratiche. Italia- 
no, 18). 

Escono nella collana “Guide pratiche '', di impostazione prevalentemente e 
correttamente didattica, le guide di Palazzo Bianco e di Palazzo Rosso. Esse si 
propongono di accompagnare il visitatore nella lettura delle opere d'arte dei due 
prestigiosi musei ordinati in modo esemplare negli anni Cinquanta da Caterina 
Marcenaro, allora direttore delle Belle Arti del Comune, e dall' architetto Franco 
Albini. 

Nella puntuale introduzione L. Tagliaferro mette in risalto il ruolo della Gal- 
leria di Palazzo Bianco dopo l'assegnazione nel 1884 al Comune da parte della 
Duchessa di Galliera “per la formazione di una pubblica Galleria '. Il museo fu 
aperto nel 1892, accogliendo, oltre al primitivo nucleo, opere provenienti da chie- 
se sconsacrate, da enti religiosi soppressi, da donazioni di privati. Dopo la costitu- 
zione della Grande Genova molte di esse vennero decentrate in nuovi musei. Se 
fino al 1940 la Galleria si presentava come un museo di fine Ottocento, nel 1950 
nella sua sistemazione si adottarono nuovi criteri basati su una selezione qualita- 
tiva delle opere e su scelte museografiche non tradizionali. Nel 1970, infine, con 
la riapertura del Museo di Sant Agostino, affreschi e sculture vennero trasferiti nella 
nuova sede da Palazzo Bianco, che così assunse Taspetto di una pinacoteca. 

C. Di Fabio ricostruisce le vicende relative alla costruzione del palazzo da 
parte di Luca Grimaldi (1530-1540), le varie fasi di abbellimento, la ristruttura- 
zione della seconda metà del } 700. Tra coloro che vi abitarono ricorda Carlo Cam- 
biaso che, da appassionato collezionista, concentrò nelle sale destinate al pubbli- 
co dipinti, statue, libri antichi. L ' ultima proprietaria fu Maria Brignole Sale De 
Ferrari, dalla quale il palazzo passò per testamento al Comune. 

Da questa premessa storica prende avvio il catalogo , che si segnala per le niti- 
de riproduzioni e per l'ampia descrizione delle opere esposte. L'itinerario guida 
il visitatore dall'atrio, dove è posto il busto-ritratto della Duchessa di Galliera, 
attraverso le 19 sale della pinacoteca, disposte su due piani, dove si ammirano 
i capolavori di artisti liguri, fiamminghi, italiani, francesi e spagnoli. 

L. Tagliaferro e P. Boccardo hanno curato la redazione della guida della Gal- 
leria di Palazzo Rosso, dimora patrizia dei Brignole Sale, famiglia fra le più ric- 
che e raffinate di Genova. 

Nell'introduzione L. Tagliaferro espone in modo essenziale la storia della fa- 
miglia (a maggior chiarimento è data anche una genealogia semplificata): da com- 
mercianti e imprenditori, attraverso un'oculata politica matrimoniale rivolta al- 
l'acquisizione di ricchezze e di strumenti di potere, essi divennero “cittadini di 


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governo " . È messa a fuoco la personalità dei proprietari che, pieni di interessi 
culturali e politici, diedero lustro alla casata. Anche in questo caso ultima pro- 
prietaria fu la Duchessa di Galliera che nel 1874 destinò il palazzo al Comune. 

P. Boccardo illustra le vicende relative alla costruzione del palazzo 
(1671-1677), il suo completamento, i rifacimenti successivi . Anche questo palaz- 
zo fu ristrutturato dopo gli anni Cinquanta secondo nuovi criteri grazie all' impe- 
gno deinjfficio di Belle Arti. 

Il catalogo , redatto in modo accurato e ricco di osservazioni e chiarimenti 
sulle opere pittoriche e sui loro autori , mette in luce tesori ignorati o trascurati. 
Tra gli oggetti esposti ricordiamo le preziose raccolte di dipinti, di arazzi, di por- 
cellane, testimonianza dell’ alta posizione sociale dei proprietari : tra queste, le im- 
portanti collezioni di ceramiche liguri e di statuine da presepe, il ciclo di affreschi 
delle sale 13-19 eseguiti dai pittori più celebri fra la fine del Seicento e l'inizio 
del Settecento. 

Entrambi i volumi sono corredati dalla pianta del museo, da informazioni 
di carattere pratico e sono completati da due utili appendici : l'indice biografico 
degli artisti e il glossario generale dei termini artistici e tecnici. 

Giuseppina Ferrante 


Pietre di Liguria. Materiali e tecniche dell'architettura storica. A cura di Paolo 
Marchi. Genova, Sagep, 1993. 383 p., ili., 30 cm. (I libri di Giano). 

“La Liguria è una regione di pietra: i suoi abitanti hanno da sempre imparato 
ad utilizzare questo materiale in mille modi, traendone efficaci soluzioni struttura- 
li e innumerevoli, quanto brillanti, effetti decorativi". Così esordisce Paolo Mar- 
chi, curatore del volume che raccoglie i contributi di quindici studiosi di architet- 
tura, organizzati in nove capitoli, suddivisi in quarantatré agili paragrafi, di impo- 
stazione insieme scientifica e divulgativa, sempre di chiara e scorrevole lettura. I 
manufatti marmorei e in pietra di Genova e di tutta la Liguria, che impressionaro- 
no tanti turisti famosi, da Charles de Brosses a Pierre Gauthier, da Ruskin a Guy 
de Maupassant, riflettono, più che il genio di individui d'eccezione, un tessuto so- 
ciale di artigiani di grande tradizione e perizia, ormai tramontato, cui si guarda 
non senza nostalgia. Il curatore ammonisce però a guardarsi da tale sentimento, 
che favorisce la rassegnazione e l'apatia di fronte all'attuale degrado che può e deve 
essere fermato. Questo libro compie un'azione indispensabile, diffonde l'amore e 
la conoscenza di queste opere, così affascinanti e trascurate, elementi fondamentali 
per sensibilizzare la politica al problema della conservazione e del restauro. 


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La trattazione va dall analisi dei vari tipi di pietre presenti in Liguria (il Por- 
toro, il Portargento , il Nero e Bianco di La Spezia, il Rosso Lima, il Rosso di 
Coregna, il Verde Antico dLtalia...) alle tecniche per lavorarle, alle molteplici 
realizzazioni. Si offrono al lettore i tanti sagrati ( circa 130 esempi in Liguria) a 
mosaico di ciottoli detti “risseu”, i portali con le loro numerose tipologie, le so- 
vrappone, i pavimenti marmorei, i rivestimenti di altari, le grotte e i ninfei di 
cui Genova è ricchissima. Lo studio non insiste però sui capolavori, ma sul com- 
plesso dei lavori, da quelli più raffinati a quelli più umili, in un discorso ampio 
e corale, capace di evocare un mondo di lavoro, attività, gusto ora scomparso, 
ma che è possibile conservare nei suoi esiti. 

Emerge dai saggi, pur così individuali come stile e taglio, un quadro unitario : 
Genova e la Liguria conoscevano le materie prime di cui disponevano, ne massi- 
ma lizzavano le possibilità, ne sprigionavano le diverse risorse, ricorrendo di rado 
air importazione, creando con un lavoro paziente e accurato un decoro urbano, 
ricco e raffinato, che coniuga buon gusto e intelligenza. 

Oggi buon gusto, intelligenza e conoscenze tecniche approfondite devono ap- 
partenere a chi ne cura il restauro. I quindici studiosi e il loro coordinatore indi- 
cano la strada da seguire, che non è la museificazione o la fruizione meramente 
estetica, ma la conservazione e la comprensione contestuale, che mantenga in vita 
le strutture e la loro appartenenza, salvaguardando V insieme nel quale tali emer- 
genze artistiche si collocano e si spiegano. 

Il volume è corredato da un dovizioso apparato iconografico, che comprende 
fotografie, rilievi e disegni di eccezionale chiarezza ed eleganza. Lina rapida bi- 
bliografia, un indice dei nomi e un indice dei luoghi completano il libro. 

Eugenio Ferrerò 




Errata corrige 

Nel n. 1 del 1993 a pp. 27-28 dell’articolo “Musica e musicisti attraver- 
so gli Avvisi di Genova (1777-1797)“ a seguito di un errore tipografico è sta- 
ta indicata in modo inesatto la consistenza del periodico “Avvisi” posseduta 
dalla Biblioteca Universitaria di Genova. Come cortesemente segnalatoci dai 
colleghi della Biblioteca Universitaria, la consistenza è pertanto la seguente: 
dal 1778 al n. 31 del 19 agosto 1797; mancano il n. 50 e il n. 73 del 1778, 
il n. 140 del 1779, il n. 33 del 1790. 

Ce ne scusiamo con i Lettori, con l’Autrice e con la Biblioteca Univer- 
sitaria. 


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